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mercoledì 29 ottobre 2014

Fino al 14 aprile 2015 nuova mostra di Fabrizio Prevedello al CAMeC centro arte moderna e contemporanea della Spezia


CAMeC

 Centro Arte Moderna e Contemporanea



Apertura venerdì 31 ottobre 2014 ore 18.00 – 21.00
1 novembre 2014 – 12 aprile 2015


LA SCULTURA PROTAGONISTA DEL 
SECONDO CICLO ESPOSITIVO DEL CAMeC



La Spezia - CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta il secondo ciclo espositivo - che segue l'impostazione pensata da Francesca Cattoi, consulente artistico dal marzo 2013 - che prevede la declinazione di un linguaggio artistico per volta.

Il prossimo percorso espositivo che coinvolge, per questo primo momento, il Piano Uno e il Piano Due, viene dedicato alla scultura che, dopo la stampa d'arte e la fotografia, mostra la complessità e vivacità delle collezioni del museo con alcuni inserimenti dalle collezioni civiche e private della Spezia.


Per completare il ciclo dedicato a questo linguaggio artistico, il 31 ottobre inaugura "Luce" di Fabrizio Prevedello, scultore di origini venete che da tempo risiede in un piccolo paese delle Alpi Apuane. 

Nel suo lavoro si unisce l'interesse per la montagna e lo sguardo attento alle strutture legate alla sua escavazione e al trattamento commerciale della pietra, strutture che caratterizzano la zona industriale tra Carrara e Massa.


La mostra "LUCE. Fabrizio Prevedello", pensata dall'artista con Francesca Cattoi, si sviluppa nelle tre sale del Piano Zero come un percorso nel quale il visitatore si confronta con le opere, ricomponendone la frammentaria totalità e cogliendo la volontà di creare un progetto installativo specifico per lo spazio del centro.




Piano Zero
LUCE. Fabrizio Prevedello
a cura di Francesca Cattoi e Fabrizio Prevedello
con  Eleonora Acerbi e Silvia Benvenuti
1 novembre 2014- 12 aprile 2015  
Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti di Carrara, Fabrizio  Prevedello (Padova, 1972) si trasferisce dal 1995 al 2002 a Berlino, dove inizia l'attività di scultore. Nel 2002 ritorna in Italia e si stabilisce in un paese situato sulle Alpi Apuane.
La sua ricerca artistica parte dalla formazione accademica legata alla scultura classica per poi trovare, nell'ultimo decennio, un linguaggio capace di coniugare consapevolezza riguardo al metodo compositivo e all'utilizzo dei materiali.
Nelle sue opere rimane evidente la parte performativa del fare dello scultore che si manifesta sulla pietra, sul ferro, sul legno, sul cemento, e che talvolta si esprime in bruciature da saldatura sul muro di appoggio dell'opera o all'interno della materia stessa.
La coerenza interna viene raggiunta attraverso il precipitare delle esperienze vissute all'aperto, spesso in montagna, e nella creazione di strutture che insistono sulle relazioni tra natura e artificio, tra conservazione e sfruttamento, tra rispetto e manipolazione.
Dopo la prima personale  "Storie Naturali", Palazzo dei Priori, Volterra (PI) nel 2003, si intensifica la sua partecipazione a mostre personali, tra cui "Less concreteness", con Sara Enrico, MARS / Milano Artist Run Space, Milano, 2010; "Fa un po' freddo ma non preoccuparti" Brown Space Project, a cura di Luigi Presicce, Milano, 2011; "Verde", a cura di Ilaria Mariotti, Galleria Cardelli & Fontana, Sarzana (SP), 2012; e collettive, tra cui "Laboratorio" con Luigi Presicce, residenza, MACRO, Roma, 2012; "Apologia", Museo Civico del Marmo, a cura di Federica Forti, Carrara (MS), 2013; "Il collasso dell'entropia", Museo d'Arte Contemporanea, a cura di Alberto Zanchetta, Lissone (MB); "I baffi del bambino", Lucie Fontaine, a cura di Luca Bertolo, Milano, 2014.

Piano Uno
Eliseo Mattiacci. Forme e materiali della scultura
a cura di Francesca Cattoi e Eliseo Mattiacci
in collaborazione con Cornelia Mattiacci
11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015

L'opera di Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) attraversa i momenti più importanti della storia dell'arte nazionale e internazionale dagli anni Sessanta ad oggi.

Presente alla prima mostra dedicata all'Arte Povera curata a Genova da Germano Celant nel 1967, il suo percorso rimane sempre fedele alla sperimentazione dei materiali, dal ferro all'alluminio, dal piombo al vetro, dalla lana di vetro al marmo. Il suo metodo compositivo privilegia l'utilizzo di elementi che si presentano come già lavorati dall'industria, mentre le sue sculture sono in continuo dialogo tra forme che si possono ottenere utilizzando tecniche di lavorazione industriale, anche in fase di disegno progettuale, ed elementi già presenti sul mercato.

Nella mostra pensata per il CAMeC e concepita in accordo con l'artista, il suo lavoro viene presentato attraverso un percorso che, partendo dagli anni Sessanta, arriva fino ai risultati più recenti della sua produzione. La selezione delle opere mette in evidenza il modus operandi dello scultore: l'esigenza di ottenere forme ed equilibri muovendosi tra idea e realizzazione, lo obbliga ad un controllo preciso delle forze che si instaurano tra un elemento e l'altro.

