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venerdì 15 gennaio 2016

Andy Warhol: Shadows - Guggenheim Museum Bilbao


The Guggenheim Museum Bilbao

ANDY WARHOL: SHADOWS
February 26 to October 2, 2016
An exhibition organized by the Dia Art Foundation



The Guggenheim Museum Bilbao presents Shadows (1977–78) by Andy Warhol, a monumental artwork of 102 large format, silkscreened panels that reflect some of Warhol's explorations with abstraction through his signature palette of bright and cheerful hues, which characterized a large part of his work. Curator Lucia Agirre is working on the Guggenheim Museum Bilbao's presentation of Andy Warhol: Shadows, which is organized by Dia Art Foundation.

At 50 years old, Andy Warhol, the irreverent Pop Art icon, and chronicler of an era, embarked upon the production of a monumental artwork titled Shadows with the assistance of his entourage at the Factory. The Shadows panels are silkscreened canvases.

To understand the radical implications of Warhol's Shadows, one must begin with the work's form: the Shadows series was conceived as one painting in multiple parts, the final number of canvases determined by the dimensions of an exhibition space. The "shadows" alternate between positive and negative as they march along the walls of the gallery.


www.guggenheim-bilbao.es


Andy Warhol
Shadows, 1978–79
Dia Art Foundation
View of the installation: Dia:Beacon, Beacon, New York
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / VEGAP
Photo: Bill Jacobson

giovedì 14 gennaio 2016

Milano: mostra "Marina Berra | I colori dell'anima" - con gentile richiesta di segnalazione


Marina Berra | I colori dell'anima
a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
M4A - MADE4ART, Milano 19-25 gennaio 2016
Inaugurazione martedì 19 gennaio, ore 18.30
Made4Art di Milano inaugura il nuovo anno espositivo con I colori dell'anima, personale dell'artista Marina Berra (Milano, 1969) nella quale verrà presentata una selezione di lavori che ben rappresenta la più recente produzione artistica della pittrice lombarda.
Le opere in mostra, tutte realizzate nel corso del 2015 o nei primi giorni del 2016, ci trasportano nel poetico universo di Berra, dove i colori dell'artista, ricchi di energia, forza vitale, matericità e al tempo stesso caratterizzati da una profonda armonia, indagano i sentimenti, le emozioni e l'interiorità dell'essere umano: i diversi aspetti che compongono la sua complessa, molteplice anima. 
Di particolare interesse le opere appartenenti alle serie Nebulose, vere e proprie "espressioni dell'inconscio" realizzate mediante l'uso dei colori, e Materici, nelle quali, attraverso l'uso di materiali quali sabbia, gesso, legni e sassi, l'artista vuole rappresentare la profondità e la densità sia del vissuto interiore sia della realtà quotidiana. 
I "colori dell'anima" che caratterizzano i lavori di Marina Berra ci invitano a indagare in noi stessi e nelle nostre emozioni, alla ricerca di un benessere e di una positività che l'arte può aiutarci a raggiungere.
La mostra, a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni, inaugurerà martedì 19 gennaio alle ore 18.30 e sarà aperta al pubblico fino al 25 dello stesso mese.
Marina Berra | I colori dell'anima a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni
19-25 gennaio 2016
Inaugurazione martedì 19 gennaio, ore 18.30 Lunedì ore 16-19, martedì-venerdì 10-13 e 16-19, sabato su appuntamento
M4A - MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l'arte e la cultura
Via Voghera 14 - ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872
Media partner: Espoarte
     


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www.CorrieredelWeb.it

Mostra MARKUS RAETZ | LAC Lugano Arte e Cultura | 30 GENNAIO – 1 MAGGIO 2016

Markus Raetz
30 gennaio - 1 maggio 2016
LAC Lugano Arte e Cultura

A cura di Francesca Bernasconi, MASI Lugano

Conferenza stampa: venerdì 29 gennaio 2016, ore 11.00
Inaugurazione: venerdì 29 gennaio 2016, ore 18.30


E' dedicata all'artista bernese Markus Raetz (1941), fra i maggiori protagonisti nel panorama contemporaneo dell'arte svizzera, la prima mostra monografica ospitata dal Museo d'arte della Svizzera italiana (MASI Lugano) nella sede espositiva al LAC Lugano Arte e Cultura dal 30 gennaio al 1 maggio 2016.

