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martedì 5 maggio 2009

UNCONDITIONAL LOVE


La Biennale di Venezia
53. Esposizione Internazionale d’Arte
Fare Mondi // Making Worlds
Venezia (Giardini e Arsenale), 7 giugno – 22 novembre 2009



UNCONDITIONAL LOVE


Sul sentimento più ricercato e su come se ne possa abusare, fino all’ossimoro.
L’amore - in quanto tale - è sempre incondizionato, ma alcune volte lo è più che altre.


“Unconditional Love” - evento collaterale alla 53. Biennale di Venezia - offrirà una riflessione su un campo d’azione così ampio, con tanti e tali risvolti che potrà essere affrontato solamente puntando su grandi numeri e grandi nomi, esaltando e lasciando libera espressione sia alle capacità sia alle potenzialità di curatori, artisti e location.

“Unconditional Love” è curato da Alexandrina Markvo, Alinda Sbragia e Christina Steinbrecher, che hanno scelto la linea curatoriale di riunire artisti di varie provenienze ed età per avere la più vasta visuale possibile, ponendo l’accento soprattutto sullo scambio di idee oltre i confini culturali. Markvo ha organizzato la retrospettiva su Sir Norman Foster a Mosca e “Russian Act”, grande festival d’arte russa a Londra; Sbragia è invece concentrata sullo scambio di conoscenze artistiche tra Italia e Russia, mentre Steinbrecher ha lavorato in vari Paesi, da Parigi (Palais de Tokyo) al Kazakhistan alla Germania.

I 17 artisti scelti e presenti proporranno - con le suddette prerogative e attraverso l’impiego di varie tecniche e media – le loro declinazioni sul tema amoroso, passando da quello “guerriero” di Marina Abramovic a quello “interattivo” di Sam Adams, dal “positivo –negativo” di Artist Anonymous a quello “imprigionato” di Angelo Bucarelli, fino a quello “ a scomparsa” di Youssef Nabil.

Oltre l’installazione del catalano Jaume Plensa – che utilizzerà il linguaggio gibberish come simbolo della dicotomia tra la grandezza dell’amore e la piccolezza delle parole per esprimerlo – il clou dell’esposizione sarà la premiere mondiale del nuovo progetto video del gruppo russo AES+F, intitolato “The Feast of Trimalchio” (La Cena di Trimalcione), ispirato al Satyricon di Petronio e curato da Olga Sviblova. Il Trimalcione moderno - simbolo di ricchezza e lusso, di peccati di gola e di lussuria in barba alla fugacità della vita umana – non è una persona, bensì l’immagine generale di un hotel di lusso, una sorta di paradiso terrestre il cui accesso è permesso solo a chi paga. Il progetto è realizzato usando la tecnica di foto e animazione 3D ad alta risoluzione e si compone di tre parti di uguale durata. Ognuna delle quali rappresenta un argomento finito ed è proiettata simultaneamente alle altre due. Questa video-installazione è presentata come proiezione panoramica completa (360°) su 9 schermi, posizionati in un cerchio avente come diametro 15-20 metri.

In esposizione ci sarà un incrocio di culture, di sensibilità e di mezzi espressivi, a partire dalla tecnologia, che verrà “in aiuto” all’ucraino Aristarkh Chernyshov (lampade meccaniche e computerizzate), al multimediale Miltos Manetas (pittura ad olio rappresentante “cavi in amore”) e alla kazaka Amalgul Menlibayeva (un video che porterà lo spettatore tra i “lasciti” del regime russo nel suo Paese).
La visione a tuttotondo dell’arte contemporanea continua poi con Dasha Fursei (pittura ad olio), Wim Delvoye e Angelo Fusco (stampe, per entrambi), Velena Nikova (acrilico e seta su tela), Olympia Scarry e Vadim Zakharov (installazione, per entrambi).
Imprescindibile – in un periodo in cui i confini tra arte e moda sono sempre più sottili e mobili – è la partecipazione di Olga Soldatova, una delle maggiori stiliste russe che, in ambito artistico, si impegna nella creazione di mosaici, unendo la tradizione medievale russa con Pop Art e proponendo un’arte take-away.

L’allestimento di un mostra collettiva così articolata e varia richiede una location semplice e vuota, che permetta la disposizione libera delle opere nello spazio, senza che altri elementi - se non quelli strutturali – incidano sulla visione d’insieme. La possibilità di avere uno spazio all’interno delle Tese di San Cristoforo, riaperte da poco, è stata così colta con entusiasmo dall’organizzazione di “Unconditional Love” che le ha trovate perfette, sia per la loro ampiezza (1000 mq.) sia per l’estetica (industriale) e per la loro storia (edificate a partire dal 1525 e realizzate come “volti d’acqua” ovvero cantieri acquatici).

BREVE NOTA

L’Amore Incondizionato presuppone innanzitutto che si ami qualcuno senza aver riguardo di come questi agisca o di cosa in cui creda, separando la persona amata dai suoi comportamenti. E’ un termine usato spesso per indicare l’amore familiare – quello verso i figli, ad esempio – ma anche quello religioso – quello di Dio nei confronti degli uomini – mentre è meno usuale avvicinarlo allo stretto rapporto che si crea tra i compagni d’armi. Questi ultimi si trovano in condizioni talmente dure che, invece di creare maggiori attriti tra loro, cementano fortemente i legami e portano i commilitoni a sviluppare questo tipo di “Unconditional Love” reciproco. Una situazione simile è anche quella che politici e uomini di governo cercano di ottenere dall’elettorato, proclamando discorsi demagogici che sono incentrati sull’amore incondizionato che loro hanno verso i cittadini e il Paese, pur essendo in momenti di grande crisi, anzi soprattutto nei periodi di difficoltà. D’altra parte è lo stesso sentimento che i politicians desiderano che i citizens abbiano nei loro confronti, incastrandoli così in un rapporto che vorrebbe escludere ogni altra riflessione, pensiero e considerazione.


SCHEDA TECNICA


DIREZIONE DEL PROGETTO: BURO 17

ORGANIZZAZIONE: The National Centre For Contemporary Arts (NCCA); The Moscow Museum of Modern Art (MMoMA)

CON IL PATROCINIO DI: Ministry of Culture of the Russian Federation

CURATORI: Alexandrina Markvo, Alinda Sbragia, Christina Steinbrecher

CURATORE STRAORDINARIO PROGETTO AES+F: Olga Sviblova

ARTISTI: AES+F, Marina Abramovic, Samuel Adams, Artists Anonymous, Angelo Bucarelli, Aristarkh Chernyshov, Angelo Musco, Wim Delvoye, Dasha Fursey, Miltos Manetas, Almagul Menlibaeva, Youssef Nabil, Velena Nikova, Jaume Plensa, Olympia Scarry, Olga Soldatova, Vadim Zakharov

LOCATION: Arsenale Novissimo, Le Tese di San Cristoforo, Nappa 89

VERNISSAGE: 3 giugno

DURATA e ORARI: dal 4 giugno al 5 novembre; tutti i giorni dalle 10,00 alle 18,00 (tranne il martedì)
INFO: Fausto Capurro 338 71 00 700 fausto.capurro@gmail.com

ANGELUS NOVUS




Satoshi Hirose. Angelus Novus

a cura di Angelo Capasso

Galleria Maria Grazia Del Prete

3 aprile – 23 maggio 2009


La Galleria Maria Grazia Del Prete ospiterà nei suoi spazi la mostra Angelus Novus di Satoshi Hirose, a cura di Angelo Capasso. Il titolo della mostra fa riferimento all’acquarello di Paul Klee del 1920, appartenuto per alcuni anni a Walter Benjamin che vide nella figura del dipinto “l’angelo della storia”: “Il suo volto è rovesciato verso il passato. Dove percepiamo una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe che continua a sovrapporre relitti su relitti”. Satoshi Hirose reinterpreta l’opera del famoso pittore tedesco attraverso la chiave interpretativa di Benjamin e propone una “diversa lettura della storia, intesa non attraverso una catena di eventi, ma con lo sguardo fenomenologico sulla Natura attraversata dalla Cultura” (Angelo Capasso).

