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giovedì 16 gennaio 2020

Salone della Cultura 2020: Fondazione 3M porta in mostra “I protagonisti della dolce vita”


 

Salone della Cultura 2020:

Fondazione 3M porta in mostra "I protagonisti della dolce vita"

 

La raccolta fotografica, un omaggio ai grandi volti del cinema italiano, sarà esposta il 18 e 19 gennaio a Milano negli spazi di Superstudio Più

 

Milano, 15 gennaio 2020 – In occasione del 4° Salone della Cultura, appuntamento annuale che riunisce tutti gli operatori e gli appassionati del mondo del libro in programma il 18 e 19 gennaio 2020 presso Superstudio Più a Milano, Fondazione 3M esporrà la mostra fotografica di Elio Luxardo "I protagonisti della dolce vita". Oltre agli stand di case editrici e librerie, il Salone si aprirà infatti alla Cultura in tutte le sue forme, ospitando conferenze, esposizioni, eventi e laboratori.

 

La mostra di Elio Luxardo, artista noto per essere il fotografo delle dive e dei divi di Cinecittà, sarà una raccolti di 32 scatti che raffigurano i più noti protagonisti del cinema italiano del '900, tra cui Alberto Sordi, Sofia Loren, Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Tutte le opere appartengono all'archivio di Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione e proprietaria di uno storico archivio fotografico di circa 110 mila immagini.

 

Attraverso l'esposizione "I protagonisti della dolce vita", Fondazione 3M rende omaggio ai grandi volti del cinema italiano. Da grande appassionato di cinema, Elio Luxardo aveva imparato sul set a utilizzare in maniera innovativa le luci per valorizzare i volti. Nei suoi scatti, il fotografo riesce infatti a far emergere le caratteristiche di ognuno dei suoi soggetti, sottolineando l'ironia di uno sguardo e la forza seduttiva di un altro, le posture più classiche e quelle insolite. Le opere di Luxardo trasmettono inoltre un senso di plasticità, grazie alla scelta delle riprese laterali, che vedono corpi e volti occupare lo spazio in diagonale.

 

Elio Luxardo (1908-1969), nato da genitori di origini italiane in Brasile, si afferma inizialmente come autore di documentari, imparando il mestiere della fotografia dal padre, fotografo di professione. Trasferitosi a Roma, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia col sogno di diventare regista. Abbandona però quasi subito la scuola per entrare nello studio del fotografo Sem Bosch e ne rileva l'attività affermandosi rapidamente come ritrattista. Proprio in questa veste, il fotografo è stato in particolar modo apprezzato dai divi di Cinecittà per la sua capacità di ricercare la bellezza nei volti e nei corpi, e di realizzare scatti che non erano mai ripetitivi.

 

Il percorso espositivo sarà presentato dal Professor Roberto Mutti, esperto di fotografia e curatore della mostra, in un incontro sabato 18 gennaio alle ore 15:00. Il Professor Mutti sarà inoltre presente anche per illustrare le opere esposte alla mostra, che sarà aperta al pubblico il 18 al 19 gennaio 2020 dalle 10:00 alle 19:30 presso Superstudio Più di Milano. 



