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mercoledì 24 gennaio 2018

Mostra fotografica "Invisible Light", di SHEILA McKINNON. Roma,14-24 febbraio 2018


INVISIBLE LIGHT
mostra fotografica di
SHEILA McKINNON

Dal 14 febbraio al 24 febbraio 2018
Dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18

Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina - Camera dei deputati
Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 - Roma

Ingresso libero


La fotografia cattura le realtà della nostra società più di ogni altra forma di comunicazione visiva. Il lavoro di Sheila McKinnon pone l'attenzione su due dei più pressanti problemi del nostro tempo: diritti delle donne/educazione delle ragazze e cambiamenti climatici. 

Da una parte è una dei pochi fotografi che offre un'originale prospettiva di entrambi i problemi – in particolare il primo. 

Il suo lavoro sensibilizza gli spettatori sulla dignità ivi contenuta, la naturale joie de vivre, quando documenta le attività eseguite dalle donne e dalle ragazze in paesi in via di sviluppo con condizioni sociali che le lega ai sistemi nei quali sono inoculate - la continuità dei costumi e la tradizione di leggi ed atteggiamenti in corso da generazioni. 

Nelle sue immagini riguardanti il clima, McKinnon espone la bellezza del nostro pianeta - riassumendo l'impetuosità atmosferica che aleggia sopra e sotto - legata alla terra, in una tavolozza pittorica di spettacolari colori e disegnando la naturale fenomenologia che sgorga dalla pancia della terra.

La sua fotografia e il processo creativo con cui viene presentato invitano a una discussione, che dovrebbe espandersi attorno a tutto il globo su vari livelli, sugli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni migranti, sul nostro approvvigionamento di cibo e acqua e sui tanti svariati modi in cui la nostra reale esistenza è minacciata dall'invasione del cambiamento climatico. Novantasette paesi sono d'accordo su questo e si sono impegnati a partecipare attivamente per invertire il problema.

La mostra è patrocinata dall'Ambasciata del Canada e da Kyoto Club.


SHEILA MCKINNON 
(www.sheilamckinnon.com)
Sheila McKinnon è una rinomata fotografa, giornalista e artista multimediale di origini canadesi, che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Italia. 

Ha lavorato per le principali testate a livello mondiale, come The New York Times, Newsweek e Condé Nast, e con numerose pubblicazioni italiane incluso la Repubblica, il Messaggero, Corriere della Sera, l'Espresso, etc.

McKinnon ha collaborato con organizzazioni umanitarie ed agenzie UN come UNICEF, FAO, UNFPA, IDLO e molte altre.

Ha fatto importanti esposizioni al Museo di Roma in Trastevere, al Palazzo Ducale a Genova, al The Robert F. Kennedy International House of Human Rights a Firenze, al Palazzo delle Esposizioni a Roma e in occasione del G8 a Siracusa, Sicilia, nel 2009, la sua mostra Invisible Women è stata presentata dal Ministero dell'Ambiente italiano.

Ha pubblicato diversi libri e le sue opere sono ricercate da collezionisti in tutto il mondo. 

Una selezione di 22 immagini di grande formato sono parte della collezione permanente del patrimonio culturale dell'Italia.

Per maggiori informazioni: 
http://www.sheilamckinnon.com/bio_it.pdf


venerdì 19 gennaio 2018

Tiziana Tommei - SetUp 2018 | Enrico Fico - Simone Lingua. Bologna, 1/4 febbraio 2018

Dal 1 al 4 febbraio 2018, Tiziana Tommei sarà presente a SetUp Contemporary Art Fair 2018 a Palazzo Pallavicini, Bologna, con un progetto espositivo incentrato su due artisti e ideato a partire dal tema proposto quest'anno - l'attesa

In linea con la scorsa edizione, a cui aveva preso parte come Galleria 33, Tiziana Tommei torna quest'anno a sostenere il lavoro di Enrico Fico (Napoli, 1985), artista candidato con l'opera WAX sia al premio SetUp che al premio Tiziano Campolmi. 

