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mercoledì 14 giugno 2017

Concepire l'infinito - La Merlettaia - Foggia

Concepire l'infinito
Mail Art 2017
a cura di Katia Ricci
allestimento di Rosy Daniello
La Merlettaia
Via Arpi, 79/A – Foggia
giovedì 15 giugno 2017 ore 19


Giovedì 15 giugno alle ore 19,00 presso la sede della Merlettaia di Foggia, l'associazione "La Merlettaia", la "Rete delle Città Vicine", che comprende donne e uomini di molte città italiane, Le Amiche di Celeste, donne impegnate negli studi crostarosiani,  e  Il Centro Ricerca e  Documentazione Donna di Foggia inaugurano la mostra di Mail art "Concepire l'infinito", a cura di Katia Ricci con l'allestimento di Rosy Daniello.

La scelta è stata dettata da una riflessione che ha coivolto donne e uomini  in  incontri presso La Merlettaia nel corso di alcuni mesi. Abbiamo letto e discusso i testi di Chiara Zamboni, La Notte ci può aiutare (), di Luisa Muraro, Aforismi sull'Indistruttibile di Zurau di Kafka, La lettera di Rosa Luxemburg a Sonja.

Stimolanti le parole di  Luisa Muraro (in Le amiche di Dio. Scritti/di mistica femminile, a cura di Clara Jourdan, D'Auria, 2001),: "Parlo di qualcosa che riguarda anche altre, parlo di uno sguardo che oltrepassa le mete e le misure sociali per sporgersi oltre, e far avvenire qualcosa, farla ad-venire qui. Parlo di un desiderare altro senza farne l'oggetto di un'appropriazione ma, al contrario, lasciandosi toccare da esso e arrendendosi così alla soggezione della soggettività. Parlo di una non autosufficienza incolmabile, di un non bastarsi originario e del prezzo che le donne hanno pagato per averlo scelto …".

Dallo scambio di pensieri e dal racconto delle proprie esperienze e a partire dal proprio sentire sono emerse numerose e varie connotazioni in cui declinare il concetto e l'immagine dell'infinito: apertura, abbattimento delle barriere, andare oltre i propri limiti e quelli che la crisi del mondo sembra imporre, per riconquistare desiderio e libertà. Di fronte alla tentazione di "perdersi" nell'astrattezza, nell'immenso e nell'irraggiungibile, molte hanno sottolineato la necessità di restare aderenti alla realtà e alla vita: l'infinito è anche qui, quando si crea un nuovo spazio di relazione e confronto, è legato all'umanità di ciascuna/o. Infinito come scompaginare, uscire dai limiti, è qualcosa di lontano e vicino nello stesso tempo, concreto e astratto.

L'arte è uno dei modi per rendere visibile l'invisibile, per scoprire quella "fodera invisibile dell'esistente che, scrive Chiara Zamboni(  Il pensiero dell'esperienza, a cura di Annarosa Buttarelli e Federica Giardini, Baldini e Castoldi, 2008)  attrae senza che sappiamo che cosa sia. Senza che la coscienza ne possa avere consapevolezza e possa codificarlo. C'è qualcosa di presente nella nostra vita quotidiana che ci attira a sé, ci mette in movimento."

Hanno inviato le loro opere da varie città italiane:
Donatella Franchi, Teo De Palma, Rossana Bucci, Oronzo Liuzzi, Chiara Pergola, Ruggero Maggi, Nicola Liberatore, Wanda Delli Carri, Vittore Baroni, Rosalba Casmiro, Maria Grazia Iacobucci, Morena Petrillo, Anna Foschini , Donata Glori, Francesco Sannicandro ,  Anna Fiore, Adriana Sbrogiò , Gian Piero Bernard,Viola Gesmundo, Luciana Talozzi, Monica Carbosiero, Vittoria Di Candia, Irene Mina, Angelo Pantaleo, Nelly Maffia,  Adele Longo, , Clelia Iuliani, Tina Soldo,  Maria Cristina Galli, Rossana Tinelli,  Elena Patarnello, Rossella Sferlazzo, Maria Lobozzo , Rosy Daniello, Diana Sebastiani ,Salvatore Lo Vaglio, Maria Grazia Iacobucci, Sergio Nannicola, Fernando Falconi, Katia Maggio, Carmen Fuiano , Emilia Metta, Michele Carmellino, Antonietta Lelario, Camilla De Ruggeri, Stefania Gallella, Luciana Talozzi, Anna Di Salvo, Rosaria Campanella.


lunedì 12 giugno 2017

AT FULL BLAST 2017 in mostra a LATERZA - MATERA - MARINA DI GINOSA

A poco più di tre anni dalla prima edizione, la collettiva d'arte contemporanea "At Full Blast – A tutto spiano" curata da Massimo Nardi torna in scena ambiziosamente, valicando gli originari confini dell'area metropolitana barese. 