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sabato 11 gennaio 2020

Da Udine a Tricase. Andrea Maroè presidente della GTF per la Quercia di Vallonea

Il presidente della Giant Trees Foundation, Andrea Maroè con la sua èquipe, a Tricase dal 13 al 15 gennaio per esaminare la Quercia di Vallonea Si apre la fase più delicata del contest europeo: Dopo l’assegnazione del titolo Albero dell’anno 2019 che la comunità si mobiliti per far assegnare alla “Quercia dei cento cavalieri” l’ambito riconoscimento del Tree Of The Year 2020 Da Udine a Tricase. Dalle parole ai fatti. Una delegazione della Giant Trees Foundation, la Onlus che sostiene l'importanza della tutela e della salvaguardia dei grandi alberi e promotrice del contest internazionale, sarà a Tricase il prossimo 13, 14 e 15 gennaio nel solco dello spirito del contest che assicura anche il supporto tecnico gratuito da parte del comitato scientifico di Giant Trees Foundation per il mantenimento dello stato di salute o la cura di eventuali problematiche dell'albero stesso. «Saremo a Tricase per effettuare delle riprese e produrre una documentazione fotografica da presentare per il contest europeo oltre che per stabilire gli interventi migliori per la gestione di eventuali problemi fitopatologici e di salvaguardia della pianta» – anticipa telefonicamente il presidente della Fondazione Andrea Maroè agronomo, arboricoltore, istruttore e tree climber professionista e responsabile tecnico alberi monumentali della regione Friuli Venezia Giulia. Lui, che ha scalato in treeclimbing le vette di oltre diecimila alberi in giro per il mondo e misurato, quando ancora non ci aveva pensato nessuno, le sequoie americane, salirà sulla Quercia di Vallonea per un primo approccio conoscitivo con la pianta tanto amata dai salentini e dai pugliesi. «Il risultato straordinario che si è raggiunto finora è stato dettato dal rapporto emotivo che lega la pianta alla sua gente, non abbiamo premiato forse la più bella ma sicuramente quella che maggiormente è “radicata” con il proprio territorio». Chiarisce il presidente che è fiducioso nella candidatura della Quercia di Vallonea al contest europeo ma c’è bisogno di un ulteriore sforzo, di sensibilizzare l’intero territorio così come è avvenuto nella prima parte del concorso. «Il secondo step è più delicato, ci piacerebbe che nascesse un movimento mediatico che porterebbe per la prima volta l’Italia con la Quercia di Vallonea a vincere il contest e ciò significherebbe dare un valore aggiunto alla tutela dei grandi alberi monumentali, una risorsa di bellezza e di storia del patrimonio naturale del Belpaese.» “Un riconoscimento, Italian Tree of the year 2019, quello ritirato ad Udine che riempie di orgoglio la nostra famiglia e che dimostra ancora una volta l’attaccamento della comunità al nostro albero. Per noi la quercia è solo “La grande signora”», commenta la biologa Mila Boso de Nitto. In epoca mussoliniana, negli anni 20 e poi negli anni 70 la costruzione di infrastrutture ha rappresentato un pericolo per la nostra Quercia che si è salvata grazie alla mobilitazione della sua gente. La sua stessa posizione, posta ad un bivio sulla strada che porta al mare, lo testimonia. «Lei è forte e resistente ma si vede già che è anziana. Prima aveva il rigoglio di una pianta spettacolare, adesso ha ridotto la chioma». Sarà infatti la Quercia di Vallonea (Tricase – Puglia) a rappresentare l’Italia in Europa nell’ambito del Premio Tree Of The Year 2020. A decretarlo, lo scorso 30 novembre a Villa Florio di Buttrio (Udine) nell’ambito del convegno internazionale Giant Tree Days, il comitato scientifico della Giant Trees Foundation dopo l’incredibile risultato di preferenze registrate attraverso la piattaforma web del concorso dedicato alle piante monumentali che ha visto posizionarsi lì in vetta – è il caso di dirlo - con i 350800 consensi registrati proprio la Quercia di Vallonea che ha distaccato gli altri esemplari in gara ovvero la Quercia di Fossalta della zona veneta di Portogruaro (110.198 voti), il Leccio dell’Etna (64.040 voti) e la Quercia delle Checche della Val d’Orcia in provincia di Siena (62.264 voti). GTF, La Fondazione “Perché alle radici del mondo c’era un albero e solo gli alberi ci possono salvare” LA Giant Trees Foundation, che ha sede a Tarcento (Udine) è una fondazione senza scopo di lucro nata per conoscere, difendere e tutelare i grandi alberi. Dalla conservazione della biodiversità e dalla salvaguardia delle grandi foreste può dipendere infatti la prosecuzione della nostra stessa esistenza. Ecco perché la GTF si propone come obiettivo primario la conoscenza dei grandi alberi attraverso la loro corretta individuazione, il loro studio e la loro tutela. In questa maniera ritiene di poter contribuire in maniera efficace anche ad uno sviluppo ecosostenibile, sia delle popolazioni direttamente coinvolte con la vita della foresta, sia di tutta l’umanità. Con le sue spedizioni e iniziative culturali in varie parti del mondo pone l’attenzione alle interconnessioni esistenti tra la vita dell’uomo e dell’albero, per valorizzarle e migliorare di conseguenza la convivenza tra alberi e esseri umani. Il comitato scientifico, che garantisce la bontà dei progetti di ricerca e di sviluppo, è costituito da illustri scienziati internazionali che studiano il mondo arboreo ma anche da esperti di altre discipline perché vuol essere uno sguardo a 360 gradi sul rapporto uomo-albero capace di esaltare, le proprietà fondamentali ancora poco valorizzate di questi grandi e ancestrali esseri che da milioni di anni ci proteggono, il più delle volte, a nostra insaputa. www.gianttrees.org Il contest Il contest "Tree Of The Year" è un concorso internazionale che nasce nel 2011 per valorizzare la storia degli alberi monumentali, la loro connessione con la popolazione, il territorio e l'ambiente. Di anno in anno, il numero dei Paesi partecipanti ha continuato a crescere. Per la prima volta, dal 2019, l'Italia è presente ed attiva. Ogni anno vengono scelti quattro alberi rappresentativi del territorio, scelti mediante una valutazione internazionale, e proposti attraverso un sondaggio online che raccoglie le preferenze dei propri estimatori. Nel 2019 il contest ha scelto le querce e la Quercia di Vallonea si è aggiudicato il primo step con il titolo di Tree of the Year 2019 per l'Italia e concorrerà alla fase internazionale durante lo step successivo che la vedrà competere con i vincitori degli altri round tenutisi nei Paesi europei, per aggiudicarsi il titolo di European Tree of the Year che sarà assegnato nel 2020. La Quercia di Vallonea Posta su un bivio in una proprietà privata che divide i due sensi del traffico sulla strada che porta al mare, la provinciale Tricase-Tricase Porto, la Quercia di Vallonea è l'albero più antico del Salento: 700 anni, 700 metri quadrati di foltissima chioma ed un tronco di 4,25 metri. Candidata a diventare patrimonio nazionale dell'UNESCO già nel 2000 il WWF l'ha identificata come "Albero-Simbolo" del Salento e della Puglia. Tra le leggende che ha suggerito nel tempo la sua maestosità c’è quella che la lega al re Federico II. Si narra che, in seguito agli scontri avvenuti a Barletta, trovò riparo durante un temporale con la sua armata proprio sotto la sua chioma, per questo viene chiamata la Quercia dei cento cavalieri. Il suo nome scientifico è Quercus aegylops, sottospecie macrolepis, ed è originaria della Macedonia. In Italia cresce solo nel Salento che ospita una piccola colonia di questa sottospecie e tale peculiarità la rende ancora più preziosa come preziosa è stata la presenza di questi alberi per l’economia del territorio: le loro ghiande, ricche di tannino, una sostanza colorante utile per la concia, sono state fondamentali per lo sviluppo nel sud Salento della lavorazione delle pelli. La quercia che appartiene alla famiglia De Nitto ricade nel Parco naturale regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase e rientra in quella parte della campagna tricasina che abbraccia il boschetto di Vallonee o Falanide con oltre 60 di questi alberi su un’area di circa 4.925 metri quadri. Il bosco con i suoi bellissimi esemplari in via di estinzione sono inseriti nell’ambito degli itinerari turistico-culturali finanziati dalla Comunità Europea e ritenuti monumenti arborei da conservare e tutelare.