In ognuna delle quattro sale del Piano Uno sono raccolte opere che, impiegando lo stesso materiale, dal piombo al ferro, dal vetro all'alluminio, ne articolano le potenzialità e le contraddizioni attraverso forme geometriche che si ripetono dentro l'intero percorso.

Mattiacci è da sempre interessato agli eventi astronomici, allo sguardo dell'uomo verso il cielo. Continuamente in dialogo con le forze celesti, una delle sale è dedicata ai suoi Capta spazio (2002), mentre il tema del cosmo e della sua esplorazione rimbalza da una sala all'altra.

Il visitatore viene però accolto con un'opera del 1970: Sentire il rumore del mare. Composta da una fotografia scattata da Claudio Abate sulla spiaggia di Ostia, l'opera è completata con un filo che dalla fotografia arriva ad una cuffia dove si trovano due grandi conchiglie. L'invito a sentire dentro le cuffie-conchiglie il rumore del mare, oltre ad essere un omaggio rivolto alla città della Spezia, porta all'interno dell'esperienza dell'opera d'arte i ricordi infantili e la fede senza riserve nella propria sensibilità e capacità di captare energie estranee alla razionalità del quotidiano.

Un percorso che rende omaggio ad uno scultore che con determinazione, sincerità, energia ha costruito un corpus di opere vasto e significativo, dove equilibri precari mettono in evidenza, nella scultura, il margine di insicurezza e il pericolo di rottura.


Piano Due
Ripensare le collezioni: la scultura
a cura di Francesca Cattoi con Eleonora Acerbi
e la collaborazione di Silvia Benvenuti
11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015

Proseguendo la presentazione delle opere delle collezioni civiche, il Piano Due viene occupato dalle sculture provenienti dai nuclei Cozzani e Battolini con inserimenti da recenti acquisizioni e il prestito di un'opera di Mirko Basaldella dalla raccolta della Cassa di Risparmio dalla Spezia.

Questo prestito e l'inserimento di opere provenienti dalle collezioni pubbliche spezzine continua la volontà, già mostrata con il primo ciclo espositivo, di mescolare opere provenienti da più istituzioni per rafforzare il rapporto e la valorizzazione reciproca.
Il percorso espositivo sottolinea una delle caratteristiche principali della scultura: il dialogo costante con lo spazio. Le opere vengono presentate suddivise a nuclei che mettono in evidenza i materiali usati, dal bronzo al gesso, dal legno al ferro, dalla terracotta al marmo.

Artisti locali molto amati come Augusto Magli e Gino Bellani, si trovano esposti accanto a opere degli scultori di fama internazionale come Lynn Chadwick e Ossip Zadkine, mentre il nucleo più forte riguarda la scultura degli anni sessanta e settanta con, tra gli altri, Fausto Melotti e Lucio Fontana, Jean Dubuffet e François Morellet, Robert Morris e Richard Nonas.

Una sala a parte è riservata all' Installazione con specchi, 1967, di Ketty La Rocca, spezzina di nascita e importante esponente della Poesia Visiva e della Body Art, di cui nella mostra "Leggere fotografie" era esposto il libro In principio erat, Centro Di, Firenze, 1971.

Il percorso espositivo è pensato riprendendo le suggestioni dei Salons di inizio Novecento insieme alle modalità museografiche tipiche dei musei archeologici, come il nuovo museo dell'Acropoli di Atene.


Project Room
CAMeC ospita DATABASE, Carrara
a cura di Francesca Cattoi e Federica Forti
con Eleonora Acerbi
e la collaborazione di Silvia Benvenuti
11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015

Proseguendo la collaborazione con enti e associazioni che si occupano del contemporaneo, CAMeC inizia una partnership con DATABASE. Piattaforma culturale attiva su Carrara, a seguito di fruttuose residenze d'artista ha iniziato a formare una collezione di opere di giovani artisti italiani ed internazionali.

Le opere vengono esposte insieme a quelle di autori affermati presenti nelle nostre collezioni, generando una dialogo necessario e stimolante con le sculture dei giovani artisti che si sono confrontati ed hanno riflettuto sulla storia e sul territorio di Carrara e dei suoi dintorni.
In mostra opere di Avelino Sala (Spagna), Robert Pettena (Italia), Andrew Rutt (Inghilterra) e Greta Alfaro (Spagna).



