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giovedì 26 novembre 2009

Makenoise: mostra fotografica 'Il prezzo della Libertà' 10/12

IL PREZZO DELLA LIBERTÀ

TRACCE, EROI E FRUTTI DELLA RIVOLUZIONE ROMENA DEL 1989

Una mostra ed un libro per ripercorrere i giorni della libertà

della Romania e la sua attualità, per conoscere davvero l'orgoglio di un popolo fratello

Forum di presentazione alla stampa

giovedì 10 dicembre alle ore 11.30

Accademia di Romania in Roma

(Valle Giulia) Piazza José de San Martin, 1

Partecipano:

Veronica Marica Presidente e Direttore Artistico Makenoise

Giuseppe Rippa Direttore Quaderni Radicali

Cornel Baicu Vice Direttore dell'Accademia di Romania in Roma

Una testimonianza - Miruna Cajvaneanu, Giornalista Romena

dell'agenzia HotNews e della Gazeta Romaneasca

Si terrà, dal 10 dicembre 2009 al 10 gennaio 2010, presso l'Accademia di Romania in Roma - Viale delle Belle Arti, 110 - la mostra-evento e la presentazione del libro (Editore Postcart) "Il prezzo della Libertà – Tracce, eroi e frutti della rivoluzione romena del 1989", promossa dall'associazione culturale Makenoise sulle immagini del fotografo Manolo Cinti e realizzata grazie al contributo del Comune di Roma e del Consiglio Regionale del Lazio. La mostra gode, inoltre, del patrocinio del Parlamento Europeo.

La mostra inaugurerà alle ore 17 del 10 dicembre.

Molti ricorderanno le immagini emozionanti dei romeni insorti sventolando la bandiera nazionale dalla quale era stato strappato via il simbolo del regime. La mostra, composta da un racconto fotografico a colori insieme a video di testimonianza, si propone di sottoporre all'attenzione del visitatore la serie di avvenimenti storici attraverso cui si è dispiegata la Rivoluzione romena del 1989: la sollevazione di popolo, il sacrificio dei martiri, la partecipazione di sacerdoti, intellettuali, operai, contadini alla causa della libertà. La mostra ripercorre un "prima", "durante" e "dopo" la Rivoluzione, facendoci conoscere un popolo con una storia importante fatta di coraggio e voglia di libertà, del quale, invece, si parla spesso collegandolo semplicemente a questioni di ordine pubblico.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con:

Accademia di Romania in Roma, Salvabebè/Salvamamme, Zètema Progetto Cultura;

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Il movimento dei romeni di Europa, Italia Romania per l'Integrazione e lo Sviluppo, Identità rumena, Noi siamo rumeni, La voce dei rumeni, Amici della Romania, Piccoli Imprenditori Rumeni.

Manolo Cinti – Fotografo

Fotografo di cronaca e reportage. Per due volte inserito nel Festival Internazionale di Roma: nel 2007 con Sri Lanka Stories e nel 2008 con Decorazione e Propaganda. A febbraio del 2009, Cinti espone presso il Museo di Roma in Trastevere, nell'ambito del progetto "Roma: quando l'immigrazione produce"; a giugno dello stesso anno presenta a Palazzo dei Congressi di Roma "Volontari di Cuore". E' tra i fotografi selezionati per la mostra internazionale "Save l'Aquila". Rappresentato come artista dalla Galleria Studio Legale. Collabora con le maggiori testate italiane. Vive a Roma, lavora in Italia e all'estero. www.manolocinti.it

Makenoise - L'arte libera che fa rumore

Makenoise è un'Associazione culturale indipendente che ormai da qualche anno riunisce giovani artisti, fotografi e scrittori, desiderosi di misurarsi con le sollecitazioni del tempo e della città in cui vivono e lavorano. Un'officina culturale e luogo di confronto dove poter sperimentare linguaggi inediti che facciano presa sulla straordinaria varietà del visibile e del reale, del sommerso e del virtuale. L'intento è di documentare, anticipandoli, i processi sociali e umani in atto, cercando di cogliere il lato positivo e meno scontato del fenomeno, le sue evoluzioni e prospettive future mescolando i saperi e sperimentandoli sul campo. Makenoise è riuscita a riunire, attraverso uno sforzo partecipato, arti visive, giornalismo e scrittura creativa. Con il contributo di ognuno si possono raggiungere obiettivi impensati e perseguire progetti di largo respiro interrogando le coscienze, suscitando emozioni, parlando chiaro e a tutti. Nessuno escluso.

UFFICIO STAMPA
In Media Res Comunicazione srl - Via Parenzo, 8 – Roma Tel. 06. 86209234

mercoledì 25 novembre 2009

mostra di Giancarlo Ferruggia


Personale di GIANCARLO FERRUGGIA
LUOGHI E VOLTI DELLA MEMORIA ..... mostra personale di Giancarlo Ferruggia
25/11/2009 - Dal 12 al 26 dicembre sarà aperta e visibile la nuova bellissima mostra personale del pittore Fiorentino GiancarloFerruggia .
Ospitata nella famosa terza sala del caffè storico fiorentino Giubbe Rosse che da sempre è un punto di aggregazione di pittori , di artisti e di letterati.L' inaugurazione si svolgerà sabato 12 dicembre alle ore 16,30.
Giancarlo Ferruggia, è nato e vive a Firenze. Inizia a dipingere giovanissimo, infatti la sua prima esposizione risale al 1965, alla Galleria Alinari. Nel corso degli anni numerosissime sono state le mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, (Pantin-Parigi, Aulnay Sours Bois, Mosca, Kitzbuel). Proprio una sua grande opera è visibile presso il Comune di Panten – Parigi. Fa parte del Consiglio Direttivo del Centro d’Arte Modigliani ed è presente nel volume Pittori in Toscana.
La pittura del maestro Ferruggia s’ispira all’impressionismo francese, utilizzando una tecnica granulare fatta di terre, ossidi e cromi in modo da creare l’effetto di tele affrescate. Oltre a Firenze le eroine della letteratura francese e inglese sono le sue Muse.
La mostra, Luoghi e volti della memoria, curata da Roberta Degl’Innocenti e visitabile presso il Cafè Storico Letterario Giubbe Rosse, in Piazza della Repubblica n. 13/14r a Firenze, si apre il 12 dicembre e prosegue fino al 26 dicembre 2009.
Un viaggio di aerea leggerezza, la suggestione di un sogno, la leggera malinconia che accarezza la vita nei profili di donna, nelle strade, nelle piazze fiorentine che si aprono a slarghi in un sentore liquido.
La pittura di Ferruggia ferma il tempo, ne accarezza i ricordi, induce alla poesia: Emma ed Elisabeth, vicine-lontane, ci guardano assorte. Il tempo è una porta socchiusa: illusione discreta. Una mostra, quindi, di grande atmosfera evocativa.
(Roberta Degl'Innocenti)
mostra assolutamente da non perdere , vista la rilevante esperienza artistica dell'autore e l'estrema suggestione che queste tele trasmettono.
LUOGHI E VOLTI DELLA MEMORIA
presso il caffè storico GIUBBE ROSSE piazza della Repubblica 13 sabato 12 dicembre 2009 ore 16,30 .

