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venerdì 8 febbraio 2019

BPB - Blob Pino Boresta

           Blob Pino Boresta di Ignazio Fabio Mazzola | MACRO ASILO                   


Dopo le sue brevi performance su richiesta, questa volta sempre al Marco Asilo nella sala cinema alle 17:00 di sabato 9 febbraio 2019 verrà proiettato il video “BPB Pino Boresta” del regista/artista Ignazio Fabio Mazzola. Presentazione di Roberto Lacarbonara e Nicola Zito.



                                                                   

                                                                      Qui Trailer:


domenica 23 dicembre 2018

Salerno, Collettiva Internazionale “SELFIE / Searching for Identity”,



Mostra Collettiva Internazionale 

dedicata al  Selfie e alla ricerca dell’identità




SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
 “SELFIE / Searching for Identity”
a cura di Sandro Bongiani

Dal 28 dicembre 2018  al 28 aprile 2019


S’inaugura  venerdì 28 dicembre, alle ore 18.00, la mostra collettiva internazionale a cura di Sandro Bongiani dal titolo: “SELFIE / Searching for Identity”, una mostra sull’identità che si sviluppa intorno al tema del selfie e dell’autoritratto. In mostra 72 opere di altrettanti artisti internazionali che hanno sviluppato con diverse tecniche espressive una ricerca improntata sulla continua evoluzione delle sensazioni contrastanti della contemporaneità mettendo in luce l’essenza problematica e vera del nostro precario esistere.



Quale identità?


Viviamo in un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro inquieto esistere. Come scrive nella presentazione Sandro  Bongiani: La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. L'essere ridotto a “una dimensione” evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un’io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di “essere” nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità per trovare se stesso. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo costretti tutti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.      


Artisti presenti: Guglielmo Achille Cavellini I Picasso Gaglione I Luc Fierens I Reid Wood I  Noriko Shimizu I John M. Bennett I Rosalie Gancie I Mailarta I Snappy I Maria Alejandra Besozzi I Matthew Rose I Miguel Jimenez I Coco Gordon I Cracker Jack Kid I Mustafa Cevat Atalay I C. Mehrl  Bennett I Fernando Aguiar I Monsenhor enVide neFelibata I Anja Mattila I Marina Salmaso I Remy Penard I Pedro Bericat I Michel Della Vedova I Maria Josè Silva – Mizè I Clemente Padin I Maya Lopez Muro I Jacob de Chirico I Ruggero  Maggi I Emilio Morandi I Ernesto Terlizzi  I Mauro Molinari I Pier Roberto Bassi I Rolando Zucchini I Gino Gini I Carlo Iacomucci I Fernanda Fedi I Claudio Grandinetti I Luisa Bergamini I Giovanni Fontana I Enzo Patti I Giancarlo Pucci I Vittore  Baroni I Elisa Zadi I Marcello Diotallevi I Alfonso Caccavale I Alessandra Angelini  I Antonio Sassu I Calogero Barba I Anna Boschi I Giovanni Bonanno I Lamberto Caravita I Bruno Cassaglia I Maria Credidio I Renata e Giovanni Stada I Maria Grazia Martina I Cinzia Farina I Domenico Severino I Daniele Virgilio I Gian Paolo Roffi I Antonella Sassanelli I Gianni Romizi I Pierpaolo Limongelli I I Santini del Prete I Lancillotto Bellini I Domenico Ferrara Foria I Bruno Pierozzi I Claudio Romeo I Fulgor G. Silvi I Roberto Scala I Francesco Cornello I Fiorentina Giannotta I Roberta Savolini.