PIANO DUE

Titolo: Ripensare le collezioni: la scultura
A cura di: Francesca Cattoi con Eelonora Acerbi
In collaborazione di: Silvia Benvenuti
Provenienze opere: Cassa di Risparmio della Spezia, Raccolte Civiche
Durata: 11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015


Titolo: CAMeC ospita DATABASE, Carrara
A cura di: Francesca Cattoi e Federica Forti
In collaborazione con: Eleonora Acerbi e Silvia Benvenuti
Provenienze opere: DATABASE, Carrara
Durata: 11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015



PIANO UNO

Titolo: Eliseo Mattiacci. Forme e materiali della scultura
A cura di: Francesca Cattoi ed Eliseo Mattiacci
In collaborazione con: Cornelia Mattiacci
Provenienza opere: Collezione dell'artista, Pesaro
Durata: 11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015


PIANO ZERO

Titolo: LUCE. Fabrizio Prevedello
A cura di: Francesca Cattoi e Fabrizio Prevedello
Con: Eleonora Acerbi e Silvia Benvenuti
Durata: 1 novembre 2014 – 12 aprile 2015
Inaugurazione: 31 ottobre 2014, ore 18.00 – 21.00
INFORMAZIONI e CONTATTI

Sede: CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, Piazza Battisti, 1 – La Spezia
Orari: da martedì a domenica, 11.00 – 18.00; chiuso il lunedì
Informazioni e prenotazioni: tel. + 39 0187 734593 / fax + 39 0187 256773 camec@comune.sp.it / http://camec.spezianet.it

martedì 28 ottobre 2014

La stoffa delle artiste: patchwork e mondi di tessuto in mostra a Treviso

Torna, con la XIX edizione, l'esposizione di quilt promossa da Patchwork Idea, la principale del settore a livello nazionale: a Treviso dal 15 novembre al 7 dicembre 2014.

Accanto agli arazzi, realizzati quest'anno con attenzione alla sostenibilità, utilizzando fibre naturali (cotone organico e seta, ma anche imbottiture a base di bambù e soja), si svilupperà un calendario culturale che indagherà il mondo delle stoffe con incontri, laboratori, dimostrazioni: dall'ortica alla fibra di latte, dalle "tele vegetali" tessute con i fiori al tessuto… che si mangia.
 
L'esposizione promossa da Patchwork Idea*, la principale manifestazione italiana dedicata all'arte del patchwork, rinnova l'appuntamento annuale con la XIX edizione, intitolata "La stoffa delle artiste": si svolgerà a Treviso, nella trecentesca sede museale Ca' Da Noal, dal 15 novembre al 7 dicembre 2014
Intrigante e romantico, il tema di quest'anno propone ai visitatori un vero e proprio viaggio nel mondo dei tessuti d'eccellenza: la stoffa è infatti la materia prima del quilt, arazzo realizzato con pezzetti di seta o cotone e leggermente imbottito all'interno, nato per recuperare e riutilizzare scampoli avanzati o vecchi ritagli e divenuto, oggi, opera d'arte tessile oggetto di una continua ricerca estetica. 
 
Accanto ai circa 60 lavori esposti, che in questa edizione affiancheranno alla ricerca artistica una particolare attenzione alla sostenibilità (con fibre naturali come seta e cotone organico e imbottiti con bambù e soja), sarà proposto un ricco calendario culturale che indagherà altri "mondi" tessili: fibre antiche e oggi ritrovate e apprezzate, come l'ortica o il latte, ma anche materiali alternativi alla stoffa, come foglie e fiori
Sono state invitate per condurre gli incontri di approfondimento, i laboratori e le dimostrazioni che si svolgeranno nel corso dei weekend della mostra, sia produttrici illuminate (artigianali e industriali), sia esperte di storia del tessuto e docenti universitarie di design della moda, sia flower designer

Si inizierà sabato 15 novembre, quando, in occasione dell'inaugurazione, grazie alla collaborazione del pasticcere Massimo Albanese, membro dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani e dell'Associazione Cioccolatieri Artigiani Italiani,  saranno offerti al pubblico pezzetti di tessuto commestibile in versione sia dolce (a base di pandispagna e cioccolato) che salata, che verrà rigorosamente tagliato con l'ausilio di metro e forbici.

Quindi venerdì 21 novembre si proseguirà con un incontro pubblico con l'antropologa Daniela Perco, creatrice e direttrice del Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale delle Dolomiti, sulla fibra di canapa e la "mezzalana" (lana e canapa). 

La tessitura a mano, infatti, nel Bellunese vanta una tradizione secolare: dal Medioevo a Feltre e Belluno esistevano corporazioni che riunivano operai del settore laniero, poi, con il venir meno della produzione artigianale e l'introduzione dei telai meccanici, la tessitura continuò a essere praticata a livello domestico, per l'autoconsumo di tessuti di lana, canapa o "mezzalana".
Il pomeriggio di sabato 22 novembre sarà dedicato alla fibra di latte, leggera e dalle proprietà idratanti, ideata da un'ingegnere bresciano Antonio Ferretti durante il periodo autarchico per sopperire al divieto di importare lana (allora si chiamava Lanital): parteciperanno Elisa Volpi e Antonella Bellina, giovani fondatrici dell'azienda di abbigliamento Duedilatte** (Pisa). Mentre venerdì 28 novembre si scopriranno le potenzialità dell'ortica con Michela Musitelli di Vestire Biologico, discendente da un'antica famiglia di artigiane tessitrici della Valle di Fiemme che sull'altopiano di Asiago prosegue la tradizione, ricordando gli insegnamenti della nonna, che filava l'ortica e la ginestra, nutrendo una sana avversione per tutti quei tessuti che non "profumassero di natura"

Quello di ortica è un tessuto caduto nell'oblio, ma fino a settanta o ottanta anni fa era molto usato in Trentino e in Veneto, anche se realizzarlo è molto impegnativo: da cinque chili di ortica fresca si ottengono appena 20 grammi di filato, che poi viene tinto con i pigmenti tintorei da raccolta spontanea (reseda, robbia tintoria, papavero, verga d', betulla, noce, ecc.). 

