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martedì 2 giugno 2015

Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma ha aperto al pubblico



Abbazia di Valserena - sede del CSAC - ph. Francesca Bocchia
Ha aperto al pubblico nei giorni scorsi il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Ateneo di Parma - CSAC - nella stupenda cornice dell'Abbazia cistercense di Valserena, anche conosciuta come la Certosa di Parma grazie al romanzo di Stendhal. Il complesso sapientemente restaurato conserva opere d'arte, materiali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale a partire dai primi decenni del secolo scorso: più di 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni di oltre 200 artisti, oltre 7.000 bozzetti di manifesti e 2.000 manifesti cinematografici oltre ad archivi (circa 100.000 pezzi) di grafici, più di 14.000 disegni di satira, fumetto e illustrazione. Inoltre sono raccolti 2.500.000 disegni progettuali di architettura e di design, 800 maquette, 2.000 oggetti, 70.000 disegni di designer di moda italiani e un importante nucleo di abiti, anche di scena. Particolarmente consistente è l’archivio di fotografie che raccoglie più di 2.500.000 di negativi su lastre, 2.200.000 negativi su pellicola, 1.700.000 stampe fotografiche, 150 apparecchi fotografici, 100 pellicole cinematografiche, 4.000 video-tape e una raccolta di attrezzature per grafica, tipografia, ottiche e strumenti audiovisivi degli ultimi cent'anni. 
Una raccolta imponente di cui solo una piccolissima parte è stata resa fruibile attraverso la mostra permanente da poco inaugurata e che sarà sottoposta a future rotazioni.

Cortile interno Abbazia di Valserena - ph. Francesca Bocchia

Il percorso espositivo inizia già prima di entrare nell'Abbazia: all'esterno della corte e nel cortile pentagonale si possono ammirare le opere di Virginio Ferrari, Pinuccio Sciola, Giò Pomodoro, Pietro Cascella, Giuseppe Spagnulo, Lorenzo Guerrini, Giuseppe Maraniello e Piero Consagra.

"Volto fasciato" di Igor Mitoraj - ph. Francesca Bocchia

Una volta entrati nella struttura, inizia il percorso museale vero e proprio nella sala Ipogea, in cui sono collocate opere riconducibili alla ricerca sulla materia e alla cultura dell’astrazione della seconda metà del ‘900: come il "Sentimento della rivoluzione" di Fausto Melotti, "A Nettuno" di Camillian Demetrescu, "Basta" di Arturo Carmassi, il "Resoconto di una giornata eccezionale" di Alik Cavaliere, "il Personaggio spaziale" di Agenore Fabbri e infine il "Volto fasciato" di Igor Mitoraj.
Cassettiere apribili nella sala delle Colonne - ph. Francesca Bocchia

Si passa poi nella sala delle Colonne, luogo un tempo dedicato alle pratiche quotidiane dei monaci, in cui si viene a contatto con la dimensione dell’archivio, e si scopre il legame tra l’opera d’arte e il suo percorso creativo. Dipinti e sculture sono affissi alle pareti, collocati a terra o sui classificatori che hanno la funzione di supporto, ma anche di contenitore di disegni, documenti, libri, taccuini, e carteggi, di cui alcune cassettiere - contrassegnate dal simbolo di un "occhio" - sono liberamente fruibili. La scelta degli artisti e la costruzione del percorso consente di scoprire alcuni momenti della ricerca artistica italiana dal Realismo, all'Informale, dall'Arte cinetico-programmata, alla Pop Art e alla Poesia Visiva.

Navata centrale della Chieda - ph. Francesca Bocchia

Attraverso un passaggio coperto realizzato interamente in legno, in cui viene presentata la storia dell’insediamento cistercense, si accede alla Chiesa, la cui pianta - composta da una serie di cappelle che si snodano lungo le campate delle navate minori - guida la definizione del percorso in sezioni tematiche per proseguire nell'area del transetto e dell'abside.

"Infinito" di Luigi Ghirri - ph. Francesca Bocchia

Nella prima parte è possibile immergersi nella storia dello CSAC e della ricerca visiva e progettuale italiana attraverso alcune fra le opere e i progetti individuati dai curatori: "Il progetto dell’arte", "Pittura materia téchne", "Dipingere l’architettura", "Storie di architettura", "Il progetto degli oggetti", "Fare ricerca: interazione tra gli archivi", "Il disegno della satira", "L’opera in mostra", "Il progetto del corpo", "Comunicare con le immagini", "Foto-Grafia", "Abitare la scena", "Il disegno della scultura", "L'archivio cresce".