Ricco il programma di eventi, triplice la location, unico l'obiettivo: valorizzare luoghi, territori e comunità locali promuovendo cultura e turismo. 

Laterza, Marina di Ginosa e Matera sono le tappe di un articolato percorso espositivo che vede protagoniste produzioni artistiche contemporanee di indubbio profilo in spazi storici e contesti da riscoprire. 

Forme, spazi, elementi, segni, risonanze, frammenti. Tutti rigorosamente "narrati" dall'elegante curatèla quali singoli frames di un unico tessuto emozionale. Ed è proprio qui, appunto, che si staglia la cifra distintiva - non solo estetica – della mostra curata da Nardi. Pittura, scultura, installazioni, performance, nuove arti visive. 

I lavori in mostra non fanno sconti: richiedono una relazione, una (de)codifica, impongono un ruolo attivo da parte dello spettatore, pretendono un'interazione persistente fra produttore e fruitore di senso. 

Il bisogno inoltre, anzi l'urgenza, di un rapporto diretto con la dimensione fisica (quasi una compenetrazione con lo spazio reale e con quei "luoghi" – per dirla con Augé – intrisi di elementi identitari, storici e culturali) segna profondamente l'etica e l'estetica di un linguaggio mai esclusivamente rappresentativo ma sempre marcatamente evocativo. 

Inevitabile il riferimento al binomio concettuale deterritorializzazione/riterritorializzazione ed alle complesse, ma epistemologicamente sempre efficaci, analisi di Deleuze e Guattari. 

Ineludibile il richiamo alla ricca narrativa scientifica esistente sugli articolati rapporti fra mutamenti tecnologici, territori ed espressioni artistiche e culturali. Probabilmente, è proprio in questo solco, in questa riflessione, che questa collettiva cerca (e trova pienamente) il proprio senso, la propria unicità. 

Le opere selezionate, infatti, parlano a chi le guarda e spianano il campo ad un'introspezione mai banale, spesso inattesa, dichiaratamente dialettica: passato e presente, ombre e luci, pesantezza e lievità, materialità e spiritualità, quali poli di una dualità intrinseca alla complessità dell'agire umano, svelano il disorientamento sempre più caratterizzante la nostra contemporaneità. 

A dispetto di una falsa parcellizzazione, "At Full Blast" apre, dunque, il sipario in un atto unico e richiama in scena, in primo piano, la sensibilità e l'emotività dell'osservatore attivando, sin dal primo incontro, quel sofisticato complesso di relazioni che si instaura, attorno all'opera, fra autore, oggetto e campo della rappresentazione. 

Dettagli, espansioni, torsioni, stupore, memoria, segni di discontinuità spaziali e stilistiche che evocano discontinuità nel tempo ma che – paradossalmente – riescono a restituire efficacemente il senso del contesto storico-sociale e la misura della complessità in cui siamo chiamati a vivere. 

L'arte contemporanea - è sempre più evidente - seduce inevitabilmente chi sa interpretare le metamorfosi del reale. Anche "At Full Blast" non sfugge a questa regola: è un caleidoscopio di linguaggi, forme espressive e sensoriali che sanno offrire spunti diversi a ciascun visitatore. 

E' l'incantesimo inaspettato ed inimmaginabile (differente per ognuno ed in questo senso postmoderno) che ci dimostra, passo dopo passo, opera dopo opera, quanto – anche nell'era dei social e dei digital devices - la bellezza dell'arte senza limiti e dei luoghi ricchi di storia ed identità sappiano sorprenderci ancora. A tutto spiano.  Maurizio Brunialti – Sociologo
 

Inaugurazione prima tappa a Laterza il 17 giugno 2017 alle ore 19.30
Laterza - Matera - Marina di Ginosa
giugno - luglio – Agosto

collaboratori del progetto
Maurizio Brunialti                        
Antonio Giannini
Amalia Di Lanno
Letizia Gatti
Edi Media &;Messaggi Edizioni
Pino Coce
Max Mallardi
Mimma Stano
Angelo Moro
Lorenzo Antinora
Carmen De Stasio
Nicola Zilio
Tommaso Bradascio