Accanto a questa conferma, una nuova proposta: Simone Lingua (Cuneo, 1981), nome emergente dell'arte cinetica e optical. 

In risposta al tema dato, Tiziana Tommei ha voluto concentrarsi su di un componente particolare dell'attesa, che, come essa stessa scrive nell'incipit del testo critico è «quello stato di sospensione in cui perfino gli opposti possono convivere in armonia». 

Essa mette al centro una riflessione, affermando: «insita nell'attesa stessa è la logica della contraddizione: uno stato di apparente pax e stasi in cui in verità tutto scorre e che, in potenza, reca già in sé l'oggetto o evento in procinto di manifestarsi». 

Da qui la decisione di affiancare in mostra due artisti e insieme «due linguaggi artistici - e insieme due modi di vedere e concepire l'arte - molto distanti tra loro, se non addirittura assolutamente antitetici […] Da un lato il tono introspettivo e silenzioso, riservato ed emotivo, autobiografico ed ermetico del lavoro di Fico; dall'altro il carattere dinamico e programmato, estetico e scientifico, cinetico e ipnotico delle opere di Simone Lingua». Il titolo del testo, "Poesia interrotta", è allineato con l'aspetto dell'antinomia e rafforzato in un ossimoro dalla dichiarazione aperta e diretta che apre lo scritto: «Ho sempre amato le attese».
 
Enrico Fico presenta tre progetti inediti: WAX, Sótto pèlle e Selected Objects. Opere di piccolo formato, nelle quali la cera è assoluta protagonista. Anche in queste nuovi lavori, egli mantiene al centro della sua ricerca il rapporto tra immagine e testo: un nodo che egli non vuole sciogliere, ma indagare in ordine alla sua entità ed essenza. Selected Objects rappresenta la proiezione in formato di sculto-installazione di Ghiandole, collezione presentata lo scorso anno a SetUp. 

Se in queste opere sono (ancora) gli oggetti inanimati il vocabolo di espressione scelto, WAX e Sótto pèlle segnano nel percorso di Fico l'inizio di un'indagine rivolta alla figura umana. Con l'apertura di WAX l'artista sceglie per la prima volta come soggetto il corpo umano (e il ritratto) e in Sótto pélle si spinge oltre. Tiziana Tommei descrive come segue quest'ultimo progetto: «Immagini mentali di un corpo fisico. 

Frammenti astratti di nudo, scomposto, indagato e catturato, eppure non deducibile persino nella sua entità immanente. Ombre, profili e dettagli nella quali non viene restituito nulla di epidermico e dove tutto è sublimato. Ogni scatto trascende la realtà sensibile, la pelle e le membra, per divenire un fatto intimo e personale, volutamente non intellegibile».
 
Simone Lingua espone in forma di installazione una delle sue ultime sperimentazioni in ambito cinetico: la cupola. Plexiglass cromato e verniciato, 60 cm di diametro e 30 di profondità: attraverso questa nuova dimensione, l'artista studia i riflessi di grafiche geometriche diverse su di una superficie convessa, creando nuovi cinetismi, che vengono perfezionati con effetti optical. 

Come scrive Tiziana Tommei «Per capire veramente l'arte cinetica di Simone Lingua occorrerebbe seguirne tutte le fasi di creazione: dall'ideazione, alla progettazione fino alla realizzazione dell'opera. Noi vediamo il risultato di un processo molto complesso: esso muove da un'idea puramente astratta, che immediatamente dopo si traduce in segno grafico - disegno a mano libera - per poi prendere forma attraverso i materiali. […] Il fulcro di tutto è il riguardante, o meglio il suo sguardo. 

L'artista, nel corso dell'iter creativo, è chiamato continuamente a misurarsi con il punto di vista dello spettatore. Potremmo definirla un'empatia di sguardi, una relazione a tre, tra soggetto che osserva, autore e oggetto osservato […]. Si cerca, attraverso la sperimentazione, di sorprendere e catturare l'altro, di mantenere la sua attenzione, invitandolo a lasciarsi trasportare».
  

