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lunedì 3 dicembre 2018

L'ARTE DEL TATUAGGIO ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA AL VITTORIANO - MARCO MANZO 6 dicembre 2018 –16 dicembre 2018 Complesso del Vittoriano –Ala Brasini, Roma Preview stampa > 5 dice



L'ARTE DEL TATUAGGIO 
ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA AL VITTORIANO. 

MARCO MANZO
6 dicembre 2018 –16 dicembre 2018
Complesso del Vittoriano –Ala Brasini, Roma
 
Preview stampa > 5 dicembre 2018 ore 12

 

 

Marco Manzo 

in concomitanza con

Andy Warhol e Pollock porta il tatuaggio come linguaggio dell'arte contemporanea del XXI secolo


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Dal6 dicembre, al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, va in scena la mostra Marco Manzo: il tatuatore, visual artist, scultore, incisore e designer di fama internazionale espone al Vittoriano la sua intera produzione artistica.
 
"Apoteosi del Tatuaggio"che con la mostra Marco Manzoviene celebrato a Roma con una mostra artistica che in concomitanza delle mostre dedicate a Warhol, Pollock e i grandi rappresentanti della Scuola di New York, resteràaperta al pubblico fino al 16 dicembre.
 
Il percorso di mostra racconta l'excursusartistico di Manzo attraverso tatuaggi, sculture tatuate in bronzo, alluminio, ceramica, marmo, arte digitale e video arte, lastre e fotografie, installazioni interattive e performancedurante le quali il pubblico potràinteragire con le opere d'arte.
 
Una "mostra vivente", delle live performance, opere e installazioni concesse da vari Musei di Arte Contemporanea (come il Museo LIMEN di Vibo Valentia, la Fondazione Logudoro Meilogu Museo d'arte Contemporanea FLM di Banari; il SAMAC, Museo Arte Contemporanea dedicato alle Streghe di Benevento) oltre a lavori provenienti dalla 16. Mostra Internazionale di Architettura- La Biennale di Venezia- Padiglione Guatemala, a cui l'artista ha partecipato.
 
Durante la sua carriera Marco Manzo èriuscito a fondere insieme le modalitàdi espressione piùvariegate e a creare un personale quanto riconoscibile e riconducibile linguaggio che, nel tempo, ha conquistato i contesti piùeterogenei.
Famosi i suoi matrimoni e le sue contaminazioni con la scultura, il design, la video-art, le arti digitali, la musica, l'alta moda e i motori. L'unicità, l'irriproducibilitàe l'innovazione sono gli elementi distintivi propri della sua arte incisoria su corpo umano.
Uno degli ultimi traguardi raggiunti, èstato quello di trasformare il tatuaggio in una forma artistica riconosciuta e di portarlo ad essere degno di una considerazione istituzionale pari alle arti cosiddette maggiori: a lui si deve infatti l'ingresso del tatuaggio nei musei di arte contemporanea e nelle loro collezioni permanenti, segnando una ulteriore tappa nel percorso della storia dell'arte.
Le opere di Manzo infatti, hanno fatto il loro ingresso a vario titolo presso il Maxxi ed il MACRO di Roma, la Gagosian Gallery di New York ed alcuni dei piùcelebri musei di arte contemporanea internazionali, come il MOMA di New York.
 
La mostra Marco Manzo, patrocinata dalla Regione Lazio e di Roma Capitale - Assessorato alla Crescita Culturale, conferma dunque il tatuaggio come arte contemporanea del XXI secolo che con Marco Manzo raggiunge i suoi massimi livelli.
 
Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano - Ala Brasini del Gruppo Arthemisia.

 



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MARCO MANZO, VISUAL ARTIST, DESIGNER , TATUATORE E SCULTORE 

 


Orario di apertura
dal lunedìal giovedì9.30 - 19.30
Venerdìe sabato 9.30 - 22.00
Domenica 9.30 - 20.30
(L'ingressoèconsentito fino a un'ora prima)
 
INGRESSO LIBERO



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sabato 1 dicembre 2018

Rigoletto in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a 7.8.Novecento


"Rigoletto" in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a 7.8.Novecento
"Rigoletto" in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a   7.8.NovecentoE' il capolavoro della lirica italiana e Giuseppe Verdi la definiva "la sua opera più bella": a Modena, da domani a domenica 2 dicembre, 7.8.Novecento propone un'esposizione interamente dedicata al "Rigoletto", dalla prima alla Fenice di Venezia nel 1851 a oggi. In mostra gli spartiti storici, i costumi di scena, locandine e programmi teatrali. Un focus della mostra è dedicato ai grandi interpreti: Enrico Caruso, Titta Ruffo, Maria Callas, Luciano Pavarotti. Una wunderkammer che raccoglie oltre 200 cimeli per ricostruire la storia di una delle espressioni più alte della nostra lirica. Il Gran Mercato dell'Antico di 7.8.Novecento, alla sua 32esima edizione, è una delle manifestazioni più longeve del settore