Cupola della Chiesa - ph. Francesca Bocchia
L’area del transetto e dell'abside, che chiude il percorso espositivo, è dedicata a: "Arti visive e progetto tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta", "Pop Art", "Arte e ideologia", "Arte concettuale" e "Controdesign". 
L'allestimento riprende i grandi pannelli degli anni '90 con l'aggiunta di nuove e originali strutture espositive, e coniuga l’immagine museale con quella dell’archivio e del laboratorio, in cui la disposizione delle opere è sempre pronta a possibili cambiamenti e a diverse combinazioni.
Sicuramente migliorabili sono le didascalie delle opere esposte, nella dimensione dei caratteri e nella scelta di collocazione, per garantire una maggiore leggibilità dei contenuti. Interessante invece la possibilità, ma solo per gruppi e previa richiesta, di visitare parti di archivio normalmente non accessibili al pubblico accompagnati da una guida.
Ad oggi non è stato pubblicato il catalogo generale della mostra, ma sono disponibili mini-guide in italiano e inglese, al contempo il numeroso personale presente è a disposizione del pubblico per fornire dettagliate spiegazioni. 
La mostra è accessibile ai diversamente abili, lo sono meno le didascalie delle opere e solo parzialmente le cassettiere apribili nella sala delle Colonne.
Il parcheggio adiacente all'ingresso è gratuito e alla domenica un servizio navetta con frequenza oraria collega l’Abbazia al centro storico della città.

Antico viale di accesso all'Abbazia - ph. Francesca Bocchia
Presenti un punto ristoro, un bookshop dove sono acquistabili anche le locandine originali delle mostre organizzate in passato dallo CSAC e una foresteria a disposizione di studenti e ricercatori italiani e stranieri.
Il tempo per visitare la mostra è di circa un’ora e mezza, con la possibilità di scattare fotografie anche internamente, purchè senza flash. Il biglietto intero costa € 10, ma sono previste riduzioni e gratuità.
La mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 15.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00. Per ulteriori informazioni www.csacparma.it

Francesca Caggiati


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Conferenza stampa PAN Mostra Marco Bolognesi_5-28 giugno 2015_Napoli

PAN | Palazzo delle Arti Napoli

5 – 28 giugno 2015

Marco Bolognesi

"Sendai City. Alla fine del futuro"
Conferenza stampa: giovedì 4 giugno ore 11.00 alla presenza dell'artista e dell'Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Nino Daniele


A Napoli la terza tappa della mostra "Sendai City. Alla fine del futuro" di Marco Bolognesi, curata da Valerio Dehò e Massimo Sgroi, promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Dopo il successo riscosso a Merano e Bologna, arriva al Pan Palazzo delle Arti Napoli, la città-mondo, cyberpunk e visionaria, creata dall'artista emiliano attivo tra l'Italia e l'Inghilterra.

L'esposizione è un percorso articolato e interattivo, in cui il visitatore entra fisicamente in Sendai City, la città postmoderna dove vivono organismi cibernetici, mutanti, valchirie aggressive e poco vestite, numerose schiere di robot e un ridottissimo esercito di umani prodotti in laboratorio. La megalopoli ipertecnologica creata da Bolognesi in dieci anni di ricerca e sperimentazione (il nome Senday City è un omaggio allo scrittore cyberpunk William Gibson), è un mondo metafisico alternativo, governato da un'intelligenza artificiale e sospeso tra passato e futuro, in cui l'artista racconta le contraddizioni del nostro presente in un mix psichedelico.

Lungo il percorso espositivo al Pan, si incontra l'astronave "Mock up", una selezione di fotografie tratte dalle serie "C.O.D.E.X. blue" (2008), "Geiko" (2008) e "Babylon Federation" (2008 e 2014), due opere della serie "Mutantia", una serie di pastelli su carta realizzati con un collage di ritagli tratti da vecchi film di fantascienza.                                                                                                                                                                                

Il Bomar Universe, ovvero l'Universo di Bo(lognesi) Mar(co), pone il visitatore davanti a un interrogativo sociale ed esistenziale sulle trasformazioni quotidiane dovute al progresso. Bolognesi si chiede in cosa l'umanità si stia trasformando e di quale futuro stiamo parlando. L'esposizione delle opere, attraverso un percorso che si snoda tra installazioni, video, fotografie, disegni, collage, si trasforma in questo modo in uno studio sul potere della tecnologia e sull'impatto che la stessa ha sulla globalizzazione. Sendai City è la città del futuro, un futuro in cui stiamo vedendo la fine. E' il futuro di Marco Bolognesi, in cui le multinazionali governano il mondo, la macchina vince sull'uomo, e non si distingue più cosa è reale da cosa non lo è, in cui si aprono grandi interrogativi sul ruolo della tecnologia e della manipolazione genetica.

"La macchina è il nostro presente, i peacemaker, le protesi, le telecamere che ci visitano, ci controllano" spiega Marco Bolognesi. "Si sta realizzando quella strada che gli scrittori cyberpunk avevano profetizzato: il controllo dell'energia, dell'acqua, le multinazionali e il mercato dei dati".