Si ringrazia
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Matera 2019 Capitale Europea della Cultura
Comune di Laterza
Comune di Matera
Marina di Ginosa - Comune di Ginosa
Molino Mongermino
Chiave di volta
BCC Marina di Ginosa

artisti
 
EZIA MITOLO FRANCO ALTOBELLI  BEPPE LABIANCA CLAUDIA VENUTO GUIDO CORAZZARI LETIZIA GATTI PAOLO TINELLA ANGELA CONSOLI CONCETTA RUSSO  ANTONELLA VENDOLA LOREDANA CACUCCIOLO ANTONIA BUFI ORONZO LIUZZI ROSSANA BUCCI ARIANNA SPIZZICO GIUSEPPE VALLARELLI JOSEP MARIAALARCON ANTONIO LAURELLI GIOVANNI CARPIGNANO PIETRO DE SCISCIOLO ENZO GUARICCI  MARIANGELA CASSANO ANTONIO GIANNINI PAOLO DE SANTOLI JARA MARZULLI PINO COLONNA ANGELA REGINA FRANCESCO SANNICANDRO  - GIANNI DE SERIO -  DANIELA CHIONNA ROSA CONSALVO - GIULIO SPAGONE -  LINO SIVILLI PIERLUCA CETERA  WALTER LOPARCO FLAVIA D'ALESSANDRO VINCENZO MASCOLI FRANCO CORTESE DARIO AGRIMI MAURO ANTONIO MEZZINA  CARLO FUSCA AMEDEO DEL GIUDICE ANGELO CORTESE LAURA AGOSTINI PIETRO RICUCCI CLITOROSSO  

Una lunga stagione d'arte
Un percorso straordinario traccia la vitalità artistica degli artisti pugliesi. 

Un evento, una macro-occasione per determinare la varietà configurativa delle conversioni del mare, della tenacia del vento e delle cadenze ritmiche di un territorio che è immagine di una versatilità assimilabile a cadenze idiomatiche con similare connotazione nei linguaggi dell'arte, attraverso i quali si contende lo spazio illusorio a fulgori e dissolvenze di un luogo disposto alla generatività di riflessioni e linguaggi che insistono sulla trascrizione di epoche, di civiltà medie e piccole, evolvendosi in ambienti estesi che dell'uomo comprendono la vivacità.

Dinamica espressione dei tempi che cambiano, quei linguaggi detengono realtà che si rinnovano nella misura dell'esistente, trattenendo l'eredità compositiva di colori e umori nell'impeto del passaggio, assumendo in ciò un carattere storico, sebbene sovente per taluni la realtà esteriore non sia altro che una linea cronologica da superare, da contaminare o dissolvere dietro astrazioni e simboliche argomentazioni.

Nell'arte il tempo conquista la sua voce; attraverso i caratteri essenziali, negli atteggiamenti mai plastici, ne riconosce la verve mai alienata da vicissitudini personalistiche in una flessibilità di consonanze e vocalizzazioni di pause, di distanze, continuamente in grado di traslare in combinazioni che incidono le dissolvenze e le discrepanze di un tempo che, in quanto tale, è versatile e anti-anemico.

La voce d'arte è movimento che confluisce nelle intemperie irrefrenabili del tempo e del tempo connota la scena, divenendo legno e drappo, sipario e platea. 

Azione, contagio, interlocuzione. Interferenza di culture e di stili che sostengono la tensione d'artista e penetrano i domicili scelti nell'invisibilità del pensiero. Specchio e ingegno. Strumento e comportamento. In tal senso, l'arte sovverte la prospettiva e, da un punto focale volutamente distaccato, traghetta voci e illustra vitalità di un'inesauribile intelligenza immaginativa

Intensa partecipazione del territorio, l'arte-Arte si distanzia dalle seduttività convenzionali e infittisce l'interlocuzione con il luogo della conoscenza senza diluizioni o compromessi. È lettura e azione della materia, sia come archetipo sostanziale, che come tramite di aperto e moltiplicativo confronto con gli ambienti scelti per individuali proposizioni linguistiche.

