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giovedì 21 maggio 2015

Mostra antologica dedicata a “Vincenzo Colucci. 1898 - 1970" (22 - 31 maggio 2015) - Vernissage Venerdì 22 maggio ore 18.30

Dal 22 al 31 maggio, a Palazzo Margutta, un'antologica rende omaggio
a Vincenzo Colucci, esponente di spicco della pittura napoletana

In esposizione al civico 55 della via dell'arte, un'ampia raccolta di opere che rappresenta un interessante spaccato della sua feconda attività lavorativa. Grazie alla mostra il pubblico potrà conoscere a pieno un artista appassionato, dotato di un naturale temperamento pittorico 


Roma, 21 maggio 2015 - Dal 22 al 31 maggio, la Galleria "Il Mondo dell'Arte" ospita nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) una mostra antologica dal titolo "Vincenzo Colucci. 1898 – 1970" dedicata a un artista dalla personalità tanto straordinaria ed eccezionale quanto affascinante, dotato di una educazione estetica unica, ma soprattutto "in possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un'idea poetica totalitaria", come scrive Carlo Carrà.

Capace di avvicinarsi a luoghi, cose e persone dosando sapientemente il cuore dell'uomo e l'occhio del pittore, Colucci è dotato di un talento innato e naturale, caratterizzato da una significativa capacità espressiva e comunicativa, e arricchito da un margine di invenzione spontanea e casuale, da una tecnica immediata e virtuosa, da una notevole vivacità cromatica, da una semplicità e da una solidità della costruzione che gli regalano il lusso di non dover ripudiare neanche l'uso di una tavolozza fatta di colori elementari.

A lasciar traccia sull'autentica vocazione di questo pittore prolifico, geniale e raffinato al tempo stesso, incapace di dipingere sotto i dettami di una scuola, gli artisti della tradizione napoletana, Utrillo, i paesaggisti lagunari del Settecento, diversi pittori neo-impressionisti (da Parquet a De Pisis, da Dufy a Van Dongen) ma anche Cezanne e Morandi o le grandi firme del filone della pittura intimistica e decadente, che ha il suo più geniale esponente in Mario Mafai. Che siano vedute, marine, ritratti o nature morte, realizzate quasi sempre con la tecnica dell'olio su tela o su legno, egli dimostra "di perseguire un principio d'arte che, se non può dirsi avanguardiero nel senso corrente della parola, mira alla salvezza ed omogeneità pittorica, il che conta anche di più, se la pittura deve essere quella che fu sempre nelle buone epoche della storia", come scrive ancora Carlo Carrà. 

Sicuro analizzatore del paesaggio, Vincenzo Colucci ritorna da ogni viaggio con un grosso carico di dipinti: la Liguria, la Toscana, Napoli, Roma ma anche la Francia, l'Inghilterra, il Belgio, l'Olanda, la Svizzera, la Tripolitania e ancora l'America e il Giappone.

A costituire i temi dominanti l'intera sua produzione sono, però, soprattutto Venezia e Ischia: la prima amata per la sua intima essenza di vita; la seconda osservata con goethiana serenità, evitando la facile commozione della nostalgia sentimentale verso il mondo della sua infanzia. E' proprio con la presa di contatto con il paesaggio lagunare che arriva la svolta decisiva nella sua pittura: è allora che il colore si schiarisce, gli orizzonti si allargano, prendendo profondità, la luce diventa protagonista del quadro e il taglio si raffina.

Nell'esposizione con la quale la nipote Annamaria Petti ha scelto di rendergli omaggio un'ampia raccolta di opere pittoriche caratterizzate da un solido impianto tonale, studiato sulla scia dei pittori della generazione precedente alla sua, all'interno del quale, a seconda dei momenti, la pennellata è più leggera o tenace mentre il cromatismo più chiaro, delicato e vivace, arriva ad assumere toni più grevi.

Tutti questi lavori offrono al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della vasta e ricca attività di quest'esponente di spicco della scuola napoletana, generando un percorso che dagli esordi arriva fino alla piena maturità artistica e testimonia la poliedricità di tematiche che caratterizza questo pittore: paesaggi e vedute marine, in cui l'artista riesce a trasportare i suoi stati d'animo, ritratti e figure umane, nature morte e fiori, genere nel quale più chiaramente si colgono i caratteri della sua sensibilità e in cui la verve di Colucci ha modo di esprimersi con maggiore libertà.

A curare la mostra, che ripercorre attraverso un'ampia raccolta dei suoi lavori e alcune preziose testimonianze sia la sua carriera artistica che le fasi più significative della sua vita, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de "Il Mondo dell'Arte", che da anni propone, nella sede espositiva di Via Margutta, Maestri che hanno portato l'arte italiana nel mondo. All'allestimento ha contribuito anche il gallerista Adriano Chiusuri.
L'appuntamento per il vernissage è fissato per venerdì 22 maggio 2015 dalle 18.30 alle 21.30.

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Nasce a Ischia nel 1898, dove il padre Giuseppe, sbarcato per una gita e affascinato dalla bellezza del luogo, decide di fermarsi, rinunciando al lavoro di scenografo al teatro San Carlo di Napoli. Terzo di cinque figli, Vincenzo è irrequieto, ribelle e insofferente alle costrizioni tanto da essere ritirato dalla scuola. I suoi unici momenti di tranquillità sono quelli in cui, da autodidatta, con un gessetto o un carboncino si ferma a dipingere velieri, pescatori e altre scene di vita isolana o dà libero sfogo al suo estro imbrattando qualsiasi superficie gli offra questa possibilità. Intuendo il talento autentico del figlio, il padre decide di assecondarne l'inclinazione all'arte e gli regala un'attrezzatura completa da pittore. Ha inizio così l'affannosa ricerca dei "motivi" che lo porta a percorrere instancabilmente strade impervie e spiagge dell'isola. E' tra i suoi villeggianti che il giovane artista incontra Giuseppe Casciaro. Alla partenza del Maestro da Ischia, Colucci si trasferisce a Napoli, dove inizia a frequentare la scuola serale di nudo e a vendere i suoi quadri. Risalgono ad allora l'amicizia con Luigi Crisconio e le prime esposizioni insieme ai più noti pittori napoletani, che gli consentono di affermarsi come uno dei più promettenti artisti della nuova generazione.