Fondazione Barilla: inaugurata a Parma2020 la mostra "Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile"

PARMA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2020

INAUGURATA LA MOSTRA DI FONDAZIONE BARILLA

"NOI, IL CIBO, IL NOSTRO PIANETA: ALIMENTIAMO UN FUTURO SOSTENIBILE"

 

  • Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti e di Luca Barilla, in rappresentanza della Fondazione Barilla
  • Il percorso multidisciplinare e interattivo punta a sensibilizzare le coscienze, mettendo al centro una corretta educazione, alimentare e ambientale, per mitigare i cambiamenti climatici e garantire un futuro alle prossime generazioni

     

    Sono stati il Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e Luca Barilla, per la Fondazione Barilla, i due protagonisti del taglio del nastro che ha dato l'avvio alle celebrazioni di Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura. L'evento ha coinciso con l'apertura al pubblico della mostra dal titolo "Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile" promossa dalla Fondazione Barilla e realizzata con la collaborazione di National Geographic Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterranean (SDSN Med), Madegus, Civicamente, il contributo di un comitato scientifico multidisciplinare, la curatela di Codice Edizioni e con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Parma. Da oggi 11 gennaio e fino al 13 aprile gli spazi della Galleria San Ludovico e i Portici del Grano ospiteranno un percorso esperienziale, che si propone di far comprendere il forte legame che esiste tra la tutela della nostra salute e quella del Pianeta, a cominciare da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto. Un percorso multimediale che arricchisce il programma educativo "Noi, il cibo, il nostro Pianeta" inserito in un protocollo d'intesa col MIUR.