In tal senso, l'arte si riallaccia a densità quotidiane, delle quali è traduzione di linguaggi – squarcio tattile e tissutale di realtà meditative che avvengono nella simultaneità di spazi minimali, in cui la vita procede anche al di là di ritmi esteriori configurati come estemporaneo tratto di una solitaria tendenza alla quiete. Viepiù, l'arte sollecita la percezione di una weltanschauung identificativa che si frantuma in miriadi di situazioni dall'apparente casualità, concorrendo a dar forma e struttura a un'anti-sistemica percezione distante dalla mera descrittività, dalla capillare formulazione di dettagli di stampo asettico e definito.

In questo si riconosce l'espressione degli artisti e, in particolare, di Spizzico, fino a toccare le corde stonate e intime di chi, alla stregua dello stile che richiama Domenico Cantatore, riunisce in una solida visione le materiche forme degli anonimi, traslati, infine, in una maestosità che riempie totalmente lo spazio pittorico e organizza i punti focali sullo spazio attivo della tela, sulla quale si dilatano a definire frantumi aggregati come tasselli cromatizzati da una tonalità greve. 

In un lampo di oggettivazione, vengono così a unificarsi (senza fondersi) tracce materiche che spingono oltre e condensano in una visione molteplice una quotidianità sollecitata da sguardi furtivi. Si potrebbe parlare di un realismo favoloso alla maniera di un Goffredo Parise, ma anche della tenacia bodiniana nell'arroccarsi a stili d'essere che si colorano di intonazioni gravide di esistenza memorabile.
Carmen De Stasio



Alla ricerca di luoghi da esplorare!
E' un percorso sul quale ci fa piacere avventurarci. Lo stiamo facendo da alcuni anni, riscoprendo luoghi abbandonati ed usciti dall'immaginario collettivo. 

Palazzi abbandonati, chiese dimenticate, arte oscurata. Un esempio per tutti il Palazzo marchesale passato in pochi anni da imponente rudere nel centro storico di Laterza a centro di estrema vivacità culturale. In esso è stato allestito il MuMa, museo della Maiolica, che ha restituito ai laertini la memoria e l'orgoglio di un grande passato artistico della maiolica; si realizzano spettacoli, conferenze, eventi storici e mostre. 

"At Full Blast" si inserisce a pieno titolo in questo percorso di scoperta e di riappropriazione da parte delle nuove generazioni di luoghi vissuti nel passato. L'arte dà linfa vitale e riaccende gli spazi dando loro nuova luce. Spazi coperti o all'aperto riemergono dall'oblio, ritornano a vivere, a riempirsi di suoni, di voci, di colori e a regalare emozioni.

Porgo un enorme ringraziamento a Massimo Nardi che ha proposto alla collettività di Laterza questa preziosa iniziativa, dando l'opportunità di accogliere artisti di grande valore che sicuramente lasceranno un segno indelebile nella nostra memoria.
Mimma Stano 
Ass.re al Turismo Comune di Laterza


Il gusto dell'arte: tour 2017
Nella splendida location di Palazzo Bellini ad Oleggio, sabato 24 giugno alle 17, si inaugura la prima tappa del tour 2017, che chiuderà domenica 2 luglio, de "Il gusto dell'arte".

L'immagine guida del progetto è "Magia" scultura luminosa del maestro Marco Lodola. Un grande evento espositivo collettivo e itinerante per promuovere e valorizzare le più diverse forme di sperimentazione artistica dell'arte contemporanea.

"Il gusto dell'arte" sarà un importante occasione di scambio culturale da nord a sud del nostro Paese che andrà oltre la classica mostra, un vero e proprio viaggio per creare occasioni di confronto tra gli artisti e chiunque abbia voglia di mettere in gioco sé stesso, la propria arte e le proprie idee. 

Un generatore di nuovi dialoghi, un osservatorio privilegiato sulla creatività per la conoscenza dello "stato dell'arte" attuale, un momento di incontro, partecipazione e coinvolgimento di artisti, operatori culturali, critici, galleristi, responsabili di centri espositivi, musei e così via, per favorire la nascita di nuove sinergie che solo l'arte sa creare.

At Full Blast collaborerà con l'ideatore del progetto "Il gusto dell'arte" .Vincenzo Scardigno per la tappa di Matera con l'architetto Lorenzo Antinora


 AT FULL BLAST parte dal luogo.
Cos'è un luogo? Un qualcosa di immobile, un qualcosa di chiuso, un qualcosa di finito e immutabile? Un luogo per quanto delimitato e delimitabile, non può e non deve essere un concetto chiuso, fermo. Un luogo è le immagini di chi lo ha abitato e di chi lo abita; un luogo è lo spazio che occupa; un luogo è le immagini e gli stimoli che genera.