Scrive Valerio Dehò, curatore della mostra: "Il progetto di Sendai City ci restituisce un'utopia ed un incubo: "il sogno dell'uomo di liberarsi dalla sua carnalità e dalla morsa del tempo e la paura di non poter più usare la coscienza per distinguerci dai robot e dalle macchine in genere. Ma per saperlo davvero, per capire veramente se le briciole di queste storie diventeranno la nostra storia, bisognerà attendere la fine del futuro. Solo allora, forse, comincerà il presente".

"La concezione estetica della Sendai Corporation – aggiunge Massimo Sgroi – dimostra la capacità visionaria di Marco Bolognesi. […] Un mondo di spettacolo, sesso e morte. […] È show puro elevato all'ennesima potenza dell'immagine Fake laddove la fascinazione si trasforma in orrore e l'orrore nell'estrema forma di seduzione […]".

La mostra è accompagnata da un volume NFC edizioni con intervista di Valerio Dehò a Marco Bolognesi e interventi di Massimo Sgroi, Roberto Terrosi, Pierluigi Molteni e Nicola Dusi.


BIOGRAFIA: Marco Bolognesi, artista e film-maker, nasce nel 1974 a Bologna, dove si laurea al DAMS. Del 1994 e 1996 sono le sue prime opere video, realizzate per la RAI e presentate al Giffoni Film Festival e alla Biennale di Venezia. Nel 2002 si trasferisce a Londra, dove vince "The Artist in Residence Award" all'Istituto Culturale Italiano (2003) e realizza la mostra "Woodland", da cui due anni dopo nasce l'omonimo libro fotografico e la prima personale alla Cyntia Corbett Gallery di Londra. Nel 2008 realizza il cortometraggio "Black Hole", che vince il premio miglior film fantascientifico all'Indie Short Film Competition in Florida ed esce il libro monografico "Dark Star". Nel 2009 viene pubblicato per Einaudi "Protocollo" il primo volume di una graphic novel nata dalla collaborazione con Carlo Lucarelli e nello stesso anno presenta nella londinese Olyvia Fine Art "Z Generation: Realm of Ambiguity" e alla Fondazione Solares delle arti di Parma il progetto "Genesis". Nel 2011 realizza l'installazione "Mock-up" esposta allo IED di Milano all'interno del festival Invideo e partecipa alla collettiva londinese "What made us famous" a fianco di artisti quali Damien Hirst, Helmut Newton, Sarah Lucas. Nel maggio 2012 il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia presenta "Humanescape": una mostra e un libro che vede la partecipazione di Bruce Sterling e Jasmina Tešanovic. Nel 2014 inaugura a Merano Arte il primo capitolo della personale "Sendai City. Alla fine del futuro" in cui viene presentato il Bomar Universe, universo in continua espansione, tra cyberpunk e fantascienza sociale. Il secondo capitolo viene proposto nel 2015 a Bologna, presso ABC e SetUp Art Fair. Partecipa alla collettiva "Orlando Furioso. Incantamenti, passioni e follie", in occasione del 540° anniversari. Quindici anni di ricerca artistica che hanno rappresentato il viaggio di Bolognesi verso Sendai City sono stati recentemente oggetto di approfondimento in uno speciale di SKY Arte.

 

INFORMAZIONI PER LA STAMPA

Conferenza stampa: giovedì 4 giugno ore 11:00; Inaugurazione mostra: giovedì 4 giugno ore 18.00; Sede espositiva: PAN – Palazzo Arti Napoli, via dei Mille 60, Napoli; Periodo di apertura al pubblico: 5 – 28 giugno 2015; Orario di apertura: lunedì, mercoledì-sabato ore 9.30-19.30, domenica 9.30-14.30. Ingresso: gratuito



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www.CorrieredelWeb.it

lunedì 1 giugno 2015

SOGNANDO ITACA. Personale di Beppe Labianca - Gallipoli (LE)

SOGNANDO ITACA

Personale di Beppe Labianca

 a cura di

CARMELO CIPRIANI

  

CASTELLO DI GALLIPOLI

Giovedì 4 giugno 2015

Ore 19.00


Prosegue il percorso salentino dell'opera "II Quinto Stato" di Beppe Labianca. Dopo aver occupato nei mesi trascorsi le sale del Palazzo Gallone di Tricase, la grande installazione, rilettura in termini esistenziali del più noto capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, approda a Gallipoli, in occasione della mostra"Sognando Itaca", a cura di Carmelo Cipriani.

"Al tema del viaggio – scrive Carmelo Cipriani – è intimamente legata la ricerca di Beppe Labianca, da sempre mosso da un'innata propensione per la scoperta e l'introspezione. La sua Itaca non è meta concreta ma condizione totalizzante e intangibile, auspicata ma non agognata. Priva di ogni coordinata geografica, è entità mentale, avvicinabile per via speculativa e resa sensibile dalla pittura, intesa in senso leonardesco, come mezzo per scrutare se stessi e lo spazio che ci circonda. Una pittura di stretta osservanza figurativa, mai didascalica, in cui il fascino della bella forma scende volentieri a patti con il trasporto del pensiero, per esprimere sentimenti e riflessioni oltre se stessa, vissuti in prima persona e tradotti in chiave collettiva". 