Una maglia di ortica è davvero un capo prezioso: per realizzarla, dalla raccolta delle piante al confezionamento, ci si può impiegare anche un anno e mezzo

Per finire, l'ultimo weekend sarà dedicato ai fiori e alle foglie: la flower designer Mariarosa Lucchetta presenterà i suoi originali quilt floreali, realizzati abbinando fiori, foglie e rami di consistenza e colori diversi per un risultato spettacolare.

Non mancherà poi, come ogni anno, accanto alla possibilità di ammirare i lavori delle artiste, l'opportunità di mettersi in gioco, provando a realizzare dei piccoli oggetti con stoffe, ago e filo: tutti i giorni per l'intera durata dell'esposizione i visitatori potranno partecipare ai mini corsi condotti dalle socie di Patchwork Idea (prenotazioni presso la mostra o al numero telefonico del museo, 0422 544864 – 544895, ).

*Nata nel 2000, Patchwork Idea è un'associazione trevigiana che riunisce quiltiste con abilità diverse. Vi è chi produce solo cose utili e chi, invece, crea quilt per puro piacere creativo. Da sempre, in ogni caso, l'obiettivo dell'associazione è quello di condividere con serenità una passione, nel rispetto di tutte le socie.
Ogni anno patchwork Idea realizza una mostra a Treviso: espone i quilt delle socie, ai quali affianca anche altre attività culturali (dall'ospitare artisti con i quali vi è vicinanza, all'organizzare mini corsi di patchwork, al proporre incontri tematici) che concorrono ad arricchire la proposta. Per molti anni, inoltre, la mostra ha ospitato i quilt del Carrefour Européen du Patchwork della Val D'Argent (Francia), il maggior punto di riferimento in Europa per gli appassionati di patchwork.
Molte socie hanno esposto i propri lavori in diverse occasioni, sia in Italia che all'estero. Tra queste la mostra nazionale di Quilt Italia, tenutasi a Palazzo Montecitorio a Roma, e a livello internazionale il Carrefour Européen du Patchwork in Val D'Argent, il World Quilt Carnival di Nagoya in Giappone e il Festival of Quilts di Birmingham, in Olanda.

**Duedilatte nasce dalla grande passione per la moda, lo stile e la ricerca di materiali innovativi, con l'obiettivo di unire al contenuto stilistico delle collezioni la qualità di tessuti caratterizzati da straordinarie proprietà. DueDiLatte punta su tessuti assolutamente naturali, realizzati con filato di latte e di riso che, oltre ad avere una mano morbidissima, accarezzano, nutrono e idratano la pelle grazie agli amminoacidi presenti nella struttura del filato.
DueDiLatte è Made in Toscana. Per creare le nostre collezioni collaboriamo con gli esperti artigiani dello storico indotto manifatturiero tessile toscano. Grazie al loro supporto e ad una costante ricerca sulle materie prime riusciamo a sviluppare nuovi concetti ed i tessuti che ci contraddistinguono.
I nostri tessuti incontrano uno stile urban chic per creare collezioni donna e uomo curate nel dettaglio, dedicate a chi desidera indossare capi unici per stile e qualità.
La ricerca per DueDiLatte continua nell'elemento grafico e comunicativo: i nostri capi si trasformano in "tele" sulle quali esprimere i concetti ed i messaggi che traggono ispirazione dai temi delle collezioni.
                                                                                

L'ingresso alla mostra è gratuito.
Cà da Noal, via Canova 38 - Treviso
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00
Per informazioni: Cà da Noal - Maria Luisa Fragiacomo, tel. 328 0605048

Mostra Massimo Giannoni >> Mondi Simultanei >> 5 novembre - 20 dicembre 2014




Il 5 novembre 2014 dalle 18,30 alle 21,00 inaugura alla galleria Il Castello Modern and Contemporary Art la mostra Mondi Simultanei con 15 opere inedite di Massimo Giannoni mai esposte al pubblico poichè realizzate appositamente per Adriano Conte e Marcello Conte, proprietari della galleria e curatori dell'esposizione, con la direzione creativa di Elisa Ajelli.

Il percorso espositivo propone ai visitatori opere realizzate nel 2014 che ritraggono sia librerie, sia borse-mercati finanziari, ovvero i mondi simultanei esplorati dall'autore nel suo percorso artistico più tradizionale.

"Sempre, la materia pittorica ricca di spessore in entrambe le rappresentazioni spaziali, costituisce un punto di incontro con la grande tradizione pittorica occidentale che paradossalmente però ribalta la sua vocazione e, come abbiamo visto, diviene un metodo per dialogare ed entrare in rapporto con il mondo elettronico contemporaneo" (Lorenzo Canova).

L'artista sarà presente all'inaugurazione.

Allegato comunicato stampa e due immagini relative alle opere in mostra.
A disposizione per ulteriori immagini e informazioni.

Si ringrazia la galleria Russo di Roma per la collaborazione.

