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venerdì 6 febbraio 2015

Al Chiostro: mostra “Il verde risolve” Dal giardino delle delizie al nostro verde quotidiano 1980/2015 di Ugo La Pietra

UGO LA PIETRA      

"Il verde risolve" Dal giardino delle delizie al nostro verde quotidiano 1980/2015

Il Chiostro arte contemporanea, 
Saronno – Viale Santuario 11

Inaugurazione:
Sabato 7 marzo 2015 ore 18

                                

A termine della grande personale in corso alla Triennale di Milano, Ugo La Pietra sarà coinvolto in un nuovo progetto dal titolo "Il verde risolve" , con una mostra alla galleria il Chiostro arte contemporanea di Saronno, durante la quale sarà presentato il volume "Dal giardino delle delizie al nostro verde quotidiano" , che include una prefazione di Marco Meneguzzo e il prologo di Riccardo Zelatore, Corraini Edizioni.

La Pietra ha concentrato, fin dai primi anni Ottanta, molto del suo lavoro di ricerca nel tentativo di coniugare
la concettualità degli anni Sessanta / Settanta con la crescita di un sempre maggiore sviluppo della spettacolarità:
Il giardino del Settecento: luogo per una piacevole sosta (spettacolarità) e per la contemplazione (concettualità).

Il giardino del Settecento è stato il modello a cui La Pietra ha fatto riferimento nel suo percorso di ricerca, a volte in modo diretto, ma più spesso come riferimento ideale, per la contemporanea presenza, nelle sue opere, delle due categorie che lo caratterizzano: spettacolare e concettuale.

La ricerca di quegli anni, "Il giardino delle delizie", si confronta con la recente lettura da parte dell'autore del verde urbano presente oggi nelle nostre città: "il nostro verde quotidiano".

L'architettura urbana si ostina a costruire usando il verde come elemento capace di assolvere o "risolvere" diverse funzioni, spesso dimenticando che il verde, al contrario del costruito, ha una vita propria e un proprio sviluppo nel tempo e che ha sempre avuto "la meglio" sull'architettura!

Il verde oggi è troppo spesso ridotto a strumento per aggiustare, correggere, completare, nascondere, migliorare gli errori, le manchevolezze, le incompetenze e la faciloneria di certi creativi (architetti, urbanisti, allestitori…) nell'affrontare i vari problemi ambientali che di volta in volta si trovano a dover "risolvere".

Opere in mostra: tele, disegni, fotomontaggi, ceramiche dal 1980 al 2015.

Catalogo: "Dal giardino delle delizie al nostro verde quotidiano" con una prefazione di Marco Meneguzzo e prologo di Riccardo Zelatore, Corraini Edizioni

Durata                     Mostra in corso fino al 10 aprile 2015
Orario:                    da martedì a venerdì 10/12.30 – 16/18.30
                                  sabato e domenica 10/12.00 e pomeriggio su appuntamento
Info:                        www.ilchiostroarte.it - info@ilchiostroarte.it – telefono +39 02 96 22 717    

“Metamorfosi dei Corpi”. STUDI D’ARTISTA presso lo spazio Andrea Zucchi a Milano



STUDI D’ARTISTA


Gentucca Bini, Sergio Colantuoni, Amilcare Incalza, 
Malena Mazza Saverio Palatella, Andrea Zucchi.
Da Martedi 10 a domenica Febbraio 2015 

Ore 18-21 presso 
lo spazio Andrea Zucchi  Via Savona 97 – Milano


In occasione della prima collettiva di “Studi d’artista” voluta dalla piattaforma Undo.net , lo spazio ANDREA ZUCCHI di via Savona 97 a Milano organizza una mostra che coinvolge 6 artisti che esporranno le proprie opere sul  tema “Metamorfosi dei Corpi”.

Studi D’artista è un festival che vuole presentare al pubblico come si sviluppa il primo grado della produzione artistica, terreno basilare e spontaneo di esperienza e ricerca. 

Durante Studi, questi spazi di lavoro diventano luoghi espositivi aperti a tutti ed intende quindi offrire una panoramica, favorendo lo sviluppo di una rete e il dialogo tra i singoli artisti e la città.

Il tema abbraccia l’immagine interpretata attraverso la posa del corpo, raccontato da disegni, fotografie, abiti e dipinti. 

Tutte espressioni di vita sociale in una  visione  comunicata con un linguaggio  contemporaneo, spietato e scarnificato a volte adulterato che vede nella metamorfosi dei corpi, l’essenza della realtà.

Serata inaugurale mostra d'arte di Alessandra Mussolini

Laurito, Mussolini, Radini Tedeschi
Grande successo a Roma per la personale di Alessandra Mussolini


Importanti ospiti al vernissage della personale "Graffi" di Alessandra Mussolini svolto ieri presso la Galleria  Plus Arte Puls di viale Mazzini 1 in Roma. 