AT FULL BLAST con la sua carica esplosiva rende i luoghi altro rispetto a quello che sono, altro rispetto a quello che erano prima, arricchendoli di significato.

AT FULL BLAST è l'antico Palazzo Marchesale di Laterza, ma sarà anche il Palazzo della Delegazione Comunale di Marina di Ginosa, sarà l'ipogeo di Sant'Agostino a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019.

AT FULL BLAST è l'invasione dei luoghi da parte di un gruppo di artisti che ne danno una nuova veste, un nuovo significato, generando per quello stesso luogo nuove emozioni, nuove sensazioni. Passato e presente dialogheranno tra di loro e, fondendosi, daranno vita a nuove sinergie capaci, spostandosi da un luogo all'altro, di creare nuovi itinerari percorribili. Non un solo luogo ma più luoghi che si arricchiranno di nuovi impulsi artistici e di nuove emozioni.
Nicola Zilio
Operature culturale e Direttore Ufficio Iat Laterza

Marina di Ginosa
Nell'immaginario collettivo della comunità marinese si ha la convinzione che il nostro territorio abbia radici recenti, afferenti alla nascita di una borgata che viene timidamente costruita a seguito di una profonda opera di bonifica, agli inizi del secolo scorso, in un territorio ormai connotato come una "palude".

Di fatto, proprio in quegli anni, si rinvengono le prime testimonianze antiche. Solo da un trentennio è stato possibile indagare archeologicamente una parte del nostro territorio. Le radici identitarie affondano soprattutto nel periodo della colonizzazione greca e la testimonianza più vicina è rappresentata dal c.d. tempio delle "Tavole Palatine", monumento che conserva parte dell'elegante colonnato in stile dorico costruito nella seconda metà del VI secolo a.C. 

L'Heraion, ovvero il tempio di Hera è ubicato su un lieve rilievo collinare che domina la vallata del fiume Bradano, il corso di questo fiume correva in antico molto più a nord, proprio nel territorio rurale di Marina di Ginosa. I santuari delimitavano il territorio di pertinenza di una polis, ma in questo caso la chora metapontina oltrepassava quel limite naturale costituito dallo stesso fiume Bradano. 

L'estesa vallata fluviale, come confermano i ritrovamenti archeologici nel territorio di Marina di Ginosa, era occupata dagli insediamenti rurali dei coloni e da alcuni settori della necropoli urbana settentrionale. La presenza di piccoli sacelli cultuali è confermata da numerosi pezzi architettonici reimpiegati negli ambienti di fattorie ellenistiche. 

Questi luoghi di culto costituivano un punto di aggregazione delle abitazioni rurali, come le stesse fattorie greche ritrovate in località Pantano a Marina di Ginosa. La ricerca archeologica consente di affermare che la popolazione residente in queste contrade deve essere considerata di cultura greca, per i materiali, per il rito funerario e per le tecniche edilizie adottate. 

Inoltre è possibile affermare che  fino al  V secolo a.C. il territorio di pertinenza della città di Metaponto era molto più esteso e con molta probabilità si spingeva fino al fiume Lato in agro di Castellaneta. Successivamente si assiste ad una contrazione del territorio causato dall'espansione del dominio di Taranto altra importante città magnogreca.

Conoscere le nostre origini farebbe apprezzare ancor di più il terreno che calpestiamo, ma soprattutto ciò che ha caratterizzato il nostro paese con le varie culture e tradizioni delle famiglie provenienti da altri luoghi, facendo  di conseguenza nascere quel senso di appartenenza ad un territorio già vissuto.  

 Angelo Moro
 Delegato Sindaco   Consigliere con incarico ai Beni Culturali  Comune di Ginosa 




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sabato 10 giugno 2017

Picasso alla Fortezza di Castiglione del Lago. La materia e il segno

 



Castiglione del Lago, la mostra su Picasso. La materia e il segno
Castiglione del Lago, Palazzo della Corgna
30 aprile – 27 agosto 2017

Castiglione del Lago rende omaggio al grande Pablo Picasso nel centenario del suo viaggio in Italia, con l'esposizione a Palazzo della Corgna di oltre 90 opere: tre celebri serie di incisioni e acqueforti e un corpo unico di ceramiche, in cui il segno dell'artista spagnolo è più che mai riconoscibile.
Anche Castiglione del Lago rende omaggio al grande Pablo Picasso nell'anno in cui si ricordano i 100 anni dal suo viaggio in Italia. Era il 1917 quando l'artista spagnolo venne nel belpaese in compagnia dello sceneggiatore e drammaturgo Jean Cocteau alla ricerca di ispirazioni creative. 