Lo stesso artista afferma come il titolo vuole mettere in luce l’idea degli angeli: esseri effimeri e capaci di spostarsi con facilità, vivendo in uno spazio sospeso tra il cielo e la terra. Compaiono ammantandosi con il velo della fugacità e, quando finiscono di cantare gli inni di lode al cospetto di Dio, negano la propria esistenza fino a dissolversi nel vuoto. È lì, nella percezione del mondo fluttuante e nell’attualità di un istante, che è possibile percepire la metamorfosi di tutto il creato”.

Satoshi Hirose propone un’installazione fatta di elementi naturali trasmutati dall’arte in oggetti per la visione. Il suo lavoro è molto vario. Si articola in fotografia, pittura, installazione. In mostra presenterà un’installazione in cui tutti i suoi media di riferimento, s’intrecciano in un lavoro unico. L’artista attraverso le opere esposte vuole instaurare un dialogo tra la cultura italiana e quella giapponese, portando avanti una visione fluida dell’universo, in cui le differenze coesistono e si mescolano fino a compenetrarsi le une nelle altre. Questa concezione della natura non sorretta da logiche strutture razionali, pone l’arte come spazio astratto privilegiato in cui muoversi liberamente, dove il mix di elementi e culture è permesso.

Hirose presenterà tre sculture: Beans Cosmos, realizzata in resina acrilica trasparente contenente elementi poveri come i fagioli che si mescolano alla ricchezza di pepitine di oro e al mistero di palline di carta geografica accartocciata. Pozzo del mondo è una pietra nera ovale in cui la superficie incisa di circa tre millimetri è ricoperta d’acqua, nel liquido sono posti dei legumi e dell’oro. Hermaphrodilos fiori artificiali e bambù si avvitano a spirale tendendo perpendicolarmente verso l’alto. Troviamo esposti anche un dipinto: Untitled (Cosmologia dei legumi) e una fotografia Alagna 1998.
In Untitled dieci tipi di legumi e cera sono assemblati insieme ricordando lo spazio universale, mentre Alagna 1998 fa parte di una serie di fotografie di cieli che l’artista ha iniziato a scattare nel 1991 durante i suoi viaggi in differenti parti del mondo. Il fascino del cielo ritratto trova compimento nelle sue molteplici variazioni di forma in uno spazio privo di limiti, in un’immagine fluida che continua a spostarsi senza sosta.


Opere esposte

1) Beans Cosmos, 2009 12x12x12cm resina acrilica, legumi, oro, mappa
2) Pozzo del mondo, 2009 49x43x6cm pietra nera Belfast, oro, legumi, acqua
3) Hermaphrodilos, 2009 30x30x325cm fiori artificiali, bambù, filo
4) Untitled (Cosmologia dei legumi), 2009 125x250x7.5cm legumi, cera, pigmenti su pannello
5) Alagna 1998, 2002 120 x 180 x 5cm C-type print, mount in Plexiglas, edition 2/3
6) Eastchina Sea, 2004/2007 20x30cm lamda print, mount on aluminum 1/3 edition edition 3
7) Roma, 2005/2009 20x30 cm lamda print, mount on aluminum 1/3 edition edition 3
8) Hiroshima, 2000/2007 20x30 cm 1/3 edition edition 3

Biografia
 
Nato a Tokyo nel 1963, vive e lavora tra Milano e Tokyo. Studi 1989 B.A., Tama Art University, Tokyo; 1997 Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Borsa di studio: 1991/ 92 Borsa di studio del Governo Italiano; 1996/97 Research program, Pola Art Foundation; 2007/08 Oversea Stay Program, Agenzia per gli Affari Culturali del governo Giapponese

Mostre personali selezionate

2008 Giardino dei sensi, Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Giappone Microcosmos, Umberto Di Marino Arte Contemporanea, Napoli; 2005 Blue Box, Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Giappone; 2004 Pas au de-là, Umberto Di Marino Arte Contemporanea, Giuliano, Napoli; 2001, Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Hiroshima, Giappone day, day, day.., Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Giappone

Mostre collettive selezionate
2009 Passage to the Future: Young Japanese Artists, The Japan Foundation, Toronto, Canada; 2008 Passage to the Future: Young Japanese Artists, Biblioteca Publica Virgilio Barco, Bogota, Colombia; Passage to the Future: Young Japanese Artists, Eduardo Sivori Museum of Plastic Arts of the Bs.As.City Government, Buenos Aires, Argentina; Passage to the Future: Young Japanese Artists, Contemporary Art Museum of the Faculty of Art, University of Chile, Santiago, Chile Passage to the Future: Young Japanese Artists, Wolverhampton Art Gallery, Wolverhampton, Gran Bretagna; 2005 Un punto ed una rete, Saitama Modern Art Museum, Saitama, Giappone No Place like a Home, Associazione Remo Gaibazzi, Parma, Italia; Napoli Presente, Palazzo d’Arte, Napoli, Italia; 2001 Crossing Spirit, TENT, Rotterdam Visual Art Center, Rotterdam, Paesi Bassi Senritsumirai - Futuro Anteriore, Luigi Pecci Contemporary Art Center, Prato, Italia Neo Tokyo, Museum of Contemporary Art, Sydney, Australia



ENGLISH VERSION:

Satoshi Hirose. Angelus Novus

curated by Angelo Capasso

Galleria Maria Grazia Del Prete
April 3 – May 23 2009

Galleria Maria Grazia del Prete will host the art exhibition Angelus Novus by Satoshi Hirose, organized by Angelo Capasso. The title of the show refers to the watercolour painting by Paul Klee from 1920, owned for some years by Walter Benjamin who saw in the figure of the painting “the angel of history”: “his face is reversed towards the past. Where we perceive a chain of events, he sees one only catastrophe, that keeps overlapping wrecks over wrecks. Satoshi Hirose reinterprets the work of art of the famous German painter through the interpretative key of Benjamin and suggests a “different reading of the story, intended not through a chain of events, but with the phenomenological look on Nature crossed by Culture” (Angelo Capasso).
The artist himself, affirms how the title wants to highlight the idea of the angels: ephemeral beings, capable of moving easily, living in a space suspended between sky and land. They appear covering themselves with the veil of fugacity and, when they finish singing the hymns of praise in the presence of God, they deny their own existence to the point that they dissolve into emptiness.

Satoshi Hirose presents an installation made of natural elements transformed by art into objects for sight. His work is extremely vary. It consists of photography, painting and installations. At this exhibition he will present an installation in which all his reference media intersect in one single work of art. The artist wants to establish through his works a dialogue between Italian culture and Japanese culture, bringing forward a fluid vision of the universe, where differences coexist and mix themselves up until they pervade one into the others. This conception of nature, not supported by logical and rational structures, makes art an abstract privileged space in which you can move freely and where the mix between elements and culture is permitted.
Hirose will present three sculptures: Beans Cosmos, made with transparent acrylic resin, containing poor elements like beans, that mix up to the richness of small gold nuggets and to the mystery of little balls made out of a wrinkled geographic map. Well of the world (pozzo del mondo) is an oval shaped black stone and its surface, that is cut into about three millimetres deep, is covered with water, in this liquid some gold and some legumes have been placed. Hermaphrodilos, artificial flowers and bamboo windup forming a spiral and are oriented perpendicularly towards the top. Exposed you will also find a painting: Untitled (Cosmology of legumes) and a photograph Alagna 1998.
In Untitled ten types of legumes and wax are assembled together reminding the universal space Alagna 1998 is part of a series of photographs of skies that the artist has started to shoot in 1991 during his journeys in different parts of the world. The fascination of the portrayed sky finds achievement in its multiple variations of shape in a space without limits, in a fluid image that continues to move without ever stopping.