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione con il Kunstmuseum di Berna e il Musée Jenisch di Vevey – sedi delle prime tappe della mostra nel corso del 2014 – e a Lugano assume particolare rilevanza per la presenza di un'installazione inedita intitolata Chambre de lecture, mai presentata al pubblico prima d'ora e appositamente realizzata dall'artista per la sua prima personale in Canton Ticino. 

In linea con la missione di crocevia artistico tra nord e sud delle Alpi, il Museo vuole così proporre per la prima volta al pubblico ticinese e della vicina Italia l'opera di uno degli artisti più importanti e incisivi della scena artistica contemporanea in Svizzera.

A partire dalla fine degli anni sessanta Markus Raetz ha sviluppato uno straordinario percorso creativo incentrato sulla relazione fra l'osservatore e l'opera, dando vita a un insieme coerente di lavori che si interroga – e ci interroga – sulla relatività della visione e le diverse prospettive dalle quali si può osservare il mondo.  

La mostra racconta questo affascinante cammino con oltre 150 opere: parole, forme primarie, volti, oggetti che permettono di cogliere gli elementi costitutivi del suo singolare vocabolario artistico. 

Grazie a un approccio al tempo stesso ludico e concettuale, Raetz crea incisioni, disegni e sculture in cui questi soggetti, in apparenza semplici e accessibili, rivelano la complessità della realtà che ci circonda.

Ampio spazio viene dedicato all'opera incisa di Raetz, ambito artistico prediletto dall'artista che negli anni ha esplorato le varie tecniche calcografiche sperimentando nuove applicazioni volte a ottenere una libertà creativa non sempre raggiungibile attraverso la pittura e il disegno. 

Le sperimentazioni grafiche di Raetz sono accompagnate da una parallela ricerca in ambito plastico come testimoniano le numerose sculture incluse nell'allestimento: si tratta sovente di opere che si trasformano sotto lo sguardo dello spettatore mutando aspetto, e di conseguenza significato, a seconda del punto di vista scelto. 

Chambre de lecture inoltre, presentata in uno spazio dedicato e distinto rispetto all'allestimento della mostra, costituisce un ideale punto di partenza per avvicinarsi alla poetica di Markus Raetz

La Chambre de lecture è composta da 432 profili in filo di ferro modellati dall'artista e sospesi ordinatamente davanti alle pareti di uno spazio neutro. 

I profili si animano al più lieve spostamento d'aria, dando vita a una serie di affascinanti dinamiche: uno sguardo ravvicinato permette di cogliere il mutamento delle espressioni di ogni singolo elemento, o ancora i dialoghi sfuggenti fra due o più profili, mentre nel suo insieme l'opera sembra fluttuare, come se seguisse il propagarsi di un moto ondulatorio, di un'eco.

FIERAE | Le Artigiane ospitano la MINIGALLERY di Assisi

Sonia Agosti, Stefano Frascarelli, Sergej Glinkov, Giancarlo Savino e Angelo Zanella

Sabato 23 gennaio ore 18.30 | via di Torre Argentina 72, Roma



Dal 23 al 30 gennaio riprendono gli appuntamenti con l'arte contemporanea presso Le Artigiane a Roma: dopo Radiate Diffraction è la volta della MINIGALLERY di Assisi, che presenta le opere di Sonia Agosti, Stefano Frascarelli, Sergej Glinkov, Giancarlo Savino e Angelo Zanella. La mostra, dal titolo Fierae, rientra nel progetto, voluto dalle padrone di casa Livia Carchella e Bruna Pietropaoli assieme alla Takeawaygallery, di ospitare con cadenza mensile, sotto il famoso lucernario, gallerie e non profit, ciascuno con un progetto ad hoc, per attivare un dialogo e uno scambio tra i due distinti settori di competenza: l’arte contemporanea e l’artigianato.