Informazioni tecniche
Spazio/Stand A6: Tiziana Tommei
Artisti: Enrico Fico, Simone Lingua
Communication Manager
Amalia Di Lanno
SetUp Contemporary Art Fair 2018
1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24, Bologna
Preview
giovedì 1 febbraio, ore 20.00 > 24.00
Apertura al pubblico
giovedì, ore 21.00 > 24.00
venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00
domenica, ore 11.30 > 22.00

Ingresso € 7,00

Ingresso gratuito per i bambini di età inferiore a 7 anni

mercoledì 17 gennaio 2018

Mostra “IDENTITÀ IMPROBABILI. PAOLO RADI ED EMANUELA FIORELLI”

Musei di San Salvatore in Lauro 

A cura di: Giovanni Granzotto

Testi: Giovanni Granzotto, Alessia Carlino

Catalogo: Il Cigno GG Edizioni

INAUGURAZIONE venerdì 19 gennaio 2018 ore 19.00

 
«La trasformazione è data dall'unione di materiali diversi che, insieme, si completano ed evocano il passaggio da un luogo all'altro, da un tempo a un altro tempo». Racchiude questo "Identità Improbabili" l'esposizione - organizzata da "Il Cigno Edizioni" in collaborazione con Studio d'Arte GR e curata da Giovanni Granzotto - degli artisti Paolo Radi ed Emanuela Fiorelli che verrà inaugurata venerdì 19 gennaio a Roma, nei Musei di San Salvatore in Lauro, nel Complesso Monumentale del Pio Sodalizio del Piceni.
Due artisti diversi, che però si completano, due raffigurazioni opposte che però si toccano, due artisti da sempre impegnati nel dare forma al rapporto tra l'uomo e lo spazio, inteso non solo dal punto di vista geometrico e concettuale, ma anche corporeo e percettivo.

Nelle opere dell'una la razionalità si sensibilizza, in quelle dell'altro la luce diventa armonia del visibile. Entrambi sono però accomunati da una ricerca che si interroga su ciò che appare e ciò che traspare. 

Gli artisti obbligano infatti gli spettatori ad avvicinarsi e a retrocedere dalle opere, "costringendoli" a cambiare di continuo il punto di vista, mettendo alla prova la propria percezione.

Paolo Radi utilizza materiali variegati (tra cui anche l'acciaio inox) per dare forma a una membrana-diaframma che sembra pulsare, fremere sottopelle, rivelando senza mai svelare completamente il proprio contenuto. 

In parte occultata, in parte ancora visibile, la scultura racchiusa all'interno è resa impalpabile, come fosse stata disancorata dal suo peso e stesse per involarsi. 

«Per me la luce è l'elemento più evocativo. E poi c'è il buio. I neri che utilizzo in molte opere sembrano aprire a qualcosa, ma in realtà non aprono a nulla. Possono essere intesi come ricordi che vanno e che vengono», racconta l'artista romano che orienta la propria ricerca verso lo studio delle qualità formali dell'immagine, rintracciando e analizzando, all'interno della storia dell'arte, l'opera di personalità affini al proprio percorso tra cui Kazimir Malevič e Ben Nicholson. "Identità improbabili" verosimilmente racchiude tutto questo.

Le sculture di Emanuela Fiorelli sono la trasposizione di uno schema mentale preordinato che, attraverso la distensione e l'ordito di un filo elastico prende la forma di piani e volumi. «Sono evidentemente affascinata dalla geometria ma allo stesso tempo mi piace anche metterla in discussione».

Ed è proprio la geometria ad accumunare i due artisti, che sono, tra le altre cose, anche marito e moglie. «La geometria come la intendiamo noi non completa come quella tradizionale, ma nega quasi se stessa».

La mostra pensata per gli ampi spazi del Museo, prevede anche l'esposizione di nuove opere dei due artisti capitolini ispirati al tema del passaggio, mondo intermedio di transizione tra sensibile e intellegibile ovvero, attraversamento da uno stato fisico ad uno stato mentale.