 “SELFIE / Searching for Identity”
SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY 
Inaugurazione: venerdì  28 dicembre 2018, ore 18.00
Via S. Calenda, 105/D  - Salerno,  Tel/Fax 089 5648159  
e-mail: bongianimuseum@gmail.com     
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

Salerno “SELFIE / Searching for Identity”








Mostra Collettiva Internazionale 

dedicata al  Selfie e alla ricerca dell’identità






Quale identità ?
Mai prima d’oggi l’uomo si era trovato di fronte a una situazione di “s-naturazione totale” come ai nostri giorni. La civiltà tecnologica ha sconvolto il normale rapporto uomo-natura, frantumato il consueto concetto di spazio/tempo e consolidato il senso della perdita. La rapidità e l’accelerazione della nostra esistenza ha condizionato negativamente tutta la civiltà moderna. L’isolamento del nostro tempo da quello della natura, il movimento continuo e nomade dei nostri spostamenti è diventato un elemento essenzialmente “artificiale” non più legato ai normali ritmi. La dimensione spazio-tempo della terra e dell’universo si è contratta a tal punto da cedere il passo alla velocità della trasmissione televisiva in tempo reale in una dimensione essenzialmente “immateriale” e inoggettiva. Una società  capitalistica che ha perso i consueti punti di riferimento e ha creato la costrizione e il grande vuoto dell‘uomo contemporaneo; ormai nulla è misurabile, non esistono più neanche modelli stabili. Viviamo in una situazione molto precaria dove gli spostamenti, le comunicazioni in tempo reale, la televisione, l’uso distorto dei social come Facebook, Instagram,  il paranoico e maniacale selfie fotografico, assieme ad altri fattori contingenti hanno modificato e cancellato l’identità di ognuno di noi. Spesso cambiamo l’identità di ciò che siano a seconda, del contesto in cui ci troviamo utilizzando gli stessi gesti e lo stesso linguaggio, forse per paura di essere emarginati; abbiamo paura di apparire “diversi” dagli altri e quindi guardiamo l’altro” nel tentativo di essere la stessa persona. In questo confronto vi è l’urgenza di ridisegnare i contorni dell’io, l’io e l’altro sono continuamente coinvolti e condizionati in un processo  trascorrente e indeterminato di definizione e rimodulazione. L’alterità significa confronto tra l’io e l’altro e ci suggerisce somiglianza, differenza e modo di stabilizzare un’identità. Inoltre,  è anche la capacità di cambiare, di attraversare i confini certi e diventare “altro”. Con l’alterità si creano nuovi confini, ma anche nuovi limiti. Con l’assimilazione e la simulazione si tende a eliminare la distinzione e la diversità in un processo in base al quale l’alterità dell’altro (o la nostra), viene chiamata ad uniformarsi. Per certi versi, l’uomo contemporaneo perpetua i concetti di assimilazione, di somiglianza e di diversità. Tuttavia, “essere” significa non uniformarsi a nessuno; non desiderare di raggiungere la somiglianza in alcuna cosa. La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e  dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista, mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. Viviamo in  un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro vivere. L’uomo potrà tentare di superare i suoi limiti e le sue certezze ma, non dovrà perdere la coscienza di sé, del suo “io personale” e la differenza “dell’altro”.  L'essere ridotto  a una dimensione evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di essere nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità  per trovare se stesso. Non è un caso, se abbiamo utilizzato volutamente, per la prima volta in una nostra mostra virtuale, una ricercata cornice di grande fattura e bellezza, ciò vuol far riflettere sulla precaria condizione del singolo individuo che demanda supinamente all’apparenza dell’altro, in questo caso la cornice, il ruolo prioritario di gestire  e dare corpo alla propria visibilità. Un’individualità del tutto lacerata che non riesce a ritrovare una sua dimensione logica. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo tutti costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata,  ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.      Sandro  Bongiani



lunedì 17 dicembre 2018

Claudio Morici Pino Boresta Mariella Pizziconi Beatles

DIC18

Claudio Morici Pino Boresta Mariella Pizziconi Beatles





Claudio Morici racconta Pino Boresta ed il sistema di sopravvivenza di chi vuole essere artista, attore, cantante, scrittore.
A seguire lo spettacolo scritto e diretto da Mariella Pizziconi “Conosci I Beatles?
Una ragazzina romana nell’estate del 1965 per amore intreccia il suo destino con quello del famoso quartetto