Mussolini, Gasparri
Presenti l'onorevole di Forza Italia Maurizio Gasparri, l'attrice, presentatrice ed artista Marisa Laurito, il critico d'arte Daniele Radini T
edeschi commissario alla Biennale di Venezia, il giudice della Procura Generale della Repubblica Antonio Marini, il noto principe Carlo Giovannelli e molti altri.


Maria Scicolone
La mostra,
che rimarrà aperta fino all'8 febbraio, disvela un estro artistico scoperto solo da qualche mese dalla nota europarlamentare ma diventato talmente prorompente da non poter essere ignorato: "Non so quello che è successo, sono anche un po'
Il Giudice Marini, Mussolini
preoccupata -scherza la Mussolini- ma ad un certo punto ti scatta qualche cosa, in modo anche violento, e diventa un modo per tirare fuori quello che hai dentro e che non hai mai detto, che è sconosciuto anche per te".
I familiari, racconta, sono rimasti più sorpresi di lei: "Mia madre non ci credeva, mia sorella mi ha detto 'Ma quando mai li hai fatti tu, li hai comprati?'. Solo dopo che ha visto i pennelli e i colori ci ha creduto".

Mostra d'arte contemporanea nel web: DOMENICO CORNACCHIONE PAESAGGI URBANI IN EVOLUZIONE - SPAZIO VIRTUALE. Dal 4 marzo al 5 aprile 2015

Fare arte nel web è possibile, e non rappresenta nemmeno una novità assoluta. 

Uscire dai consolidati circuiti dell'arte contemporanea è, forse, un dovere per gli artisti d'oggi. Trovare nuove forme di diffusione artistica è un gesto d'avanguardia. 

Già dai primi anni '90 l'arte si è insinuata nel nuovo spazio virtuale tentando di sfruttarne l'evidente potenziale globale di condivisione, nonostante questo, però, resta spesso un prodotto di nicchia, difficile (o impossibile) da commercializzare e quindi di poco interesse. 

Domenico Cornacchione, artista attivo soprattutto in scultura, abbandona per un attimo le sue "Azioni Scultoree" per dedicarsi al progetto "Paesaggi Urbani in Evoluzione", una serie di lavori che vanno dalla fotografia alla pittura, dalla scultura alla video arte passando per l'arte digitale. 

Paesaggi Urbani in Evoluzione, presentato in anteprima nel maggio 2014, diventa ora una "mostra digitale" dal titolo "Paesaggi Urbani in Evoluzione - spazio virtuale" fruibile solo attraverso la rete, una mostra dal chiaro sapore ambientalista e che, grazie alla simultaneità della fruizione globale, vuole stimolare una discussione attiva con il pubblico che qui diventa utente. 

Cornacchione cerca un pubblico/cittadino attivo, critico, vuole rompere il tradizionale silenzio delle sale museali e intraprendere una discussione altrettanto silenziosa nei toni, ma vivace e costruttiva nei termini e nei contenuti, mirata a stimolare la presa di coscienza individuale sulla tutela dell'ambiente. Parlare di ambiente è, per Cornacchione, un dovere; la presa di responsabilità individuale è un obbligo.
 
Una continua rincorsa dentro una metropoli in costante espansione su un territorio ridotto a una griglia quadrettata e senza identità, questo è il progetto "Paesaggi Urbani in Evoluzione". 

Una mostra on line, curata dall'artista stesso, che comprende una serie di immagini digitali, pubblicate sul sito dell'artista www.domenicocornacchione.it e su altri siti e blog, tra cui Associazioni Ambientaliste, enti pubblici, musei e gallerie (l'elenco completo dei siti sarà fornito in seguito). Siti e blog che diventano, per un mese, spazio espositivo.

Perno della mostra è l'opera video realizzate da Cornacchione e pubblicata su YouTube e su Vimeo. Un video a disposizione di tutti, a patto che sia trasmesso solo in modalità on line e mai scaricato, un video prodotto direttamente per il web, e pensato appositamente per essere esposto in questa mostra senza un luogo fisico preciso, ma contemporaneamente in tutto il mondo. 

Cornacchione ci fa vedere le nostre città da una prospettiva insolita, di solito dall'alto. Ci tira fuori dal paesaggio urbano e ci costringe a guardarlo in maniera asettica, non siamo più in grado di esprimere un giudizio su quello che stiamo guardando, non riusciamo a capire perché la vista di un territorio ridotto a una griglia da riempire con nuovi palazzi non ci disturba come dovrebbe, anzi, ci incuriosisce, ci appare naturale, come se la fine di quel territorio non potrebbe essere che quella. 