tracce di iconografia e iconologia di Onorina Collaceto


I tre filosofi”, oggi a Vienna, è una delle opere più sicure di Giorgione. Fu dipinto forse per il gentiluomo veneziano Taddeo Contarini, nella cui casa lo registrò, nel 1525, Marcantonio Michiel. Ad ogni passaggio di proprietà del quadro, annotazioni di catalogo accompagnano l’opera: i tre personaggi vengono via via identificati con i “phylosophi”, “astronomi e geometri che contemplano e misurano”, “matematici che misurano l’altezza del cielo”, fino a precisare che i tre personaggi della tela sono “i Saggi dell’Oriente”, i “Re Magi”.

Queste più antiche interpretazioni mettono in evidenza due punti: l’abbigliamento esotico e l’attitudine contemplativa, però armata di “strumenti per misurare”.

Nel 1886, in una lettera riportata nel volume di Carl von Lutrow sulla Galleria imperiale e Regia di Vienna, il quadro veniva letto come “le tre età del sapere umano”:

il vecchio, la filosofia antica (forse Aristotele);

il personaggio di mezzo, la filosofia medievale (forse Avicenna o Averroé);

il più giovane, la filosofia del Rinascimento



Pochi anni dopo, Franz Wickoff annunciava di aver trovato il tema dell’opera, una storia antica: Evandro e Pallante portano Enea davanti alla nuda roccia dove sorgerà il Campidoglio (Virgilio).

La Filosofia
Cesare Ripa, Iconologia,
(Perugia, 1764-67)


Nella radiografia del 1931 a “I tre filosofi”, si scopriva una prima versione dell’opera, diversa dalla redazione finale in alcuni particolari del paesaggio e nei volti dei tre protagonisti: il “filosofo” più giovane in attitudine più di sorpresa che di contemplazione, il più vecchio vòlto decisamente verso la grotta e con un “copricapo” orientale; il terzo, non più un “orientale” ma un nero.

Quest’ultimo personaggio non lascia dubbi sull’identificare i tre personaggi con i “Magi”.

Nel 1953, una nuova scoperta: sull’orlo della caverna discendono un tralcio d’edera e un fico; lì accanto, una sorgente.



PRIMA VERSIONE DEL QUADRO


Una volta identificati i protagonisti come “Magi”, rimane il problema del “significato” del resto del quadro (rapporto Magi - grotta ?).

L’edera e il fico ricorrono spesso nel primo Rinascimento, nei temi della Natività e della Passione.
Essi alludono, anteticamente, al Peccato e alla Salvezza.

I Magi, sono rappresentati come astrologi; dietro di loro, il contrasto tra gli alberi nudi e quelli coperti di fronde, evoca l’Albero del Paradiso che si è disseccato dopo il Peccato Originale e l’Albero della Vita che annuncia rigoglioso la salvezza attraverso la Passione di Cristo.

Importante, la presenza della luce nel quadro: mentre il sole al tramonto arrossa appena all’orizzonte, un’altra luce, che viene dalla parte opposta, illumina appena il ventre scosceso della roccia; la spegazione potrebbe essere, secondo Michiel Auner: la luce che rischiara il fondo della caverna è la Stella.

Il primo Mago, seduto, scopre la Stella, il terzo tiene in mano il testo di astrologia che fornisce l’interpretazione; al secondo, immobile, si può credere spetti la citazione della Profezia.


...i tre Magi rappresentano i tre momenti della scoperta ...


Sulla grotta, il fico allude all’Albero del Peccato, l’acqua della sorgente alla Grazia rinnovata attraverso il Battesimo; l’edera alla Redenzione.

La Stella, rivela che Cristo è in terra: ma è la scienza degli uomini che la scopre; Giorgione ha mostrato l’uomo che esplora il mondo coi propri strumenti e vi scopre la presenza di Dio.

Nel 1400 era molto accesa la discussione tra i sostenitori dell’astrologia e coloro che la rifiutavano; scoprendo la luce della Stella e decifrandone il senso coi loro compassi, le loro squadre, i Magi di Giorgione dichiarano il potere dell’uomo sulla natura, sugli astri.

La fede negli strumenti della scienza è posta nelle loro mani di astrologi.


SECONDA VERSIONE DEL QUADRO

Secondo il Wilde, Giorgione ne ha voluto fare i rappresentanti delle Tre Età della vita e insieme delle tre forme della Vita Contemplativa ( ricerca - meditazione - insegnamento).
Il “moro” ha cambiato razza, ma è rimasto un orientale e perciò spesso interpretato come un filosofo o un astronomo arabo; il “vecchio” ha perduto il suo diadema di piume e non si volge più così nettamente verso la grotta; nel più giovane, seduto, è meno evidente lo stupore della scoperta.

E’ rimasta la caverna; il brillare della Stella nel suo fondo scuro; sul bordo, lìedera e il fico, più in là la sorgente. Sono rimasti, nelle mani dei filosofi, i compassi e il rotulo.
La prima versione de “I tre filosofi” “attenua” alcuni aspetti del soggeto: mette in mano ai Magi strumenti e libri di astrologia e non la profezia di Balaam.



Nella seconda versione, uno dei tre è un orientale, non un moro.
In entrambe, manca la Stella, guida dei Magi: la sostituisce la luce in fondo alla grotta.

E’ possibile che Giorgione abbia di proposito voluto cancellare ogni umana testimonianza, affidando alla sola luce pittorica la manifestazione di un evento soprannaturale.

Secondo Salvatore Settis, i personaggi del quadro sono resi “umani” e contemporanei e in essi si può riconoscere specialmente il genere umano che investigando e studiando, raggiunge con la scienza e la filosofia la cognizione del divino.

E’ in questo senso che il soggetto dei “Magi” non viene cancellato ma superato e condotto su un livello più alto e moderno.