Anche con questo appuntamento avremo modo di approfondire il lavoro di Pino Boresta , questa volta in compagnia di un personaggio come Claudio Morici: psicologo pentito, scrittore, attore e performer.
Claudio Morici nel suo libro teoria e tecnica di un artista di Merda raccolse le testimonianze di molti artisti che per sostenere economicamente e il loro lavoro si dedicano a tutt’altro anche spesso a scapito della loro ricerca personale, e Pino Boresta è uno di questi.














Lo scrittore ha accolto il nostro invito anche per presentare “Conosci i Beatles? “ performance teatrale di Mariella Pizziconi autrice e regista teatrale, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma che ci propone questo testo con l’interpretazione di Marina Locchi, Simona Ciammaruconi, Veronica Cinque e Michele Bellanova alla chitarra.
La storia intreccia le vicende del famoso quartetto inglese con quelle di una ragazzina, loro scatenata fan e pazzamente innamorata di Paul. Il racconto si snoda, simpatico e vivace, tra le canzoni più rappresentative dei quattro ragazzi di Liverpool
contributo di 12 euro
Martedì 18 ore 18.30 presso
Bianco Contemporaneo Via Reno 18a
Roma 
Per informazioni chiamare 
3342906204

lunedì 3 dicembre 2018

L'ARTE DEL TATUAGGIO ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA AL VITTORIANO - MARCO MANZO 6 dicembre 2018 –16 dicembre 2018 Complesso del Vittoriano –Ala Brasini, Roma Preview stampa > 5 dice



L'ARTE DEL TATUAGGIO 
ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA AL VITTORIANO. 

MARCO MANZO
6 dicembre 2018 –16 dicembre 2018
Complesso del Vittoriano –Ala Brasini, Roma
 
Preview stampa > 5 dicembre 2018 ore 12

 

 

Marco Manzo 

in concomitanza con

Andy Warhol e Pollock porta il tatuaggio come linguaggio dell'arte contemporanea del XXI secolo


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Dal6 dicembre, al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, va in scena la mostra Marco Manzo: il tatuatore, visual artist, scultore, incisore e designer di fama internazionale espone al Vittoriano la sua intera produzione artistica.
 
"Apoteosi del Tatuaggio"che con la mostra Marco Manzoviene celebrato a Roma con una mostra artistica che in concomitanza delle mostre dedicate a Warhol, Pollock e i grandi rappresentanti della Scuola di New York, resteràaperta al pubblico fino al 16 dicembre.
 
Il percorso di mostra racconta l'excursusartistico di Manzo attraverso tatuaggi, sculture tatuate in bronzo, alluminio, ceramica, marmo, arte digitale e video arte, lastre e fotografie, installazioni interattive e performancedurante le quali il pubblico potràinteragire con le opere d'arte.
 
Una "mostra vivente", delle live performance, opere e installazioni concesse da vari Musei di Arte Contemporanea (come il Museo LIMEN di Vibo Valentia, la Fondazione Logudoro Meilogu Museo d'arte Contemporanea FLM di Banari; il SAMAC, Museo Arte Contemporanea dedicato alle Streghe di Benevento) oltre a lavori provenienti dalla 16. Mostra Internazionale di Architettura- La Biennale di Venezia- Padiglione Guatemala, a cui l'artista ha partecipato.
 