La MINIGALLERY nasce alla fine del 2009: partita originariamente con un nucleo di artisti umbri e da un forte radicamento sul territorio, vanta oggi interventi sempre più estesi, sia coinvolgendo artisti nazionali - che espone nella sede di Assisi - sia muovendosi all'esterno del proprio spazio, organizzando mostre e installazioni in luoghi pubblici della regione, in Umbria, o fuori. Alla base dello spirito della MINIGALLERY vi sono le frequenti collaborazioni con altre gallerie o Istituzioni, che le hanno permesso di diventare una delle realtà più attive della zona, e di cui questa presso le Artigiane rappresenta la prima occasione di sortita “ufficiale” a Roma.
Fierae - il cui titolo gioca anche con l’idea di fiera, intesa come momento di visibilità, considerando il passo dalla provincia alla capitale – racconta non tanto una tematica comune “affidata” ai singoli artisti, quanto un’attitudine complessiva nell’approccio all’arte degli autori seguiti dalla galleria: un'idea "animalesca (fiera)" della pittura, che si riscontra nei soggetti, nei colori dissonanti, nelle superfici infiammate. Ciascuno espone pezzi significativi della propria produzione, riproponendo in piccolo la filosofia della MINIGALLERY: l’eterogeneità come gesto che vada incontro al visitatore; creare un panorama diversificato in grado di includere, con una sua coerenza, espressioni diverse tra loro come dialogo con l’osservatore.

Sonia Agosti (Fiorenzuola d'Arda, 1973) ha frequentato l'Accademia di belle Arti di Firenze. Allieva di Gianfranco Asveri e di Giancarlo Bargoni, vive e lavora a Villanova sull'Arda, in provincia di Piacenza. Di lei scrive Pietro Bellasi, antropologo, sociologo e critico d’arte: «La tua pittura è tutta espressionista, tu in fondo sei un'espressionista e questo tuo espressionismo unito al dubbio ti dà la possibilità di cogliere la realtà facendoti camminare su questo scrìmolo […]. La tua pittura è sofferente, non ci sono dubbi. Questo orlo tra l'informale, che è la liberazione totale delle forme  e un figurativo appena abbozzato, dove appaiono volti, mi suggerisce l’idea dell’incontro tra l'organico e l'inorganico, il minerale e il biologico e non è mai deciso, perché è talmente doloroso che è impossibile deciderlo […]».

Stefano Frascarelli (Assisi, 1981) ha fatto dell’astrazione dal dato reale – quasi sempre il paesaggio – e dello studio dei limiti del linguaggio pittorico – intesi come barriera entro la quale organizzare una composizione in grado di annullare i suoi stessi confini – il centro della propria ricerca, sviluppata attraverso una coerente sperimentazione sul colore, puro, primario; sui materiali, principalmente gli smalti e il plexiglass; e sulla sua loro libera possibilità di rivelare qualità e proprietà, avanzando tra caso e autorialità. «Dipingo paesaggi astratti. Una costante di molti lavori è la linea che descrive l’orizzonte, a volte netta ed evidente, altre meno marcata e più sfuggente. Un confine tra i colori, un luogo dove si concentra l'occhio. Con gli smalti ed il plexiglass la linea e la sintesi ordinata si rompono e lasciano spazio all'invadenza dei colori netti e vitali».

Sergej Glinkov nasce a Kiev nel 1963. Nel 1981 si trasferisce in Italia, dove compie gli studi di pittura presso l'Accademia di Belle Arti e di architettura presso lo IUAV di Venezia. Dal 1984 ad oggi ha allestito numerose mostre personali e collettive in Europa e negli Stati Uniti. «Partendo dall'intima passione per le architetture e per le ambientazioni bucoliche, fino all'importante serie dei nudi e allo studio sui cavalli ed in particolare sui tori, Glinkov porta all'estremo la sua ricerca sulla materia pittorica soffermandosi sulla consistenza del colore degli elementi ancor prima che sulla sua tonalità, che di conseguenza si adegua. La pittura ad olio sulla tela convive in forma fluida, quasi liquida, ed in forma materica; l'accostamento di diverse densità dello stesso elemento determina la possibilità di percepire la terza dimensione, la profondità che è alla base dell'illusione della pittura» (S.F.).