Exposed works
1) Beans Cosmos, 2009 12x12x12cm. acrylic resin, legumes, gold, map
2) Well of the world (pozzo del mondo), 2009 41x49x5cm Belfast black stone, gold, legumes, water
3) Hermaphrodilos, 2009 18x18x245cm artificial flowers, bamboo, string
4) Untitled (Cosmology of legumes), 2009 125x250x7.5cm legumes, wax, pigments on panel
5 Alagna, 1998, 2002 120 x 180 x 5cm C-type print, mount in Plexiglas, edition 2/3
6) Eastchina Sea, 2004/2007 20x30cm lamda print, mount on aluminum 1/3 edition edition 3
7) Roma, 2005/2009 20x30 cm lamda print, mount on aluminum 1/3 edition edition 3
8) Hiroshima, 2000/2007 20x30 cm 1/3 edition edition 3

Biography 
Born in Tokyo in 1963, he lives and works between Milan and Tokyo. Studies 1988 B.A., Tama Art University, Tokyo; Accademia di Belle Arti (Fine Art Academy) of Brera, Milan; Scholarship: 1991/ 92 Scholarship of the Italian Government; 1996/97 Research program, Pola Art Foundation; 2007/08 Oversea Stay Program, Agency of Cultural Affaires of the Japanese Government

Selected personal exhibitions

2008 Garden of Senses (Giradino dei sensi), Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Japan Microcosmos, Umberto Di Marino Contemporary Art, Naples; 2005 Blue Box, Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Japan; 2004 Pas au de-là, Umberto Di Marino Contemporary Art, Giuliano, Naples; 2001, Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Hiroshima, Japan day, day, day.., Tomio Koyama Gallery, Tokyo, Japan

Main collective exhibitions selected

2009 Passage to the Future: Young Japanese Artists, The Japan Foundation, Toronto, Canada; 2008 Passage to the Future: Young Japanese Artists, Public Library Virgilio Barco, Bogota, Colombia; Passage to the Future: Young Japanese Artists, Eduardo Sivori Museum of Plastic Arts of the Bs.As.City Government, Buenos Aires, Argentina; Passage to the Future: Young Japanese Artists, Contemporary Art Museum of the Faculty of Art, University of Chile, Santiago, Chile Passage to the Future: Young Japanese Artists,, Wolverhampton Art Gallery, Wolverhampton, Great Britain; 2005 A dot and a net (Un punto ed una rete), Saitama Modern Art Museum, Saitama, Japan No Place like a Home, Remo Gaibazzi Association, Parma, Italy; Naples Presente, Palazzo d’Arte (Art Palace), Naples, Italy; 2001 Crossing Spirit, TENT, Rotterdam Visual Art Centre, Rotterdam, Netherlands Senritsumirai - Futuro Anteriore (Anterior Future), Luigi Pecci Contemporary Art Centre, Prato, Italy Neo Tokyo, Museum of Contemporary Art, Sydney, Australia



lunedì 4 maggio 2009

Mostra Pensieri come lame d’acciaio

"Pensieri come lame d'acciaio"

Mostra video fotografica di Elio Scarciglia

Dal 6 al 16 aprile 2009, sala Pellegrino – biblioteca provinciale "Nicola Bernardini"

(ex Collegio Argento), viale Gallipoli - Lecce.

Inaugurazione mercoledì 6 maggio ore 18.30

"Ecco, ora le cose iniziano ad arrivare …". Ispirato dal testo di Fernanda Ferraresso Elio Scarciglia intraprende il viaggio interiore da cui nascono "Pensieri come lame d'acciaio". Una mostra video fotografica itinerante che dopo Roma, Bari e ora a Lecce, si sposterà a Messina nel mese di giugno e a settembre a Chiavenna (SO).

Sensazioni di momenti vissuti e fermati: la linea che separa, taglia i pensieri, ma che apre a nuove riscoperte del sé. Tracce di acqua, terra, colori, movimenti, riflessi di luci. Dodici scatti e un video che completa la ricerca fotografica di Scarciglia dove Gianni Magno interpreta i suoni metallici dell'acciaio. E' da una scogliera che l'attore inizia il percorso, un treno è il viaggio che attraversa il ragazzo, colori come acqua, uno scenario senza cornici, aperto alle più svariate e personali interpretazioni. Le immagini delle foto riportano i colori e le linee dei tagli anche nel film. Scarciglia si sofferma, segna i momenti, il taglio, la ferita e poi uno scorcio di luce di una lanterna che lo accompagna sin fuori da quell'involucro di suoni freddi e taglienti.

Un video suggestivo e dodici lavori fotografici stampati su forex e alluminio, sono il risultato di un ascolto di quei pensieri fermati e trasformati in espressioni d'arte. " Elio Scarciglia si è posto all'ascolto delle voci , e ha fatto silenzio, un milionesimo di silenzio che ha fermato l'universo mondo che roteava pazzescamente dentro di lui – scrive Augusto Benemeglio – si è fermato , è rimasto immobile, per non spaventare i pensieri che ora cominciavano a fargli pressione, a venire avanti a folate come una carica di cavalleria inglese , ha detto alt, ha gridato alt, ha sussurrato alt, fermi, per dio , non lasciate fuggire il momento magico".

La serata dell'inaugurazione sarà presentata dall'artista Elio Scarciglia e coordinata da Monica Maggiore. Porteranno il loro saluto Aurelio Gianfreda, Alessandro Laporta, Tiziana Dollorenzo, Monica Taveri.

Nelle serate del 12-13 e 14 maggio, altri eventi accompagneranno il corso della mostra con proiezioni, letteratura e poesia.

Orari: da lunedì al venerdì 9-13; lunedì, martedì, mercoledì e giovedì 16-18.30. Inaugurazione: mercoledì 6 maggio ore 18.30.

Info: 320.1532619 - mare38@libero.it

Ufficio stampa

Monica Maggiore

339.4660995

maggiore.m@gmail.com

Transiti Nomandi. Lecce, dal 18 aprile al 16 maggio al Museo Civico d’Arte Contemporanea

TRANSITI NOMADI

Nasce da un progetto dei Free International Artists di Napoli in collaborazione con il Dipartimento dei Beni delle Arti e della Storia dell’Università del Salento la mostra “Transiti nomadi”, allestita presso il Museo Civico d’Arte Contemporanea di San Cesario di Lecce, che raccoglie le opere di trenta artisti provenienti da tutto il mondo. “Transiti nomadi è un attraversamento nel mondo dell’arte d’oggi (…) un viaggio attraverso le diverse sensibilità di culture tanto vicine quanto lontane. (…) Trenta artisti da luoghi geografici e mentali diversi si raccontano e raccontano la propria collettività attraverso la propria peculiarità narrativa, attraverso la propria specifica sensibilità ed abilità espressiva (…)” commenta il direttore artistico Enzo Marino. “Negli ultimi due decenni del ventesimo secolo” aggiunge il prof. M. Guastella “si è assistito a un pullulare di ‘ismi’ intricati e divergenti; alla conclusione dell’epoca post-moderna ha fatto seguito una stagione (altermoderno?) in cui divengono indefinibili i territori e le possibilità d’azione dell’esperienza artistica in una costante, necessaria transitoriètà”.

