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giovedì 3 giugno 2010

MOSTRA PERSONALE ARIANNA BONAMORE RIETI 19 GIUGNO

ATTIMI D'ANIME

Mostra personale di Arianna Bonamore




Si inaugura sabato 19 giugno 2010 alle ore 18.30 presso Studio7 Spazio Arte Contemporanea, in via Pennina 19 a Rieti, la mostra personale di Arianna Bonamore, 'Attimi d'anime', a cura di Barbara Pavan.

La mostra raccoglie le opere dell'ultimo periodo dell'artista romana. Sono ancora i fili, o meglio i capelli, il mezzo attraverso cui la Bonamore esprime pittoricamente il frutto di una lunga ricerca artistica che, da un lato affonda le sue radici nello studio della mitologia classica e, dall'altro, è il risultato di un profondo, personale percorso introspettivo. Arte e filosofia, inquietudine e femminilità: tutto si intreccia, nelle opere di questa artista, in un'alchimia di forme e colori che costringe lo spettatore a procedere per diversi livelli di lettura e di emozione.

'Capelli vestiti di colore, - scrive la Bonamore - ciocche piegate dalla necessità di entrare in un corpo, fili che, come entità indipendenti, volano e si armonizzano in virtù del soggetto principale. Ogni elemento diventa simbolicamente infinito.

Una danza continua tra la vita e la morte di un attimo, il tutto è rappresentato da un materiale estremamente sottile quindi vulnerabile, a sottolineare l'unicità del momento che si sta vivendo. Un omaggio all'essere umano e alla natura che lo circonda ed alle cose che sono al di là del nostro controllo.'

La mostra rimarrà aperta fino al 10 luglio 2010.

Arianna Bonamore è nata a Roma. Ha all'attivo numerose mostre in ambito nazionale ed internazionale. Tra le più recenti: Locarno (Svizzera), 'Faces', 36Mazal Contemporary Art; Roma, Galleria Minima Arte Contemporanea, 'La moda nell'invisibile'; Barcellona,Crisolart Galleries, 'From Kips Gallery New York to Crisolart Galleries Barcelona'. Vive e lavora a Roma.

Scheda tecnica:

Titolo: Attimi d'anime

Artista: Arianna Bonamore

A cura di Barbara Pavan

Inaugurazione: sabato 19 giugno 2010 ore 18.30

Date: 19 giugno – 10 luglio 2010

Sede espositiva: Studio7 Spazio Arte Contemporanea

          Via Pennina 19 – 02100 Rieti

Orari: martedì-sabato 18-20

            chiuso lunedì e festivi e sabato 3 luglio 2010

Info: cell.320.4571689 e-mail studio7artecont@gmail.com

Ufficio stampa: studio7 barbarart@tiscali.it

UDO NOGER "Light as a Material" 8 Giugno-Luglio 2010

Grossetti Arte Contemporanea

Presenta

UDO NOGER

"Light as a Material"

8 Giugno – Luglio 2010


E' con grande orgoglio che dopo diversi anni di osservazione e studio posso presentarvi la mostra personale dell'artista tedesco, ormai naturalizzato Hawaii, Udo Noger.

Per la prima volta in Itlaia l'artista, reduce da importanti mostre quali: Ruth Bachofner Gallery a Los Angeles, Lowe Gallery a Atlanta, Galeria Alvaro Alcazara a Madrid, Gebert Contemporary a Santa Fe, Gebert Gallery a Los Angeles.

L'artista ha preparato una selezione di lavori espressamete pensati per il mio spazio, come potrete vedere è un lavoro assolutamente sintonico con il mio sentire e quindi il mio programma; il suo fare pittura evoca nell'osservatore uno sconcerto sensibile; spazio e tempo si palesano nella luce che dipinta si fa materia.

La ricerca di Udo Noger a partire dal 1997, quindi intitolata "Luce come Materia" ( 'Light as a Material') incorpora materiali translucidi, che enfatizzano il costante interesse dell'artista per la luce e le sue manifestazioni; nell'arte di Nöger la luce sembra penetrare nel dipinto, illuminando forme trasparenti per poi ritornare nello spazio circostante dove ha origine.

La tecnica usata dall'artista assicura la traslucidità della vita interiore dei dipinti. Proprio questa caratteristica evita che la luce irrompa dall'esterno.

I dipinti appartenenti a questa serie sono il risultato della sintesi di esperienze sensoriali nella vita di Udo Nöger. Penetrando nel mondo con un "occhio armato", l'artista è giunto ad una riduzione dei propri elementi, rari i precedenti importanti nell'arte contemporanea.

Per l'artista, l'esistenza non sta nel labirinto sconnesso traboccante di forme, ma nella concentrazione degli elementi essenziali. E' evidente che la sua decisione di creare oggetti-pittura e non soltanto dipinti si inserisce in questo contesto.

Nel caso di Nöger, trasformazione di un'entità astratta in termini sensoriali suona assolutamente tedesca in un significato sia filosofico sia formale; la sua arte ruota intorno al paradosso che qualcosa di così incorporeo come la luce possa essere rappresentato materialmente, in modo che noi possiamo concepirlo come qualcosa cui letteralmente abbrancarsi.