Giancarlo Savino (Napoli, 1947), dopo aver passato molti anni tra Milano, Copenaghen e Monaco, si trasferisce a Roma nel 1997, dove attualmente vive e lavora. La sua ricerca si concentra sulla figura umana ed è dedicata al mistero dell’anima. Scrive Paolo Balmas nel catalogo Mal di terra a Palazzo dei Sette, Orvieto: «Le cancellazione e le distorsioni, appunto, saranno lo strumento chiave per quella nuova operatività di Savino, che attraverso questa modalità taglia i ponti con ogni tipo di immagine che allontani l'arte dall'ideale di uno scavo continuo all'interno dell'esistenza, alla ricerca di un tempo interiore del divenire, che non può più permettersi di confondere l'elaborazione del dolore con l'eliminazione dello stress, la tensione verso la felicità con l'acquisizione di merci e beni, la maturazione sociale con la condivisione di mitologie collettive […]».

Angelo Zanella (Lovere,BG, 1960) si diploma all’Accademia di Brera, e a inizio anni ’90 apre uno studio a Parigi, viaggiando tra Italia, Francia e Stati Uniti. Il suo Bestiario «è una raccolta di anime, diversamente dai bestiari medievali dove venivano suggeriti riguardo agli animali simboli teologici, filosofici e morali […]. L’animale è l’essere complesso che vive del vivente». «Gli occhi si dice siano lo specchio dell’anima e con Zanella tali occhi diventano l’espressione di qualcosa di profondo, di emozioni umanizzate. La sensibilità, nel tirar fuori parte di sé, affiora. È come se l’uomo si facesse bestia e la bestia si facesse uomo. La Bestia è stata la prima agghiacciante paura dell’uomo. Nei dipinti dell’artista questa paura è svanita perché non si coglie l’apparente distinzione fra le razze. L’anima li accomuna e li distingue dal regno vegetale» (Laura Bartoli).

Info:

FIERAE
Le Artigiane ospitano la MINIGALLERY di Assisi
mostra collettiva, arte contemporanea
in collaborazione con Takeawaygallery

Artisti: Sonia Agosti, Stefano Frascarelli, Sergej Glinkov, Giancarlo Savino e Angelo Zanella

Inaugurazione: sabato 23 gennaio ore 18.30
Dal 23 al 30 gennaio 2016
Orari mostra: lunedì–sabato 17.00-19.00 oppure su appuntamento 333.4878239

Le Artigiane
via di Torre Argentina 72, 00186 Roma
06.68309347 | info@leartigiane.it

http://www.minigallery.it/
http://www.leartigiane.it/

mercoledì 13 gennaio 2016

In mostra la LUNA alla Galleria MAC di ROMA | 22 gennaio - 12 marzo 2016

Venerdì 22 gennaio 2016, alle ore 17, la galleria MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30, Roma), inaugura la personale della pittrice Margareth Dorigatti, presentando un nuovo ciclo di opere dal titolo Luna/Mond (2014-2015). 

Se nelle passate mostre (Lago/See, Rubra, Erlkönig) la pittrice ha indagato mondi referenziali molto personali, condividendone sensazioni e sentori attraverso l'evocazione di archetipi riconoscibili anche per chi non ha avuto, o voluto avere, diretta percezione di quelle realtà, con Luna/Mond rivolge invece l'attenzione a qualcosa che esercita una primordiale e ineluttabile influenza su ognuno di noi durante l'intero percorso della vita; anzi, dalla fase che precede la nascita agli instabili stati che seguono alla morte; dalla concezione alla decomposizione.

"Nell'aprirsi alla Luna si è coinvolti in un processo alchemico in costante evoluzione. Come ben sapevano le più varie culture antiche, chi non bada alla Luna rinuncia alla coscienza, alla lettura delle cause rarefatte, all'intendimento", scrive Kate Singleton nel testo critico che accompagna la mostra. "Ognuno - e specialmente ognuna - ha le proprie lune. Laune in tedesco significa non solo indole e atmosfera, ma anche fantasia e capriccio; ossia creatività. Margareth Dorigatti è nata sulla scia del plenilunio, poche ore dopo un'eclisse lunare. Nel suo destino ci sono pertanto allineamenti non comuni, congiunzioni significative, un elemento di sizigia, ossia la ricomposizione dei contrari inseguito dagli alchimisti. Non a caso i suoi dipinti ci tirano dentro a un firmamento potente, a un universo onirico ma anche drammaticamente reale, fonte e crogiolo di memorie intime e sfuggevoli tutt'altro che estranee."