    "L'alimentazione, la nutrizione e la tutela dell'ambiente sono elementi fortemente uniti tra loro e possono contribuire, in modo diretto e indiretto, alla realizzazione degli SDGs. Correttamente nutriti, infatti, i bambini possono imparare, le persone possono condurre una vita sana e produttiva e le società possono assicurarsi prosperità. Curando la nostra terra e adottando un'agricoltura sostenibile, le generazioni presenti e future saranno in grado di nutrire una popolazione in crescita e di mitigare i cambiamenti climatici, consumando meno acqua e producendo meno gas a effetto serra. Con questa mostra desideriamo far nascere in tutti, giovani generazioni e non, un senso di cittadinanza attiva e una crescente consapevolezza che porti a ripensare i nostri sistemi agroalimentari. Puntiamo a sensibilizzare le coscienze, mettendo al centro una corretta educazione, alimentare e ambientale, per dar vita a questo cambiamento", ha dichiarato Anna Ruggerini, Direttore Operativo di Fondazione Barilla.

    La produzione di cibo è infatti l'attività dell'uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (fino al 37%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%). Ecco perché occorre ripensare il modo in cui produciamo il cibo. Un'esigenza che nasce anche da una previsione: da qui a trent'anni saremo circa 10 miliardi di persone sul Pianeta e questo renderà necessario produrre più cibo. Tuttavia, continuando a farlo con questo ritmo e in questo modo, i danni che arrecheremo al Pianeta saranno incalcolabili.

    "C'è un'emergenza che è sotto gli occhi di tutti, il nostro modello di vita non è più sostenibile. Migliaia di ragazzi chiedono a noi adulti, ai politici e a chiunque ne abbia la capacità, di fare qualcosa di concreto. C'è un rischio concreto di estinzione di specie animali e vegetali, al tempo stesso le emissioni di gas serra sono quasi raddoppiate rispetto al 1980 portando a un aumento della temperatura di circa 0.8°C rispetto all'inizio del secolo.I cambiamenti climatici, che colpiscono i nostri raccolti, che provocano incendi, inondazioni o anche altre catastrofi ambientali, sono causati in buona parte dal modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo. Ogni anno sfruttiamo l'equivalente di 1,7 pianeti per vivere e intanto, solo con la nostra agricoltura, contribuiamo con il 37% delle emissioni di gas serra al riscaldamento del Pianeta. Dobbiamo invertire questa tendenza, dare vita ad una vera e propria rivoluzione alimentare partendo dalle scuole, dai docenti e dai ragazzi", ha spiegato Riccardo Valentini, membro dell'Intergovernmental Panel on Climate Change ‐ IPCC, Premio Nobel per la Pace nel 2007, ospite d'eccezione nel corso dell'appuntamento.

    "Tra trent'anni sulla Terra ci saranno dieci miliardi di bocche da sfamare. E già oggi - tra sfruttamento delle risorse naturali, occupazione dei suoli, riduzione della biodiversità e attività che influiscono in modo drammatico sul clima - abbiamo portato il pianeta sull'orlo del collasso. Perché possiamo consegnare alle generazioni future una prospettiva di salute e di benessere, è indispensabile ripensare tutto il sistema alimentare, dall'agricoltura alla nostra tavola. "Ispiriamo le persone a prenderci cura del pianeta" è il motto della National Geographic Society, ed è per questo che abbiamo accolto con convinzione ed entusiasmo l'opportunità di collaborare a questa iniziativa, nello spirito di stimolare una maggiore consapevolezza delle sfide che ci aspettano sia nelle singole persone sia nelle istituzioni", ha dichiarato Marco Cattaneo, Direttore del National Geographic Italia che, in occasione dell'appuntamento, ha fatto da guida alla mostra della Fondazione Barilla.