Dal 30 aprile al 27 agosto 2017 il Palazzo della Corgna, cuore culturale della città, ospita la mostra "Pablo Picasso. La materia e il segno. Ceramica, grafica", promossa dal comune di Castiglione del Lago con il contributo della Regione Umbria. 

La mostra è rappresentativa della creatività del più grande e influente artista del '900, che si è cimentato, nel corso della sua lunga e intensa esistenza, in tutti i generi artistici conosciuti: pittura, incisione, disegno e ceramica. 

L'esposizione di Castiglione del Lago permette di ammirare le tre celebri serie di incisioni e acqueforti, "Le Cocu Magnifique", "Carmen" e "Balzac en bas de casse et Picassos sans majuscule", e di un corpo unico di ben 29 ceramiche. 

Un totale di oltre 90 opere in cui il segno di Picasso è più che mai evidente e riconoscibile.


Gli appuntamenti dedicati alla celebrazione del centenario del viaggio di Picasso in Italia appaiono un'occasione unica per scoprire il suo genio incontrastato, come dichiarato dal Ministro Franceschini nell'ambito delle iniziative promosse dal MIBACT: "Il progetto vede il coinvolgimento diretto di importanti istituzioni culturali italiane. È davvero il modo migliore per rendere omaggio a un grande artista europeo legato in maniera indissolubile al nostro Paese".

La gestione del circuito monumentale di Palazzo della Corgna è affidata alla Cooperativa Lagodarte, affiancata da Sistema Museo per le attività di valorizzazione e da Aurora Group per la ristorazione e promozione di prodotti tipici locali.

La selezione di opere ospitata nel suggestivo Palazzo della Corgna consente l'approccio a una particolare modalità espressiva dell'artista spagnolo. 

Il valore di questa esposizione consiste nell'intensità eloquente dei manufatti, realizzati per lo più in un periodo storico particolarmente significativo, segnato dalla fine della seconda guerra mondiale. 

Picasso sperimenta temi e stili, trasformando forme tradizionali in forme uniche, in particolare nella ceramica, dove l'oggetto quotidiano diventa espressivo. 

Le ventinove ceramiche esposte, realizzate tra il 1947 e la fine degli anni '60, provengono da raccolte e collezioni private: brocche, vasi antropomorfi, piatti decorati, graffiti e modellati. 

La caratteristica di questa produzione è l'originale trasformazione delle forme in particolari plastici figurativi, esaltati dalla policromia del segno pittorico, con un'attenzione al piccolo dettaglio per cogliere l'essenza del rappresentato.  

Tra i temi iconografici prescelti compaiono gufi, pesci, tori, picadores, corride, uccelli, figure femminili, volti di fauni, realizzati con segni intensi e soluzioni antropomorfe e zoomorfe inimmaginabili. "Dovreste fare della ceramica. 

È magnifico!", dichiarò lo stesso Picasso in una conversazione pubblicata sulla rivista "Quadrum" (Bruxelles, 1956). 

Nelle scelte iconografiche e formali per la realizzazione delle ceramiche l'artista coniuga il linguaggio contemporaneo, ispirato ai grandi temi dell'arte del Novecento, con la storia millenaria dell'arte della ceramica.
 
Nelle tre serie di incisioni e acqueforti Pablo Picasso illustra nello specifico: la novella "Carmen" (1949), una serie di ritratti di Honoré de Balzac, padre del Realismo nella letteratura europea (1957) e il pezzo teatrale "Le Cocu Magnifique" di Fernand Crommelynck di Prosper Mérimée (1968). 

Raffigura con ammirevole stilizzazione visi di donna e di uomo, costumi andalusiani, teste di toro e figure mitologiche, prendendo ispirazione anche dalle proprie conoscenze mitologiche, tra le quali primeggia la figura immancabile del Minotauro. 

Scriveva Pablo Picasso sui diversi procedimenti d'incisione: "Il più nobile, il più ricco è senza dubbio l'acquaforte. […] Quindi bisognava arricchire la litografia con la tecnica dell'acquaforte. Mi sembra di esserci riuscito".

