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sabato 6 aprile 2019

Stefano Picarazzi presenta “La più piccola mostra della Milano Design Week 2019”

Stefano Picarazzi presenta
"La più piccola mostra della Milano Design Week 2019"

L'artista vuole riflettere sul tema della spettacolarizzazione delle arti, attraverso un'opera site-specific "a misura d'uomo"

 

Milano, 5 aprile 2019 – La più piccola mostra della Milano Design Week 2019 sbarca al Fuorisalone: da lunedì 8 a domenica 14 aprileproprio alle porte del Brera Design Districtall'angolo fra Via San Marco e Via Castelfidardo - troverà spazio "Fresh Hell MDW - #TheSmallestExhibitionOfMDW"lnuova mostra di Stefano Picarazziche si ispira alle icone POP del passato rilette in chiave moderna e impreziosite dall'uso della foglia d'oro. 

 

La città di Milano, con un palinsesto di oltre 1.200 eventiper una settimana intera sarà invasa da eventi, installazioni, vernissage, concerti, mostre e tanto altro ancora in un clima di euforia collettiva. Proprio in questo contesto si inserisce "La più piccola mostra della Milano Design Week", chevuole far riflettere sul tema della spettacolarizzazione delle arti e restituire, a chi lo desidera, una dimensione 'a misura d'uomo', intima e personale, un momento di quiete tra la miriade di appuntamenti da non perdere.

#TheSmallestExhibitionOfMDW sarà visitabile gratuitamente, 24 ore su 24, da lunedì 8 a domenica 14 aprile 2019.


La più piccola mostra della Milano Design Week 2019 sbarca al Fuorisalone: da lunedì 8 a domenica 14 aprile, proprio alle porte del Brera Design District - all'angolo fra Via San Marco e Via Castelfidardo - troverà spazio "Fresh Hell MDW - #TheSmallestExhibitionOfMDW", la nuova mostra di Stefano Picarazzi, che si ispira alle icone POP del passato rilette in chiave moderna e impreziosite dall'uso della foglia d'oro. 

La città di Milano, con un palinsesto di oltre 1.200 eventi, per una settimana intera sarà invasa da eventi, installazioni, vernissage, concerti, mostre e tanto altro ancora in un clima di euforia collettiva. Proprio in questo contesto si inserisce "La più piccola mostra della Milano Design Week 2019", che vuole far riflettere sul tema della spettacolarizzazione delle arti e restituire, a chi lo desidera, una dimensione "a misura d'uomo", intima e personale, un momento di quiete tra la miriade di appuntamenti da non perdere.

#TheSmallestExhibitionOfMDW sarà visitabile gratuitamente, 24 ore su 24, da lunedì 8 a domenica 14 aprile 2019.

 

 

"Fresh Hell MDW - #TheSmallestExhibitionOfMDW"

di Stefano Picarazzi

Dove: all'angolo fra Via San Marco e Via Castelfidardo - Milano

Date: dall'8 al 14 aprile 2019

Orari: la mostra è visitabile gratuitamente 24 ore su 24




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www.CorrieredelWeb.it

giovedì 28 marzo 2019

Aurora Maletik. Uno si distrae al bivio...


A cura Takeawaygallery
Testo critico di Massimo Bignardi
Presentazione Barbara Martusciello