Info:

·Dal 5 novembre al 20 dicembre 2014

·a cura di Adriano Conte e Marcello Conte

·direzione creativa di Elisa Ajelli

      ·orari: dal martedi al sabato 11-13,30 | 15-19 | lunedi 15-19

Amy-d Arte Spazio, Milano: "Distorsions", mostra personale di Maria Wasilewska



Distorsions. Maria Wasilewska
project economART di AMY D Arte Spazio Milano
Opening 30 ottobre ore 18.30
Dal 30 ottobre al 20 novembre 2014
dal lunedì al venerdì ore 10-13 e 15-19, sabato e festivi su appuntamento

A cura di Anna d'Ambrosio 


Mi chiedo se la convinzione dell'onnipotenza umana non sia in gran parte illusoria. 

Un simile desiderio di intervenire nel mondo circostante (inclusi gli oggetti d'arte) non diventa in qualche misura una caricatura? 

La mobilità non porta a cambiamenti che creano solo disturbi temporanei e non portano a cambiamenti significativi?

L'impressione di poter influire su qualcosa fa sì che io controlli tale realtà?  
Per raggiungere l'equilibrio sono alla ricerca di qualcosa di permanente. 

L'installazione dal punto di vista visivo si compone di un oggetto con sfere pendenti (come di uno strumento?) spiato da una telecamera, che lo trasmette come proiezione dal vivo, e di una camera con due specchi concavi, in ​​cui lo spettatore trova un'immagine distorta di se stesso e dell'ambiente. L'elemento finale è un video in loop, in cui non cambia quasi nulla. Dura solo 25 fotogrammi/sec.Il senso di questo lavoro si trova nell'interazione con lo spettatore. 
 
È lui che quando entra, attraverso la sua attività e il suo movimento in relazione con gli elementi, mette in moto l'installazione e la percezione sensoriale attraverso vista e udito.   

Per fare questo, ha bisogno di tempo e spazio. Dalla sua attività dipende la misura in cui è in grado di ricevere questa realtà. 

La maggiore motilità dello spettatore provoca rumori che possono diventare fastidiosi e stancanti come i rumori urbani, di continue informazioni, ecc., cui ogni uomo è soggetto. 

In uno spazio d'installazione minimo, qualsiasi attività, anche la più piccola, può fungere da contrappunto e richiamare un altro punto sull'asse dei sentimenti.
Maggiore è l'attività dello spettatore che attiva i suoni, maggiore è il disturbo del silenzio e quindi il rumore. 

L'escalation del rumore generato in tempo reale può diventare impossibile da sopportare e in grado di diminuire la possibilità di percezione e assorbimento dei dati. 
Semplicemente, la mente umana si ribella a un'eccessiva quantità di dati (in questo caso il suono). 

In questa situazione preparata, cioè l'installazione artistica nella galleria (white cube), lo spettatore, il personaggio principale, può anche avere l'illusione di avere un effetto assoluto sull'intensità degli stimoli.

L'interazione dello spettatore provoca il movimento degli elementi dell'oggetto e crea contemporaneamente un suono, il cui segnale amplificato è emesso in tutta la galleria in tempo reale, combinando così tutti gli elementi di questa realizzazione multidimensionale e dai diversi fili conduttori. Ulteriori dimensioni non si aprono in maniera lineare ma in profondità, come se volessimo dividere l'atomo in piccole parti.
L'installazione audiovisiva consente una percezione soggettiva della realtà e un'influenza del destinatario su tale realtà. Si tratta anche di un tentativo di dematerializzare l'oggetto spaziale, dotato di massa e peso propri, che viene estratto dall'ambiente e al tempo stesso lo assorbe, lo plasma e talvolta lo moltiplica.
Appendice
In fisica è noto il concetto di sistema invariante, ossia un sistema che non cambia sotto l'influenza delle interferenze. Questo concetto si riferisce alla teoria del controllo, che si occupa dell'analisi e della creazione di oggetti e processi matematici di natura sia fisica che sociale. 

Ne risulta che, ad esempio, la massa invariante sia un valore molto desiderato nel grande anello di collisione per adroni (Large Hadron Collider) poiché, a prescindere del punto di riferimento, ha sempre il medesimo valore e proprio questo ha consentito la scoperta del bosone di Higgs, la più piccola particella elementare (straordinariamente mobile) del modello standard della fisica.
Maria Wasilewska 

 
AMY D Arte Spazio
Via Lovanio 6 (MM2 Moscova), Milano


Mostra Pino Pascali Avanguardia del 900°



Cortile Lagrange – Galleria delle arti
Palazzo Cavour – via Lagrange, 27
via Cavour, 8 – Torino


Pino Pascali
Avanguardia del 900


Inaugurazione mercoledì 5 novembre 2014 ore 19.00
via Lagrange, 27 (Palazzo Cavour)

In mostra dal 5 novembre al 10 dicembre 2014

a cura di Graziano Menolascina





lunedì 27 ottobre 2014

FINISSAGE martedì 28 ottobre & "I-DESIGN al Biotos" ► 10 mostre x 60 designer




βιοτος Cultura

è lieta di invitarVi

martedì 28 ottobre dalle ore 20.00

presso gli spazi del

Centro Culturale Biotos & Spazio Bquadro

(via XII gennaio, 2 - Palermo)


al FINISSAGE della mostra


I_Design... al Biotos


10 mostre x 60 designer

a cura di Marco Pomara & Dario Russo


Domani dalle ore 20.00 al Centro Culturale Biotos grande FINISSAGE della III edizione
dell' "I_DESIGN" a Palermo, che chiude, dopo 2 settimane di esposizione, le 10 mostre firmate da 60 designer siciliani (e non solo...), a conclusione di un progetto espositivo itinerante, a cura di Dario Russo e Marco Pomara, che ha visto alternarsi circa 2mila interessati ed entusiasti visitatori nelle sale del Biotos e del suo Spazio Bquadro.