Dal 5 giugno al 27 settembre 2015, in contemporanea alla personale di Michelangelo Pistoletto, a cura di Manuela Gandini e prodotta dall'agenzia di comunicazione Orione - che gestisce il Castello - con la direzione artistica dell'architetto Raffaella Zizzari, "Il Quinto Stato" occuperà una delle restaurate sale del Castello Aragonese, contribuendo all'instaurazione di un muto dialogo tra architettura antica e arte contemporanea, tra passato e presente. 






sabato 30 maggio 2015

Mostra Roberta Correnti alla galleria Edarcom Europa di Roma

Venerdì 5 giugno alle 17 presso la galleria Edarcom Europa, in via Macedonia 12 e 16 a Roma, sarà inaugurata la mostra dedicata all'artista Roberta Correnti dal titolo "Fuori dal tempo".

Così infatti definì la sua pittura Elio Mercuri in un saggio a margine del catalogo "Nuovo Eden" nel 1999: "Possiamo così ripercorrere l'iter creativo    e di lavoro di Roberta Correnti, dalle prime fasi della ricerca, nella quale il mondo dell'adolescenza si anima in ritmi e movenze di danza, in evocazioni di figurazioni liberty di raffinata eleganza a questa sua più matura e consapevole pittura di donne vere, in una loro solitudine, anche tra amiche, o in una conversazione - nel ribaltarsi in umana e laica la "sacra conversazione" - sulla spiaggia deserta, come fuori dal tempo in gesti e atteggiamenti diventati assoluti e però come remoti perduti. Sempre come invocazione o come offerta, la sensazione di una contenuta, commossa ma calda tenerezza".


La mostra, che si compone di dipinti e disegni della collezione della galleria Edarcom Europa, sarà visibile fino al 20 giugno.

INFORMAZIONI

MOSTRA: Roberta Correnti | Fuori dal tempo
PERIODO: 5-20 giugno 2015
ORGANIZZAZIONE: Galleria Edarcom Europa
INDIRIZZO: Via Macedonia, 12/16 Roma
ORARIO: LUN – SAB 10,30/13,00 – 15,30/19,30
INFO: 06.7802620 - www.edarcom.it

venerdì 29 maggio 2015

Cuvage sostiene l’arte di Picasso in mostra ad Acqui terme



L’azienda specializzata in metodo classico è sponsor dell’esposizione che farà conoscere alcune  delle opere del maestro spagnolo 

Non solo una cattedrale delle bollicine pronta ad accogliere gli enoturisti provenienti da tutto il mondo, non solo un’azienda specializzata in metodo classico che produce vini di alto livello;   Cuvage è una realtà che promuove l’arte, quella di un maestro come Pablo Picasso

L’azienda Cuvage sosterrà, infatti, l’amministrazione del Comune di Acqui Terme nell’organizzazione della rassegna dedicata al grande artista spagnolo. La Mostra Antologica “Segni Dialoganti" si terrà dall’11 luglio al 30 agosto 2015 nei locali del Palazzo Liceo Saracco di Acqui Terme, sede storica della manifestazione sita al centro della città. 

L’esposizione offrirà la possibilità di osservare  48 opere di grafica e di ceramica, tra le quali spicca anche un’opera ad olio su tela “El pintor y su modelo”,  per la prima volta in Italia. Si potranno ammirare cinque temi cari a Picasso quali le Figure femminili, la Mitologia, la Tauromachia, la Natura Morta e il Paesaggio, testimonianze della straordinaria interpretazione artistica dell’autore di Guernica. 

A coloro che visiteranno la cantina dal mese di giugno e per tutta la durata della mostra, Cuvage offrirà la possibilità di visitare gratuitamente l’esposizione di Palazzo Liceo Saracco, concedendo loro un tour che parte dall’arte di produrre vini di alto livello e si conclude con quella di Picasso. 

Estesa su 5000 metri quadrati, la cantina è un laboratorio di idee, grazie anche a tecnologie all’avanguardia. Gli ospiti potranno conoscere le diverse fasi della vita di uno spumante, addentrandosi nella “Galleria del Metodo Classico”, un vero e proprio percorso didattico aperto al pubblico.  Una visita che rapisce tutti i sensi e stupisce il palato grazie agli spumanti firmati Cuvage, prodotti sia con l’utilizzo delle varietà internazionali Pinot e Chardonnay, sia con la valorizzazione degli autoctoni Cortese e Nebbiolo

Per maggiori informazioni sull’azienda: http://cuvage.com

giovedì 28 maggio 2015

Ostuni (Br). OrizzontiArteContemporanea. Vania Elettra Tam - FILOILLOGICA_1 giugno 2015


Vania Elettra Tam
FILOILLOGICA - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni
A cura di Gabriella Damiani
GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale
Centro Storico
Ostuni (Br)

La galleria Orizzonti Arte Contemporanea anche quest'anno ha il piacere di presentare una mostra personale di Vania Elettra Tam.