Non ancora ventenne Colucci viene chiamato alle armi. Nonostante la guerra, trova il tempo di dipingere. Dopo il congedo, riprende a pieno il lavoro e trasforma la sua casa-studio in un luogo di ritrovo per amatori d'arte, giornalisti, letterati, uomini di teatro e critici, tra cui Di Giacomo, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo. Inizia intanto un girovagare per il mondo: Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Svizzera, Tripolitania, America e Giappone, ma anche luoghi più vicini come la Liguria, la Toscana, Roma e Venezia. E' nella città lagunare che decide di partecipare all'impresa fiumana divenendo il pittore ufficiale della Repubblica del Carnaro. L'avventura di Fiume fu un gesto da esteta, un modo per entrare nella leggenda e lasciò nell'artista – così come nel fratello Eduardo, anche lui pittore -  strascichi dannunziani, come accogliere gli ospiti nei "Vittoriali privati" o compiere gesti bonariamente teatrali. Tratto dannunziano del carattere di Vincenzo fu la galanteria, la costante adorazione per la bellezza muliebre, la disponibilità per improvvisi e travolgenti amori. Nel 1931 conosce Aureliana Maestripieri, che diviene poi sua moglie.

Il rapporto con questa donna dura e volitiva non fu mai facile e i due vissero quasi sempre separati fino alla morte di lei, avvenuta nel 1971. Intanto nel 1929, alla Galleria Vanessa di Napoli, si tiene la prima grande mostra personale dedicata a Vincenzo Colucci. Nel 1934 apre a Ischia una bottega d'arte, la prima iniziativa del genere che sia stata presa nell'isola, che ospitò mostre di artisti italiani e stranieri di notevole levatura. Contemporaneamente alla galleria, entrambi i fratelli Colucci aprono le rispettive case ad amici illustri: da Toscanini a Montale, da Comisso a Visconti e ancora Jean Anouilh, De Chirico, Campigli, Eduardo e Peppino De Filippo, De Sica, Comencini, oltre che alla colonia di artisti tedeschi che hanno avuto un ruolo di primo piano nei movimenti artistici europei (da Hans Purmann a Rudolf Levi, Warner Gilles, Karly Sohn-Rethel, Kurt Kraemer). Sempre nello stesso anno Vincenzo è a Tripoli, con altri artisti italiani, per lavorare in preparazione della mostra coloniale che si tenne l'anno successivo al Maschio Angioino e che fu una delle esposizioni più qualificate che siano state allestite a Napoli nel corso del ventennio. A metà degli anni '30 mise uno studio a Roma, in Via Margutta.

Tuttavia, non sapendo stare senza dipingere, trasporta ovunque con sé il cavalletto viaggiante. Nel 1939 torna in Libia per preparare una personale che avrebbe dovuto inserirsi nel quadro delle manifestazioni della Triennale d'Oltremare e che non fu mai inaugurata. Due anni dopo ebbe la nomina a titolare della cattedra di figura disegnata al Liceo artistico di Palermo e quasi contemporaneamente fu richiamato alle armi come illustratore di azioni belliche e imbarcato sulle navi della marina militare. Tra una spedizione e l'altra Colucci tornò a Ischia dove aveva iniziato a costruire il suo "Villaggio", un piccolo complesso architettonico da lui ideato e realizzato, fermamente contrastato dalle autorità locali e nazionali. Dal 1948 in poi Colucci riprese i suoi viaggi, tornando a lavorare nei luoghi a lui più cari: dalla Francia al Belgio, dall'Olanda all'Inghilterra, dalla Svizzera alle tante regioni italiane che più lo ispiravano. Compì anche negli anni '70 i suoi grandi viaggi intercontinentali: Giappone, India, Africa e America. Poi nel 1968, avvertendo i primi sintomi di quel male che lo avrebbe ucciso, tornò a Ischia. Dopo un intervento chirurgico, riprese il lavoro. Morì il 2 ottobre 1970.

Di lui hanno detto: "La pittura di Vincenzo Colucci può dirsi quasi sempre improntata con naturali attitudini a concetti di serietà di una evidenza persuasiva. In particolar modo le attitudini realizzatrici del Colucci si rivelano attraverso l'uso del colore e nelle morbidezze dei rapporti tonali. Ma se è nella colorazione che il Colucci ha meglio progredito e dove egli trova la sua maggior ragione d'essere distinto, non mancano neanche i fermenti di una volontà stimolata verso la costruzione del quadro. Questo è il punto centrale che bisogna mettere davanti alla valutazione di questa pittura, la quale, pur connettendosi ad un concetto naturalistico, cerca non di meno di superarlo. Dire qui in qual grado egli riesca a superare quello che noi definiamo col termine di naturalismo, sarebbe un lungo discorso. A noi, del resto, basta un richiamo sommario, per quel tanto che può servire alla nostra asserzione, su quei dipinti, tra i molti raccolti, che può rispecchiano la sua accennata tendenza, e cito "Paesaggio a Villa Borghese", "Paesaggio toscano" e "Studio all'aria aperta – fiori" che mi sembrano i più significativi. Basterà riconoscere i dati particolari che si riscontrano in queste tre tele per ammettere che vi è in questo artista il possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un'idea poetica totalitaria. Nessun intoppo oggettivo raffredda quindi la visione dell'artista che, con spontaneità, prospetta soluzioni inaspettate. Nessun intoppo oggettivo raffredda quindi la visione che l'indole artistica di Colucci potrebbe assumere nelle successive esperienze. Noi volevamo soltanto far chiaro in quello che abbiamo trovato in queste sue tele, nelle quali, ancorché non sempre selezionate con rigore unitario, definite in uno stile scevro di incertezze, sono il prodotto di un temperamento pittorico nativo, e per ciò stesso, apprezzabile. In più, il Colucci mostra di perseguire un principio d'arte che, se non può dirsi avanguardiero nel senso corrente della parola, mira alla salvezza ed omogeneità pittorica, il che conta anche di più, se la pittura deve essere quella che fu sempre nelle buone epoche della storia". (Carlo Carrà)