Onorina Collaceto
La pagina è visibile sul sito:
http://digilander.libero.it/viaggi.arte/viaggiarte/Esposizioni_e_Luoghi/Voci/2009/4/27_Tracce_di_iconografia_-_iconologia.html



martedì 24 novembre 2009

Fabbrica del Vapore. In mostra le opere della Biennale giovani 2009



FABBRICA DEL VAPORE. IN MOSTRA LE OPERE DELLA BIENNALE GIOVANI 2009
Dal 26 novembre al 3 dicembre installazioni video, teatro, fotografia e pittura
Milano, 24 novembre 2009 – Dopo la trasferta in Macedonia, per partecipare alla Biennale dell'Europa e del Mediterraneo (709 artisti da 39 Paesi), i giovani artisti milanesi under 30 sbarcano alla Fabbrica del vapore, dal 26 novembre al 3 dicembre, per una mostra all'insegna dell'interscambio culturale. Tema conduttore: "Le sette porte". Quelle leggendarie della città di Skopjie, dove si è svolta
la Biennale, ma anche quelle metaforicamente rappresentate dalle diverse arti, attraverso cui la creatività dei ragazzi si è espressa, diventando mezzo di comunicazione e di apertura verso i giovani di altri Paesi.
Domani, alle ore 18, negli spazi espositivi di via Procaccini l'inaugurazione, alla presenza dei giovani artisti. Da giovedì 26 apertura al pubblico dalle 15 alle 19. Saranno allestite le opere di Elisabetta Alazraki, Antonella Aprile e dei gruppi Effetto Larsen, Materiali Scenici, Proietti&Zarzani, Xtend3dLab. La mostra è a cura di Rossella Bertolazzi, direttrice di IED Arti Visive.
"Da ormai 21 anni – spiega l'assessore allo Sport e Tempo libero Alan Rizzi – il Comune di Milano partecipa alla rete internazionale della Biennale Giovani dell'Europa e del Mediterraneo, dando la possibilità ai suoi giovani artisti di far conoscere il meglio della propria creatività. Siamo infatti convinti che ognuno di loro, proprio dallo scambio e dal confronto continuo con quanto avviene a livello internazionale, possa esprimere al meglio la propria produzione, usando i diversi linguaggi e le molteplici forme contemporanee dell'arte". "La mostra che si inaugura domani alla Fabbrica del Vapore sarà un ulteriore momento di visibilità per questi giovani artisti e un'occasione di scambio, questa volta a Milano, di idee, impressioni e progetti nati durante l'esperienza compiuta alla Biennale".
Ad arricchire la mostra ci saranno anche uno spettacolo e un pomeriggio di incontro aperto a tutti i giovani. Domani sera alle 21, dopo l'inagurazione, andrà in scena, negli spazi di Macchinazioni Teatrali, in via Luigi Nono 7, lo spettacolo teatrale Aggregazionedi Effetto Larsen (gruppo composto da Matteo Lanfranchi, Elisa Bottiglieri, Renato Avallone, Marco Ripoldi, Paolo Altavilla, Beatrice Cevolani, Laura Triscritti, Luna Paese e Roberto Rettura).
Mercoledì 2 dicembre, alle ore 17.30, è invece in programma un "call for entries", una chiamata fatta a tutti i giovani artisti lombardi interessati a partecipare alla prossima edizione della Biennale che si terrà nel 2011 a Marrakesh in Marocco.


lunedì 23 novembre 2009

Mostra Moana Pozzi, Casta Diva


MOANA - CASTA DIVA
Fotografie inedite di Gianfranco Salis
a cura di Valerio Dehò



23 Gennaio - 27 Marzo 2010
Contemporary Concept – Bologna



Dal 23 Gennaio al 27 Marzo 2010 si tiene a Bologna presso la galleria d'arte Contemporary Concept la mostra "Moana - Casta Diva" di Gianfranco Salis, prima esposizione fotografica di taglio artistico dedicata a Moana Pozzi.
La mostra, curata da Valerio Dehò, presenta ventidue fotografie di posa a figura intera realizzate tra il 1988 e il 1990. Gli scatti, di cui quindici del tutto inediti, immortalano uno dei personaggi italiani più controversi e affascinanti degli ultimi decenni mostrando con raffinatezza e gusto non solo la rara bellezza di una donna ma anche la sua spiccata personalità e il suo carisma.

Esistono migliaia di fotografie di Moana ma ben poche possono attestare l'alto profilo estetico e artistico di quelle realizzate da Gianfranco Salis, celebre ritrattista di soggetti femminili che nel corso degli anni Ottanta ha immortalato alcune delle più belle donne del cinema, della moda e della nobiltà romana tra cui: Margaux Hemingway, Sofia Loren, Laura Morante - fotografata per la prima campagna pubblicitaria di profumi femminili Armani - Anna Galiena e molte altre.
Nato professionalmente sotto la guida di Tazio Secchiaroli, tra i principali fotografi italiani del Novecento, Salis esordisce come fotografo sui set di film d'autore come Amarcord e I clown di Federico Fellini, e Il Viaggio di Vittorio De Sica. Parallelamente al lavoro di documentazione cinematografico inizia la serie dei ritratti femminili ed è proprio con uno di questi che nel 1988 vince il "The professional photographer's showcase" all'Epcot Center di Orlando.
La particolarità e il successo dei ritratti di Salis deriva sia dalla piena autonomia nella scelta dei soggetti - che denota l'ispirazione e lo spessore artistico degli stessi - sia dalla pratica di una tecnica - assolutamente inedita all'epoca - che prevede l'uso del colore su stampe in bianco e nero. Il risultato è un effetto quasi pittorico che riscuote un enorme successo e numerosi riconoscimenti nel mondo dell'arte, della moda e dell'editoria.

Il primo incontro con Moana Pozzi avviene nel 1988 su espressa richiesta dell'attrice. In questo periodo il fotografo, conclusa la lunga serie di ritratti a tre quarti che lo ha reso famoso, decide di dedicarsi allo studio della figura intera, del corpo nella sua totalità, e da questo studio nascono le tre serie su Moana esposte per la prima volta in esclusiva presso Contemporary Concept, galleria bolognese che si distingue per innovazione e qualità delle proprie produzioni.
Il secondo incontro risale al 1989 quando Moana chiede al fotografo di ritrarla in uno splendido vestito da sera rosso, da lei particolarmente amato. L'ultimo shooting è del 1990, pochi anni prima della prematura morte della donna.
Colpito dalla bellezza e dall'eleganza di Moana, dal suo fascino fuori dal tempo, Salis contravviene alla propria abitudine di non fotografare mai lo stesso soggetto più di una volta e realizza oltre trecentocinquanta scatti.
La particolare alchimia che questo fotografo riesce ad instaurare con i propri soggetti è proverbiale e si fonda sulla convinzione che esista un preciso momento, subito dopo l'incontro con il soggetto, in cui si riesce a cogliere l'essenza della persona e a fermarla con uno scatto.
Questo spiega perché Salis lavori velocemente e preferisca essere solo di fronte al soggetto da fotografare. Nel caso di Moana tali condizioni si sono verificate in maniera eccezionale grazie anche alla sua profonda consapevolezza di sé e del proprio corpo.