Passaggi tra i molteplici mezzi espressivi, tra le diverse culture sono, quindi, i temi fondanti di questa mostra che vuole, invece, dare inizio ad una stabile attività del Museo di questo piccolo centro, primo ed unico nel Salento.

Il concept dell’allestimento è stato quindi la transitorietà, tema portante dell’evento e senso stesso delle costruzioni effimere delle esposizioni. Il transito nomade degli artisti e delle loro forme espressive è stato sottolineato dall’uso di tende, che rimandano alla forma archetipica dell’abitare provvisorio, utilizzate per organizzare lo spazio espositivo in una logica di percorso fluido e senza soluzioni di continuità. I setti leggeri e intangibili guidano il visitatore attraverso i vari ambienti offrendo spunti di osservazione molteplici e diversificati secondo l’intramontabile lezione scarpiana del percorrere e del rivedere. I materiali, riciclabili, sono stati scelti, anch’essi per esprimere il senso del continuo scorrere del tutto, della forma come della materia, e della continua evoluzione e trasformazione non solo delle esperienze artistiche ma anche dei concetti dell’abitare, dell’allestire, del costruire.

Il bianco è il colore ‘non colore’ dominante, usato non solo per dare una sensazione di leggerezza e intangibilità associata alla non permanenza dell’allestimento, ma anche in quanto rispettoso della molteplice varietà cromatica delle opere esposte.

Nello stesso senso è stata utilizzata la luce, d’ambiente cioè diffusa e indiretta. Un’illuminazione senza ombre che suggerisce un’idea di spazio e libertà ma che fornisce al contempo la sensazione di un ambiente accogliente e tranquillo, in cui il visitatore si può orientare, avere una visione di insieme e godere di un’esperienza plurisensoriale.

Musica, scultura, installazioni e musica digitale si snodano e si intrecciano, infatti, lungo il percorso e conducono e preparano al momento conclusivo della visita che termina nella sala predisposta per i video digitali dove il tema della tenda è ripreso e reinterpretato nell’ottica delle pareti mobili delle abitazioni tradizionali giapponesi in un rimando di trasparenze, luci e ombre.

scheda tecnica/technical card

curatore/curator by Enzo Marino (Free International Artist)

testo critico/art critic by Lucio Galante e Massimo Guastella

ufficio stampa/ press agent

relazioni esterne / external relationship Free International Artists

allestimenti/preparation Fabricarte di Stefania Galante e Danilo Pastore

progetto grafico/graphic project Fabricarte di Stefania Galante e Danilo Pastore

dal 18 aprile al 16 maggio

from 18th april to 16th may

orario: lunedì-venerdì dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 19

opening time: Mon-Fri 8 to 12 a.m. - 4 to 7 p.m.

Museo Civico d’Arte Contemporanea

Palazzo Ducale,

Piazza Garibaldi, 12

73016 San Cesario di Lecce

Tel. 0832 205366

EMail: segreteria@comune.sancesariodilecce.le.it

Web: http://www.comunesancesariodilecce.it


inviato da: stefania galante <studiofabricarte@live.it>

sabato 2 maggio 2009

Arsprima laboratori didattici: I miei amici immaginari

LABORATORI DIDATTICI

Tube Gallery di arsprima – ARREDATORI MILANESI – mezzanino stazione metropolitana Loreto – Milano

I MIEI AMICI IMMAGINARI

Sabato 9 maggio 2009 dalle ore 15.00 alle ore 19.00



Il giorno 9 maggio 2009 arsprima, Associazione Culturale per le Arti Contemporanee, in collaborazione con l'Associazione Laboratorio Alchemico, terranno il primo di tre laboratori didattico-creativo dedicato all'infanzia, presso lo spazio Tube Gallery.

arsprima e Laboratorio Alchemico vogliono fare lavorare insieme i ragazzi con giovani artisti contemporanei attraverso una concreta interazione, perché la importanza dell'arte nella formazione individuale va comunicata fin dalla infanzia.

Con il progetto dei quattro laboratori verrà mostrato ai ragazzi l'aspetto ludico della pittura, del collage e del disegno e si incoraggeranno i piccoli partecipanti ad esprimere liberamente la fantasia.Il laboratori rivolti ai bambini tra i 7 e gli 11 anni si terranno in contemporanea con le mostre in corso nello spazio Tube Gallery.

Con il laboratorio "I MIEI AMICI IMMAGINARI" cui parteciperà la artista Silvia Argiolas i bambini saranno invitati a disegnare su dei post-it i loro amici immaginari, quelli che hanno e quelli che vorrebbero, creandone di nuovi con la fantasia ed ispirandosi ai curiosi personaggi delle opere di Luca Beolchi.

Prossimi Laboratori:

sabato 30 maggio: "BIDIDI BODIDI BU. CREA LO SPAZIO CHE VUOI TU" con Florencia Martinez

sabato 4 luglio: "BABY SUMMER EXTRA SMALL" con Emanuela Bartolotti

Artisti che partecipano ai laboratori: Silvia Argiolas * Florencia Martinez * Emanuela Bortolotti

TUBE GALLERY: la galleria ubicata all'interno di uno spazio espositivo di complessivi 2.000 mq nel mezzanino della stazione metropolitana di Loreto a Milano,nasce da una singolare partnership tra un consorzio di piccole e medie imprese del settore di mobili ed arredi, gli ARREDATORI MILANESI, e l'associazione arsprima. L'arte sostenuta dalle imprese, piccole e medie imprese ed a disposizione di un pubblico eterogeneo, quello della metropolitana milanese.


Per informazioni: arsprima, Corso Italia n. 9,Milano, cell. 331 8773108, tel. 02 58308360

www.arsprima.it www.tubegallery.it arsprima.press@gmail.com


Mostra Azzurra. San Severo al Pendino

Maggio di Monumenti 2009

"Azzurra" - il Napoli nel Cuore 2° edizione
Chiesa di San Severo al Pendino (via Duomo)

Martedì 5 maggio ore 12,00
INAUGURAZIONE

INVITO


dal 5 al 27 maggio 2009
tutti i giorni dalle 9 alle 18

65 artisti in esposizione
3 artisti fuori concorso
PITTURA
ArtManjù,Alfredo Avagliano, Ciro Balzano, Laura Cappadonia, Margherita Cavaliere, Raffaella Cevoli, Gianpaolo Cono, Sara Cordovana, Angela Maria De Rosa, Giuliana Esposito, Diana Kirova, Stelvio Gambardella, Bernardo Gentile, Flora Giordano, Giuseppe Gorga, Luna Hal, Antonio Lubrano Lavadera, Miriam Maddalena, Maria Giuseppina Maddaluno, Antonello Massariello, Masto, Pasquale Mastrangelo, Federica Mazzocchi, Raffaele Miscione, Paolo Napolitano, Laura Negrini, Nil, Maria Giovanna Piromallo, Vincenzo Rea, Remo Romagnuolo, Barbara Yulak Roos, Paolo Santo, Michele Sica, Vincenza Spiridione, Fabio Tagliapietra, Gianfranco Tagliapietra, Anna Tatangelo, Lucio Trimaldi, Francesco Verio, Ena Villani
FOTOGRAFIA
Alfonso Caccavale, Fortunato Danise, Peppe Esposito, Salvatore Fellino, Luigi Montefoschi, Christophe Mourey,Maurizio Piccirillo, Diego Ruggiero
SCULTURA
Giovanni Ariano, ARVA, BIGAL, Paolo May, NEOTTO, Carmine Papa, Gabriella Russo, Jung Yun Seo, Lino Tortora
SEZIONE STUDENTI
PITTURA: Antonella Bellotti, Luca Evangelista, Assunta Improta, Anna Panella
FOTOGRAFIA: Gilbert Ciervo, Alessia Ilardi, Irina Karim

Associazione Culturale Merliani 137
Gianni Nappa ideatore e curatore

venerdì 1 maggio 2009

SOTTOPASSO-Sul binario dell'arte


Sottopasso
sul binario dell’arte


a cura di Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò
da maggio 2009 a settembre 2010
Inaugurazione 9 maggio 2009 ore 18:00
sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola
sottopasso-retro.jpg

Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di persone.