Festeggiamo insieme a Voi il grande successo raccolto in questi giorni grazie al genio dei designer presenti al Centro Biotos ed agli sforzi di tutti noi, a cominciare dalle aziende che hanno voluto partecipare al progetto, riuscendo così ad essere determinanti nella valorizzazione dell'opera dei giovani designer.


Vi aspettiamo 
martedì 28 ottobre dalle ore 20.00 al Centro Culturale Biotos
per brindare con i vini gentilmente offerti per l'occasione da

Villa Scaminaci,
azienda vinicola di Salaparuta e nostro sponsor di cultura.

(www.villascaminaci.it)


AbitART - collettiva che spazia dal fashion design all'art design con i lavori dei designer Carla Cannici, Gino Casavecchia, Luca Mannino, Pierpaolo Monaco e Pietro Romano 

DESIGNLAB 2014 - Progetti del Laboratorio di disegno industriale di Dario Russo (Facoltà di Architettura Palermo) con la partecipazione di Caruso Handmade, Palumbo Marmi, Vivo D'Emilio, Musìta, Dellacasa


L'IMMAGINE PROGETTATA - Storia del rapporto tra fotografia e design. Foto di Filippo M. Nicoletti


DESIGN EASY - Laboratorio di stampa 3D e comunicazione di Claudio Simonetti e Jessica Longo; collezione Frammenti, ispirata ai grandi grafici del '900

D|SIGN4FANS - mostra fotografica di Fabio Florio

PRO-TESI | Materiali di design - Prototipi dalle tesi di laurea di giovani designer

2CWORKSHOP in JEANS e Collezione TREE - a cura di 2CWORKSHOP e Leima Edizioni

DESIGN, WHAT'S UP? - Prototipi selezionati all'interno del concorso per giovani progettisti

MDA (Mediterranean Design Association) - 3 concept per il territorio

LIGHT ME UP - Una riflessione sul colore


dal 15 al 28 ottobre 2014

Centro Culturale Biotos - Spazio Bquadro

(via XII gennaio, 2 - Palermo)




Durante il finissage sarà possibile degustare i vini offerti dalla cantina Villa Scaminaci.

Si ringrazia Caruso Handmade
Palumbo Marmi, 
Vivo D'Emilio,  per aver curato reso possibile la realizzazione del progetto grazie al loro importante contributo.

La mostra sarà visitabile sino al 28 ottobre, da martedì a sabato dalle ore 17.00 alle ore 20.00
(fuori orario
 su appuntamento).

INGRESSO LIBERO



Il progetto...

10 mostre per I-Design

a cura di Marco Pomara e Dario Russo

dal 15 al 25 e prorogato sino al 28 ottobre 2014 

Inaugurazione: 15 ottobre dalle ore 18,00

Finissage: 28 ottobre dalle ore 20,00

Dal 15 al 25 ottobre 2014, durante la settimana del design a Palermo (I-Design),
il Centro Culturale 
Biotos ha ospitato 10 mostre sul design siciliano,
a cura di Marco Pomara e Dario Russo.

L'iniziativa è volta a dare spazio ai giovani progettisti dell'isola che, pur facendo leva su un indiscusso talento e una invidiabile tenacia, spesso non trovano concrete opportunità di visibilità e di conseguente accesso al mondo del lavoro.

Allo Spazio Bquadro (lo spazio espositivo principe del Biotos) saranno esposti i progetti del Laboratorio di disegno industriale di Dario Russo, rientrante nel corso di laurea della Facoltà di Architettura (LM4 Palermo), un importante momento formativo, con il coinvolgimento di 5 aziende siciliane, che hanno riversato all'interno delle aule il proprio know-how e operato concreti investimenti economici in termini di produzione e comunicazione.

In esposizione:
- 13 progetti di mobili con modellini e 2 prototipi realizzati da Caruso Handmade 
(Palermo): il tavolo No-One e il tavolo basso Layer.
- Palumbo Marmi (Trabia, Palermo) presenta 7 progetti di complementi di arredo in marmo, con modellini e 4 prototipi: i portariviste Dissolvenza e Frammento, lo svuotatasche Bambola e la scacchiera ChessLab.
- 9 progetti tra mobili e complementi di arredo fanno parte dell'allestimento di Vivo D'Emilio (Catania)
con modellini e un prototipo: la sedia-poltroncina WooDress.
- Musìta (Salemi, Trapani) presenta 2 progetti di bag-in-box, con un modello e un prototipo: CrystalVino.
- Dellacasa (Palermo), invece, partecipa con 5 progetti nell'ambito agro-alimentare, tramite i quali si ricerca un rapporto tra tradizione culinaria siciliana e innovazione progettuale (food design), con modelli di barattoli brandizzati per la conservazione dei migliori prodotti agro-alimentari siciliani.