Come in "Doppia mentiS", la mostra tenutasi lo scorso anno, anche in "FILOILLOGICA" l'artista comasca presenterà un ciclo di opere pittoriche che trattano il tema del doppio e dell'universo alternativo, sintetizzandolo ulteriormente dal punto di vista iconografico.

Se in "Doppia mentiS " la costruzione dell'opera rispettava una visone prospettica in cui il pavimento separava il mondo di sopra da quello di sotto, nei dipinti di "FILOILLOGICA" la divisione viene rappresentata semplicemente da una riga e i fondi si svuotano, non rappresentano più ambienti casalinghi ma diventano semplici campiture piatte ritmate solamente da geometrie essenziali.

Sembra quasi che l'artista abbia tratto ispirazione da un disegno di Osvaldo Cavandoli , l'ideatore del cartone animato "la linea", il personaggio diventato protagonista di un famoso carosello negli anni '70. Infatti se i soggetti delle opere della Tam avessero la voce, parlerebbero il "Grammelot", il linguaggio adottato da "la linea", composto di suoni onomatopeici privi di significato ma comprensibile da tutti. Un idioma capace di rende la filologica, ovvero la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole, illogica.

Ecco perché L'artista ha scelto d'intitolare la mostra: FILOILLOGICA "Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni".
Un gioco di parole in grado di mettere sottosopra anche le menti più equilibrate, proprio come accade ai personaggi dei suoi dipinti dove tutto è il contrario di tutto.
I dipinti di Vania Elettra Tam da sempre portano l'osservatore a ragionare su alcune problematiche della società contemporanea e sulle nevrosi, fobie e disagi che queste provocano, soprattutto sui soggetti femminili, visto che l'artista dipinge esclusivamente donne. 

In questa nuova ricerca pittorica, però, fa un ulteriore passo in avanti, ovvero regala allo spettatore l'opportunità di decidere fra due soluzioni. Infatti le opere di FILOILLOGICA si possono appendere dritte o capovolte a testa in giù, perché comunque le guardi hanno senso.

FILOILLOGICA
Mostra personale d'arte contemporanea
opere di Vania Elettra Tam
a cura di Gabriella Damiani 
Inaugurazione lunedì 1 giugno, ore 19.00
dall'1 al 15 giugno 2015
tutti i giorni dalle 10.00 alle 22.00

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
www.orizzontiarte.it


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SPAZIO 85 in collaborazione con SPAZIO CIMA presenta: The Collection Music, CoNMedianti

SPAZIO 85 in collaborazione con SPAZIO CIMA
presenta

THE COLLECTION MUSIC da un'idea di Manuel Gordiani
CoNMedianti a cura di Romina Guidelli, Roberta Cima, Matteo Ciampi

Artisti:
NATINO CHIRICO, LAURA DE LORENZO, RENATO FLENGHI,
CAROLA MASINI, IVAN NANUT, ELISA PACITTI,
DARIO ROMERIO, ALBERTO TIMOSSI, STEFANO TRAPPOLINI

Inaugurazione giovedì 4 giugno ore 18.30
Dal 4 al 13 giugno 2015

Spazio 85/Ciampi Luxury Gallery - Via San Tommaso d’Aquino 85, Roma - Apertura al pubblico della mostra:  Lun/Ven dalle 10 alle 13. Pomeriggio e Sab/Dom su appuntamento. 

The Collection Music, da cui nasce la mostra CoNMedianti, si propone nel circuito artistico contemporaneo come fenomeno di sperimentazione e integrazione in opera unica di 2 discipline: arti visive e suono. Alla fruizione visiva dell’opera d’arte- sia essa un dipinto, una scultura, un assemblaggio o un’installazione-  si unisce l’ascolto delle musiche prodotte da Manuel Gordiani per HOMEZERO. I doppi canali sensoriali accompagnano il visitatore alla scoperta di un originale progetto di opera d’arte a quattro mani e incoraggiano la possibilità di una nuova forma di collezionismo per appassionati di entrambi i settori. . Le molteplici opportunità di fruizione delle opere presentate dalla mostra CoNMedianti, sollecitano l’attenzione per una nuova formula d’estetica  polisensoriale oltre che multimediale, che nel rispetto delle specifiche tradizioni artistiche, trova la loro combinazione in sintesi come un’interessante proposta di attuale progetto di opera d’arte partecipata e partecipabile. Una doppia opportunità che permette allo spettatore di “introdursi” all’interno del momento stesso di accadimento dell’opera, come parte del processo creativo e favorisce coinvolgimento e condivisione