"….Certi suoi paesaggi potrebbero richiamare alla mente le prose liriche dei poeti impressionisti; quelle, ad esempio, di un Soffici dell'Arlecchino, dove è possibile avvertire la felicità dei suoni  e dei colori; e potrebbero altresì far pensare a De Pisis delle vedute veneziane; per quanto uno spirito settecentesco di eleganza e di delicata poesia sia del tutto proprio della natura di Vincenzo Colucci. Per il quale il dipingere è un bisogno o per essere più esatti una felicità. Niente drammi. Niente problemi più o meno astrusi da risolvere. La sua pittura cresce e si sviluppa all'aria aperta come le piante tra tristezza di nuvole e festosità di sole. Non conosce meditazioni; e nemmeno elucubrazioni. E' un dono dell'istinto. E' una forza dei sensi e della fantasia. Colucci, anche se lo proponesse, non potrebbe mai dipingere secondo i dettami di una scuola o di una tendenza. Sceglie le parole nel famoso vocabolario della natura, e dà ad esse sempre un significato nuovo. Tutte queste considerazioni sulla sua arte faceva sin dal 1934, anno del nostro incontro ed inizio della nostra amicizia. Vincenzo Colucci nella storia della pittura italiana sarà considerato un «enfant prodige»". (Piero Girace)

"Colucci sa innanzitutto interpretare il paesaggio. La luminosità solare,piena, lievemente stanca di Ischia, dei centro del golfo di Napoli, dove ci sono mare e cielo protagonisti, si accompagna con certe vedute liguri più tenui, più trasparenti, primaverili: nuova conquista sono le nevi invernali di Cortina d'Ampezzo. L'olio si maschera quasi da acquerello nei panorami e nei particolari umidi o, a volte, polverosi di Villa Borghese. La Toscana, la Lombardia, Venezia, con altrettanta esattezza, sono rappresentate documentariamente: ma è una esattezza, ma è un documento di indole assolutamente pittorica. La verità ambientale non è tanto perseguita per mezzo dei particolari, di facili richiami folcloristici, di trovare 'contenutistiche', quanto nell'accezione immediata di quello che è il colore dell'uno o dell'altro paese: in ciò Colucci può considerarsi 'cosmopolita'…" (Ruggero Orlando) 




Galleria Il Mondo dell'Arte "Palazzo Margutta" (www.ilmondodellarte.com) - Via Margutta, 55 Roma
Mostra personale: Mostra antologica di Vincenzo Colucci
Vernissage cocktail venerdì 22 maggio 2015, ore 18.30 - 21.30.
La mostra si protrarrà fino al 31 maggio 2015: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (aperto domenica dalle 10,30 alle 19,00 – chiuso lunedì mattina).

Mostra di STEFANO BERGAMO a Rivodutri Ddal 30 maggio al 2 giugno 2015

Dal 30 maggio al 2 giugno 2015 il Comune di Rivodutri ospita presso la Sala Consiliare, piazza Municipio 9, la mostra dell'artista salentino STEFANO BERGAMO, a cura di Barbara Pavan.


Questo evento costituisce il primo passo verso la realizzazione del progetto di un percorso permanente di arte contemporanea a cielo aperto sul territorio di Rivodutri di cui Bergamo sarà uno degli artisti partecipanti. 


L'inaugurazione della mostra sabato 30 maggio, a partire dalle ore 17, coinciderà con la presentazione al pubblico della prima fase del progetto che prenderà il via a partire dal 20 settembre 2015.


La mostra, che raccoglie numerosi lavori degli ultimi anni, introduce il visitatore nel mondo pop di Bergamo, consentendo una visione d'insieme del percorso artistico ed esistenziale dell'artista.


Le strade, ora intasate di fittissimo traffico, ora segnate dal transito delle sue automobiline di cui non si intuiscono che le tracce del passaggio, frammenti di un viaggio che non è dato sapere se ancora in corso o se già arrivato al termine, sono la metafora attraverso cui Bergamo racconta l'avventura della vita: nel suo universo di automobiline colorate, alfabeto dei percorsi umani, relazionali ed esistenziali, si alternano il caos ed il silenzio, la velocità ed il lento fluire del traffico, il modellino nuovo fiammante ma anche il cimitero di automobili. 


Nello spazio di una tela, l'artista si interroga sul significato ed il mistero della vita e della morte, senza abbandonare mai la cifra stilistica ed ironica che lo contraddistingue.


Sarà lo stesso Bergamo a presentare BeSt WIP la sua proposta per l'opera murale di Rivodutri domenica 31 maggio 2015, dalle 16 alle 20, incontrando il pubblico nell'ambito della mostra.


Stefano Bergamo è nato a Leverano (Le) nel 1970. E' laureato in Economia con Master in Gestione del Patrimonio Artistico. Tra le mostre recenti segnaliamo: Piacenza, Galleria Studio C, Tanto è solo un gioco, a cura di Luciano Carini, personale; Bologna, Spazio S.Giorgio, Neopop.art, a cura di Giorgia Sarti, catalogo, collettiva; Rieti, Studio7 Arte Contemporanea, The lucky ONE, a cura di Barbara Pavan e Francesco Santaniello, collettiva; Bologna, Spazio S.Giorgio, StreetView, a cura di Giorgia Sarti, catalogo, collettiva; Todi (Pg), Palazzo Landi Corradi, ONE PLANET, patrocinio di Ministero della Gioventù, Regione Umbria, Comune di Todi, collettiva, catalogo; Locarno (Svizzera), 36Mazal Contemporary, DOWNTOWN, catalogo, collettiva.