    La mostra è realizzata per creare un vero e proprio percorso immersivo, diviso in più parti. La prima, presso gli spazi della Galleria San Ludovico, rappresenta un "viaggio virtuale" che punta a mettere in evidenza i paradossi globali del sistema alimentare: fame vs obesità perché per ogni persona malnutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso; cibo vs carburante perché un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per produrre i biocarburanti, nonostante il problema della fame e della malnutrizione e spreco vs fame, perché ogni giorno, dal campo alla tavola, vengono sprecati 1.3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, quattro volte la quantità necessaria a sfamare gli oltre 820 milioni di persone malnutrite in tutto il mondo.

    La mostra interattiva mira anche a esplorare le diverse correlazioni che il cibo ha con il mondo che ci circonda: si passa da "Cibo e Cultura" a "Cibo e Città", per poi parlare del profondo legame tra "Cibo e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile" fino alla sezione dedicata al "Piatto Virtuale", che permette di scoprire se la nostra dieta è effettivamente sostenibile, per noi e per l'ambiente.

    Il percorso di consapevolezza e comprensione dei nostri sistemi alimentari si sposta successivamente presso i Portici del Grano, in cui sarà possibile ammirare gli scatti della mostra sviluppata con National Geographic Italia e dedicati ai mille volti delle culture del cibo nel mondo: fotografi professionisti hanno contribuito a realizzare un viaggio attraverso posti esotici, vicini e lontani, evidenziando la centralità del cibo.

    "Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile" offre inoltre percorsi di approfondimento ai ragazzi: per le scuole è prevista un'esperienza ancora più formativa che va dalla visita guidata all'esposizione, fino a momenti ludico didattici presentati secondo il livello scolastico di appartenenza di ciascuna classe, con lo scopo di consolidare ulteriormente le conoscenze oggetto della mostra.


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mercoledì 8 gennaio 2020

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lunedì 30 dicembre 2019

ORTI DI GRAZIA, I GRANDI FRUTTI DELLA TERRA DI GIUSEPPE CARTA IN MOSTRA A NUORO

I grandi frutti della terra di Giuseppe Carta in Orti di Grazia  al Museo Etnografico di Nuoro. La mostra dedicata alla natura resterà aperta fino al 6 gennaio.

Un inno alla terra nella  mostra dedicata alla frutta al museo etnografico di Nuoro. Orti di Grazia dell'artista Giuseppe Carta autore di  grandi sculture dedicate alla frutta per il teatro del silenzio di Andrea Bocelli, le tenute di Oscar Farinetti, un mega peperoncino all'ingresso di FICO a Bologna, poi alla Biennale di Venezia e in alcune città cinesi.

 

Una mostra fruttariana. museo  dell'istituto etnografico della Sardegna a Nuoro dove l'artista Giuseppe Carta ha installato le sue opere dedicate al premio Nobel Grazia Deledda – una delle più abili narratrici della natura – e alle germinazioni ovvero al processo naturale incessante.  Nell'itinerario espositivo – coinvolge sia l'interno che l'esterno visto che il museo s'ispira ad un villaggio tipico sardo con le sue strade e piazze – si incontrano peperoncini, limoni, fragole, grappoli d'uva, cipolle, olive e tanti altri frutti della terra in versione gigante.

 

Un'esposizione dedicata a madre terra: "Le mie Germinazioni sono una  rappresentazione esuberante della vita stessa, un inno alla natura, una denuncia allo sfruttamento incontrollato del pianeta Terra – sottolinea l'artista Giuseppe Carta -.  Ho deciso di dedicare le Germinazioni a Grazia Deledda per rendere un duplice omaggio: a una grandissima artista, unico Premio Nobel femminile per la Letteratura in Italia, e alla Terra che l'ha generata".

 

L'artista cresciuto in una famiglia contadina conosce bene i ritmi della natura dove è tornato dopo la formazione e la maturità professionale a Genova: " In Orti di grazia c'è un duplice messaggio: un  grazie alla terra e la denuncia  del male che facciamo quotidianamente al nostro ambiente".

Accompagnerà i visitatori un coinvolgente percorso scenografico e teatrale per la regia di Alberto Bartalini, il regista dei concerti del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli.

Giuseppe Carta è autore di  grandi sculture dedicate alla frutta.  Dal  teatro del silenzio di Andrea Bocelli, le tenute di Oscar Farinetti, un mega peperoncino all'ingresso di FICO a Bologna, poi alla Biennale di Venezia e in alcune città cinesi.

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