THE COLLECTION MUSIC è una produzione HOMEZERO 2015

PARTNERS  
SPAZIO 85 - Via San Tommaso d’Aquino, 85 Roma - www.spazio85.it - eventi@spazio85.com
SPAZIO CIMA - Via Ombrone, 9 Roma - www.spaziocima.it - info@spaziocima.it                                                         


Philobiblon Gallery presenta: Con i propri occhi, Mauro Magni

Con i propri occhi, MAURO MAGNI

                                                                      

DAL 6 AL 27 GIUGNO 2015   

Inaugurazione sabato 6 giugno 2015, dalle ore 18.                                             








Catalogo: a cura di Sissi Aslan
Testi di Sissi Aslan e Alberto Gianquinto
Dove: Via Antonio Bertoloni, 45 (zona Parioli), 00197 Roma
Costo: Ingresso libero
Telefono: (+39) 06 45 555 970

La PHILOBIBLON GALLERY di Filippo Rotundo e Matteo Ghirighini è felice di presentare "Con i propri occhi, Mauro Magni", una mostra dedicata all'opera dell'artista romano. L'esposizione consente un percorso di circa dieci anni attraverso dipinti, anche di grandi dimensioni, su tela, su metallo e su carta, e terrecotte.
Con i propri occhi, al suo secondo appuntamento, è un progetto che coinvolge due artisti romani, cinquantenni, Angelo Colagrossi, la prima delle due mostre (in svolgimento dal 9 al 30 maggio) e Mauro Magni (6-27 giugno), in due eventi espositivi presso la Philobiblon Gallery di Via A. Bertoloni 45 a Roma. Le mostre personali sono accompagnate da due cataloghi curati da Sissi Aslan, con testi critici di Sissi Aslan e Alberto Gianquinto. Le opere esposte, dipinti, carte e sculture in terracotta, sono il risultato delle ricerche artistiche che Colagrossi  e Magni hanno sviluppato negli ultimi anni trovandosi a percorrere strade comuni che confluiscono nel titolo stesso del progetto Con i propri occhi. Le due mostre propongono indicano e suggeriscono il racconto e la prospettiva di Colagrossi e Magni attraverso declinazioni e strutture differenti ma articolate secondo una storia comune, quella del loro amore nei confronti della pittura e del loro disagio verso la perdita d'identità.

 

Con i propri occhi

MAURO MAGNI


Per Mauro Magni si deve parlare di nuovi tracciati, formali e iconografici, pur rimanendo ancorato ad una disciplina di visione che ha reso il suo percorso estetico–semiotico sempre conformato all’idea di sincerità in pittura. Magni si è, in questi ultimi dieci anni, diretto verso la ricerca di una soluzione impellente dei malesseri suoi e del mondo, descrivendo ossessivamente e per cicli le Montagne, prima, (suoi e nostri Montagne Sainte Victoire e Fujiyama), le Torri dopo, dal colore, pieno e spesso invadente, al bianco e nero, e infine gli incendi pensati come purificazione. Le seconde declinate nella vasta serie delle Torri di Babele (Nella confusione di Migdal, datato 2012, è il primo grande quadro del ciclo). "Nelle Torri ‑ scrive Sissi Aslan in catalogo ‑ il nostro artista maschera, ancora una volta, lo stordimento del conoscere e del superare nella dimensione iniziale dell’oggetto e della narrazione. Con ciò voglio dire che Magni segue un percorso di reiterazione ossessiva partendo, sempre, dalla rappresentazione naturale per concludere tale percorso seriale nella visionarietà. La grande tela Nella confusione di Migdal (2012) è solo l’inizio del cammino. E non solo di tale reiterazione ma, e soprattutto, della visceralità della visione via via sempre più dominante ... Tutto è caos silente, ossimoro che serve per indicare esattamente il pensiero di Magni connesso al plurale della storia ma direi di tutte le storie. In effetti tutte le opere di quest’artista sono desolatamente silenti e mai percepibili come azione futura, semmai come passato agito meditazione su questo, forse come futuro possibile e desolante" (da Sissi Aslan, Sulla linea dell’orizzonte, acqua aria terra fuoco).