Si delinea infatti nelle ultime opere di Radi una caratteristica che lui definisce "intarsi" forme tagliate dove si va a focalizzare l'opera stessa in una sorta di ascesi di luce e abisso di silenzio.

Il taglio è anche il protagonista delle ultime opere della Fiorelli che, come scrive lei stessa, «sono sottrazioni alla continuità, confine che delinea un'apertura all'altrove».

La mostra prevede anche la presentazione di alcune installazioni dei due artisti che si articoleranno nei suggestivi spazi dei Musei di San Salvatore in Lauro.


Musei di San Salvatore in Lauro
Piazza San Salvatore in Lauro, Roma

Dal 19 gennaio al 28 febbraio 2018
Orari e giorni: dal martedì al venerdì: 10.00-13.00 / 15.30-18.30
Sabato: 10.00-13.00; domenica e lunedì chiuso.
  
Informazioni: Il Cigno GG Edizioni, tel: 06 6865493

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"La luce dell'anima" di Ghitta Carell in mostra al Salone della Cultura 2018 - Milano, 20 e 21 gennaio 2018

 FONDAZIONE 3M:
"LA LUCE DELL'ANIMA" DI GHITTA CARELL
IN MOSTRA AL SALONE DELLA CULTURA 2018 

Il 20 e 21 gennaio 86 ritratti di Ghitta Carell tratti dall'Archivio
della Fondazione 3M saranno esposti negli spazi di SuperStudio Più di Milano

In mostra anche le creazioni di gioielli in argento realizzate dagli allievi del corso di lavorazioni artistiche e oreficeria della scuola professionale Galdus ispirate dai ritratti di Ghitta Carell

Milano, 16 gennaio 2018 – In occasione della seconda edizione del Salone della Cultura in programma il 20 e il 21 gennaio a Milano presso gli spazi di SuperStudio Più, Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione e proprietaria di uno storico archivio fotografico di oltre 110 mila immagini, presenta la mostra "La Luce dell'Anima" della fotografa Ghitta Carell.

Curata dal critico fotografico Roberto Mutti, la mostra "La luce dell'anima" raccoglie 86 scatti realizzati fra la fine degli anni Venti e la seconda metà degli anni Cinquanta, che rappresentano il panorama dei profondi mutamenti di cui l'Italia è stata protagonista, visti attraverso i volti, le posture, gli abiti e gli stili dei personaggi ritratti da Ghitta Carell.

Ghitta Carell, affermata ritrattista nella Roma degli anni Trenta, ha origini ungheresi. Dopo aver frequentato dei corsi a Budapest, con un fotografo ufficiale della corte austroungarica, poi a Leipzig e a Vienna, nel 1924 si trasferisce a Firenze, dove frequenta gli ambienti intellettuali della città. La fotografa lavora anche a Milano, dove ritrae i personaggi del mondo della finanza. Introdotta alla corte di casa Savoia, nel 1928 apre un nuovo studio a Roma, dove passeranno tutti gli esponenti più in vista della classe dirigente dell'Italia di quegli anni, dai politici agli aristocratici.

Ghitta Carell è stata spesso definita come l'interprete del mondo del potere, grazie alle sue opere più famose realizzate negli anni Trenta, in piena era fascista: i ritratti di Mussolini, di Pio XII e di molti nobili. La sua opera, tuttavia, è assai più complessa, come dimostrano i ritratti di persone comuni e le molte immagini di politici del dopoguerra, quali Giulio Andreotti, Giuseppe Saragat, Giovanni Gronchi, Alcide De Gasperi, di scrittori come Cesare Pavese, di attrici come Valentina Cortese, di personaggi come Walt Disney e di giornalisti come Camilla Cederna.

L'opera di Ghitta Carell è caratterizzata da un modo di operare apparentemente semplice – usava una macchina a lastre nel formato 18x24, più raramente una Rolleiflex 6x6 – Ghitta Carell era attenta alla composizione, rigorosa nella scelta delle luci, raffinata nella stampa che curava personalmente, così come gli accurati interventi di ritocco per migliorare il risultato finale.