Vernissage giovedì 4 aprile 2019 ore 19.00

Una ricerca fotografica orientata a favorire “l’idea del vedere fine a se stesso”, persiste nelle esperienza in corso o, almeno, si dà come linea preminente. È quanto segnalava, già dagli anni settanta, Susan Sontang riflettendo sulla fotografia, estendendo l’analisi al rapporto tra realtà e immagine nella società contemporanea, come chiarisce il sottotitolo, del suo ben noto saggio Sulla fotografia. Tale rilievo investe un concetto più ampio, toccando aspetti che chiamano in causa l’esercizio del vedere, alla luce oggi del ruolo che le immagini hanno nei sistemi della comunicazione, alla capacità che esse mostrano nel rapido e perentorio rinnovarsi delle tecnologie digitali. Eppure quella che genericamente è indicata come fotografia ‘artistica’ ha fatto maggiore presa da quando si è passati dall’analogico al digitale, aprendo lo sguardo ad un ventaglio di esperienze che hanno risposto a quanto affermava Alfred Stieglitz: “La fotografia è la mia passione, la ricerca della verità la mia ossessione”.
Tale esercizio della fotografia connota il registro che tiene insieme i diversi momenti, dettati dalle esperienze condotte in questi anni da Aurora Maletik. Esse seguono un fil rouge narrativo, teso tra il paesaggio, dalla Maletik non riconosciuto come scena, bensì luogo di un dialogo corale con la natura che incornicia Matera con le sue tufacee architetture, fatte affiorate dalla Gravina e la costruzione di un’immagine che si presta a varcare la soglia della visione percettiva del reale e spingersi oltre, in un reale che non può essere condiviso. Uno specchio messo su da Aurora Maletik con cura, disposto, come lei stessa fa intendere dal titolo dato a questa mostra, ove le strade si separano, ossia al bivio. La fotografia si fa specchio e le sovrapposizioni, i costruiti giochi di riflessi intrecciati tra loro, gli sguardi che si allungano sul paesaggio, dichiarano la necessità di Aurora di riconoscere una dimensione interiore, obbligando, avrebbe detto Barthes, lo spettatore a domandarsi chi è effettivamente la figura messa lì in posa, se non è essa il riflesso (direi metafora?) dell’identità dell’artista.
È questo, infatti, un dato evidente che balza all’occhio, seguendo il percorso di immagini qui proposto, dal quale appare chiaro il desiderio dell’artista di tenere insieme la duplicità di uno sguardo che spazia tra interni ed esterni. Il mirino della macchina si muove, cioè, tra una dimensione intimista, ove mette a fuoco una sorta di narrazione che coglie, senza nascondere un certo voyeurismo, figure femminili in interni sfumati, celati da effetti tecnici, da vere e proprie messe in posa e inquadrature che spaziano sul paesaggio. Più che la visione dello skyline della Matera dei nostri giorni, l’attenzione è rivolta ad un luogo direi metafisico, ove i gesti, le figure spostano la loro presenza dalla realtà dello spazio a quella di un luogo mentale, appunto metafisico.
Le sue ‘donne’ conservano, appena accennati, sia i tratti delle menadi, le baccanti dei riti dionisiaci, sia, paradossalmente, quelli delle donne che accompagnano il lamento funebre. Un fotogramma segna il bivio effettivo: ritrae una giovane donna vestita di nero, con gli occhiali scuri e il velo anch’esso nero che sale le scale; in secondo piano la Matera che ascende dai sassi.
Massimo Bignardi

Info:
Dal 4 aprile al 12 maggio 2019
Tutti i giorni dalle 15.00 alle 23.00
Le Tartarughe Eat & Drink
Piazza Mattei 7/8 Roma

Patrocinata da:
Municipio Roma I Centro
Matera Capitale Europea della Cultura 2019
Matera 2019 Open Future

Sponsor:  Diplomatico, Aliani Cantine, Castello di Ramazzano, Basepizza

Contatti
tel: 06 64760520
email: takeawaygallery@gmail.com
https://www.facebook.com/events/851157948562811/
Ingresso gratuito

lunedì 4 marzo 2019

Pino Boresta | Face to face



Face to face. Brevi #performance su richiesta di Pino Boresta

mercoledì 16 dicembre | Black Room MACRO ASILO

venerdì 22 febbraio 2019

A Torino nella splendida location di Palazzo Saluzzo Paesana I LOVE ITALY, la mostra itinerante che promuove i talenti italiani


Dopo il successo avuto in diverse città quali Roma, Venezia e Firenze, la mostra itinerante I Love Italy, partita da Milano nel 2017 con lo scopo di promuovere gli artisti italiani e il made in Italy, prosegue il suo viaggio giungendo a Torino in una location di straordinaria bellezza quale Palazzo Saluzzo Paesana. 

Curata e ideata dallo storico e critico d arte Francesca Callipari, la mostra vedrà in questa occasione la collaborazione dell'Associazione Kouros di Lucca con il patrocinio del comune di Torino, di Lucca e del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi.

I love Italy nasce come reazione spontanea all’immobilismo e all’insoddisfazione che caratterizzano da tempo il nostro Paese e che ci conducono sempre più a guardare oltre i confini come se l’Italia e di conseguenza l’arte italiana non avessero più nulla da dire… 

Obiettivo di questo evento sarà dunque quello di dimostrare come in realtà l'arte italiana sia sempre più viva e ricca di novità e quanto sia importante avviare al più presto una profonda riflessione sul potere dell’arte quale mezzo attraverso cui attuare una rinascita culturale, economica e sociale.   
Come già avvenuto nelle precedenti tappe,  anche per la tappa torinese sono stati selezionati 23 artisti di vario genere, offrendo un’esposizione estremamente variegata, ove scenari surreali ed onirici si accosteranno ad opere dai tratti più realistici, fino ad arrivare a composizioni astratte e concettuali. 
  