Sinergicamente ai progetti del Laboratorio, avrà luogo la personale di Filippo M. Nicoletti, dal titolo
"L'immagine progettata - Storia del rapporto tra fotografia e design": 9 immagini che riproducono alcune delle più efficaci tecniche di rappresentazione fotografica legate al design, dalla peinture d'affiche di fine ottocento all'odierno protagonismo di certi designer che combinano la propria immagine di progettista a quella del prodotto da promuovere. Questi progetti foto-grafici descrivono alcuni prodotti del Laboratorio, documentato anche con immagini di backstage. Il lavoro di Nicoletti, oltre a fornire concrete strategie di comunicazione, nasce come tesi di laurea, con un nutrito apparato teorico e bibliografico di riferimento.

Inoltre, sarà possibile visitare l'attività di Design Easy, un vivace studio di progettazione, prototipizzazione e comunicazione, fondato e condotto da Claudio Simonetti e Jessica Longo, e incentrato sull'utilizzo di stampanti 3D per realizzare piccoli oggetti e modellini, presenti in mostra.
In mostra, 
anche la collezione "Frammenti", accessori fatti di incastri, giochi cromatici e sovrapposizioni, ispirati a opere di celebri graphic designer.

Nel piano nobile del Biotos, invece, sempre legata all'attività universitaria, avrà luogo la mostra
ProTesi
|Materiali di design. Anche in questo caso, sono promossi i prototipi di giovani designer, i quali partono dalla propria tesi di laurea per sviluppare il progetto in prospettiva commerciale.
Tra i 14 
progetti: una proposta di logotipo dimanico per il Corso di Laurea in Disegno industriale della Facoltà di Architettura di Palermo, di Gabriele D'Asaro; un set di sgabelli-pouf autoprodotti e rivestiti di tessuti diversi dal nome Choose Your Skin, di Alberto Rogato; una borsa che si trasforma in un telo per improvvise soste nel verde, di Miriam Mongitore; una rivisitazione geometrica del Risiko e che può essere appeso a mo' di quadro, di Melania Romeo; un portapenne pensato come origami in carta naturale che si presenta come un gadget brandizzabile, di Silvia Maimone; un set di contenitori cubici, uno dentro l'altro, ispirati alla nota serie pittorica di Josef Albers Homage to the Square, che diventano comodino, sgabello, tavolo basso, libreria e altro, di Gabriele D'Angelo; un ciondolo ricavato da ossa di mucca come testimonianza urticante dell'allevamento bovino intensivo fortemente criticato in termini ecosofisti, di Claudio Mannino; una rivista impattante sul piano grafico e interamente dedicata al design siciliano, di Angela Graci; una tovaglietta per cene galanti che rilancia le buone maniere, di Claudia Scandura; un elegante mobile da ufficio che si trasforma in una piccola cucina perfettamente corredata, di Antonio Iannace, ideatore con Annamaria De Maioribus e Paolo Salleo Puntillo del promettente NotioLab; un appendiabiti formalmente essenziale che si pone come archetipo scultoreo, pensato da Gianluca Mattina; un libro "sensazionale", visivo-materico, per bimbi ipovedenti, di Federica Sutera; un progetto di immagine coordinata e di merchandising per il Museo Archeologico Antonio Salinas che, grazie alla giovane designer Marina Biondo, assume la forma di un sottobicchiere; un libro interattivo per bambini che mira a trasmettere l'importanza del riuso per "giocare criticamente" con gli oggetti dismessi, di Alberto Caiola.

E' stata presentata MDA (Mediterranean Design Association – Centro di Ricerca Internazionale
sull'Environmental Design), che di recente ha inaugurato la propria attività con una Summer School per la valorizzazione dei Beni Culturali nella Valle dei Templi. La mostra presenta 3 concept per il territorio, ciascuno descritto attraverso un rotolo di carta m 1x6. Collegata a questa esperienza, avrà luogo la mostra LIGHTMEUP per dimostrare empiricamente che "il colore non esiste", attraverso un'immersione percettiva nelle innumerevoli sfumature del grigio.

AbitART raccoglie lavori, che spaziano dal fashion design all'art design, di designer in esposizione permanente al Biotos, autori di prodotti ad alto tasso simbolico e devozione esteticaCarla Cannici, Gino Casavecchia, Luca Mannino, Pierpaolo Monaco e Pietro Romano.
All'interno di questa sezione,
va in scena la II edizione di D|SIGN4FANS, una mostra fotografica ad opera del fotografo ritrattista Fabio Florio, che completa con la pulizia e la luce delle sue immagini la cornice artistica rivolta al design di queste tre sale: 8 "baby-designer" inquadrati come VIP e messi in scena attraverso la progettazione d'una personalità visivamente rilevante, dal trucco alla posa, in modo da far emergere un carattere fortemente espressivo. L'operazione è pensata come una sorta di workshop per 5 studenti che, appassionati di fotografia, hanno avuto modo di apprezzare, all'interno della sede espositiva, l'approccio progettuale e le tecniche operative di un team di professionisti.