Il Salone della Cultura, giunto alla sua seconda edizione dopo aver raccolto lo scorso anno oltre 35.000 visitatori, rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del libro e della cultura in generale. L'obiettivo della manifestazione è quello di offrire agli editori, espositori, librai dell'usato, collezionisti, e librai antiquari – ALAI (Associazione Librai Antiquari Italiani) che esporranno grande visibilità, coinvolgendo nel contempo il pubblico partecipante all'interno di un vero e proprio contenitore culturale attraverso esperienze formative e interattive.

Per la seconda edizione del Salone della Cultura continua inoltre la partecipazione della scuola professionale Galdus e dei suoi allievi. La manifestazione ha affidato parte dell'accoglienza e dell'allestimento agli studenti del corso di informatica gestionale per turismo, eventi ed azienda della scuola e ospita in uno spazio dedicato i segreti dell'arte orafa e le sue nuove forme, i suoi maestri e i giovani orafi di domani, in una Milano che, ancora oggi, è uno dei 5 distretti italiani dell'oreficeria.

Sono in mostra le creazioni di gioielli in argento, che gli allievi del corso di lavorazioni artistiche e oreficeria della scuola professionale Galdus hanno ideato e realizzato ispirandosi alle tiare indossate dagli esponenti delle famiglie reali dei ritratti di Ghitta Carell di Fondazione 3M, rivisitandole alla luce degli status symbol di oggi. 

Tra anelli, ciondoli e bracciali sarà possibile viaggiare dagli anni Trenta ad oggi attraverso i gioielli indossati dai più giovani. La tiara, indossata fin dall'antichità come segno di distinzione, ha ritrovato un grande successo a partire dalla fine del '700 per comparire oggi in occasione di nozze ed eventi con dress code. Al pubblico verrà offerta la possibilità di sperimentare alcune tecniche dell'arte orafa in due laboratori dedicati al gioiello di carta e alle sculture libro, con la guida degli allievi e maestri orafi del corso di lavorazioni artistiche e oreficeria. 

Tra i maestri dell'arte orafa milanese di oggi Italo Antico, maestro di scultura e orafo, premio Compasso d'Oro 2011, espone alcune sue sculture gioiello in dialogo con gli allievi e i maestri orafi della scuola professionale Galdus: Rossana Ricolfi, Rosa Maria Venetucci, Dario Mambretti, Bruno Spinazzè.


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martedì 2 gennaio 2018

Museo in erba a Lugano. Mostra-laboratorio di Arman



"L'avventura degli oggetti - Arman" 

Fino al  4 marzo 2018

Museo in erba - Riva Caccia 1A
Galleria Central Park 1° piano, 6900 Lugano

A due mesi dall'inaugurazione, "L'avventura degli oggetti – Arman" - una mostra-laboratorio particolarmente intrigante - registra un grande successo di pubblico. Sono numerosi i bambini e le famiglie che visitano il Museo in erba ogni settimana perscoprire la proposta d'arte che arriva dal Centre Pompidou di Parigi ed è dedicata all'opera di Arman. 

La scelta di rinnovare la collaborazione con il rinomato museo francese si rivela ancora vincente.

Realizzata dal Dipartimento "Jeune Public" del museo francese(responsabile del progetto Odile Fayet – designer lo svizzero Adrien Rovero), questa mostra per l'infanzia rappresenta un'opportunità unica e imperdibile per il giovane pubblico che, grazie all'accattivante scenografia, si trova immerso nel cuore di un'officina poetica che pullula di oggetti. 