Con la pittura Margareth Dorigatti palesa l'esperienza profonda e ce ne rende partecipi. Adopera e manipola gli strati di colore per svelare gli aspetti più elusivi del vissuto, per richiamare una distante risonanza, un eco labile e vago. E noi, osservatrici e osservatori, nei nostri diversi modi seguiamo il suggerimento, l'invito a scavare tra gli anfratti più nascosti della coscienza. Tale è l'archeologia dell'anima. 


MARGARETH DORIGATTI 

Nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Hochschule der Künste. Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino. Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino. Nel 1983, insieme a Joachim Szymzcak, realizza un progetto di vaste proporzioni all'interno della rete metropolitana berlinese: 75 dipinti all'interno di 8 stazioni. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg. Nel 1984 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta.

Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei (Roma, Parigi, Milano, Pescara, Bolzano, Modena, Bologna, Berlino, Nimes, Lyon, Köln, Bonn, etc.). Partecipa a mostre collettive in Italia e all'estero.

E' titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma.
"Dorigatti è una artista delle affinità elettive. Le corrispondenze vengono cercate piuttosto negli ambiti della letteratura e della musica che non nelle arti visive, dove certamente si è allontana dal postmoderno per riavvicinarsi a una sorta di classicismo, se inteso in senso etico e strutturale, quindi di forma e di sostanza. L'occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio, e si prefigura come costante nella sua opera." [E.C.] 

Artista: Margareth Dorigatti 
Titolo mostra: Luna/Mond 
A cura di: Daina Maja Titonel 
Testo critico in catalogo di: Kate Singleton 
Dove: MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30, 00186 Roma 
Quando: 22 gennaio - 12 marzo 2016 
Opening: venerdì 22 gennaio 2016, ore 17-20,30 
Orari apertura: martedì - venerdì h.15,00 - 20,00; sabato h. 11 - 13 / 15,30 - 19,30. Chiuso lunedì e festivi; altri orari su appuntamento. Ingresso libero. 
Apertura straordinaria: domenica 14 febbraio e 6 marzo 2016, h. 12-19 
Info:  tel. 06.68804621 / email: info@majartecontemporanea.com / sito: www.majartecontemporanea.com


Didascalia immagine: Margareth Dorigatti, “Luna/Mond #33”, 2015, tecnica mista su tela, cm. 120 x 80

martedì 12 gennaio 2016

Sculture itineranti per raccontare il rapporto tra uomo e boschi

S'inaugura giovedì a Trento la prima tappa della decima edizione della mostra "Luci ed ombre del legno" patrocinata dal PEFC Italia, lo schema di certificazione per la gestione forestale più diffuso al mondo. 

Obiettivo: sottolineare il forte rapporto tra comunità e alberi sensibilizzando anche al corretto uso della materia prima legno. Il Premio PEFC ad uno sculture della Valle d'Aosta

Trento, 12 gennaio 2016 - Una mostra per far conoscere le diverse espressioni che la scultura lignea può assumere, per sottolineare il forte legame tra l'animo delle popolazioni alpine con il bosco e sensibilizzare al tempo stesso sull'importanza della corretta gestione del patrimonio forestale, attraverso diversi interpreti di spicco e grazie a un viaggio lungo sette mesi in importanti città del Centro–Nord Italia: la nuova edizione di "Luci ed ombre del legno...una mostra che viaggia" prenderà il via giovedì prossimo, 14 gennaio, alle 18 al Palazzo Roccabruna di Trento, nel quale rimarrà fino al 17 febbraio (www.luciedombredellegno.it).