"Delle mie opere come maestro preferisco Rigoletto, come dilettante La traviata": in queste parole, una confessione dello stesso Giuseppe Verdi, è contenuta tutta la grandezza dell'opera che vede protagonista il buffone di corte più leggendario del palcoscenico. A Modena "Il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Simbolo dell'Opera italiana" diventa una mostra all'interno della prossima edizione di 7.8.Novecento, da domani al 2 dicembre a ModenaFiere.
L'esposizione, a cura di Studio Archeo900, propone oltre 200 cimeli, selezionati tra 600 pezzi del collezionista mantovano Nicola Zanella, che ripercorrono la storia di quest'opera verdiana, ma anche dell'intera lirica italiana. E' frutto di anni di ricerche sul mercato antiquario, trascorsi da Zanella a viaggiare intorno al mondo e a scandagliare online i siti e i cataloghi della case d'asta in Italia, Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Russia, America del Nord e del Sud.
La mostra è organizzata in sezioni tematiche che raggruppano gli oggetti a seconda del periodo (ad esempio la prima alla Fenice di Venezia nel 1851) o della tipologia: costumi, spartiti, libretti, incisioni discografiche, manifesti e locandine storiche, programmi teatrali, fotografie d'epoca.

Tra i cimeli ci si perde per qualità e quantità. Ci sono fotografie con le firme autografe dei grandi interpreti dell'opera verdiana: Enrico Caruso nel ruolo del Duca di Mantova a New York nel 1910, Titta Ruffo, Tito Gobbi, Tito Schipa, Beniamino Gigli, Mario Lanza, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Plácido Domingo, Luciano Pavarotti, Maria Callas, Toti Dal Monte, Renata Tebaldi, Renata Scotto, e c'è anche la foto originale di Felice Varesi, il primo interprete di Rigoletto, al teatro La Fenice di Venezia nel 1851. E c'è la Gazzetta uffiziale di Venezia del 12 marzo 1851 con la recensione dell'opera al debutto il giorno prima.

Poi i costumi di scena: uno di Gilda del 1870, un altro è quello indossato nel 1960 da Richard Tucker, il più grande tenore americano; fino alla metà degli anni '50 del '900 non c'erano costumisti, se non raramente, e a procurarsi gli abiti erano i cantanti, che se li portavano dietro nelle tournée. Non mancano i libri - tra questi un'edizione del 1833 di Le roi s'amuse di Victor Hugo, che ispirò il Rigoletto - i libretti dell'opera, i manifesti e le locandine delle rappresentazioni teatrali dell'800 e del '900 e dei film a partire dal 1943, i dischi (alcuni sono di gommalacca, uno è stato registrato a New York nel 1898), un grammofono a 78 giri degli anni '20 o '30 di marca Rigoletto, un vetrino per lanterne magiche.
Una chicca è il primo spartito in assoluto del Rigoletto, pubblicato da Ricordi nel 1851, un'altra è la prima trascrizione per pianoforte del 1852, fatta dal musicista mantovano Luigi Truzzi. Un'altra ancora è una partitura orchestrale per primo violino, in Spagna nel 1864.
Un pezzo rarissimo e curioso è una trascrizione per piano, del 1880 circa, con in copertina il buffone che fa un gesto irriverente; poi, dalla sezione dei giornali e delle riviste, un Rigoletto a fumetti pubblicato sul Corriere dei piccoli. C'è anche una litografia autografata di Annetta Casaloni, che interpretò Maddalena alla Fenice nel 1851. E una foto del soprano Lina Aimaro Bertasi, Gilda nel Rigoletto alla Scala di Milano nel 1943, in tempo di guerra.

Rigoletto: come nacque l'opera
Rigoletto è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse ("Il re si diverte"). Con Il trovatore (1853) e La traviata (1853) forma la cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi. La storica prima di Rigoletto avviene nel 1851 al Teatro La Fenice di Venezia e approda alla Scala solo due anni dopo. È Francesco Maria Piave a trasporre nel libretto il dramma firmato da Victor Hugo che, al suo debutto, sembra segnato da una sorte avversa: non solo non è accolto con favore dalla critica e tantomeno dal pubblico, ma incorre anche nella censura e torna sulle scene solo dopo mezzo secolo. Le descrizioni del libertinaggio di Francesco I e della dissoluta della corte francese, non colpiscono nel segno. Anni dopo, Verdi e Piave portano l'azione dalla Francia a Mantova e anche il titolo viene modificato: è lo stesso librettista a suggerire l'idea migliore, traducendo il nome originale del personaggio di Hugo da Triboulet a Triboletto, per arrrivare poi al nome universalmente noto.

7.8.Novecento è aperta al pubblico a ModenaFiere (viale Virgilio 70) da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre con orario continuato dalle 10.00 alle 19.00. La giornata professionale, con il deballage riservato agli operatori, è giovedì 29 novembre dalle 8.00 alle 18.00.
Infoline: ModenaFiere, tel. 059/848380 

Nella foto a lato: il primo spartito del Rigoletto pubblicato dalla Ricordi nel 1851

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