Durante la sua carriera Marco Manzo èriuscito a fondere insieme le modalitàdi espressione piùvariegate e a creare un personale quanto riconoscibile e riconducibile linguaggio che, nel tempo, ha conquistato i contesti piùeterogenei.
Famosi i suoi matrimoni e le sue contaminazioni con la scultura, il design, la video-art, le arti digitali, la musica, l'alta moda e i motori. L'unicità, l'irriproducibilitàe l'innovazione sono gli elementi distintivi propri della sua arte incisoria su corpo umano.
Uno degli ultimi traguardi raggiunti, èstato quello di trasformare il tatuaggio in una forma artistica riconosciuta e di portarlo ad essere degno di una considerazione istituzionale pari alle arti cosiddette maggiori: a lui si deve infatti l'ingresso del tatuaggio nei musei di arte contemporanea e nelle loro collezioni permanenti, segnando una ulteriore tappa nel percorso della storia dell'arte.
Le opere di Manzo infatti, hanno fatto il loro ingresso a vario titolo presso il Maxxi ed il MACRO di Roma, la Gagosian Gallery di New York ed alcuni dei piùcelebri musei di arte contemporanea internazionali, come il MOMA di New York.
 
La mostra Marco Manzo, patrocinata dalla Regione Lazio e di Roma Capitale - Assessorato alla Crescita Culturale, conferma dunque il tatuaggio come arte contemporanea del XXI secolo che con Marco Manzo raggiunge i suoi massimi livelli.
 
Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano - Ala Brasini del Gruppo Arthemisia.

 



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MARCO MANZO, VISUAL ARTIST, DESIGNER , TATUATORE E SCULTORE 

 


Orario di apertura
dal lunedìal giovedì9.30 - 19.30
Venerdìe sabato 9.30 - 22.00
Domenica 9.30 - 20.30
(L'ingressoèconsentito fino a un'ora prima)
 
INGRESSO LIBERO



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sabato 1 dicembre 2018

Rigoletto in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a 7.8.Novecento


"Rigoletto" in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a 7.8.Novecento
"Rigoletto" in oltre 200 cimeli storici: una mostra a Modena. Da domani a   7.8.NovecentoE' il capolavoro della lirica italiana e Giuseppe Verdi la definiva "la sua opera più bella": a Modena, da domani a domenica 2 dicembre, 7.8.Novecento propone un'esposizione interamente dedicata al "Rigoletto", dalla prima alla Fenice di Venezia nel 1851 a oggi. In mostra gli spartiti storici, i costumi di scena, locandine e programmi teatrali. Un focus della mostra è dedicato ai grandi interpreti: Enrico Caruso, Titta Ruffo, Maria Callas, Luciano Pavarotti. Una wunderkammer che raccoglie oltre 200 cimeli per ricostruire la storia di una delle espressioni più alte della nostra lirica. Il Gran Mercato dell'Antico di 7.8.Novecento, alla sua 32esima edizione, è una delle manifestazioni più longeve del settore

"Delle mie opere come maestro preferisco Rigoletto, come dilettante La traviata": in queste parole, una confessione dello stesso Giuseppe Verdi, è contenuta tutta la grandezza dell'opera che vede protagonista il buffone di corte più leggendario del palcoscenico. A Modena "Il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Simbolo dell'Opera italiana" diventa una mostra all'interno della prossima edizione di 7.8.Novecento, da domani al 2 dicembre a ModenaFiere.
L'esposizione, a cura di Studio Archeo900, propone oltre 200 cimeli, selezionati tra 600 pezzi del collezionista mantovano Nicola Zanella, che ripercorrono la storia di quest'opera verdiana, ma anche dell'intera lirica italiana. E' frutto di anni di ricerche sul mercato antiquario, trascorsi da Zanella a viaggiare intorno al mondo e a scandagliare online i siti e i cataloghi della case d'asta in Italia, Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Russia, America del Nord e del Sud.
La mostra è organizzata in sezioni tematiche che raggruppano gli oggetti a seconda del periodo (ad esempio la prima alla Fenice di Venezia nel 1851) o della tipologia: costumi, spartiti, libretti, incisioni discografiche, manifesti e locandine storiche, programmi teatrali, fotografie d'epoca.