L'esposizione di queste fotografie, in gran parte mai pubblicate, ha carattere artistico e lontana da qualsiasi intento scandalistico si propone di restituire l'immagine di una donna bellissima, elegante, mai fuori luogo, che ha vissuto le proprie scelte rendendole pubbliche e che oggi, a quindici anni dalla propria morte, è diventata un'icona.

Ufficio Stampa
Culturalia di Norma Waltmann, Tel 051 6569105, Fax 051 2914955 info@culturaliart.com
dal sito www.culturaliart.com è possibile scaricare la cartella stampa completa





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Postato da Servizio Diffusione Comunicati su CorrieredelWeb.it L'informazione fuori e dentro la Rete.


"TRAME D'INCHIOSTRO": presentazione/incontro con HITNES, LUCA MARENGO e MICHELANGELO LA NEVE sabato 28 novembre ore 17,30 @ Comics Boulevard (Roma)



"COMICS BOULEVARD" & LA SCUOLA ROMANA DEI FUMETTI

Presentano

“TRAME D’INCHIOSTRO”

MOSTRA E INCONTRO
CON
HITNES
LUCA MARENGO

PRESENTAZIONE DEI LIBRI
“Le Caramelle degli Sconosciuti” e “Soli”

SABATO 28 NOVEMBRE ALLE ORE 17.30

Presso la fumetteria
“COMICS BOULEVARD”
via Garibaldi 89/A (Roma, Trastevere) - tel. 06.45.50.42.50
www.comicsboulevard.com

"COMICS BOULEVARD", la libreria della Scuola Romana dei Fumetti ospiterà sabato 28 novembre alle 17.30 “Trame d’Inchiostro”, evento che include la mostra di disegni raccolti nell’opera “Soli” di Hitnes e la presentazione di “Le Caramelle degli Sconosciuti” (Liberi Editore) di Luca Marengo. All’incontro saranno presenti gli autori e lo sceneggiatore Michelangelo La Neve (Dylan Dog, ESP).

HITNES
Nato a Roma nel 1982. Nel 2005 si è diplomato all’Istituto Europeo di Design di Roma come illustratore e animatore. Da freelancer dal 2001 ha lavorato come vignettista, storyboarder, serigrafo e come illustratore per diversi clienti. Dal 1996 ha eseguito molti lavori per committenti pubblici e privati dipingendo come muralista, in Europa e nel resto del Mondo. Dal 2002 ha partecipato a diverse performance artistiche ed esposizioni personali e collettive, a Roma, Parigi, Adelaide. I suoi lavori sono presenti in pubblicazioni artistiche stampate in Italia, Francia, Spagna, Germania, Belgio, Australia e Inghilterra. Attualmente vive e lavora a Roma.
www.hitnes.org

LUCA MARENGO
Luca Marengo nasce a Roma nel 1982. Laureato in Storia del Cinema e della Letteratura, giornalista pubblicista, vincitore di premi letterari nazionali di narrativa e poesia, collabora da anni con diverse riviste di carattere culturale (tra cui Leggere:Tutti, Cinecorriere, LeCool, Il Turismo Culturale, Musical News …) e con due studi di scrittura cinematografica. Fotografo e illustratore di copertine di libri e cd, musicista con i The Golden Night, la raccolta di racconti “Le caramelle degli sconosciuti” è il suo primo libro di narrativa. A gennaio uscirà un suo volume per la collana “Entertainment Now” pubblicato da Coniglio Editore.

Mostra Fotografica: Vidomegon, vivere l’infanzia nel mercato di Dantokpa.

Vidomegon: vivere l’infanzia nel mercato di Dantokpa

Roma, 23 novembre 2009. Ventidue scatti sul fenomeno delle bambine vidomegon per sostenere il loro reinserimento nel tessuto sociale. Questi gli obiettivi del photo reportage "Vidomegon dans le Grand Marché de Dantokpa", la mostra della fotografa Alessia Capasso promossa dalla ong Ricerca e Cooperazione (RC) nell’ambito del progetto di cooperazione allo sviluppo “Protezione ed Inserimento Sociale delle ragazze vinonmegon” in Bénin.

Il fenomeno delle bambine vidomegon trae le proprie origini dalla tradizione beninese di affidare i propri figli a parenti residenti in città nella speranza di garantire loro una migliore istruzione ed educazione. Questa tradizione, a causa del progressivo impoverimento delle famiglie, è poi degenerata in una tratta nazionale ed internazionale di bambine ed in un mercato di forza lavoro gratuita.

Centinaia di vidomegon vivono e lavorano nel Grand Marché de Dantokpa, il più grande mercato dell’Africa occidentale, sito a Cotonou. Le immagini del photo reportage ritraggono il labirintico mercato – una città nella città – per svelare la trama delle quotidianità di bambine e ragazze private di diritti universalmente riconosciuti e soprattutto di affetto. Le bambine hanno nella maggior parte dei casi un’infanzia infelice in cui il maltrattamento, lo sfruttamento e l’abuso costituiscono la norma. La giornata media di lavoro vede le giovani vidomegon alzarsi alle prime luci dell’alba e andare a letto per ultime a notte fonda.

Verso i 14-15 anni, poiché l’età comporterebbe l’istituzione di un salario, le ragazze vengono allontanate dalla famiglia di affidamento diventando vinonmegon (non più presso qualcuno). Si ritrovano di conseguenza sole, senza educazione di sorta, senza legami sociali cui fare riferimento e, soprattutto, portando con sé le tracce, non sempre visibili, degli abusi subiti e dell’infanzia negata.

“Attualmente sono 94 le ragazze in condizioni difficili accolte nel nostro centro e che stanno ricevendo una formazione professionale in laboratori di sartoria, parruccheria, fotografia, informatica e ristorazione”, sottolinea Danila Francesconi, responsabile del progetto, in un’intervista rilasciata il 15 settembre scorso al quotidiano beninese Emergence Info, “mentre durante il primo ciclo di formazione sono state 132 le ragazze che hanno ottenuto l’attestato di alfabetizzazione basilare”. Le ragazze scelte quali beneficiarie del progetto hanno un passato alienante, ma oggi “hanno un mestiere in mano e possono contare su un supporto psicologico e su un ambiente protetto, che diminuirà il loro rischio di devianza sociale”, conclude la Francesconi.

È a favore di queste ultime che Ricerca e Cooperazione articola il proprio intervento, promuovendo un percorso di crescita personale che, attraverso l’alfabetizzazione, la formazione professionale e la facilitazione per l’accesso al microcredito, permetta alle vinonmegon un inserimento lavorativo adeguato e riconosciuto capace di elevarne lo status sociale ed evitare la perpetuazione del degenerato fenomeno dell’affidamento.