L'iniziativa, organizzata dal Centro di Documentazione del Lavoro sui boschi, taglia quest'anno il traguardo dei 10 anni: "In questo tempo – spiega Remo Tomasetti, tra gli organizzatori della mostra - è cresciuta di importanza consolidandosi come un appuntamento fisso e ricercato nel panorama artistico nazionale. In tutto saranno visibili ventuno opere, originali e suggestive, a disposizione per essere osservate dal vero in un viaggio allegorico ed emozionale. Un modo innovativo per conoscere un territorio attraverso le suggestioni e gli odori rimasti impressi nell'opera d'arte".

Proprio per sottolineare l'importanza di ricostruire un sano legame tra il patrimonio boschivo e le diverse comunità locali, l'esposizione avrà, tra i soggetti patrocinatori, anche il PEFC, lo schema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso al mondo: "Il modo migliore per tutelare i nostri boschi non è considerandoli dei santuari intoccabili ma diffondendo la cultura della loro corretta gestione" spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia

"Solo in questo modo si può assicurare loro una lunga vita, facendoli tornare ad essere al tempo stesso una preziosa risorsa economica per le persone che vivono in quei territori e un volàno di crescita per l'intero Paese".
Gli autori esposti quest'anno sono i quattro vincitori dell'ultima edizione del Simposio del Tesino, dove, ogni metà estate, quasi trenta artisti di provenienza internazionale vengono invitati e, per una settimana, scolpiscono per le vie e le piazze dei quattro paesi che caratterizzano l'altopiano trentino.

Alle sculture premiate dalla giuria di qualità, il PEFC Italia aggiunge un quarto "premio", ai valori artistici e all'uso di un tronco proveniente da boschi certificati locali vengono aggiunti altri criteri di selezione quali l'aver utilizzato il tronco assegnato producendo il minimo scarto possibile, senza averne snaturato la forma originaria, non avere coperto il tronco con vernici o altri materiali al fine di lasciare intravvedere le venature del legno. Il Premio PEFC quest'anno va alla  scultura di Angelo Giuseppe Bettoni, scultore della Valle d'Aosta, dal titolo "Ricerca", che rappresenta una sfera posta su un piedistallo, in pino cembro del Lagorai, foreste certificate PEFC.

Vinzenz Senoner di Santa Cristina (BZ), Dino Damiani di Grignasco (NO), Toni Venzo di Pove del Grappa (VI), Angelo Bettoni di Perloz (AO), sono i protagonisti dell'edizione 2015. A loro, l'organizzazione, come ormai tradizione, ha affiancato un maestro trentino di chiara e riconosciuta esperienza. 

Per quest'edizione, la scelta è ricaduta su Othmar Winkler, uno dei più rappresentativi scultori regionali del '900. Dopo Trento, l'esposizione, resa possibile grazie al supporto attivo della Provincia Autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, dei Comuni di Castello Tesino, Pieve Tesino, Cinte Tesino, Bieno e dell'APT Valsugana, farà tappa a Verona, Dozza (BO), Monzuno (BO), Borgo Valsugana (TN) e Vignola (MO).



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lunedì 11 gennaio 2016

Francesco Pantaleone arte Contemporanea: Ongoing WAX

WAX
text by/testo di Salvatore Davì



Chen Zhen - Un village sans frontiers, 2000, wood, wax, cm 51x31x23


Domenico Bianchi
Bruno Ceccobelli
Paolo Grassino
Concetta Modica
Liliana Moro
Ignazio Mortellaro
Luca Pancrazzi
Nicola Pecoraro
Alessandro Piangiamore
Loredana Sperini
Michele Tiberio
Vincenzo Schillaci
Francesco Surdi
Luca Trevisani
Chen Zhen


17 Dicembre 2015 / 27 Febbraio 2016
December 17th 2015 / February 27th 2016

La galleria è aperta dal martedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
Sabato dalle 10:00 alle 18:00
Domenica e lunedì chiusi



Wax in artistic production has an ancient and incomplete history; its employment is documented since fifth millennium b.C. and from that time the physiological conditions of its production remained the same. But, in 1911, the historian Julius von Schlosser dedicated an entire paper on this subject: History of Portraiture in wax, a very innovative text, because of the absence of ceroplastics studies before 1911; sources only conduct toward a few anecdotes, some notes and brief historical hints, which actually get lost in the lack of specific texts chasm. We can find some information in classical essays, in middle-age recipe books and in some Renaissance and seventeenth century contracts, from which we can deduce the customer and the author.