Tra i cimeli ci si perde per qualità e quantità. Ci sono fotografie con le firme autografe dei grandi interpreti dell'opera verdiana: Enrico Caruso nel ruolo del Duca di Mantova a New York nel 1910, Titta Ruffo, Tito Gobbi, Tito Schipa, Beniamino Gigli, Mario Lanza, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Plácido Domingo, Luciano Pavarotti, Maria Callas, Toti Dal Monte, Renata Tebaldi, Renata Scotto, e c'è anche la foto originale di Felice Varesi, il primo interprete di Rigoletto, al teatro La Fenice di Venezia nel 1851. E c'è la Gazzetta uffiziale di Venezia del 12 marzo 1851 con la recensione dell'opera al debutto il giorno prima.

Poi i costumi di scena: uno di Gilda del 1870, un altro è quello indossato nel 1960 da Richard Tucker, il più grande tenore americano; fino alla metà degli anni '50 del '900 non c'erano costumisti, se non raramente, e a procurarsi gli abiti erano i cantanti, che se li portavano dietro nelle tournée. Non mancano i libri - tra questi un'edizione del 1833 di Le roi s'amuse di Victor Hugo, che ispirò il Rigoletto - i libretti dell'opera, i manifesti e le locandine delle rappresentazioni teatrali dell'800 e del '900 e dei film a partire dal 1943, i dischi (alcuni sono di gommalacca, uno è stato registrato a New York nel 1898), un grammofono a 78 giri degli anni '20 o '30 di marca Rigoletto, un vetrino per lanterne magiche.
Una chicca è il primo spartito in assoluto del Rigoletto, pubblicato da Ricordi nel 1851, un'altra è la prima trascrizione per pianoforte del 1852, fatta dal musicista mantovano Luigi Truzzi. Un'altra ancora è una partitura orchestrale per primo violino, in Spagna nel 1864.
Un pezzo rarissimo e curioso è una trascrizione per piano, del 1880 circa, con in copertina il buffone che fa un gesto irriverente; poi, dalla sezione dei giornali e delle riviste, un Rigoletto a fumetti pubblicato sul Corriere dei piccoli. C'è anche una litografia autografata di Annetta Casaloni, che interpretò Maddalena alla Fenice nel 1851. E una foto del soprano Lina Aimaro Bertasi, Gilda nel Rigoletto alla Scala di Milano nel 1943, in tempo di guerra.

Rigoletto: come nacque l'opera
Rigoletto è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse ("Il re si diverte"). Con Il trovatore (1853) e La traviata (1853) forma la cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi. La storica prima di Rigoletto avviene nel 1851 al Teatro La Fenice di Venezia e approda alla Scala solo due anni dopo. È Francesco Maria Piave a trasporre nel libretto il dramma firmato da Victor Hugo che, al suo debutto, sembra segnato da una sorte avversa: non solo non è accolto con favore dalla critica e tantomeno dal pubblico, ma incorre anche nella censura e torna sulle scene solo dopo mezzo secolo. Le descrizioni del libertinaggio di Francesco I e della dissoluta della corte francese, non colpiscono nel segno. Anni dopo, Verdi e Piave portano l'azione dalla Francia a Mantova e anche il titolo viene modificato: è lo stesso librettista a suggerire l'idea migliore, traducendo il nome originale del personaggio di Hugo da Triboulet a Triboletto, per arrrivare poi al nome universalmente noto.

7.8.Novecento è aperta al pubblico a ModenaFiere (viale Virgilio 70) da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre con orario continuato dalle 10.00 alle 19.00. La giornata professionale, con il deballage riservato agli operatori, è giovedì 29 novembre dalle 8.00 alle 18.00.
Infoline: ModenaFiere, tel. 059/848380 

Nella foto a lato: il primo spartito del Rigoletto pubblicato dalla Ricordi nel 1851

venerdì 30 novembre 2018

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