La mostra sarà aperta al pubblico dall’1 al 19 dicembre 2009, all’interno degli spazi della Città dell’AltraEconomia, in Largo Dino Frisullo al Testaccio, Roma.

Il 4 dicembre alle ore 17 la mostra sarà inaugurata con gli interventi di Alessia Capasso, Andrea Stroppiana, direttore Ufficio Comunicazione di Ricerca e Cooperazione, Gabriella Rossi Crespi, Consulente Senior presso il Ministero dell’Ambiente italiano, che incentrerà il suo intervento sulla genesi del progetto, e Tana De Zulueta, impegnata in Italia e all'Assemblea del Consiglio d'Europa nella lotta alla tratta di esseri umani.

Per ulteriori informazioni:

RC Ricerca e Cooperazione

Tel +39 06 70701825 Fax +39 06 70701823
m.koshi@ongrc.org

My way a LOFT gallery arte contemporanea

LOFT gallery arte contemporanea

Presenta

My way

Opening domenica 6 dicembre 2009 ore 18.00

11 Artisti, 11 strade differenti, 11 modi di comunicare. My way è una collettiva dinamica, senza costrizioni dove ogni artista ha il piacere di donare la propria arte.

L'open space questa volta diventa un contenitore-vetrina per ammirare idee, stili e qualità artistiche elevate.

Artisti in "campo":

Erica Campanella. si presenta con un'opera su rame accompagnata da una installazione pittorica su carta. Tutto tono su tono. Visi narranti in cui specchiarsi .

Maurizio Cariati. Giovane, fresco, brillante si propone in veste più raffinata del solito con un'opera estroflessa su tessuto bianco dove i dettagli sono curati con attenzione. A little box accompagna l'opera, che sia il nostro occhio indiscreto sul quotidiano?

Francesco De Molfetta. Giovane artista di lungo corso grazie a un ricco curriculum. E' ironico, geniale, sempre sopra le righe. Destabilizzante. Possedere una sua opera allunga la vita…

Giorgio Laveri. Il Re della ceramica per comunicabilità e riferimento alla realtà. Le sue creazioni sono poesia,dove ogni oggetto si spoglia della sua essenza divenendo metafora di se stesso.

Mario Loprete. E' legato visceralmente ai suoi b.boy, ragazzi che vivono la strada forti di un mondo che vuole esistere e che l'artista vuole far emergere.

Andrea Marcoccia. Way fortissimamente way nelle nuove opere dell'artista romano che ci regala un profondo senso di libertà unito a un gesto pittorico sempre più interessante.

Vincenzo Marsiglia. I suoi segni iconici ritmicamente ripetuti sono l'emblema del suo creare e danzano su tela e altre superfici rendendo ogni opera estremamente significante e poetica.

Carlo Pasini. Ci offre un figurativo non definito realizzato con acrilici, smalti e puntine da disegno che rendono mutevole la superficie dell'opera favorendo un viaggio oltre l'immagine.

Andrea Riga. Giovane, surreale, profondo, melanconico si presenta con un'opera complessa dove un ritratto che in apparenza mostra un'epidermide dilatata ci rimanda ad una membrana contenitore di un corpo in decomposizione. La pelle diventa così lo specchio dell'anima e narra il nostro vissuto.

Denis Riva. Altro giovane artista di valore, il cui gesto pittorico è primitivo e puro. Le sue opere parlano, facendo vibrare l'anima anche al più inconsapevole osservatore grazie a un labirinto di memorie, affinità ed emozioni.

Vittorio Valente. Le sue realizzazioni artistiche attraggono a livello tattile e costringono a pensare. La materia utilizzata così soffice e apparentemente innocua nasconde nelle sue forme significati complessi.

My way è un ventaglio di proposte artistiche, valide e recensite, dell'arte contemporanea dove incamminarsi per ampliare ed attualizzare i propri orizzonti artistici.


My wayCampanella,Cariati,De Molfetta, Laveri, Loprete, Marcoccia, Marsiglia,Pasini, Riga, Riva, Valente- 6 dicembre 2009 al 20 gennaio 2010

Loft gallery di Angela Trimboli

Via margherita, 47-87064 Corigliano Calabro (CS)

tel.098383703-cell.3475948491

www.loftgallery.it ; angelatrimboli@loftgallery.it

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Da: Vincenzo Marsiglia <vincenzoma@libero.it>

Mostra “La Monaca di Monza” al Castello Sforzesco



CASTELLO SFORZESCO. DOMANI L'ANTEPRIMA DELLA MOSTRA "LA MONACA DI MONZA"

Milano, 23 novembre 2009 – Domani, martedì 24 novembre, alle ore 9.30, nelle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco si terrà l'anteprima per la stampa della mostra "La Monaca di Monza", in programma dal 25 novembre al 21 marzo 2010.
Oltre 60 opere di artisti dell'Ottocento italiano, quali Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Giuseppe Molteni, Gaetano Previati, restituiscono l'affascinante volto di una donna la cui vicenda, segnata da passioni e delitti, culmina nella terribile condanna che riecheggia tra le pagine degli atti del processo, eccezionalmente esposti.
L'iniziativa, curata da Lorenza Tonani, è promossa dal Comune di Milano, col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, della Provincia di Monza e Brianza. Ideata e prodotta da Alef, la mostra è sponsorizzata da LeNord.

Saranno presenti:
Claudio Salsi, direttore del settore Musei del Comune
Pietro Allegretti, direttore di Alef cultural
Lorenza Tonani, curatrice della mostra


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Redazione del CorrieredelWeb.it
www.CorrieredelWeb.it

Carlo Bernaridini: La luce che genera lo spazio


Luogo: Galleria Delloro

Indirizzo: via del Consolato 10 – 00186, Roma.

Vernissage: Venerdì 4 dicembre ore 19.00 (fino al 15 febbario)

orari: martedì-sabato 16.30-19.30

telefono: 06 / 64760339

Web: www.galleriadelloro.it

Mail: info@galleriadelloro.it

Geometrie di luce rimbalzano fra i palazzi per poi aggredire le sale della galleria, le fibre ottiche penetrano dalle facciate dei palazzi negli spazi espositivi coniugando così l'ambiente esterno con l'ambiento interno.

Delloro Arte Contemporanea è lieta di presentare il primo intervento ambientale urbano di Carlo Bernardini a Roma.