Scheda tecnica:

Titolo:                                                  BeSt WIP
Artista                                                 Stefano Bergamo
A cura di Barbara Pavan
Date:                                                   30 maggio – 2 giugno 2015                                         
Inaugurazione                                      sabato 30 maggio 2015 ore 17
Incontro con l'artista                             domenica 31 maggio 2015 ore 16-20                           
Sede espositiva:                                  Comune di Rivodutri
Sala Consiliare
Piazza Municipio 9 – Rivodutri (Ri)
orari:                                                   sabato ore 17-20; domenica ore 11-13 e 16-20;
lunedì e martedì su appuntamento al mob.320.4571689
Info:                                                    mob.320.4571689; email: studio7artecont@gmail.com
Ufficio stampa:                                      studio7
Evento promosso e patrocinato da Comune di Rivodutri
Ingresso libero.

lunedì 18 maggio 2015

Nadia Spagnolo. Mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane

RASSEGNA | Mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane
Nadia Spagnolo| giovedì 21 maggio

Nuovo appuntamento, giovedì 21 maggio, al  Caffè Cittadino di Lecce. La rassegna "Mostra al Cittadino – 52 artisti per 52 settimane", a cura di Monica Taveri e Sandro Pedone, presenta le opere di Nadia Spagnolo.

L'artista, che  vive a Lecce, fin da bambina si appassiona all'arte nelle sue varie forme: danza, musica, canto e disegno. Prosegue la sua vita dedicandosi ad altri studi, prettamente economici, tralasciando l'arte per alcuni anni. Attualmente studentessa del corso di Laurea Magistrale di Gestione delle attività turistiche e culturali, si avvicina da autodidatta alla pittura nel 2013, ispirata a Van Gogh e ad altri post-impressionisti.

Il titolo della sua mostra è "Rinascita nell'Infinito", dedicata alla rinascita interiore, secondo cui non è possibile vivere nella Felicità, nella Libertà e nella Luce Infinita se non si attraversa il Dolore, la Notte Infinita e il Buio dell'anima. La notte e il giorno sono come il bene e il male, come lo yin e lo yang due parti  complementari della vita. Non si deve aver paura dei periodi bui che capitano nella vita di ognuno di noi, è necessario attraversarli,  affrontarli e interpretarli, perché ogni evento, positivo o negativo, ha un significato ben preciso che accade per aiutarci a realizzare i nostri sogni.

Le  raffinate  ed eleganti sale dello storico Caffè offrono ospitalità a tutti quegli artisti che abbracciano l'idea di poter esporre in un luogo alternativo ed innovativo, aderendo all'iniziativa che con grande entusiasmo ha coinvolto Marco e Dasy, giovani e intraprendenti imprenditori leccesi.

Un modo oggi molto diffuso di avvicinare un pubblico, sempre più attento ed esigente, all'arte contemporanea portandola fuori dalle gallerie, dai musei, dai luoghi istituzionali ed inserendola in luoghi di aggregazione quali possono essere i locali della città, che trasformano il momento dell'aperitivo in possibilità di ammirare una mostra, favorendone lo scambio di pareri, riflessioni e impressioni.

Un appuntamento atteso, quello del giovedì al Caffè Cittadino, che dà la possibilità di scoprire ed ammirare l'arte contemporanea e conoscere personalmente gli artisti ospiti,  il tutto in un ambiente ricercato, elegante e coinvolgente. Un'occasione di aggregazione e, al tempo stesso, di avvicinamento alla produzione artistica in tutte le sue forme. Ogni settimana un artista diverso propone i suoi lavori, insieme alla produzione artistica di Mario Catalano, che fa da fil rouge per tutti gli appuntamenti della manifestazione.


L'esposizione è aperta al pubblico con ingresso libero, a partire dalle ore 19.00.
Per info: monicataveri@gmail.co | tel 320 9654542

Mostra "Surrealtà e leggerezza", la condizione umana attraverso il corpo femminile a Roma dal 21 maggio



A Roma le donne tra arte, surrealtà e leggerezza.

Il corpo femminile protagonista 
nella mostra di Maria Silvia Castrati. 

 "Surrealtà e leggerezza"

Dal 21 maggio al 2 giugno 
presso la galleria Michelangelo


Verrà inaugurata giovedì 21 maggio alle ore 19 presso la galleria Michelangelo di via Giovanni Giraud 6 a Roma, la mostra  "Surrealtà e leggerezza" che porta la firma dell'artista Maria Silvia Castrati.

Quaranta opere frutto di dieci anni di lavoro e di una lunga riflessione sull'essenza della condizione umana anche oltre ciò che è visibile agli occhi. 


La mostra che rimarrà aperta fino a martedì 2 giugno è un'occasione per conoscere da vicino il talento di questa straordinaria artista abilissima con acquerelli e acrilici ma parsimoniosa nell'uso del colore. 

Un'elegante alternanza di contrasti, fra nero e bianco, interrotta solo da un uso del rosso, affascinante ed emozionate, e dal blu spesso rappresentativo di ciò che è metafisico e spirituale. 

In molte opere di Maria Silvia Castrati protagonista è il corpo femminile: fisicità ed emozione in un tutto unico che stupisce e cattura l'attenzione di chi guarda.

"Silvia è un'artista molto brava  
- afferma Fabio Cozzi, gallerista - con una personalità forte e un suo linguaggio specifico: caratteristiche estremamente importanti soprattutto in quest'epoca dove le forme espressive tendono all'omologazione. Le sensazioni provocate dalle sue opere,  parlando di surrealismo, sono infinite e quindi diverse per ciascuno. E' un'artista gioiosa e nello stesso tempo malinconica. Sono sicuro che la mostra potrà piacere ad un pubblico giovane che vuole investire acquistando lavori di qualità al giusto prezzo ma anche collezionisti importanti, clienti della Galleria, invitati la sera dell'inaugurazione".


L'artista
Maria Silvia Castrati vive e lavora a Civitavecchia, dove è nata nel 1970. Si è laureata in Architettura all'Università di Roma La Sapienza. 