Nel corso del 2019 il progetto andrà a toccare altre città italiane, spingendosi anche all’estero dove sono già state attivate delle collaborazioni con gallerie e circoli d’arte allo scopo di promuovere gli artisti emergenti presenti sul nostro territorio ed attuare al tempo stesso un dialogo tra artisti italiani e stranieri che nelle diverse tappe potranno confrontarsi, influenzarsi ed attivare eventualmente delle collaborazioni. 

In mostra le opere di: 

Adina Ungureanu, Alfredo Saviola, Denise Filippetta, Francesca Ghidini, Francesca Scesa, Francesca Sorrentino, Gabriele Giacchino, Giampiero Murgia, Giuseppina Barbanotti, Giusi Bergandi, Luciano Tigani, Majla Chindamo, 
Manuela Chittolina, Maria Gabriella Cilento, Maria Grazia Zanetti, Maria Rosaria Iacobucci, Maria Strangio, Mina Mevoli, Roberta Del Conte, Rosa Liotto, Rosy Mantovani, Silvia Radici, Vittorina Castellano






Dal 8 AL 12 MARZO 2019 
VERNISSAGE: VENERDI' 8 MARZO ORE 18.00 
LUOGO: PALAZZO SALUZZO PAESANA , Via della Consolata 1bis Torino 
CURATORE: Francesca Callipari  
COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito  
TELEFONO PER INFORMAZIONI: 348 8023037 
ORARI APERTURA: tutti i giorni dalle ore 15 alle 20 
E-MAIL INFO: francycall@hotmail.it 




venerdì 8 febbraio 2019

BPB - Blob Pino Boresta

           Blob Pino Boresta di Ignazio Fabio Mazzola | MACRO ASILO                   


Dopo le sue brevi performance su richiesta, questa volta sempre al Marco Asilo nella sala cinema alle 17:00 di sabato 9 febbraio 2019 verrà proiettato il video “BPB Pino Boresta” del regista/artista Ignazio Fabio Mazzola. Presentazione di Roberto Lacarbonara e Nicola Zito.



                                                                   

                                                                      Qui Trailer:


domenica 23 dicembre 2018

Salerno, Collettiva Internazionale “SELFIE / Searching for Identity”,



Mostra Collettiva Internazionale 

dedicata al  Selfie e alla ricerca dell’identità




SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
 “SELFIE / Searching for Identity”
a cura di Sandro Bongiani

Dal 28 dicembre 2018  al 28 aprile 2019


S’inaugura  venerdì 28 dicembre, alle ore 18.00, la mostra collettiva internazionale a cura di Sandro Bongiani dal titolo: “SELFIE / Searching for Identity”, una mostra sull’identità che si sviluppa intorno al tema del selfie e dell’autoritratto. In mostra 72 opere di altrettanti artisti internazionali che hanno sviluppato con diverse tecniche espressive una ricerca improntata sulla continua evoluzione delle sensazioni contrastanti della contemporaneità mettendo in luce l’essenza problematica e vera del nostro precario esistere.



Quale identità?


Viviamo in un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro inquieto esistere. Come scrive nella presentazione Sandro  Bongiani: La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. L'essere ridotto a “una dimensione” evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un’io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di “essere” nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità per trovare se stesso. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo costretti tutti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.      


Artisti presenti: Guglielmo Achille Cavellini I Picasso Gaglione I Luc Fierens I Reid Wood I  Noriko Shimizu I John M. Bennett I Rosalie Gancie I Mailarta I Snappy I Maria Alejandra Besozzi I Matthew Rose I Miguel Jimenez I Coco Gordon I Cracker Jack Kid I Mustafa Cevat Atalay I C. Mehrl  Bennett I Fernando Aguiar I Monsenhor enVide neFelibata I Anja Mattila I Marina Salmaso I Remy Penard I Pedro Bericat I Michel Della Vedova I Maria Josè Silva – Mizè I Clemente Padin I Maya Lopez Muro I Jacob de Chirico I Ruggero  Maggi I Emilio Morandi I Ernesto Terlizzi  I Mauro Molinari I Pier Roberto Bassi I Rolando Zucchini I Gino Gini I Carlo Iacomucci I Fernanda Fedi I Claudio Grandinetti I Luisa Bergamini I Giovanni Fontana I Enzo Patti I Giancarlo Pucci I Vittore  Baroni I Elisa Zadi I Marcello Diotallevi I Alfonso Caccavale I Alessandra Angelini  I Antonio Sassu I Calogero Barba I Anna Boschi I Giovanni Bonanno I Lamberto Caravita I Bruno Cassaglia I Maria Credidio I Renata e Giovanni Stada I Maria Grazia Martina I Cinzia Farina I Domenico Severino I Daniele Virgilio I Gian Paolo Roffi I Antonella Sassanelli I Gianni Romizi I Pierpaolo Limongelli I I Santini del Prete I Lancillotto Bellini I Domenico Ferrara Foria I Bruno Pierozzi I Claudio Romeo I Fulgor G. Silvi I Roberto Scala I Francesco Cornello I Fiorentina Giannotta I Roberta Savolini.