Dopo qualche anno di assenza nella capitale l'artista ci stupisce ancora una volta con un'installazione site specific che coinvolge oltre gli spazi espositivi i palazzi prospicienti alla galleria: le linee di luce ridisegnano la facciata cinquecentesca di San Giovanni dei Fiorentini che fa da sfondo all'intervento in fibra ottica di via del Consolato, allo spettatore viene rivelato uno spazio riconfigurato completamente, le architetture circostanti continuano ad esistere ma reinterpretate con diverse prospettive, un nuovo piano geometrico vi si sovrappone ma contemporaneamente interagisce e dialoga con esse.

Come lo stesso artista ci rivela "L'installazione si appropria dello spazio e lo fagocita nel suo interno. E' un rapporto di dominio quello che la forma spaziale instaura con il luogo, lo penetra, lo feconda, lo riduce in suo potere sino a trasformarlo in essa stessa".

Al centro della sala una grande scultura in acciaio inox riceve la fibra ottica e ne moltiplica le geometrie luminose sulle pareti della galleria che perde il suo ruolo di semplice contenitore trasformandosi appunto in opera d'arte essa stessa.

Ma l'installazione alla Galleria Delloro assume una valenza sopratutto riepilogativa, in essa sono racchiusi i concetti e i traguardi dell'ultimo anno di ricerca, anno che soprattutto sotto il punto di vista espositivo per Bernardini è stato veramente impegnativo.

Innanzi tutto la grande personale a Milano da Grossetti Arte Contemporanea, dove l' artista ha sviluppato il concetto di attraversamento degli spazi bucando letteralmente le mura della galleria, l'esposizione a Villa del Grumello a Como in occasione di Open Mind(s) e l'invito da parte di Bruno Corà al Museo d'arte contemporanea di Lugano con un opera omaggio a Duchamp.

Sempre del 2009 è stata la grande installazione a New York in occasione del D.U.M.B.O. Art Festival che quest'anno ha visto un affluenza di più di 5.000 visitatori, dove l'artista ha presentato una aggiornata versione dello "Spazio permeabile" esposto nel 2003 alla Quadriennale, servendosi oltre che della fibra ottica anche della superficie elettroluminescente, un vero e proprio tessuto luminoso posto in dialogo con le geometrie lineari delle fibre ottiche.

Dopo i grandi interventi ambientali a Valencia (al Giardin Mediterraneo di Santiago Calatrava nel 2007) e a Bologna (a Piazza S.Stefano, la Piazza delle Sette Chiese in occasione di Art First 2009) non viene smentita la propensione di Carlo Bernardini a misurarsi con architetture di grandi dimensioni: a metà novembre infatti è stato presentato l'ambizioso progetto di Palazzo Litta, dove le fibre ottiche partendo dalla facciata del palazzo seicentesco si insinuano sino alle sue sale interne attraversando pavimenti e pareti, inglobando e ridisegnando gli spazi architettonici.

Da non dimenticare infine la partecipazione al progetto Twister dei musei lombardi, che ha portato all'acquisizione da parte del MAM di Gazoldo degli Ippoliti di una sculto-installazione di 6 metri in acciaio e fibre ottiche ora in mostra permanente nei giardini del museo.

A coronare questo denso anno espositivo a gennaio 2010 verrà presentato in occasione dell'Arte Fiera di Bologna un volume monografico che ripercorre 20 anni di attività, comprensivo dei testi teorici di Bernardini e i principali testi critici sul lavoro dell'artista.

Carlo Bernardini nasce a Viterbo nel 1966; esordisce nei primi anni '90 con una pittura astratta la cui attenzione è rivolta al confronto dialettico tra la linea e il monocromo, affrontando fin da subito il tema concettuale e raffigurativo del rapporto spazio-luce.

Questa ricerca lo porta nel 1996 a presentare al Palazzo delle Esposizioni di Roma per la XII Quadriennale dei lavori su tavola di grandi dimensioni con interventi di pigmenti e fosforo che, attraverso l'esposizione alla luce di Wood, generano due distinte e autonome condizioni visive: la prima in luce reale, la seconda al buio come una sorta di negativo fotografico della prima.

Nella prima metà degli anni '90 il suo lavoro giunge ad affrontare la terza dimensione, dapprima facendo fuoriuscire dalle superfici di tela o tavola dei tubi d'acciaio che proiettano ombre reali, poi progettando e realizzando a partire dal 1996 installazioni in fibre ottiche e sculture-installazioni in acciaio inox e fibre ottiche, superfici OLF (Optical lighting film) e superfici elettro-luminescenti, che lo spettatore percepisce in modo diverso, e con forma diversa, a seconda del variare della sua posizione nello spazio.

Nel 1997 pubblica il saggio teorico sulla Divisione dell'unità Visiva, dove affronta, appunto, la relatività delle percezioni e sensazioni nei confronti dell'opera.

Al 1999 risale la prima mostra personale alla Galleria Spaziotemporaneo di Milano, città nella quale si trasferirà a vivere e insegnare dopo una lunga permanenza nella capitale.

È proprio la sperimentazione di un mezzo espressivo nuovo come la fibra ottica che lo spinge ad interagire con le architetture e gli spazi esterni, giungendo così a trasformare l'ambiente da contenitore dell'opera ad opera stessa, concependo l'installazione come uno spazio permeabile dove lo spettatore entra, vivendo una nuova dimensione ridisegnata dalle linee di luce.

Dalla fine degli anni '90 gli vengono commissionate le prime installazioni ambientali in grandi spazi esterni; tra gli interventi di maggiore rilievo in luoghi pubblici và menzionata l'installazione alla Galleria Nazionale della Pilotta a Parma (1998), l'intervento ambientale a Reggio Emilia nella spettacolare cornice cinquecentesca dei Chiostri di San Domenico (1999) e la grande installazione a Padova realizzata su via Fiume al Palazzo della Ragione (2000).

Nel 2002 viene invitato alla XX Triennale di Milano e a Sculpture Space, Utica (New York); l'anno seguente alla XIV Quadriennale al Palazzo Reale a Napoli.

Sempre nel 2002 vince il premio Targetti Art Light Collection White Sculpture e per ben 2 volte (nel 2000 e nel 2005) il premio Overseas Grantee della Pollock Krasner Foundation di New York.

Proprio i numerosi soggiorni newyorkesi di questi anni sono determinanti nella concezione delle nuove sculture in cui la linearità, la tensione, e la spinta verso l'alto risentono del fascino dell'architettura razionale, verticale, luminosa e specchiante dello skyline della metropoli.

Nel 2004 progetta La Quarta Direzione dello Spazio, un'ipotesi visiva sperimentale in cui all'interno dell'installazione in fibra ottica si attivano al passaggio dei visitatori dei video interattivi di luce astratta in movimento, mirando a creare una sovrapposizione simultanea della percezione dinamica sulla percezione statica.

La realizzazione definitiva del progetto a cui prende parte con i video la film-maker brasiliana M.Sobral avverrà poi quattro anni più tardi a Milano presso la Galleria Bruna Soletti di Milano.