L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del ‘900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un’opera d’arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere.
Osserveranno la gente e proveranno a dialogare, a far fermare qualcuno, a raccontare comunque le loro storie. Useranno il linguaggio visivo, quello del colore, delle emozioni, delle forme, del movimento.
Se le gallerie di tutto il mondo lamentano che ormai, dopo la serata dell’inaugurazione, nessuno passa più, quale migliore possibilità di avere un pubblico continuo, ricco, quotidiano, affezionato? La carrozza, ferma sul suo binario, diventerà una galleria a statuto speciale, un esemplare unico. Dai sei grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede, le opere saranno visibili dall’esterno, osservabili solo da fuori, da chi passa lì vicino.
Per il resto il corpo del vagone sarà chiuso, un luogo a sé un po’ magico. Una galleria come una vetrina, che si protende per cercare il contatto. Un susseguirsi di mostre che dureranno circa un mese e mezzo, con personali e collettive, spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla videoinstallazione, etc.

Il 9 maggio 2009 si inaugurerà con una collettiva dedicata al volo in cui saranno esposte sei opere di sei artisti:

Damiano Andreotti, Vs gravity, 2009, stampa fotografica, cm 50×50
Momò Calascibetta, L’abbraccio, 1984, disegno a matita, cm 50×70
Claudia Gramegna, Senza titolo, 2009, filoplastica in alpacca e argento, cm 55×60x25
Salvatore Melillo, Il primo volo, 2009, olio su tela, cm 50×70
Ario Pizzarelli, Buoni motivi per non rivalutare l’Aeropittura, 2009, tecnica mista, cm 50×70
Giuseppe Ragazzini, Icarooo!, 2009, metamorfosi pittorica su tavoletta grafica, video

Sei forme espressive diversamente contemporanee per offrire sin dal primo appuntamento ai visitatori-viaggiatori un’idea della creatività multiforme che abiterà la stazione di Domodossola fino a settembre 2010.
Il 27 giugno seguirà la seconda inaugurazione, una collettiva che tornerà ad indagare il tema del volo. Un omaggio a Geo Chàvez, aviatore di origini peruviane che per primo trasvolò le Alpi nel 1910 perdendo la vita, a soli 27 anni, in un tragico incidente proprio a Domodossola.
Il 27 settembre 2010, la città celebrerà infatti il centenario della morte di questo personaggio che incantò e commosse il mondo sacrificandosi per il suo sogno.

La carrozza sarà insomma un piccolo laboratorio in ebollizione, che andrà a cercarsi il suo pubblico sottoterra, partendo dal sottopasso di una stazione per uscire nel mondo.

Un comitato scientifico composto da Roberta Gaito, Olga Gambari e Max Fiumanò sceglierà artisti e lavori, con un’operazione dal sapore avanguardistico e situazionista che connota da sempre lo spirito dell’Ingremiomatris.

Alla fine tutta l’operazione sarà documentata da un catalogo, una sorta di diario di bordo di un lungo viaggio d’arte compiuto a bordo di un treno.

Titolo: Sottopasso. Sul binario dell’arte
a cura di Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò
progetto grafico: Annaluce Canali
Sede: Binario 1 Stazione ferroviaria vigezzina, piazza Matteotti,
Domodossola
Date: maggio 2009 – settembre 2010
Orari: tutti i giorni dalle 5:00 alle 21:00
Info: www.ingremiomatris.com - info@ingremiomatris.com
tel.:3357357840

GHOST GIFTS SHADI GHARDIRIAN


Espressione di coscienza, vitalità così è la fotografa iraniana Shadi Ghardirian che esporrà presso la galleria CO2 Contemporary Art Gallery di Roma nella sua 1° mostra personale nazionale una serie di autentici scatti visibili dal 8 maggio-30 giugno 2009 dal titolo Ghost Gifts.
Artista da sempre ben accetta a far intravvedere con una realistica ironia l'ambivalenza del suo Paese contraddistinto appunto da un'estrema chiusura mentale e sguardo verso il tanto "odiato" Occidente.
Già in passato questa artista ci aveva fatto scorgere con una fulgente bellezza concettuale nel ciclo Like Every Day il suo connubio con la tradizione :data dai cadenziati, corali scatti di donne vestite nei loro tradizionali abiti, che sotto il sagace taglio visivo dell'artista assumevano via via all'altezza del volto, manufatti ed utensili di uso quotidiano. In questa mostra personale invece mostrerà lavori scelti provenienti da altri due cicli ovvero "Nil Nil" e "White Square". E' davvero interessante come riesca a scegliere, a scremare la scena apportando anche in situazioni dure, violente un tocco femminile, di speranza.
Shadi Ghardirian si può giustamente porre come una sorta di ponte tra due culturenon solo: quella occidentale e quella orientale, ma proprio di tradizione e riscatto del suo Paese. Un'artista che saprà, darà esiti sempre da così tanto attesi in aulici scatti.

Dott.ssa Valeria s.Lombardi


immagini :Courtesy of CO2 Contemporary Art Gallery

giovedì 30 aprile 2009

Scapigliatura Moratti: mostra su Milano

SCAPIGLIATURA
MORATTI: "UNA MOSTRA CHE INDAGA SULLE RADICI E LA STORIA DELLA NOSTRA CITTA'"


Milano, 30 aprile 2009 – "Una mostra che indaga sulle radici e sulla storia della nostra città analizzando il percorso di un movimento articolato che ha dato vita a una rivoluzione culturale. Un'esposizione che, grazie ai gessi restaurati del monumento delle Cinque Giornate di piazza Cinque Giornate ci offre la possibilità di far vivere e riscoprire un patrimonio che, a volte, viene dato per scontato".

Il Sindaco Letizia Moratti ha partecipato, questa mattina, insieme all'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, l'amministratore delegato di Artematica, Andrea Brunello e la curatrice Annie-Paule Quinsac, alla conferenza stampa di presentazione della mostra "Scapigliatura – Un pandemonio per cambiare l'arte" che verrà allestita a Palazzo Reale dal 26 giugno al 22 novembre.

"E' una mostra che ripercorre un periodo storico molto ricco dal punto di vista culturale - ha detto il Sindaco - che poi ha visto nascere il Futurismo e che pone Milano come città capace di interpretare il nuovo e all'avanguardia, rispetto alla cultura classica e alla retorica del conformismo. Indaga dal punto di vista della pittura, della scultura e della letteratura questo periodo, che va conosciuto maggiormente e rivalutato".

E' un'esposizione di 260 opere, tra dipinti, sculture, grafiche e incisioni, che vuole celebrare il movimento che, dalla seconda metà dell'Ottocento fino ad inizio Novecento, seppe coinvolgere tutte le arti in un rinnovamento e traghettò la società italiana verso un cambiamento ideologico e di costume e che nacque proprio nel capoluogo lombardo.