Espone acquerelli e acrilici in mostre personali e collettive; propone i suoi lavori attraverso installazioni che allestisce personalmente con l'ausilio di video, luci e basi musicali.


Informazioni sulla mostra
 

artista: MARIA SILVIA CASTRATI
 

titolo: SURREALTA' E LEGGEREZZA
 

luogo: Galleria Michelangelo, Via G. Giraud, 6 Roma
 

date: dal 21 maggio 2015 al 2 giugno 2015
 

orari: 15;30 19;30 tutti i giorni, domenica chiuso
ingresso libero

Rocks and Shots | Henry Ruggeri 23 maggio - Inaugurazione AND Gallery

Rocks and shots - Opening 23 Maggio - Scatti di Henry Ruggeri - AND Gallery

Rock and Shots
Frammenti ed immagini di vita on the road
scatti di Henry Ruggeri
OPENING - sabato 23 Maggio ore 18,30

Una mostra itinerante, un viaggio tra lo straordinario mondo della musica e delle band che hanno dato un contributo inestimabile agli ultimi decenni del rock e delle sue sfumature. Attraverso una selezione di oltre 20 scatti, ma anche di memorabilia (poster, autografi, locandine...) i visitatori rivivranno live e backstage di personaggi che sono ancora oggi leggenda. 

Rolling Stones, Lou Redd, Pearl Jam, Bruce Springsteen ma anche Skunk Anansie, Green Day, Metallica, Slash e molti altri musicisti, autori di brani celeberrimi e di live storici, animeranno le pareti della galleria e porteranno in città un'occasione unica per gli amanti della sfera musicale.

Sabato 23 maggio dalle ore 18.30 sarà presente anche Henry Ruggeri che ci racconterà curiosità ed aneddoti sui grandi della musica e sarà a disposizione per interviste.

La mostra fotografica sarà fruibile al pubblico fino al 20 giugno presso la AND Gallery di Via Lorenzo Il Magnifico, 97 - Roma.




Rocks and shots | Henry Ruggeri
OPENING sabato 23 Maggio
Orario estivo:
Lun-Sab
16:00 - 20:00

Mostra di Vincenzo Balsamo al Castello di Postignano


Mostra

Vincenzo Balsamo

"La poetica della Rèverie, 
tra segno e sogno" 

Castello di Postignano
Sellano (PG)
23 maggio  - 20 giugno 2015


Nell'ambito della quarta edizione della manifestazione culturale estiva "Un Castello all'orizzonte" che si tiene presso il borgo medievale di Postignano (PG), sabato 23 maggio 2015, alle ore 18.30, si inaugurerà una mostra personale di opere pittoriche di Vincenzo Balsamo dal titolo "La poetica della Rèverie, tra segno e sogno" .

L'esposizione, organizzata dalla Mirto srl, proprietaria del borgo castello, in collaborazione con l'Archivio Generale Vincenzo Balsamo si potrà visitare fino al 20 giugno prossimo presso Il Torchio, app. Sabbioneta nei seguenti orari: 10.30 – 13 e 15 – 19.

Nato nel 1935 a Brindisi, Vincenzo Balsamo ha vissuto a Roma, Parigi e Verona; ora vive a Corchiano (VT). Ha studiato alla Scuola d'Arte di San Giacomo di Roma. Ha esposto tra l'altro presso: Palazzo delle Esposizioni, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, X Quadriennale, Chiostro del Bramante (Roma); European Biennial - DUBROVNIK; Découvertes Nef Victor, Carrousel du Louvre (Parigi); Centro d'Arte "Santa Apollonia" – Venezia; Nagahama Museum - (Giappone); Museo d'Arte Moderna - Arezzo; Museo Matalon - Milano; 4th Beijing International Art Biennial; Galleria Arte Moderna - Cento; Lu.C.C.A. Center of Contemporary Art - Lucca; A.C. Art Museum Beijing, Yixing Art Museum, Guangzhou Mayland Art Gallery, European Commission – Brussels; Shenzhen International Watercolor Biennial Exhibition 2013/14, Mostra Antologica - Brindisi, Triennale di Roma 2014.

Fiere d'Arte: Shanghai, Miami, New York, Canton, Moscow, New Delhi, Los Angeles, KIAF, Beijing, Toronto, In Arco (Madrid), Londra, Bologna, Milano, Torino, Verona, etc.; e molte partecipazioni in biennali/triennali dedicate alla grafica.

Balsamo iniziò il suo percorso con opere figurative negli anni '50/'70: i paesaggi, le nature morte e studi di volti divengono intensi e interiori; la tecnica pittorica, consistente in vibranti pennellate, esalta un gioco di fantastiche tonalità. 

Nei primi anni '70 si immedesimò sempre più nella sintesi, verso l'astrazione, quasi geometrica. 

Si ricompongono le campiture dei paesaggi degli anni '60, senza nessun cenno di figurazione, divise, ognuna, da un segno nero che diventa filo della memoria.

Alla metà del decennio cominciò le sperimentazioni "Decomposizioni", opere informali, materiche, dure nella loro espressione pittorica, poi passa alle "Nebulose", un "viaggio" mentale e interiore per ricercare il giusto equilibrio del segno sul e con il colore. Il decennio si chiude con le "Evocazioni", opere surreali dove il segno diviene un tutt'uno con il colore.
I primi anni '80 sono un ritorno alla pittura con la 2a Astrazione: tornano, come icona della memoria, le esperienze passate e dipinge opere legate a un concetto astratto-cubista. 

Dal 1987 inizia l'Astrazione Lirica, il segno, il colore e la luce sono il mezzo per scrutare nel "io" umano. 

Balsamo ci invita, a non soffermarci al solo visibile che ogni sua opera può esprimere, ma a una lettura più profonda. È un invito a fermarci e indirizzare "vedere" all'essenza del nostro pensiero. Tra essere ed esistere. 

I segni, la luce e i colori vanno visti non solo sotto un aspetto di mera pittura,  ma soprattutto come analisi di quello che noi siamo.