Tra le esposizioni internazionali di maggior prestigio di questi anni vanno citate la mostra del 2002 alla National Gallery of Contemporary Art di Bangkok, la grande mostra del 2004 al Museo Paço Imperial di Rio De Janeiro e la presentazione nel 2007 dell'installazione Event Orizont allo Swing Space di New York.

Del 2008 è il progetto Light Waves, opera permanente installata nell'ingresso dell'aeroporto di Brindisi in cui Bernardini attraverso l'interazione tra le sue sculture prismatiche di luce e un'installazione audiovisiva, genera una pulsione impalpabile dello spazio totale modificando la percezione del luogo.

Nello stesso anno presenta un gigantesco intervento ambientale nel "Giardin Mediterraneo" della Ciudad De Las Artes Y Las Ciencias di Valencia ponendo in dialogo le sue geometrie di luce con la celebre opera architettonica di Santiago Calatrava.

Contemporaneamente progetta per il Museo La Nau dell'Università di Valencia un'installazione che si estende in altezza su tre piani degli spazi espositivi, creando un disegno che cambia secondo i punti di vista e secondo gli spostamenti dello spettatore, che si trova così a vivere fuori e dentro l'opera. Un ulteriore sviluppo sperimentale del linguaggio si riscontra nelle Interrelazioni nello Spazio al Castello di Rivara, in cui un'unica installazione in fibre ottiche eludendo la fisicità delle pareti ingloba al suo interno gli ambienti , passando da parte a parte senza soluzione di continuità.

Ancora del 2008 è la sua mostra personale al Museo di Lissone, dove presenta oltre ad uno spettacolare intervento nelle sale del museo, un'imponente installazione aerea in esterno.

Il 2009 è un anno molto impegnativo sotto il punto di vista espositivo: in occasione di Art First 2009 presenta Codice Spaziale, un imponente installazione aerea che sovrasta la centralissima Piazza S. Stefano, viene invitato a New York per il D.U.M.B.O. Art Festival e realizza una grande scultura ambientale per il MAM – Museo Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti (MN) ed un'installazione alla GAM di Gallarate.

Lo stesso anno presenta un ambizioso progetto a Palazzo Litta, dove le fibre ottiche partendo dalla facciata del palazzo seicentesco si insinuano sino alle sue sale interne attraversando pavimenti e pareti, inglobando e ridisegnando gli spazi architettonici.

Sempre del 2009 sono le sue ultime tre mostre personali: alla galleria torinese Velan nella quale presenta l'installazione Codice Progressivo dello Spazio, a Milano da Grossetti Arte Contemporanea dove la fibra ottica attraversa e oltrepassa le pareti della galleria e infine alla Galleria Delloro di Roma dove progetta un'installazione che partendo dai palazzi prospicenti alla galleria penetra e si sviluppa all'interno degli spazi espositivi.

Carlo Bernardini vive e lavora a Milano; insegna Installazioni Multimediali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.



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Postato su IL COMUNICATO STAMPA

LOBODILATTICE N.108



COPERTINA N. 108 selezionata da Ivan Quaroni: "Self Potrait (a tribute to ronny cutrone)". T
ecnica mista su tela 2009, di Michael Rotondi

PRIMO PIANO

-REGINA JOSE' GALINDO – JUEGOS DE PODER

Articolo di approfondimento sulla mostra "Juegos de poder" di Regina josè Galindo presso Prometeo gallery.
di Martina Colajanni
"L’ipnotizzatore si muove sicuro di sé e continua ad esercitare delle minacce verbali e a trasmetterle un senso di sottomissione sia psicologica che fisica . Le parole, le azioni, lo sguardo, i movimenti del corpo: tutte caratteristiche mirate al tema centrale dell’opera...." Il potere che alcuni individui esercitano è tale da assumere caratteristiche ipnotiche, allora colui che ne è soggiogato si sottomette indifeso. Il carnefice che violenta la sua vittima e la vittima compiacente, avvinta da questo irrinunciabile gioco di emozioni contrastanti.

Regina José Galindo - Juegos de poder - Opening / venerdì 18 settembre 2009 / ore 19.00. Fino al 21 ottobre 2009 / mar-sab. / 11.00-14.00/15.00-19.00 - prometeogallery di Ida Pisani / via Ventura 3 / Milano info@prometeogallery.com / www.prometeogallery.com / T/F + 39 (0)2 26024450


-PAROLA AGLI ARTISTI, intervista a Silvia Negrini

Uno dei lavori a cui l'artista è particolarmente affezionta, "La strage di Bologna", si rivolge ad un approccio sociologico della realtà. Utilizzando materiali come la carta millimetrata, riesce a rappresentare il tragico evento con minuzia di particolari, mostrando attenzione verso la percezione che ne deriva, una volta "campionato" l'accadimento. Alla domanda: "Se dovessi spiegare l'arte ad un bambino?" Silvia Negrini, umoristicamente, risponde: "Ti do 5 euro se non me lo chiedi più..."


-VITTORIO SGARBI E ''L'ESTETICA DEL CROLLO"
Un’inconsueta uscita vestito da prete con l’umile abito nero, pronto per iniziare un sermone. La predica in realtà è un brano commovente, tratto dal diario fittizio di un ebreo, che racconta i suoi ultimi giorni a Varsavia. E’ il crollo del ghetto, con la perdita della famiglia, le violenze, l’orrore, la resistenza armata...

Sgarbi, l’altro. Dal 10 al 15 Novembre 2009 - Teatro Ciak Webank Fabbrica del Vapore, Via Procaccini, 4 - 20154 Milano Tel. 02.76110093 - Fax 02.76110322 www.teatrociak.it



Per informazioni e news: www.lobodilattice.com

Mostra "Lo stile dello Zar"


LO STILE DELLO ZAR
Prato
Museo del Tessuto
19 settembre 2009 - 10 gennaio 2010


Si è aperta di recente a Prato la mostra dal titolo "Lo stile dello zar": non a caso il luogo dell'esposizione è il Museo del Tessuto della città, legata da sempre ad un'importante tradizione del settore tessile.
Gli spazi sono quelli dell' ex Cimatoria Campolmi, nel pieno del centro storico della città, edificio dell'archeleogia industriale del XIX secolo, dove, dal 2003, ha preso ubicazione il Museo; qui, antico e moderno, sia nella struttura dell'edificio che nei materiali ed oggetti dell'
esposizione permanente, così come nella mostra in questione, si sposano in
una fusione equilibrata e "naturale".
Le varie sezioni ci raccontano quelli che sono stati i rapporti e i legami tra Italia e Russia tra XIV e XVIII secolo, nello scambio continuo tra i vari linguaggi artistici, la moda, i
tessuti...