"Credo nella Scapigliatura perché ne abbiamo bisogno, perché è un movimento anticonformistico che crede nella libertà artistica e ha in se la tensione degli opposti – ha spiegato Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano -. Con questa mostra Milano opta per una politica culturale contro una certa omologazione dei consumi e dei costumi. Del resto questo è il nostro anno, senza la Scapigliatura non avremmo avuto probabilmente Futurismo e da qui Milano deve continuare il suo moto di città dei movimenti. La Scapigliatura ci offre anche la possibilità di promuovere Milano come città della lettura e dell'editoria, per questo offriremo questa esposizione alla visita dei bibliotecari che dal 25 al 27 agosto saranno a Milano per IFLA dal 23 al 27 agosto".

Il termine "Scapigliatura" deriva dal titolo del romanzo di Cletto Arrighi (giornalista, scrittore e patriota) La Scapigliatura e il 6 febbraio (1861-62), in cui, con i toni passionali del racconto popolare, si narra la vicenda milanese di un 'gruppo' di scontenti e ribelli, "vero pandemonio del secolo…serbatoio … dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini stabiliti", che finiscono con il sacrificare la vita nei moti antiaustriaci del 1853.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Artematica, col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, l'esposizione è curata da Annie-Paule Quinsac e coadiuvata da un comitato scientifico composto da Giuseppe Farinelli per la letteratura, Paolo Repetto per la musica, Gaetano Oliva per il teatro, Anna Finocchi per i rapporti con l'architettura. In mostra saranno presenti i lavori di trentotto artisti, da Giovanni Carnovali detto Il Piccio a Daniele Ranzoni, da Tranquillo Cremona a Giuseppe Grandi, da Gaetano Previati a Medardo Rosso, a Pietro Troubetzkoy, provenienti da raccolte pubbliche e private italiane e da prestigiose istituzioni straniere quali il Groninger Museum di Groningen, in Olanda, e il Szépművészeti Múzeum di Budapest, coprendo un arco temporale di quattro decenni in cui il movimento si è evoluto dall'iniziale serrata polemica ad un nuovo accademismo.
A corredo, nello stesso periodo, presso la Biblioteca di via Senato viene approfondita la parte letteraria e giornalistica della Scapigliatura. Per la prima volta viene esposto il Fondo di Angelo Sommaruga di proprietà della Biblioteca di via Senato: lettere, biglietti postali, cartoline (fra cui alcune inedite di Gabriele D'Annunzio e Giosuè Carducci), volumi, riviste fra cui "Cronaca Bizantina" e "Forche Caudine" (di cui è stato editore). Sarà presente inoltre una sezione dedicata alla caricatura e alcune opere di artisti scapigliati fra cui Ranzoni, Troubetzkoy e Conconi.

Per tutta la durata della mostra, Milano diventerà un palcoscenico aperto a esecuzioni musicali, liriche, letture di testi, pièce teatrali, proiezioni cinematografiche. Saranno anche ricostruiti alcuni itinerari mirati ai luoghi canonici, urbani, della "vita" scapigliata, come le osterie, i caffè e gli atelier.

IL PERCORSO ESPOSITIVO.
Il percorso espositivo, organizzato in sezioni cronologiche, prenderà il via da Gli anni '60. La formazione di un'estetica. Qui si troveranno le opere de Il Piccio, un precursore che, nelle ultime stagioni della sua vita, elaborò una pittura sfumata, tutta d'atmosfera, e di Federico Faruffini, che sperimentò l'intensità coloristica intesa come lingua delle emozioni, accanto al quale s'incontreranno i lavori di Filippo Carcano, innovatore nel linguaggio pittorico ma meno propenso all'intimismo.
I protagonisti della sezione Gli anni '70. Il momento d'oro saranno Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona e Giuseppe Grandi che, in sodalizio, elaborarono la 'macchia' scapigliata e la scultura pittorica, sostituendo al finito accademico, basato sul disegno della forma, una materia fluida, in cui la forma è colore carpito alle zone d'ombra, suggerendo, e non descrivendo, il reale. La parte GIi anni '80 è dedicata all'affermazione della scultura scapigliata, che prende avvio dal rifiuto del concetto rinascimentale di statuaria come plastica e apre così la via alla cosiddetta "scultura impressionista". In mostra si troveranno i lavori di Giuseppe Grandi, del quale per la prima volta verranno presentati al pubblico i gessi - restaurati per l'occasione - del monumento alle Cinque Giornate, di Ernesto Bazzaro, del giovane Paolo Troubetzkoy, allievo di Ranzoni, del primo Leonardo Bistolfi e di Medardo Rosso. L'ultima sezione, Gli anni '90, evidenzierà come, in pittura e scultura, l'apporto delle nuove leve permette l'elaborazione di un vero e proprio accademismo del linguaggio scapigliato (come nel caso dello scultore Eugenio Pellini o del pittore Camillo Rapetti), mentre la visione scapigliata diventa un banco di prova per i futuri "divisionisti", come ad esempio Gaetano Previati.

Accompagna l'esposizione il catalogo a cura di Annie-Paule Quinsac e realizzato da Marsilio Editori. Il volume segue l'andamento delle sezioni cronologiche del percorso espositivo ed è arricchito dai saggi di Giuseppe Farinelli, Paolo Repetto, Gaetano Oliva, Anna Finocchi.



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Redazione del CorrieredelWeb.it
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BIENNALE DEL PAESAGGIO MEDITERRANEO: PRESENTAZIONE VOLUME

BIENNALE DEL PAESAGGIO MEDITERRAENO

LUNEDÌ 4 MAGGIO 2009 ore 17.00




lunedì 4 maggio 2009 ore 17.00

Auditorium Museo delle Genti d'Abruzzo

via delle Caserme 22, Pescara

Presentazione del volume

BIENNALE DEL PAESAGGIO MEDITERRANEO

Presentazione di

Franco Farinelli Associazione dei Geografi Italiani

Interventi di

Giuseppe De Dominicis Presidente della Provincia di Pescara

Sante Di Paolo Assessore all'Ambiente e alla Valorizzazione del Territorio della Provincia di Pescara

Pierluigi Della Valle Direttore Servizio Pianificazione del Territorio Provincia di Pescara

Enrico Di Paolo Architetto

Antonio Angelillo ACMA Centro Italiano di Architettura

Al termine

Forum Lineamenti per la ricostruzione del paesaggio aquilano con relatori, partecipanti alla Biennale, rappresentanti di istituzioni, associazioni di categoria, organizzazioni di base, rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - direzione PARC

La pubblicazione dei documenti (contribuiti scientifici, interventi, mostra fotografica, mostre di architettura del paesaggio) presentati alla Biennale del Paesaggio Mediterraneo organizzata dalla Provincia di Pescara nel maggio 2005 rappresenta una opportunità non solo per dialogare con gli organizzatori e i protagonisti di quell'evento ma per contribuire - partecipando attivamente al dibattito - alla costruzione di un punto di partenza consapevole e condiviso per una pianificazione maggiormente attenta al paesaggio e ai beni culturali, in un momento così delicato per l'evoluzione del territorio abruzzese. Oggi più che mai il Mediterraneo rappresenta una metafora della transizione verso la dimensione globale, dell'incrocio dei flussi migratori e del relativo recupero delle identità locali, dello scambio inarrestabile di conoscenze e di tecniche, del riversarsi dei processi economici e produttivi sul supporto geografico.

È necessario che l'auspicata partecipazione delle collettività locali alle procedure che sottendono la tutela e la valorizzazione del paesaggio si trasformino in azioni politiche, in progetti concreti che possano coniugare le attese di sviluppo economico con le qualità della vita (ambientali e culturali) che il Mediterraneo ha finora offerto.