In un percorso didattico, e allo stesso tempo coinvolgente e vivace, i più piccoli sperimentano in prima persona i gesti di Arman, esponente del Nouveau Réalisme che traeva ispirazione dai materiali prodotti dalla società dei consumi
L'esposizione del Centre Pomipdou permette di scoprire in modo giocoso e attivo la tecnica artistica di Arman e di comprendere le infinite possibilità di utilizzo degli oggetti del quotidiano per creare un'opera d'arte. 
I bambini rimangono affascinati dalle accumulazioni di scarpe, orologi, automobili e restano a bocca aperta di fronte alle sculture monumentali dell'artista che possono vedere in un filmato, alla fine del percorso. 
Non da ultimo, imparano a collaborare ad un'opera collettiva, e ciò che nasce dalla loro fantasia è sorprendente: da anonime scatole di plastica nascono in pochi minuti personaggi, edifici o città meravigliosi che trasformano continuamente lo spazio del museo. 
La mostra piace persino ai bimbi più piccoli, di neanche 2 anni, che trovano alcune postazioni dove possono facilmente conoscere gli oggetti, toccarli, manipolarli, ordinarli, dividerli per colore o per tipo e divertirsi insieme ai genitori o ai nonni. L'oggetto e il gesto diventano il filo conduttore e permettono l'incontro fra Arman e l'universo sensoriale del bambino.
Molti sono anche i partecipanti agli atelier che il Museo in erba propone il mercoledì pomeriggio e nel week-end. Il programma comprende laboratori su Arman, sui Nuovi Realisti, sulle opere del Pompidou e sui grandi nomi della storia dell'arte. 

Breve biografia di Arman (Nizza 1928 – New York 2005)
Arman (Arman Pierre Fernandez) è un pittore e scultore francese, che Inizia a interessarsi agli oggetti da bambino. 

«Da sempre - diceva - provo una grande passione per gli oggetti  […]. Oggi mi interesso soprattutto agli oggetti che, troppo spesso, sono già stati buttati via o utilizzati pochissimo. È fra questi scarti che trovo la materia prima per le mie creazioni. Svelare i misteri, la poesia degli oggetti  è il centro del mio lavoro».  
Infatti, fin da piccolo, Arman è circondato dagli oggetti. Sua nonna colleziona bottoni, suo padre è antiquario e rigattiere. 

Adora i timbri di ogni tipo, con le cifre, le lettere, i motivi più svariati: li utilizzerà più tardi per creare i suoi sigilli.
Da giovane Arman fa judo e a un certo punto riflette se diventare professionista.  È molto abile anche nel gioco del "Go" che gli permette di approfondire strategia e azione. 

Nelle sue opere riutilizzerà queste esperienze. Adulto, Arman diventa artista. Colleziona oggetti nuovi o usati, li ammucchia/ammassa/rac-coglie/raggruppa per realizzare le sue accumulazioni.

Per le sue "Colères" rompe mobili, televisori, strumenti musicali grazie alla sua forza di judoka. Senza alcuna pietà taglia e riassembla l'oggetto a modo suo nella serie "Coupes". Ciò che lo appassiona innanzitutto sono gli innumerevoli modi di trasformare un oggetto per scoprirlo sotto una nuova luce.

Il Museo in erba è stato inaugurato nel 2000 a Bellinzona e si è trasferito a Lugano nel 2016. Nato come prima antenna estera del Musée en Herbe di Parigi è ora autonomo e aperto a collaborazioni svizzere ed europee. 
È un museo diverso, uno spazio didattico dove si presentano esposizioni concepite per i bambini attraverso una pedagogia originale basata sul gioco e sull'umorismo. 
Unico nel suo genere in Ticino, seguito con attenzione anche dalla stampa italiana, è stato visitato da più di 133'000 bambini e ragazzi divertiti ed entusiasti delle loro scoperte. 
Stimolando la loro fantasia, coinvolgendoli emotivamente nel momento della scoperta e attivamente nell'atelier, il Museo in erba dà loro delle "chiavi" per avvicinarsi con attenzione diversa alla cultura, in particolare alle opere d'arte conservate nei musei. 
Il Museo in erba è inoltre riconosciuto dall'Associazione dei Musei Svizzeri e ha ricevuto il Premio Coop Cultura 2001 per l'originalità dell'iniziativa.