Uno spazio è poi dedicato al gruppo 2CWorkshop, che presenta una collezione di sedute pensate in jeans: tessuto simbolo di una cultura giovanile legata al mondo della musica rock e che trasversalmente segna, veste ed esprime tutte le avanguardie giovanili del secolo scorso, ma allo stesso tempo, simbolo di praticità, di libertà, di emancipazione, di informale, ovvero il tessuto/abbigliamento che meglio ha rappresentato e rappresenta i nostri tempi.
Quattro tipologie di sedute - una sedia, uno sgabello, una 
ciambella, un pouf - per quattro diversi modi di sedere, tutti rigorosamente rivestite da stoffa jeans proveniente da scarti di fabbrica o dal recupero di capi di abbigliamento. Piccoli allestimenti corredati dalla collezione "Tree", abiti in jeans della giovane fashion designer Valentina Plumari, accompagnati da testi a cura dell'editore palermitano Renato Magistro della Leima Edizioni.

In ultimo, uno spazio è riservato ai prototipi selezionati all'interno del concorso per la valorizzazione dei giovani progettisti "Design, what's Up?", allestito con complementi e arredi vari.
Un'iniziativa rivolta 
ai designer siciliani, affinché possa fungere da trampolino di lancio per tutti coloro che rappresentano i "portatori sani" di un'idea. "Design, what's up?" mira a garantire il massimo della visibilità, accogliendo, intercettando e promuovendo le migliori proposte dei designer e dei creativi siciliani, siano essi studenti, aspiranti o professionisti. Nel corso del 2014 sono stati selezionati e portati in vetrina presso lo showroom di Tito D'Emilio a Catania (primo imprenditore italiano a ricevere il "Compasso d'Oro" alla carriera nel settore della distribuzione) prototipi di Andrea Branciforti, Angelo Dolcemascolo, Massimo Carnemolla, Giuseppe Finocchio, MU'factory, Luigi Pulvirenti, Ivana Laura Sorge, Giuseppe Arezzi.
Una vetrina di oggetti per il nostro vivere quotidiano, capaci di raccontare il Sud e il suo desiderio profondo di riappropriarsi del proprio tempo e dei propri spazi.
L'iniziativa è promossa dall'Associazione 2CWorkshopDesign, dall'Ordine degli Architetti e dalla
Fondazione Ordine degli Architetti P.P.C. di Catania.




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via XII gennaio, 2 - Palermo
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sabato 25 ottobre 2014

QUANDO UN SEGNO DI MATITA NON FA LA "DIFFERENZA"

Li chiamiamo diversamente abili. Eppure, a dispetto delle abilità, possono diventare veri e propri artisti. È il caso di Alberto Gagliardi, giovane ventenne di Bari con difficoltà di comunicazione e relazione che, grazie all'aiuto della cooperativa sociale Spazi Nuovi di Bari-Palese - dove da anni si impegnano terapeuti e insegnanti -, ha trovato il modo di affermarsi nella società ed esprimersi attraverso il proprio talento artistico.

Alberto, sin da quando era bambino, ha sempre amato il disegno - più precisamente la tecnica fumettistica giapponese manga - e con quest'arte riesce a fermare sulla carta il mondo che lo circonda e allo stesso tempo comunicare con esso, realizzando illustrazioni davvero impressionanti. 

Sarà un vero e proprio viaggio tra i fumetti e i disegni animati giapponesi, la mostra che sarà ospitata nell'atelier di acconciature Hairinprogress di Bari in via Amendola 191/T. La rassegna, che esporrà circa 30 tavole di disegni manga realizzati da Alberto, verrà inaugurata domani 26 ottobre alle 10 e sarà presentata dalla professoressa barese di disegno e pittura Angela Di Stasi.

L'evento fa parte della rassegna Art'in Progress - il progetto di Hairinprogress dedicato a mostre e incontri con artisti pugliesi che esprimono la propria creatività con pittura, fotografia, video, moda, design e musica -. Fortemente voluta dall'hairstylist e titolare di Hairinprogress Marco Lavermicocca, Art'in Progress nasce nel 2008 con lo scopo non solo di esaltare i linguaggi artistici ma anche di far approdare l'arte in location non convenzionali dedicati all'estetica, come un atelier di acconciatura.

«Alberto fa della sua vita un continuo arcobaleno di colori. Con la sua arte riesce a trasmettere energia ed emozioni a chiunque si avvicini alle sue opere. La sua è una vera abilità artistica che sa raccontare ai visitatori lezioni di vita e insegnare cosa sono il coraggio e la voglia di vivere.» Dice di lui l'artista barese Grazia Bianco.

La mostra sarà aperta al pubblico domani 26 ottobre - dalle 10 alle 13 - e proseguirà sino al 7 dicembre.
Ingresso libero.
HairinProgress (www.hairinprogress.it), situato a Bari, è un atelier di acconciature per capelli gestito da Marco Lavermicocca e composto da professionisti di bellezza. Entusiasmo, capacità imprenditoriale e motivazione: sono queste le parole chiave su cui HairinProgress da 1982 punta il proprio lavoro. Ricerca e perfezionamento continuo, tecniche, tagli e prodotti sempre nuovi fanno sì che la boutique dell'hairstyle di Bari sia centro di beauty-care sempre "in progress".

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