Per informazioni:

ACMA Centro di Architettura

via Antonio Grossich 16, 20131 Milano

Tel. +39 02.70639293 Fax.+39 02. 70639761

acma@acmaweb.com www.acmaweb.com

PADIGLIONE MESSICANO ALLA 53. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

IL PADIGLIONE MESSICANO ALLA 53. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D'ARTE,

LA BIENNALE DI VENEZIA 2009

MOSTRA

L'artista Teresa Margolles presenterà una mostra intitolata

¿De qué otra cosa podríamos hablar? (Di cos'altro potremmo parlare?).

La mostra è curata da Cuauhtémoc Medina

SEDE

Il Padiglione Messico è allestito all'interno dello storico Palazzo Rota-Ivancich, nel cuore di Venezia poco distante da Piazza San Marco e Rialto

CATALOGO

Il catalogo della mostra verrà pubblicato in inglese e spagnolo con interventi e saggi di importanti autori quali Cuauhtémoc Medina, Ernesto Diezmartinez Gumàn, Luis Astorga, Elmer Mendoza, Antonio Escohotado, Sergio Gonzàles Rodrìguez, Mariana Botey

SPONSOR

Il padiglione è sponsorizzato da: The National Council For Culture And The Arts (CONACULTA), The Institute of Fine Arts (INBA), The Mexican Ministry of Foreign Affairs (SRE), The National University of Mexico (UNAM), Patronato Del Arte Contemporaneo (PAC)

APERTURA AL PUBBLICO

Dal 7 giugno al 22 novembre 2009.

Il Messico è presente per la seconda volta alla Biennale di Venezia, in occasione della 53. Esposizione Internazionale d'Arte. Il padiglione avrà sede nel Palazzo Rota-Ivancich. Costruito nel XVI secolo su disegno attribuito a Sansovino, il palazzo è un esempio classico di residenza nobiliare veneziana, adiacente alla Fondazione Querini- Stampalia, si trova a pochi minuti da Piazza San Marco e Rialto.

Il padiglione ospiterà la mostra ¿De qué otra cosa podríamos hablar? (Di cos'altro potremmo parlare?) di Teresa Margolles, curata da Cuauhtémoc Medina, che si articolerà in un unico e continuo intervento da parte dell'artista messicana presente nel palazzo con installazioni, azioni e performance.

Il lavoro di Teresa Margolles, nonostante il carattere polemico e controverso, è stato sempre più spesso esibito in varie gallerie e istituzioni artistiche, dalla Kunsthalle Krems in Austria (2008), al Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen di Düsseldorf (2007), alla Colección Jumex in Messico (2007), e in diverse occasioni internazionali, tra cui la Biennale di Liverpool (2006).

I lavori presenti al Padiglione Messico sono una cronaca acuta e penetrante degli effetti di una crudele economia globalizzata: il circolo vizioso di proibizione, dipendenza, accumulazione di ricchezza, povertà, odio e repressione che trasforma i piaceri trasgressivi e le ossessioni puritane del Nord nell'Inferno del Sud.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue, in inglese e spagnolo, con testi di: Cuauhtémoc Medina curatore della mostra; Ernesto Diezmartínez Guzmán, scrittore e critico cinematografico; Luis Astorga, ricercatore presso l'Instituto de Investigaciones Sociales, UNAM; Elmer Mendoza, scrittore; Sergio González Rodríguez, scrittore; Antonio Escohotado, filosofo spagnolo; Mariana Botey artista messicana e teorica. Nel catalogo si troverà anche un'intervista a Teresa Margolles sulla realizzazione dell'esposizione per il Padiglione Messico condotta dall'artista Taiyana Pimentel e da Cuauhtémoc Medina.

Nel 1990 Teresa Margolles (Messico 1963) è stata tra i fondatori del gruppo SEMEFO (Servicio Médico Forense/Servizio Medico Forense) e da allora, in questa veste, ha organizzato performance, creato installazioni, oggetti, video e interventi in spazi pubblici. In seguito Margolles ha proseguito il suo lavoro da sola, trasformando un obitorio di Città del Messico nel proprio studio, dove ha sviluppato delle strategie artistiche, utilizzando sostanze corporee e immagini di cadaveri. La sua esplorazione dell'idea della morte è legata ad una indagine sempre più approfondita delle disuguaglianze politiche ed economiche oggi presenti, dello sfruttamento sociale, del processo che attiene al lutto, e del modo in cui la violenza, sempre più diffusa, determina l'odierno panorama filosofico e culturale.

A causa della recente ondata di violenza in Messico — secondo i giornali, più di 5000 persone hanno perso la vita in omicidi e sparatorie, che hanno a che fare con il traffico della droga e la lotta contro di esso — il lavoro di Teresa Margolles — che per quasi vent'anni si è focalizzato sull'esplorazione della possibilità di interventi artistici sui cadaveri umani — si è concentrato sempre più sulla morte violenta e sulle sue vittime.

Il più recente lavoro di Teresa Margolles, infatti, comprende la cronaca acuta e toccante della pervasiva economia di morte che affligge il nord del Messico.

Negli ultimi due anni l'artista ha fissato la propria attenzione sulla creazione di installazioni, dipinti e oggetti partendo dalle tracce materiali ritrovate nei luoghi in cui sono avvenuti gli omicidi, e dalle parole e dai discorsi ad essi associati, presi dai biglietti in cui si dà ordine di uccidere qualcuno, o dai verbali della polizia o ancora dalla cronaca della violenza riportata dai giornali.

¿De qué otra cosa podríamos hablar? sarà una sorta di racconto basato su strategie di contaminazione e di azioni materiali, che coinvolgeranno lo spettatore, sia a livello emotivo che intellettuale, portandolo a riflettere sul modo in cui la violenza e l'odierna economia globalizzata comportino l'impressionante ammissione che un'intera generazione di individui sia da considerarsi una sorta di classe sociale "a perdere", una classe sociale che potrebbe virtualmente scomparire, intrappolata tra la perversa logica della criminalità, quella del capitalismo e quella della proibizione.

Il progetto del Padiglione Messico sarà accompagnato anche da una serie di azioni pubbliche, che estenderanno il concetto della partecipazione di Teresa Margolles a questa 53esima Esposizione Internazionale d'Arte, ai luoghi dove si svolge la Biennale e alle diverse zone di Venezia.

PADIGLIONE MESSICO

Palazzo Rota-Ivancich

Castello 4421

30122 Venezia

Italia

Sono disponibili foto e altri testi, per ulteriori informazioni:


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Simona Pezzano
+39.347.0884713
pezzano.simona@gmail.com

mercoledì 29 aprile 2009

Monet il tempo delle ninfee

A PALAZZO REALE LA MOSTRA "MONET IL TEMPO DELLE NINFEE"
Finazzer Flory: "Un'esposizione per ripensare il rapporto con la natura"

Milano, 29 aprile 2009 – "Con Monet - il tempo delle ninfee abbiamo voluto porre tre questioni: Monet non è il padre dell'impressionismo ma dell' 'immersionismo', dobbiamo immergerci nelle cose per vederle. La seconda questione è che questa mostra é dedicata a chi vuole imparare a guardare, perché guardiamo in modo superficiale, approssimativo e incapace di generosità e precisione. La terza è di politica culturale. Abbiamo voluto Magritte, abbiamo scelto Monet e desideriamo l'anno prossimo Cezanne. Il tema è sempre lo stesso: ripensare il nostro rapporto con la natura, il paesaggio e l'identità dei luoghi".

Lo ha detto l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory intervenendo questa mattina alla presentazione della mostra Monet – il tempo delle ninfee in programma a Palazzo Reale da domani, 30 aprile, al 27 settembre.