Raccolte Pubbliche
Galleria Civica d'Arte Moderna "O. Marchesi", Copparo (FE) - Fondazione Mastroianni, Arpino (FR) - Quadreria Arcispedale S. Anna, Ferrara - Complesso Monumentale di Santa Caterina Museo dell'Oratorio dè Disciplinanti, Borgo Finale Ligure, (SV) - Pinacoteca di Taranto - Nagahama Museum, Nagahama (Giappone) - Arezzo, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea - Roma, Accademia d'Egitto - L'Aquila, Museo Nazionale d'Abruzzo, Forte Spagnolo - Monreale, Civica Galleria d'Arte Moderna "Giuseppe Sciortino" - Pieve di Cento (BO), Museo MAGI '900 - MUSINF Museo d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia, Senigallia (AN) - Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne, Bagnacavallo (RA) - Pescara, Museo delle Genti d'Abruzzo - Baia Mare, Florean Museum (Romania) - Taiwan, National Taiwan Museum of Fine Arts - Bitola, Bitola Museum (Macedonia) - Ino-cho, Paper Museum (Giappone) - Guanlan, Guanlan Museum (Cina) - Sperlinga (EN), Associazione Culturale Altomarte, Collezione Rosso Malpelo - Milano, Civica Raccolta della Stampe Achille Bertarelli - Bassano del Grappa, Museo Civico Remondini - Formello (Roma), Centro per l'Incisione e la Grafica - Reggio Emilia, Biblioteca Comunale Panizzi - Lodi, Museo della Stampa e della Stampa d'Arte - Monza, Collezione Permanente Musei Civici  - MACA Museo Arte Contemporanea Acri (CS) - Xativa (Valencia), Casa De Cultura (Spagna) - Ploiesti, Prahova County Art Museum (Romania) - Parigi, Bibliothéque Nationale de France - Heritage Malta - National Museum of Fine Arts - Casale Monferrato, Collezione della Biennale - Lodz, Triennial Permanent Collection (Polonia)


Postignano è una frazione del Comune di Sellano (PG) che fu abbandonato negli anni '60 ed è tornato a vivere grazie ad una attenta opera di restauro durata molti anni, a cura dei due proprietari (Mirto srl), gli architetti napoletani, Gennaro Matacena e Matteo Scaramella.

E si deve a Matacena e Scaramella, l'ideazione di "UN CASTELLO ALL'ORIZZONTE", proposte culturali estive per tutti coloro che desiderano visitare Postignano durante il periodo di svolgimento della manifestazione.
L'edizione 2015 offre concerti di musica classica, jazz, contemporanea, teatro, conferenze, dibattiti, incontri con scrittori,  laboratori e master, mostre di pittura e fotografia, con la partecipazione di artisti di fama internazionale.

Il "Castello di Postignano come l'archetipo dei borghi collinari italiani", così è stato definito dall'architetto americano Norman F. Carver Jr, tanto da riprodurre le imponenti case-torri del borgo, aggettanti l'una sull'altra, nella copertina del suo libro fotografico "Italian Hilltowns" pubblicato nel 1979.

Il borgo medievale offre un'esperienza di turismo e di vita sostenibili, fatti di sostanza e di emozioni: sessanta case perfettamente restaurate nel rispetto dell'impianto medievale delle architetture ma caratterizzate da tutte le risorse di una vivibilità moderna - un albergo "diffuso" - un ristorante/trattoria dove, la cucina semplice, l'attenzione alle tradizioni e alla qualità delle materie prime sono la sua filosofia - una sala conferenze - un centro servizi - l'antica chiesa, oggi luogo di eventi culturali, artistici e di intrattenimento. Qui, i restauri hanno svelato affreschi di antica bellezza, tra i quali una Crocifissione del XV secolo apparsa dietro una parete crollata – una bibliotecaalcune botteghe artigiane.

Entro il 2015, sarà ultimato anche il centro benessere.



INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
 
ARCHIVIO GENERALE VINCENZO BALSAMO

MOSTRA DEL CINEMA DOCUMENTARIO ETNOGRAFICO: più di 200 i documentari pervenuti all'EtnofilmFest, ora la parola passa ai giurati.


Grande adesione al bando di selezione  a partecipazione gratuita dell'Etnofilmfest edizione 2015 – il festival nazionale dedicato al documentario di antropologia visuale - che si terrà a Monselice dal 20 al 28 giugno 2015.

Pervenuti oltre 200 documentari da tutta Italia. Molti i temi di carattere internazionale.

Si tratta di produzioni nazionali ma che affrontano una pluralità di tematiche, spaziando dall'America latina all'Asia".

Spiega il direttore artistico Fabio Gemo: "Il festival è volutamente nazionale perché la produzione dei documentari in concorso è legata al filone dell'antropologia visuale. Che in Italia è scarsa e ha poca visibilità. Appena superate le Alpi invece – mi riferisco a Francia, Spagna, Germania, per non parlare dell'America Latina che è fucina di grandissima qualità nel settore – abbiamo vaste produzioni, importanti sia per la qualità che per la quantità; mentre in Italia, i seppur bravi documentaristi, faticano ad avere riscontro".

Ora la parola passa ai giurati che hanno tempo fino al 15 giugno per visionare i documentari. Quest'anno l'Etnofilmfest schiera in giuria nomi importanti del giornalismo e della cultura. Fanno parte della giuria: Rodolfo Bisatti, filmaker e documentarista; Caterina Cisotto, giornalista del Gazzettino; Enrico Masi, antropologo e documentarista; Antonio Marazzi, antropologo visuale; Alessandro Zangrando, giornalista del Corriere Veneto.

Molto soddisfatto il direttore artistico Fabio Gemo per l'adesione ricevuta: "L'Etnofilmfest negli ultimi anni ha avuto un  crescendo esponenziale: 200 documentari sono veramente tanti perché non si tratta di cortometraggi, il documentario ha tempi lunghi, dilatati, un approccio alla regia completamente diverso. Tenendo conto che si tratta di produzioni solo italiane il numero diventa davvero importante e testimonia come l'Italia stia avanzando nella produzione diel documentario etnografico. Il materiale pervenuto è qualitativamente di pregio e affronta temi storici e sociali di paesi diversi".