The history of this technique was so frail and fragmented until the end of the nineteenth century, that might seem unlikely that they have reached us and perhaps no thanks to erudite philology, which has often demeaned wax as a by-product and considered ceroplastic as a minor technique, but mostly because of some intrinsic and physics features of wax itself: malleable at 32 centigrades and meltable at 60. If we look also at the extraordinary process whence it's generated, we realize its preciousness. A unique preciousness, because every time we look at a wax-made object, even just a small 15 cm and 50 gr of weight, portrait-locket, we are considering a thousand bee's work. This is the dazzling preciousness that an objective look at the nature of wax can produce on us; but it is a mistake, if we think that man needs an artificial spread to balance the unavoidable disharmony that frequently occurs between the eye and the word, between culture and nature. That is the reason why the aesthetic employment of wax rewards its natural preciousness, with a mite that ceroplastic techniques had to pay to nature, through a very high grade of mimèsi. The extreme ductility and its changeability made wax the ultimate product to exalt the imitative process, ability with many purposes from time to time. But, no matter what the purpose was, wax has always been the perfect accomplice for any sort of artifitio, always ready to disappear, destroying any proof, always prepared to be the scapegoat. It is really a reliable partner both for devotional uses, as in the case of iperrealistic votive statues, offered since sixteenth century, to the church of Santissima Annunziata in Florence, and for sinful and frivolous employment, like the representation of «vinitiane ignude», subjects made by venetian artisans and required in all Europe.

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ITALIANO

L’uso della cera per la produzione artistica ha una storia tanto antica quanto incompleta; il suo utilizzo è documentato dal quinto millennio a.C. e da allora le condizioni fisiologiche della sua produzione sono rimaste intatte, è nel 1911 che lo storico Julius von Schlosser dedica un intero saggio sul tema, Storia del ritratto in cera. Si tratta di un testo innovativo, perché prima del 1911 le fonti conducono solo a qualche nota e a brevi cenni storici, che però si perdono nelle voragini dell’insufficienza di testi specifici. Delle notizie si trovano nei trattati classici, nei ricettari medievali e in alcuni contratti rinascimentali e seicenteschi, dai quali si può dedurre committente e artefice.

La storia di questa tecnica fino alla fine dell’Ottocento, è così fragile e frammentata, che sembra improbabile che il sapere di quelle maestrie sia arrivato fino ai giorni nostri. Il merito non è tanto della filologia erudita, che spesso ha declassato la cera a sottoprodotto e la ceroplastica ad arte minore, ma se ancora oggi abbiamo artisti che lavorano la cera, si deve alle caratteristiche che contraddistinguono la sua natura: modellabile a 32 gradi e raggiunge un grado di fusibilità a 60. Se pensiamo, inoltre, alla straordinarietà del processo che la genera, ci accorgiamo anche del suo pregio. Una preziosità unica, perché ad esempio, ogni volta che vediamo una cera, anche solo un piccolo cammeo di pochi centimetri, abbiamo di fronte la forza lavoro di migliaia di api. Questa è la rarità accecante che uno sguardo oggettivo sulla natura della cera può dare, ma si tratta solo di un abbaglio, al cospetto dello scarto artificiale che serve a compensare l’inevitabile dissintonia che corre tra occhio e mondo, per assottigliare la differenza tra natura e cultura. Per questo le tecniche ceroplastiche ricompensano la naturale preziosità della cera, con un obolo che hanno dovuto pagare alla natura, attraverso un elevatissimo grado di mimèsi. Qualsiasi fosse la finalità dell’imitazione, la cera è sempre stata complice perfetta per ogni tipo di artifitio, sempre pronta a sciogliersi eliminando ogni traccia e sempre pronta a far da capro espiatorio. Si tratta di una materia affidabile sia per usi devozionali, come nel caso delle iperrealistiche statue votive offerte per leggendaria tradizione, nel Cinquecento, alla chiesa della Santissima Annunziata di Firenze, sia per impieghi mondani e licenziosi, come per la produzione delle raffigurazioni in cera di «vinitiane ignude», soggetti commissionati da tutta Europa, alle maestranze veneziane.

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