Interessante il corridoio introduttivo/interattivo alla mostra: una serie di pannelli si offre allo spettatore per spiegare dettagliatamente funzionamento e uso della tessitura ad pettine, prendiamo confidenza con i termini di ordito e trama, e in appositi contenitori in plexiglas possiamo direttamente, attraverso il tatto, sentire le differenze tra l'impalpabile
cachemire, la morbida angora, la leggerezza della seta, fino ad apprendere le differenze fra i vari filati ...

Il progetto della mostra nasce dalla collaborazione della Fondazione Museo del Tessuto di Prato, il Polo Museale Fiorentino, l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze con il Museo Ermitage, il Museo del Cremlino e il Museo Statale Russo; la realizzazione è a cura di
Villaggio Globale International e la selezione delle opere del comitato scientifico nelle persone, tra gli altri, di Cristina Acidini, soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Daniela Degli Innocenti, presidente della Fondazione e Tatiana Lekhovich dell'Ermitage di SanPietroburgo.

I prestiti provengono inoltre da altre importanti istituzioni italiane quali il Museo degli Uffizi di Firenze, il Museo del Bargello e lo Stibbert, la Galleria Palatina, i Musei Civici di Venezia e il Palazzo del Principe di Genova.
Più di centotrenta opera tra pittura, antichi lampassi, damaschi e velluti, paramenti sacri, ci illustrano rapporti e relazioni tra il mondo occidentale, in particolare l'arte tessile italiana e toscana, e quello della Moscovia.

L'esposizione si snoda attraverso 4 sezioni:
nella prima, viene esaminato il periodo che va dalla seconda metà del XIV quello rinascimentale: ad accoglierci in questo spazio minimalista ed essenziale, un paliotto del 1336 di Jacopo Cambi, oltre che a bellissimi lampassi (un genere di tessuto prodotto dal X secolo in poi) e velluti nei quali, oltre alle lavorazioni, acquisiamo i vari significati e la
simbologia di elementi animali e vegetali quali aquile, uccelli, grifoni, rosette, melograni...
Fu inizialmente Lucca ad avere il primato nella produzione di tessuti di alto livello artistico, quindi Venezia e Firenze.

Più avanti nel corso dei secoli i tessuti si arricchiscono di broccature e ricami in seta, comparendo anche nelle opere pittoriche degli artisti del tempo; la Chiesa ne farà uso per i paramenti sacri e, in questo modo, per affermare il proprio prestigio.
Esposto in mostra il Paliotto donato da Sisto IV della Rovere, eseguito su disegno di bottega

Nella seconda sezione vengono analizzate le modalità di scambi commerciali tra l'Italia e la Moscovia, i cui rapporti si snodano attraverso i porti di Caffa e Tana, città situate rispettivamente sul Mar Nero e il Mar d'Azov: è qui che iniziano a circolare pellicce di volpe, zibellino, ermellino, che, caratteristiche della Russia, divengono anche parte
fondamentale dell'abbigliamento della classe mercantile italiana: l'infittirsi dei rapporti tra lo zar e l'Europa sono testimoniati, tra l'altro, dal diplomatico Sigismondo Herberstein (1486 - 1566).
Sono a tale proposito esposte opere di Tiziano, Paris Bordon, Tintoretto, Domenico Parodi.
A sottolineare i rapporti tra corte medicea e russa, sono tra l'altro presenti in mostra i
doni da parte di Pietro il Grande a Cosimo II: la bussola magnetica in avorio e gli arazzi cinesi in seta.
Nel corso del XVI secolo, le manifatture italiane, ormai divenute celebri e producenti velluti e riferimento più importante per le ambasciate europee, le quali commissionano i preziosi manufatti da inviare alla corte dello zar; nello stesso modo, anche i paramenti liturgici ortodossi tempestati di pietre preziose e perle di fiume e ricamati con fili in oro e argento, vengono confezionati con gli stessi tessuti italiani.

Nella terza sezione della mostra ci avviciniamo alle influenze esotiche dell'Oriente sulla nobiltà europea: la "zimarra" , indumento originario della Turchia, diventa, insieme abbigliamento più in voga nel periodo (v. sopra "Ritratto di giovane donna " di Tiziano).
Siamo sul finire del XVII secolo e l'influenza tra il gusto italiano e quello russo è anche
testimoniata da alcuni abiti provenienti dal guardaroba di Pietro il Grande e conservati al Museo dell'Ermitage; più avanti, nel corso del secolo successivo, sarà il modello francese ad essere preso dalla corte moscovita come riferimento sia dal punto di vista artistico che in campo tessile.

Non è possibile concludere questa pagina sulla mostra pratese senza spendere qualche parola in merito all'allestimento dell'esposizione che possiamo definire decisamente "impeccabile" e questo grazie al lavoro ideato da Guicciardini & Magni Architetti che hanno progettato all'interno del percorso espositivo, in un alternarsi di ombre e intensi bagliori, una serie di pannelli/maschere traforati/e, che riprendono i motivi dei tessuti del tempo, attraverso i/le quali passa e filtra la luce, la quale proietta, molto suggestivamente, l'ombra sul pavimento e sulle pareti delle sale.

Le opere cossiddette delle arti minori sono racchiuse in teche mobili molto semplici e minimali, mentre lo spettatore può leggere le note dei viaggiatori verso la Russia del tempo su pareti palificate di legno.
Il vetro, il materiale più usato nell'allestimento, con la sua leggerezza e neutralità, ci fa concentrare sull'opera d'arte contenuta, così come è molto bella la disposizione frontale di alcune grandi teche e delle basi grige poste ai loro piedi la cui funzione è anche quella di far sostare maggiormente lo spettatore innanzi ad esse.

Nella penultima sala, insieme alle opere esposte, ci accolgono sulle pareti in alto, le proiezioni in bianco e nero delle filmografia sovietica: scene di capolavori del grande cinema come "Ivan il Terribile" di S. Ejzeinstein, ci accompagnano lungo l'ultimo tratto del nostro interessante percorso.

La quarta e ultima sezione è rivolta al Settecento; nella sala sono esposti quattro ricami del periodo di grandi dimensioni destinati questa volta al campo dell' arredamento; proprio la maestosità di questi quattro tessuti serve ad introdurci ad un'altra opera di grandi dimensioni, ma questa volta pittorica: la pala della "Circoncisione" di Lodovico Cardi detto il Cigoli commissionata nel primo Seicento per la chiesa di S. Francesco di Prato ed entrata a far parte delle opere del Museo dell'Ermitage nel 1825.

Onorina Collaceto


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http://digilander.libero.it/viaggi.
arte/viaggiarte


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