Il Festival inizia il 20' giugno con il concerto di apertura di Mauro Tiberi, musicista polistrumentista, ricercatore vocale, cantore bizantino e harmonico, formatore e conduttore di gruppi di studio sulla voce e sulle tecniche psicofisiche per lo sviluppo della persona che si affiancherà a Ivan Macera, percussionista ricercatore di suoni.

Grande attesa per Cecilia Mangini, regista e fotografa, collaboratrice di Pier Paolo Pasolini. Parteciperanno al Festival anche Luigi Di Gianni, celebre regista e documentarista e il Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia, in memoria del grande Giancarlo Ligabue, personalità di spicco della cultura veneziana. Confermata anche la presenze dello scrittore Ferdinando Camon.


Per info: Centro Studi sull'Etnodramma (via M.Carboni 17/1
35043 Monselice Pd – Italy

)
info@etnodramma.it

tel +39 328 6672328
https://www.facebook.com/etnofilmfest

Inaugurazione personale "Ciro Pompeo mi arrampico senza vedere" Solo Ehibition. Venerdì 5 giugno 2015 ore 17.00, Palazzo Sant'Agostino di Salerno


CIRO POMPEO mi arrampico senza vedere
SOLO EXHIBITION
a cura di Gina Affinito
05 giugno - 5 luglio 2015 Palazzo S. Agostino - Salerno
testo critico Carlo Roberto Sciascia

Vernissage venerdì 5 giugno h 17.00
Sala Giunta

Ciro Pompeo, nato a Napoli il 28 maggio 1979, fin da giovane sviluppa una spiccata vena artistica. 

Dipinge il suo primo quadro nel 1992. Tiene viva questa passione nel corso degli anni grazie ai viaggi, all'incontro con diversi artisti del panorama italiano e non, ed al bagaglio di emozioni esprimibili attraverso l'arte. A soli venti anni parte per Londra ed in seguito si dedica agli studi di "chimica generale" dando seguito alla passione giovanile per il "comportamento" dei materiali, nata anche attraverso l'esperienza presso l'azienda familiare. 
Oggi vive ed esprime la sua prima passione in Pompei.
Autodidatta, non proveniente da studi accademici, crea e plasma materiali grezzi trasformandoli in vere e proprie opere d'arte.
Per Pompeo l'arte è, in sostanza, l'indicibilità della vita, non dissimile dai gesti più naturali e semplici come respirare, ascoltare, "sentire" le sensazioni. Non occorre soltanto esprimere una tecnica artistica, ma raggiungere la visione generale delle cose. Interrogarsi sul mistero della passione artistica diventa un penetrare nella propria anima. Questo interrogarsi diviene la "Risposta". 

L'artista Pompeo utilizza, per la realizzazione delle sue opere, una tecnica da lui stesso elaborata: la miscelazione di materie come paste cementizie, collanti, colori acrilici e l'apporto fisico e materico di legno, polietilene, assemblati su un supporto di poliestere espanso. 

Il continuo desiderio di "giocare" con la materia, miscelare, comporre.
"Tutto quello che avviene è inesprimibile e si compie in una ragione invulnerata del nostro sentimento"
R. Maria Rilke 


Le Opere:
Al parco con il mio migliore amico
All'orizzonte
Appocundria

Comfort Zone

Adamo
Eva
Hotel a 5 stelle

Le attese di Maggio e di Giugno Matt Control

Mi arrampico senza vedere Opera n. 53

Ostello della gioventù Rimessaggio
 Spiacevoli reazioni

Punta Licosa

Giardino fiorito

Inciampo

Alligatori

Costiera Amalfitana Affanni

Dissesto

Esposizioni
Premio Art Gallery 2013 Premio Terna 2014
TERRA FURORIS, mostra d'arte contemporanea in collaborazione con il Comune di Furore, a cura di Gina Affinito
FURORE PAESE DIPINTO opera in permanenza collocata per la rassegna "Furore Muri in cerca d'Autore"
Italian Soul - Dubai Contemporary Art Exhibition, mostra d'arte contemporanea in UAE, dicembre 2014 a cura di Gina Affinito (I edizione)
Italian Soul - Abu Dhabi Art Hub, mostra d'arte contemporanea in UAE, marzo 2015 a cura di Gina Affinito (II edizione)

ufficio stampa Tania Sabatino

documentazione immagini vernissage Alessandro Santulli

progetto grafico Mariano Cervone www.ciropompeo.com
ciropompeo@gmail.com
curatela: Gina Affinito art consultant & curator gina.affibito@gmail.com - 327.3463882
La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì in orario di apertura al pubblico della Provincia e si articola nelle sale poste al secondo piano di Palazzo S. Agostino.Si ringrazia per aver reso possibile questa mostra il Presidente della Provincia di Salerno, dott. Giuseppe Canfora, la dott.ssa Maria Mastrullo, il Sindaco di Furore Raffaele Ferraioli.

sabato 16 maggio 2015

Sacro e profano - ritratti, nudi e copie d'autore - mostra personale di Agnes

Prolungata fino al 21 maggio

 

Intervista a Roberto Casiraghi


Roberto Casiraghi (ROMA CONTEPORARY)



















Quale è stata la sua formazione?
Ho studiato a Genova fino alle superiori, per concludere a  Torino dove la mia famiglia si trasferì alla fine degli anni '60. Ho iniziato a lavorare molto presto per rendermi indipendente dai miei genitori, per questioni economiche e non certamente affettive, e mi sono occupato di una rivista di management che era la pubblicazione che affiancava la scuola di amministrazione aziendale fondata da Ferrer Pacces e successivamente venduta al Gruppo Sole 24 ore e ho costituito una piccola concessionaria di pubblicità che vendeva spazi per riviste specializzate e per tutti i cataloghi ex Bolaffi, in seguito passati a Giorgio Mondadori