Relativamente al percorso iconografico di Magni Alberto Gianquinto scrive "Il monte si trasforma per diventare torre: torre di Babele, che si arricchisce di blisters, i contenitori in plastica di medicinali, opalescenti ai mutamenti della luce, sorta di alveari dei malanni del mondo, che necessita anche di placche di sostegno alla fragilità del suo essere e delle sue strutture sociali. Strutture complesse, fino ad architetture di forma quasi romanica, sovrastate da gabbie e antri, su un accenno di mare (o di lago), che è anche traccia di un orizzonte, indice di spazio tridimensionale. ... Poi c’è Android’s Dream, altra torre ormai quasi azteca e torre infine che si infiamma, vulcano di una società apocalittica, che si autodistrugge. La sintassi costruisce qui anche sul nero, con antri e gabbie e luci di contrasto, che mettono in campo strutturazioni bruegeliane. Svolta positiva, compare il fiore di loto e, dopo un bianco monolitico, quasi concettuale e granitico, la torre assume quasi forma e dimensione di pagoda, dove i colori si fanno preziosi nell’argento e nell’oro" (da Alberto Gianquinto, Natura che tramuta e narra lo spessore dell’inconscio).

mercoledì 27 maggio 2015

Mostra: FAUSTO PIRANDELLO - Londra, Estorick Collection - 8 luglio/6 settembre 2015

Mostra

FAUSTO PIRANDELLO

8 luglio – 6 settembre 2015

Londra (UK), Estorick Collection of modern italian art
39a, Canonbury Square, N1 2AN

Dall'8 luglio al 6 settembre 2015 la Estorick Collection di Londra ospita una retrospettiva dedicata a Fausto Pirandello, uno dei pittori più significativi e influenti dell'arte italiana dagli anni Trenta ai Cinquanta.

La mostra, a cura di Fabio Benzi e organizzata dalla Estorick Collection in collaborazione con la Fondazione Fausto Pirandello, presenterà al pubblico inglese la complessità della sua figura indicando un sintetico percorso della sua pittura attraverso circa cinquanta opere scelte tra i capolavori dell'artista.

Questa monografica, la prima in Inghilterra, ha diversi motivi di interesse. Innanzitutto quello di far conoscere un personaggio così centrale dell'arte italiana di metà Novecento, strettamente legato alla figura del celeberrimo padre, Luigi; un ulteriore motivo di interesse può inoltre essere rappresentato da una singolare assonanza che negli anni Trenta e Quaranta lo avvicina tematicamente e figurativamente, persino stilisticamente, a uno dei maggiori pittori inglesi del Novecento, Lucien Freud. 

Questa assonanza indiscutibilmente fortissima, mostra due aspetti  assai affini della creatività novecentesca che emergono in Europa, indipendentemente e certamente senza contatti diretti e in momenti differenti, da una sensibilità tuttavia comune, volta allo scavo della personalità, nella ricerca di una "realtà" cruda e carnale, dagli esiti "oggettivi" e impietosi. 

Ultimo aspetto, legato alla sede Estorick, è che lo stesso collezionista raccolse ed espose opere di Pirandello nelle mostre storiche della sua collezione (realizzate negli anni Cinquanta), di cui una sarà presente in mostra.

Fausto Pirandello nasce a Roma nel 1899, e inizia a dedicarsi alla pittura subito dopo la fine della prima guerra mondiale. La sua cultura mitteleuropea, educata in seno alle Secessioni romane, si incrocia presto con la pittura del suo primo maestro Felice Carena. Tuttavia un'inquietudine volta a dettagli conturbanti, a composizioni diagonali, a una realtà senza concessioni, lo differenzia dal clima classicista del ritorno all'ordine romano e in particolare dal classicismo del maestro. 

Durante l'apprendistato presso Carena conoscerà Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli, che con lui e Corrado Cagli diverranno, nei primi anni Trenta, i maggiori protagonisti della giovane "Scuola Romana": movimento tra i maggiori degli anni Trenta italiani, che rigettando il classicismo "novecentista" degli anni Venti si allargò a definire tutta la pittura romana del decennio. 

Dal 1928 al 1930 si stabilì a Parigi, dove la sua pittura maturò definitivamente, a contatto con gli "Italiens de Paris", sviluppando un carattere surreale pur nella costante definizione di una realtà scabra e di una tecnica molto attenta alle stesure spatolate del cubismo.

Al ritorno a Roma, al principio del 1931, inizia un percorso decisamente autonomo, anche se legato alla pittura "tonale" degli amici Cavalli e Capogrossi, e lo scavo della realtà diviene il carattere dominante della sua espressione lucida e contorta al tempo stesso. 

Le figure umane, suo tema prediletto, vengono definite in una carnalità concentrata sul corpo anziché sulla psicologia, in composizioni di ambiguità spiazzante e dai significati quasi indecifrabili, dove prevale una ritualità astratta, una monumentalità senza retorica e di drammaticità esistenziale, privata di qualsiasi accento narrativo. 

La sua visione concitata, le sue composizioni affollate o altrimenti le sue figure isolate in una carnalità impietosa, furono di esempio fulminante per Renato Guttuso (che su di lui scrisse pagine di bellissima esegesi negli anni Trenta) e per tutta la pittura italiana degli anni della seconda guerra mondiale (in particolare di "Corrente") che ricercava un'espressione consona alla drammaticità del periodo. Un espressionismo drammatico e inclemente, che divenne anche bandiera di un antifascismo antiretorico ed esistenziale.