Grazie al più grande prestito mai concesso all'estero dal Museo Marmottan Monet, la mostra si sviluppa intorno a 20 grandi e grandissime tele che il padre dell'impressionismo ha dedicato allo studio delle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny.

Nel 1890 Claude Monet acquista la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna, a nord di Parigi. Fino ad allora aveva condotto un'esistenza da nomade, alla ricerca dei mutamenti della luce, dalla Normandia all'Italia, dall'Inghilterra alla Norvegia.

Quando acquista la casa di Giverny, Monet è a metà della sua vita. In questa casa vivrà il resto della sua lunga vita, cercando senza sosta di realizzare quella che considera ormai la fonte di ispirazione più importante per la sua arte: il suo giardino. Accanto al giardino francese, con i fiori che ha piantato in un primo tempo, egli costruirà quello giapponese: qui, in uno stagno circondato da salici, fioriranno le più diverse specie di ninfee.

Proprio a questi trent'anni della sua vita, al "tempo delle ninfee", è interamente dedicata la mostra allestita nelle sale nobili di Palazzo Reale.

Il cuore del percorso espositivo è costituito da 20 capolavori di Monet, mai usciti in questa quantità e qualità dal Museo Marmottan: venti grandi tele dipinte tra il 1887 e il 1923, che ci restituiscono il percorso che lo ha portato a cercare di trasferire, dal suo giardino alla sua arte, i salici piangenti, le ninfee, i ponti giapponesi, le rose e gli iris che lo popolano.

Realizzate nei primi due decenni del secolo, mentre si affermavano il Cubismo e le avanguardie, le ninfee di Monet sono l'atto potente di un genio artistico che va oltre il proprio tempo e che dalla lontana invenzione della pittura en plein air oltrepassa tutta la cultura successiva superando di un sol colpo la pittura da cavalletto per addentrarsi in nuovi paesaggi astratti che insegneranno a tutto il Novecento un nuovo modo di vedere la natura. Le ninfee sono infatti il punto di arrivo di un'utopia progettata e realizzata nell'ultima stagione della vita, di un'idea totalizzante di rifondazione della pittura che, partendo dai colori vivi e dai paesaggi senza orizzonte delle stampe giapponesi, si porrà come uno dei grandi contributi alla pittura moderna, non inferiore, come affermerà Picasso nel 1944, alla linea tracciata da Cézanne e dal Cubismo.

L'arte giapponese ha avuto un ruolo determinante nella vita e nella ricerca artistica di Monet: in mostra sono esposte, a rotazione per ragioni conservative, 52 stampe di Hokusai e Hiroshige, provenienti dal Museo Guimet di Parigi.
Monet non è il solo pittore ad essere influenzato dalle produzioni giapponesi che ormai circolavano in Europa, ma è sicuramente il maggiore collezionista con 276 stampe nella tradizione ukiyo-e. Il suo maggiore interesse è la lettura del paesaggio e della natura attraverso un loro frammento e la serialità delle vedute, in particolare quelle del Monte Fuji e dei fiori di Hokusai, così come quelle delle acque e dei ponti di Hiroshige.
Il confronto tra l'idea di paesaggio nell'arte giapponese e le opere di Monet è infine completato dall'esposizione di una serie di preziose fotografie dell'Ottocento, dipinte a mano, di giardini giapponesi.

"A corredo della mostra – spiega Finazzer Flory – sono previsti eventi paralleli che intrecciano musica e poesia del tempo impressionista per trasformare Palazzo Reale in un giardino in cui si possano sentire musiche di Debussy e Ravel, la poesia di Baudelaire, Rimbaud e Verlaine. E siccome uno dei temi fondamentali dell'Expo è l'acqua, con questa esposizione abbiamo voluto dare una risposta estetica, simbolica e quindi politica al senso che l'acqua riveste per l'uomo".

La mostra, promossa dal Comune sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero degli Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Consolato Generale del Giappone a Milano, ha il privilegio di promuovere un'inedita collaborazione tra due grandi istituzioni francesi come il Museo Marmottan Monet, che fu creato alla morte del Maestro da eredi e amici e custodisce la più vasta e importante collezione al mondo della sua opera, e il Museo Guimet, il più grande museo d'arte orientale in Europa.

Ideata e curata da Claudia Zevi & Partners, l'esposizione si avvale di importanti contributi: da quello di Michel Draguet, che ha studiato a lungo la trasformazione della pittura di Monet negli anni in cui si è dedicato alla costruzione del suo giardino, a quello di Marco Fagioli, uno dei maggiori esperti del "giapponismo" nelle arti figurative europee alla fine dell'Ottocento e massimo conoscitore della fotografia giapponese della seconda metà del XIX secolo, di cui la mostra presenterà diversi e rari esempi, a quello di Hélène Bayou, direttrice del dipartimento giapponese del Museo Guimet.

La mostra è prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Edison, Civita, 24 ORE Motta Cultura e Giunti Arte mostre musei, che ne pubblica anche il vasto catalogo, curato da Claudia Beltramo Ceppi con testi di Jacques Taddei, Hélène Bayou, Michel Draguet, Marco Fagioli e Delfina Rattazzi.




Monet
IL TEMPO DELLE NINFEE
Milano, Palazzo Reale
30 aprile – 27 settembre 2009

Orari
da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19.30
lunedì, dalle 14.30 alle 19.30
giovedì, dalle 9.30 alle 22.30
(la biglietteria chiude un'ora prima)

Biglietti
Intero 9 euro
Ridotto 7,5 euro per gruppi di almeno 15 persone, minori di 18 e maggiori di 65 anni, studenti fino a 26 anni, portatori di handicap, Forze dell'ordine non in servizio, insegnanti, titolari di coupon e convenzioni, possessori di CartaViaggio Trenitalia e del biglietto ferroviario Eurostar AV Italia con destinazione Milano, possessori Cartapiù Feltrinelli (con accompagnatore) e dipendenti Feltrinelli, possessori biglietto ingresso Orticola (valido solo nei giorni 8-9-10 maggio 2009)

Ridotto speciale 4,50 euro per gruppi scolastici di ogni ordine e grado, abbonati annuali e dipendenti ATM

Ingresso gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile, funzionari della Soprintendenza per i Beni Architettonici, giornalisti accreditati, soci ICOM

Prenotazione
Individuale 1,5 euro
gruppi (massimo 25 persone) 25 euro
gruppi scolastici (massimo 25 alunni) 10 euro

Audioguide
Singola 5 euro
Doppia 7 euro
Family (due adulti + 1/2/3 bambini fino a 12 anni) 10 euro

Visite guidate
Su prenotazione, per gruppi di massimo 25 persone
Scuole 60 euro
Gruppi 100 euro
Lingua straniera 120 euro
Le tariffe sono comprensive dell'uso dei sistemi di radiocuffie (microfono per la guida e auricolari per il gruppo), obbligatorio per i gruppi

Noleggio dei sistemi di radiocuffie per gruppi con guida propria 30 euro


Percorsi didattici
Per la scuola dell'infanzia, primo ciclo della scuola primaria e famiglie, è stato allestito il percorso "Fiori e colori nel giardino del pittore Monet" alla scoperta dei fiori e dei colori del giardino sognato e dipinto da Monet. A cura della Sezione Didattica di Palazzo Reale.
Costo: per classe (massimo 25 alunni) 13 euro
Gratuito per famiglie

Info e prenotazioni
tel. 02.860649 - FSP.GiovaniPalazzoRealeDidattica@comune.milano.it

Info e prenotazioni
www.mostramonet.it
servizi@civita.it tel. 199.199.111 - 02.4335.3522


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