Ci può fare un breve percorso del suo vivere nel mondo dell'arte e di come ci è arrivato?
Nel mondo dell'arte sono arrivato da una porta di servizio, molto distante dall'ingresso principale: avevo l'incarico di raccogliere il materiale fotografico degli antiquari milanesi per il catalogo della mostra che annualmente si teneva alla permanente di Milano e da semplice "postino" mi sono trovato a dover compilare le schede, scattare le foto e, talvolta, scegliere gli oggetti da pubblicare. Il mio primo impatto è stato con l'arte antica e gli antiquari: ho rischiato il trauma psicologico ma ho superato la prova e ho iniziato con l'aiuto, il sostegno e la stima di alcuni grandi antiquari dell'epoca a occuparmi di mostre, a curare i percorsi, e gli allestimenti, la comunicazione, i cataloghi e l'ufficio stampa. Il passaggio dall'antico al contemporaneo è stata una naturale evoluzione dell'interesse per l'arte che nel frattempo e inevitabilmente si è sviluppata lavorando a contatto con le opere.

Quali opere troviamo alle pareti della sua stanza di rappresentanza?
Mi piacerebbe avere una stanza di rappresentanza, vorrebbe dire che sono "arrivato" e che rappresento qualcuno o qualcosa. Il mio mestiere non da soddisfazioni economiche tali da potersi permettere chissà che cosa e quelle poche opere che conservo prevalentemente in ufficio a Torino e a Roma sono acquisti emotivi che suscitano sensazioni di benessere, non rispondono a logiche di speculazione o investimento anche se in taluni casi sono stati degli ottimi investimenti; ma sempre a posteriori e sorprendentemente, non organizzati scientificamente.

















E come mai da Torino è poi approdato a Roma?
Roma era l'unica grande capitale a non avere una fiera d'arte contemporanea e avevo affinato un progetto che ci sembrava tagliato su misura per la città eterna

Un breve consuntivo di queste prime edizioni di "Roma contemporary"?
La culla, poi il nido, l'asilo e finalmente quest'anno 2013 ROMA va a scuola, compie sei anni. E' stato un percorso difficile e travagliato, come del resto il parto e la nascita del progetto. Roma è una città la cui indifferenza ha ispirato grandi autori e letterati e non è certo una fiera d'arte che può sovvertire una tradizione ultra millenaria ma nonostante ciò, con piccoli passi, il percorso ipotizzato per la fiera si sta compiendo e la prossima edizione darà un segnale evidente di quanta strada sia stata fatta da 2008 ad oggi. E questo grazie alla costanza ed alla collaborazione di molti, galleristi e collezionisti assieme agli Enti Locali e tante altre istituzioni artistiche.

Anticipazioni o pronostici per l'edizione 2013?
Il progetto si evolve e la fiera del 2013 pone esclusivamente al centro dei propri interessi e delle proprie analisi i paesi del mediterraneo e del medio oriente; gallerie e artisti di quell'area o che a quella parte di mondo si ispirano, offriranno al pubblico una rappresentazione geograficamente molto precisa, qualitativamente interessante per paesi che si stanno dimostrando in questi ultimi anni particolarmente attivi e dinamici. Cristiana Perrella è stata chiamata a dettare le scelte scientifiche e sua è la maternità del progetto in questa declinazione nuova. Dal 27 al 29 settembre 2013 al MACRO Testaccio (e anche "altrove" in città) si terrà la sesta edizione di ROMA CONTEPORARY - The Mediterranean and Middle East Art Fair.

La crisi economica e la morsa inesorabile del fisco porteranno a un ulteriore prosciugamento del mercato dell'arte oppure le opere di arte contemporanea sono destinate a diventare l'unico bene rifugio assieme all'oro e ai gioielli?
Io credo che vedere l'arte unicamente come bene rifugio sia un errore che spersonalizza le scelte e priva il mercato del suo fondamento estetico. Ciò premesso occorre attuare tutti i provvedimenti necessari a rendere l'acquisto di opere d'arte meno penalizzante rispetto agli altri paesi sia per quanto riguarda l'iva che per quanto riguarda una certa attitudine a considerare i collezionisti come prototipi di evasori e quindi perseguitati d'ufficio.


















Pensa di poter dare un suggerimento a ministri e assessori per poter migliorare la nostra stagnante situazione culturale?
Ministri ed assessori ascoltano troppo i consigli di chi sta loro vicino. Al nostro paese manca la cultura della cultura; è da questa consapevolezza che bisogna incominciare e i primi che dovrebbero porsi il problema sono i nostri Presidenti del Consiglio che, viceversa, fanno occupare la poltrona a persone che non hanno per l'argomento alcun interesse. Pensavo che Facchiano e Bono Parrino fossero il punto più basso della storia del nostro patrimonio e mi sbagliavo.

Ultimamente si parla molto di meritocrazia, lei pensa che nel mondo dell'arte, in Italia, questo parametro viene applicato?
Ma no, certamente no. E del resto non si capisce per quale motivo il mondo dell'arte dovrebbe vivere in una sorta di ambiente protetto; è parte del sistema e basta leggere i bandi di reclutamento dei direttori dei musei d’arte contemporanea o i bandi per i servizi aggiuntivi del Ministero MICAB o cercare di penetrare nella rete di protezione di società, associazioni e fondazioni per comprendere che il merito non è neppure un optional,  compare proprio nel listino prezzi...

Interviw by  PINO BORESTA
artista eclettico e controcorrente. Da alcuni
anni tiene una rubrica fissa per la rivista
“Juliet”. Vive nei sobborghi di Roma ed è
un viaggiatore impenitente.


Pubblicato su; ("Juliet" n. 162  April - May  2013)


In foto:
Una mia opera di fotocomposizione del ritratto Roberto Casiraghi .
Due mie foto di ROMA CONTEPORARY al MACRO Testaccio del 2012.

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