 “SELFIE / Searching for Identity”
SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY 
Inaugurazione: venerdì  28 dicembre 2018, ore 18.00
Via S. Calenda, 105/D  - Salerno,  Tel/Fax 089 5648159  
e-mail: bongianimuseum@gmail.com     
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

Salerno “SELFIE / Searching for Identity”








Mostra Collettiva Internazionale 

dedicata al  Selfie e alla ricerca dell’identità






Quale identità ?
Mai prima d’oggi l’uomo si era trovato di fronte a una situazione di “s-naturazione totale” come ai nostri giorni. La civiltà tecnologica ha sconvolto il normale rapporto uomo-natura, frantumato il consueto concetto di spazio/tempo e consolidato il senso della perdita. La rapidità e l’accelerazione della nostra esistenza ha condizionato negativamente tutta la civiltà moderna. L’isolamento del nostro tempo da quello della natura, il movimento continuo e nomade dei nostri spostamenti è diventato un elemento essenzialmente “artificiale” non più legato ai normali ritmi. La dimensione spazio-tempo della terra e dell’universo si è contratta a tal punto da cedere il passo alla velocità della trasmissione televisiva in tempo reale in una dimensione essenzialmente “immateriale” e inoggettiva. Una società  capitalistica che ha perso i consueti punti di riferimento e ha creato la costrizione e il grande vuoto dell‘uomo contemporaneo; ormai nulla è misurabile, non esistono più neanche modelli stabili. Viviamo in una situazione molto precaria dove gli spostamenti, le comunicazioni in tempo reale, la televisione, l’uso distorto dei social come Facebook, Instagram,  il paranoico e maniacale selfie fotografico, assieme ad altri fattori contingenti hanno modificato e cancellato l’identità di ognuno di noi. Spesso cambiamo l’identità di ciò che siano a seconda, del contesto in cui ci troviamo utilizzando gli stessi gesti e lo stesso linguaggio, forse per paura di essere emarginati; abbiamo paura di apparire “diversi” dagli altri e quindi guardiamo l’altro” nel tentativo di essere la stessa persona. In questo confronto vi è l’urgenza di ridisegnare i contorni dell’io, l’io e l’altro sono continuamente coinvolti e condizionati in un processo  trascorrente e indeterminato di definizione e rimodulazione. L’alterità significa confronto tra l’io e l’altro e ci suggerisce somiglianza, differenza e modo di stabilizzare un’identità. Inoltre,  è anche la capacità di cambiare, di attraversare i confini certi e diventare “altro”. Con l’alterità si creano nuovi confini, ma anche nuovi limiti. Con l’assimilazione e la simulazione si tende a eliminare la distinzione e la diversità in un processo in base al quale l’alterità dell’altro (o la nostra), viene chiamata ad uniformarsi. Per certi versi, l’uomo contemporaneo perpetua i concetti di assimilazione, di somiglianza e di diversità. Tuttavia, “essere” significa non uniformarsi a nessuno; non desiderare di raggiungere la somiglianza in alcuna cosa. La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e  dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando  i consueti concetti tradizionali  sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo  complicatamente inespressivo e inutile. Solo l'artista, da bravo e curioso analista, mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere. Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell'attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. Viviamo in  un'epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da  una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente  il nostro vivere. L’uomo potrà tentare di superare i suoi limiti e le sue certezze ma, non dovrà perdere la coscienza di sé, del suo “io personale” e la differenza “dell’altro”.  L'essere ridotto  a una dimensione evidenzia  in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell'altro e negando la conoscenza di un io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti  e  normali  smantellano la costruzione di un io personale  accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di essere nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità  per trovare se stesso. Non è un caso, se abbiamo utilizzato volutamente, per la prima volta in una nostra mostra virtuale, una ricercata cornice di grande fattura e bellezza, ciò vuol far riflettere sulla precaria condizione del singolo individuo che demanda supinamente all’apparenza dell’altro, in questo caso la cornice, il ruolo prioritario di gestire  e dare corpo alla propria visibilità. Un’individualità del tutto lacerata che non riesce a ritrovare una sua dimensione logica. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo tutti costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”  alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata,  ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.      Sandro  Bongiani



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