Info su www.palazzodellacorgna.it
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GLI ORGANIZZATORI DI “VAN GOGH ALIVE - THE EXPERIENCE” ESTRANEI AI FATTI DI PALAZZO CORVAJA A TAORMINA



"La mostra multimediale autorizzata e ufficiale è a Bologna e resterà a Bologna"


Bologna, 10 giugno 2017. In relazione ai recenti articoli apparsi su alcuni organi di stampa, relativi alla mostra multimediale su Van Gogh programmata in giugno a Taormina e successivamente annullata, si precisa che questa nulla ha a che vedere con l'esposizione multimediale "Van Gogh Alive - The experience" i cui diritti sono della GRANDE Exhibitions, attualmente a Bologna fino al 30 luglio, salvo proroghe. 

"Van Gogh Alive - The Experience" (il cui titolo è stato ricalcato da terzi) è ad oggi organizzata in Italia dalla società di produzione Ninetynine ed è la mostra multimediale internazionale su Van Gogh più appezzata e vista al mondo, sia per la qualità immersiva delle immagini e del commento musicale, sia per l'avanzato sistema tecnologico ed espositivo utilizzato su grandi superfici. 

E' stata esposta con straordinario successo anche a Milano, Firenze, Torino, Roma e attualmente visitabile presso l'ex chiesa di S. Mattia a Bologna. 

Gli organizzatori perseguiranno ogni azione legale a tutela dei loro diritti per la divulgazione di informazioni errate e l'uso improprio di immagini che possano generare confusione tra "Van Gogh Alive - The Experience" e la mostra della Bicubo Srl o analoghe ulteriori iniziative promosse in futuro da terzi. 

La presente comunicazione viene fatta per dovere di rettifica di quanto impropriamente pubblicato, a difesa dei diritti e dell'immagine delle società GRANDE Exhibitions e Ninetynine Srl. 



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giovedì 8 giugno 2017

Gió Marconi @ Art Basel | Booth S20 | 15.06. - 18.06.2017

 
  
 
Art | Basel 2017
Booth S20
June 15 - 18, 2017

Kerstin BRÄTSCH
Alex DA CORTE
Nathalie DJURBERG & Hans BERG
GüntherFÖRG
Allison KATZ
Oliver OSBORNE
Markus SCHINWALD
Fredrik VÆRSLEV

Art | Basel
Messeplatz 10
4005 Basel
Switzerland

Art Basel | Parcours
June 12 - 18, 2017


Nathalie DJURBERG & Hans BERG
Who am I to Judge, or, It Must be Something Delicious

Born 1978 in Lysekil and Rättvik, Sweden
The artists live and work in Berlin, Germany
Mixing animation, sculpture, and sound, Nathalie Djurberg & Hans Berg create psychologically charged scenarios dealing with human and animalistic desires. The artists’ interdisciplinary collaborations increasingly blur the cinematic, sculptural, and performative in immersive environments that pair moving images and musical compositions with related set pieces or built objects.
Who am I to Judge, or, It Must be Something Delicious looks at human nature’s capricious and erotic inclinations, capturing those moments when one succumbs to carnal pleasure without thought for morality or social standards. Working collaboratively, Nathalie Djurberg’s claymation vignettes are
overlaid with soundtracks produced by Hans Berg, with both sonic and visual elements being edited and combined to create one pulsating environment, complemented by a sculptural installation.

Giò Marconi | S20; Lisson Gallery | B8


Gymnasium am Münsterplatz
Münsterplatz 13
4051 Basel
Switzerland



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GiòMARCONI
Via Tadino, 20
20124 Milano
t. +39 02 29404373
f. +39 02 29405573
info@giomarconi.com


giovedì 1 giugno 2017

Photo Trouvè 1860/1940. Quando i fotografi erano rari

Photo Trouvè 1860/1940
Quando i fotografi erano rari
a cura di Stefano Esposito
Da una ricerca di Simone Schiavetta

8, 9, 10 giugno 2017 ore 12.00 – 19.00
Rilievi Contemporary Art
Via della Reginella 1a, Roma
Ingresso gratuito

8, 9, 10 giugno 2017 ore 12.00 – 19.00 | Rilievi Contemporary Art, Roma

Dall’otto al dieci giugno, per soli tre giorni presso la galleria Rilievi Contemporary Art in via della Reginella 1a a Roma, saranno presentate al pubblico oltre cinquanta photo trouvè, un racconto per immagini lungo ottant’anni che mostra i cambiamenti sociali, urbanistici e culturali della Città Eterna; e come si sia evoluto l’uso del mezzo fotografico dal 1860 alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione, a cura di Stefano Esposito da una ricerca di Simone Schiavetta, è composta principalmente da scatti anonimi, con l’aggiunta di due grandi stampe di Tommaso Cuccioni, all’inizio incisore e commerciante, poi divenuto uno dei più celebri fotografi attivi a Roma nell’Ottocento.