Siamo addirittura contenti se riusciamo a riconoscere la città rappresentata, e ci pare di aver avuto un'attenzione particolare se nell'immagine che abbiamo di fronte ci appare il nostro quartiere. La nostra reazione è identica, non importa se nell'immagine di fronte a noi vediamo un centro storico con le sue chiese e monumenti o una spoglia periferia mal disegnata (o non disegnata affatto). 
Cornacchione ci mette in chiaro la nostra rassegnazione all'evoluzione, che sia essa positiva o negativa.


giovedì 5 febbraio 2015

TOPOPHILIAS :: Kreuzberg Pavillon, Berlin :: 14.02.2015 :: 8pm


OPENING 14.02.2015, 8pm 
TOPOPHILIAS
REBECCA AGNES - STEFANIA MIGLIORATI - IVANA SPINELLI
L'artista è un radicante, un rizoma, ripensando alla definizione deluziana-guattariana del termine nel capitolo omonimo di Mille Piani. Un rizoma è una radice, ma di un particolare tipo. Una radice che non vive di vita propria ma come protuberanza che si sviluppa da un'altra. La sua principale funzione è quella di riserva di sostanze che permettono la vita della radice a cui è attaccato. Potremmo definirla una radice-relazionale.

Un'illuminante pensatore del nostro tempo, Éduardn Glissant, difensore della diversità e dell'unicità che tutti ci distingue scrive:

Non è per il fatto di essere aperte che le identitàrelazione non sono radicate. Ma la radice non è più un perno, an chouk, non uccide più quello che trova intorno a sé, corre (…) a incontrare altre radici con le quali condivide il succo della terra. Così come sono esistiti gli Stati-nazione, ci saranno nazionirelazioni. Come ci sono state frontiere che separano e distinguono, ci saranno frontiere che distinguono e collegano, e che non distingueranno se non per collegare.

Il lavoro di Stefania Migliorati, Geografie domestiche, parte da quest'idea di radice che vive proprio della relazione con l'altro. Una serie di fotografie lavorate a computer e stampate su carta d'acquerello ritraggono una serie di piante regalate all'artista da vari visitatori che passarono per il suo appartamento di Berlino: ad ogni pianta corrisponde nella fotografia il nome di colui che la regalò, il nome biologico della pianta, il suo paese di provenienza. 

Le piante nell'immaginario dell'artista registrazione delle persone che passarono per la sua casa e le fecero questo regalo. Sono tracce di identità, metamorfosi di un passaggio. Il lavoro dell'artista si fa metafora di una botanica classificazione spaziale e relazionale, un catalogo degli incontri, dei passaggi, fermati in questi disegni, come testimonianze delle persone che passando per la casa dell'artista diedero inizio a quel legame relazionale che la pianta testimonia.

La "stanza superflua" presente nel vecchio appartamento di Mitte, permise all'artista di ospitare molte persone per periodi più o meno lunghi. L'artista chiedeva a ogni visitatore di lasciare nel Libro degli Ospiti un disegno, un pensiero, un ricordo legato alla permanenza nella sua casa. 


Il libro si fa dunque memoria di uno spazio e della condivisione quotidiana tra l'artista e gli ospiti che vi passarono tra il giugno 2008 e il marzo 2013, quando si è trasferita in un'altra casa in un diverso quartiere perchè nel palazzo dove si trovava sono cominciate opere di ristrutturazione; L'opera è un documento di tracce, condivisioni che l'artista rivive nel gesto del ricamo: disegni e parole scritte vengono ricamati a mano dall'artista, a filo d'erba, e riportati su stoffa. 

Rebecca Agnes si riappropria in questo modo dei loro gesti; ripercorre la presenza dell'altro, non solo con il ricordo, ma attraverso la più diretta gestualità mnemonica.

Ivana Spinelli comincia qualche anno fa ad osservare e disegnare le cellule delle radici, scoprendo poi (attraverso la neurobiologia vegetale) che quel micro-mondo complesso è un sistema pienamente intelligente che entra in relazione e comunicazione tra il suo interno e il mondo esterno. 


Rileggendolo in scala macroscopica, il lavoro dell'artista si fa metaforica lettura dell'umana tendenza alla relazione e al contatto con l'altro, come le cellule, che contaminandosi tra loro danno vita a nuove forme particellari.  

Cannot see all è il titolo dell'opera un'installazione composta da un disegno eseguito a matita e inchiostro di china, ed elementi scultorei che continuano il disegno nello spazio. Movimenti minimi di fusione e separazione. Incontri vitali. Non completamente visibili (dunque non completamente disegnati). È di questi dettagli minimi che si compongono i nostri rapporti e le nostre relazioni. 

Di questi dettagli sfuggenti e non del tutto decifrabili, si formano le nostre infinite interconnessioni, con altri esseri umani e con tutto il non-umano (natura, luoghi, oggetti..). L'artista prova a cercare nelle cellule delle radici questo tutto relazionale di cui si compongono le nostre esistenze, ma sa di non poter vedere tutto; il contatto è invisibile agli occhi.

L'altro vive in noi e noi viviamo nell'altro. L'artista, al quale la relazione con l'altro è implicita, vive di questi contatti, di questi gesti scambiati, ripetuti, condivisi. Vive sul confine, tra sé e l'altro, fedele alla sua unicità, e aperto alla relazione che ogni rizomatica radice richiede per rimanere in vita.


                                                           Arianna Miotto

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*Patrick Chamoiseau, Édouard Glissant, Quando i muri cadono, Edizioni Nottetempo, Roma, 2008

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