Orari del Museo in erba:  Lunedì-Venerdì: 8.30 – 11.45 / 13.15 – 16.30 
Sabato, domenica e vacanze di Natale: 14.00 – 17.00
Apertura straordinaria: 6 gennaio: 14.00 – 17.00.
Entrata Fr. 5.- 
Programma atelier e informazioni sulle attività del Museo in erba: 
tel: 0918355254  

Il Museo in erba, Riva Caccia 1a, CH – 6900 Lugano

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lunedì 1 gennaio 2018

“CENTO GIORNI DI SOLITUDINE” LA MOSTRA DI NIDAA BADWAN ARRIVA A SIENA. Dal 22 Gennaio al 2 Febbraio 2018 la Galleria Olmastroni di Siena ospita le opere dell’artista e fotografa emiratina con cittadinanza palestinese.

Dal 22 Gennaio al 2 Febbraio 2018 la Galleria Olmastroni di Siena ospita le opere 
dell'artista e fotografa emiratina con cittadinanza palestinese
"CENTO GIORNI DI SOLITUDINE" 
LA MOSTRA DI NIDAA BADWAN ARRIVA A SIENA

Una mostra che ha girato e sta girando il mondo, approda a Siena. Dal 22 Gennaio al 2 Febbraio 2018 la Galleria "Cesare Olmastroni" a Palazzo Patrizi ospiterà, grazie alla collaborazione tra la Compagnia MOTUS, il Comune di Siena e l'Unicoop Firenze, Sezione soci di Siena, la mostra "Cento giorni di solitudine" di Nidaa Badwan, fotografa emiratina con cittadinanza palestinese, di grande fama internazionale.

La mostra fotografica, che è già stata presentata a Gerusalemme, Kolding, Berlino, New York , Miami,  Dubai, San Marino e in alcune città italiane tra cui Ravenna e Forte dei Marmi, nasce dall'esilio autoimposto dell'artista, che il 19 novembre del 2013 si chiuse in una stanza, la sua piccola e colorata camera da letto di soli nove metri quadrati, e ci rimase venti mesi per protestare contro il conflitto Fatah–Hamas che da anni imperversa in Palestina e nella Striscia di Gaza e per le minacce ricevute da Hamas. 

Alcuni miliziani l'avevano infatti fermata per strada, durante l'organizzazione di un evento artistico, contestandole il mancato uso del velo. Rientrata a casa, dopo 8 giorni di prigionia e di violenze, Nidaa si rinchiuse in un auto-esilio volontario dalla propria comunità, per rimanere nell'unico spazio dove poteva essere libera come donna e come artista. Un esilio vissuto allo scopo di denunciare la condizione di isolamento e di mancanza di libertà che caratterizzano la vita quotidiana della popolazione, in particolare di quella femminile, all'interno di un territorio fortemente militarizzato, dove l'esercizio dei diritti individuali diventa una sfida che si rinnova ogni giorno.

Nei venti mesi trascorsi nella sua stanza, Nidaa ha prodotto gli splendidi autoritratti fotografici che compongono la mostra: opere che secondo alcuni critici d'arte ricordano le nature morte di Jean-Baptiste-Siméon Chardin, i chiaroscuri di Caravaggio, le scene teatralizzate di Jacques-Louis David.

La mostra segna l'inizio delle manifestazioni culturali connesse alla decima edizione di Move Off, rassegna internazionale di danza contemporanea, organizzata dalla Compagnia MOTUS nell'ambito della stagione teatrale del Teatro dei Rinnovati di Siena dal 31 Gennaio al 2 Febbraio 2018. 

La Rassegna ospita compagnie e giovani coreografi provenienti da tutto il mondo (Germania, Regno Unito, Albania, Korea) e, nella serata finale, organizzata dal Comune di Siena in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo, "DIS-CRIMINE" l'ultima produzione degli stessi MOTUS. 

Tra gli eventi, anche il Convegno "Rigener-arti" presso l'Università per Stranieri di Siena nel quale si affronta il tema della cultura come volano per lo sviluppo e la crescita dei cittadini.



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