Destinazione del Grand Tour, affollata da artisti e vedutisti intenti a immortalarne gli angoli più suggestivi e monumentali, con l’avvento della fotografia l’Urbe ospita numerosi autori, molti stranieri, passando da una fase puramente artigianale, da bottega a direzione familiare, verso una vera e propria organizzazione semi industriale; ma è attraversata soprattutto da non professionisti e caratterizzata da una produzione amatoriale di grande qualità. Sono i luoghi delle antiche rovine a essere prediletti, le vestigia della classicità; ancora ville piazze e giardini, basiliche e architetture moderne; fino al gusto per l’antiretorico e il quotidiano.
La mostra testimonia questa evoluzione: i ponti di Roma, la Fontana di Trevi, l’Arco di Tito, i Fori e l’Isola Tiberina lasciano il passo a ville e dimore fuori porta, allo zoo e a scorci nascosti e meno convenzionali; e ai ricevimenti di principi e papi vengono accostati i mestieri più umili fino a giungere nelle campagne durante il tempo della mietitura.

Photo Trouvè 1860/1940 è organizzata in distinte sezioni: si parte dalle tipiche vedute “da cartolina”, dagli indirizzi e siti storici. I lavori di ammodernamento di vie e interi quartieri fino agli sventramenti del Ventennio testimoniano come la città si sia trasformata proprio in quel periodo per acquisire, almeno nelle sue zone centrali, l’aspetto che ancora oggi conosciamo. La campagna è rappresentata da osterie, vita contadina, e ruderi che se un tempo sorgevano nel vuoto, nel 2017 sono inglobati nel tessuto urbano. Gli animali costituiscono un blocco a parte. Infine gli avvenimenti memorabili (dal cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia ai festeggiamenti della fine della Prima Guerra Mondiale all’incoronazione di Benedetto XV) si fronteggiano con la quotidianità dei tragitti in tram, i galleggianti sul Tevere, le tante attività per portare a casa del cibo. Albumine e poi stampe salate: quando i fotografi erano rari ogni scatto aveva un valore.   


Info:
Contatti: espositostefano59@gmail.com



venerdì 26 maggio 2017

Non insegno tout court

Ho Esistito?






























Io non insegno l'arte tout court, io insegno (porto nelle strade) la mia arte. Nel senso che promuovo e porto l'arte contemporanea in strada, anche a tutta quella gente che neanche ne sospetta l'esistenza, è solo un inizio, un tentativo totalmente privo di pretese, di qualsiasi genere di pretesa se non quella di tentare di esistere, di esistere io, ma che forse ha indicato anche a qualcun'altro che pure lui può esistere. Vi dico questo perché se accade che più di una persona ti racconta che scoprendo il tuo lavoro di street art sono cresciute con un nuovo punto interrogativo nella mente che, addirittura in alcuni casi come sostengono, gli ha cambiata la vita (qualcuno esagerando ha detto gli ha salvato la vita), o si sono messi tutti d'accordo per prenderti per culo, oppure incominci a pensare che qualcosa di vero debba pur esserci e non puoi che esserne contento, felice che un piccolo parziale obbiettivo forse lo hai raggiunto. Se non altro HO ESISTITO, e non ho insegnato la strada per farcela a nessuno, ma ho semplicemente segnalato che ce la si può fare, ognuno troverà poi il modo più adatto per farlo. La mia opera probabilmente è solo un esortazione che tenta di svegliare quelle coscienze assopite e che cercano intorno a loro qualche informazione per trovare nuova forza dentro se stessi, ed in alcuni casi quella informazione sono stato io, e che altro dire se non che mi ha fatto piacere di essere stato utile per qualcuno? Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Questa qui sopra la mia risposta ad un provocatorio commento su di un mio post di facebook dove segnalavo la mia intervista di Claudia Colasanti uscita su Il FATTO QUOTIDIANO il 12 maggio 2017 che potrete leggere se avete piacere a link che qui riporto qui:  
https://www.pressreader.com/italy/il-fatto-quotidiano/20170512/282132111364501






Oppure per gli amanti dell'originale qui sotto nella foto:




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