Negli anni del dopoguerra Pirandello continua nel suo percorso autonomo, mostrandosi distaccato dai principali gruppi di tendenza che si formano in Italia, soprattutto sotto l'ègida di Lionello Venturi (Fronte Nuovo delle Arti), con cui tuttavia è in contatto (a lui il critico d'arte già esule antifascista dedica un lungo articolo nel 1954). 

In consonanza però con gli artisti del "Fronte Nuovo" egli sperimenta l'inserzione, sulla sua pittura espressionista e materica, di scomposizioni di origine cubista, già ben conosciute durante il suo soggiorno parigino. Tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta Pirandello sviluppa il suo nuovo stile, fatto di piani spezzati e concitati, di geometrie ellittiche ed espressioniste, definendo la sua nuova visione di realtà, in dialogo con molta arte del suo tempo: da Afro a Leoncillo, da De Kooning all'informel francese, da Birolli a Morlotti.

Dagli anni Venti alla morte Pirandello fu presente in tutte le più importanti esposizioni italiane (Biennali veneziane, Quadriennali romane, Sindacali, ecc.) e in moltissime straniere, e fu costantemente attivo nel dibattito culturale italiano con posizioni di grande modernità e internazionalismo. 

Saranno presenti in mostra opere di grande importanza storica, come Composizione (1928), Donne con salamandra (1928-30), Interno di mattina (1931), La pioggia d'oro (1933), Palestra (1934), La scala (1934), Donne che si pettinano (1937), Bagnanti (1938), Le indossatrici (1945), Befana a piazza Navona (1951), Attraverso gli occhiali (1953-54), Bagnanti sulla spiaggia (1961).

Per l'occasione sarà pubblicato un catalogo con saggi del curatore Fabio Benzi, di Francesco Leone e di Flavia Matitti.

Orari
Da mercoledì a sabato 11:00 – 18:00
Domenica 12:00 – 17:00
Lunedì e martedì chiuso

Biglietto d'ingresso  £ 5. Ridotto £ 3.50
National Art pass £ 2.50
Gratuito per bambini fino ai 16 anni e studenti con tesserino
Info
tel. +44 (0)2077049522
www.estorickcollection.com

A Lecce, mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane: Piero Vinci, giovedì 28 maggio

RASSEGNA Mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane

Caffè Cittadino – via Rubichi 35, Lecce


Piero Vinci

giovedì 28 maggio


Nuovo appuntamento, giovedì 28 maggio, al  Caffè Cittadino di Lecce. La rassegna "Mostra al Cittadino – 52 artisti per 52 settimane", a cura di Monica Taveri e Sandro Pedone, ospita le opere di Piero Vinci.

L'artista, che vive e lavora a Taranto, presenta la sua ultima produzione facente parte del progetto TRACCE: una serie di ritratti ispirati a protagonisti dell'arte e della cultura di rilievo internazionale che si intrecciano con personaggi  legati invece alla vita e alle esperienze proprie dell'artista. La fierezza di uno sguardo, l'eleganza della semplicità, il disincanto di una età felice. Un percorso della memoria, sintesi di storie vissute, vere. Affascinante nuova ricerca artistica di Piero Vinci, che ha scelto Lecce per un'anteprima delle sue future ed imminenti esposizioni.

Una tecnica raffinata ed elegante attraverso la quale i volti si disgregano fino a non sembrare più ciò che realmente sono. Nel tempo le capacità artistiche di Piero Vinci si sono affinate moltissimo ed egli si è avvicinato sempre dipiù ad un'idea di "fare arte" ben lontana dall'iper-realismo e dalla raffigurazione fotografica di un soggetto, favorendo l'impressione di aver dato vita ad un volto: quest'ultimo esiste solo se l'osservatore si pone ad una certa distanza dal quadro. Ma se lo si esamina da vicino, l'immagine comincerà pian piano a dissolversi, lasciando il posto a delicate macchie di colore che non si mescolano. "…Una ricerca di unità indagata in maniera ancora più profonda, in cui i volti e gli occhi dei personaggi rappresentati comunicano un'intensa volontà di sintesi umana ed universale in grado di valicare ogni sterile e pregiudizievole differenza".

Un appuntamento atteso, quello del giovedì al Caffè Cittadino, che dà la possibilità di scoprire ed ammirare l'arte contemporanea e conoscere personalmente gli artisti ospiti,  il tutto in un ambiente ricercato , elegante e coinvolgente. Un'occasione di aggregazione e, al tempo stesso, di avvicinamento alla produzione artistica in tutte le sue forme. Ogni settimana un artista diverso propone i suoi lavori, insieme alla produzione artistica di Mario Catalano, che fa da fil rouge per tutti gli appuntamenti della manifestazione.

L'esposizione è aperta al pubblico con ingresso libero, a partire dalle ore 19.00.
Per info: monicataveri@gmail.com | tel 320 9654542

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