Informo inoltre che l'artista ha già fissato un programma di mostre future in spazi pubblici e privati internazionali quali: Alvaro Alcazar Gallery in Madrid, Diana Lowenstein Fine Arts in Miami, Karl Ernst Osthaus-Museum "Retrospective Works from 1980-2011", Museum of Contemporary Art Honolulu, HI , Museum Sonderjylland, Denmark.

Ancora una volta "guardare per credere"

Bruno Grossetti

Grossetti Arte Contemporanea
Via di Porta Tenaglia 1/3 - 20121 Milano
Tel (+39) 02 29 06 21 28
Fax (+39) 02 29 01 47 67
galleria@grossettiart.it
www.grossettiart.it

Annamaria Gelmi - INARCHITETTURA - Castello di Rivara (To)


INARCHITETTURA
Annamaria Gelmi

a cura di Franz Paludetto
catalogo a cura di Giorgio Verzotti

12 giugno – 25 luglio 2010
Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea
Rivara (TO) - P.zza Silvano, 2

INAUGURAZIONE 12 GIUGNO ORE 18.00


Comunicato stampa

INARCHITETTURA è la personale di Annamaria Gelmi che sarà inaugurata al Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea - il prossimo 12 giugno 2010. La curatela della mostra è di Franz Paludetto - direttore artistico del centro - mentre il catalogo è a cura di Giorgio Verzotti.

Ancora una volta questa artista di inesauribile vena creativa è capace di mettersi in gioco in un nuovo progetto espositivo, dimostrando che è sempre possibile per chi fa questo mestiere con solida professionalità evolvere, cambiare, innovare se stessi.
La capacità di reinventarsi non prescinde tuttavia da un solido legame con la propria storia personale, come il titolo stesso suggerisce. L'architettura è infatti la disciplina che più di ogni altra ha ispirato Annamaria Gelmi nel suo brillante percorso. Il suo lavoro pur, rigidamente geometrico, astratto- concettuale è allo stesso tempo fragile nella poetica, allusivo, capace di svelare un "oltre" denso di significato e sfumature, profondamente femminile.

La varietà dei mezzi espressivi, delle soluzioni formali e dei temi proposti in questo ambizioso progetto sottolineano la ricchezza creativa di Annamaria Gelmi, le sue complesse sfumature e le molteplici correnti intellettuali e artistiche a cui si ispira. Il tutto contribuisce a delineare il suo modo di vivere la dimensione d'artista, suggerendo l'idea dell'arte come spazio concettuale di libera espressione.

L'esposizione si pone obiettivi ambiziosi sia per la varietà degli allestimenti sia per la quantità delle opere - cinque sculture di grandi dimensioni, ventuno disegni, quattro sequenze fotografiche, un video e un' installazione.

INARCHITETTURA è un percorso, una sorta di dialogo con le molte forme che l'arte può assumere per Annamaria Gelmi, a cominciare dalle sculture di grandi dimensioni allestite nel parco. Tra queste figurano, solo per citarne alcune: High Mountains, alti steli su cui svettano i profili delle amate montagne trentine; Oltre la porta, in cui la solidità e la dimensione della struttura in ferro contrastano con la leggerezza di pure linee geometriche alternate a spazi aperti.

All'interno del Castello si aprono invece tre sale, di cui le due più piccole dedicate al tema della montagna SKILINE. Si tratta di uno dei leit motiv della poetica di Annamaria Gelmi, la quale, nata a Trento, in mezzo alle montagne, ha nello sguardo i panorami profilati delle Alpi. Le opere allestite in questi spazi consistono in una serie di installazioni modulari in rilievo appese a muro, tra le cui sfasature si ricompone la sagoma delle montagne. La peculiarità di questi lavori è l'inversione paradossale dei pieni e dei vuoti: il cielo ha consistenza materica, solidità, mentre la montagna è linea geometrica leggera, quasi priva di peso.
Questo gioco di contrasti prosegue anche nella sala principale che accoglie due grandi opere site-specific. Una parete è interamente occupata da Architettura, installazione scultorea appositamente realizzata per questa mostra e composta da una serie di forme geometriche in rilievo che si inseguono in un gioco di rimandi speculari. Al centro della stanza è posizionata invece Serra, una grande gabbia metallica, alla cui base è posto uno specchio, mentre le restanti pareti sono occupate da disegni e fotografie esposte in anteprima assoluta.
In particolare la serie di disegni, rigorosamente in bianco e nero, rappresenta una sorta di alfabeto, di linguaggio creativo costituito da figure geometriche progressivamente più complesse fino alla sagoma del fiore - elemento di espressione proprio di Annamaria Gelmi. Gli scatti fotografici invece sono stati realizzati dall'artista durante un WORK SHOP in Bangladesh e immortalano parti corporee slegate dall'identità dell'uomo o della donna ritratti e ricomposte arbitrariamente dall'artista in serie sequenziale.

La scelta del Castello di Rivara ha imposto inoltre all'artista di confrontarsi per la terza volta - dopo Castel Pergine e Castel di San Pietro in Cerro - con la difficile ambientazione in un imponente edificio storico, già di per sé molto caratterizzato.

Annamaria Gelmi studia a Trento all'Istituto d'Arte, a Milano all'Accademia di Brera con Cantatore e all'Accademia di Venezia con Saetti.
Espone dal 1970, creando in un primo momento opere in materiali plastici e metacrilato e installazioni che giocano sulle trasparenze; dal 1978, dopo un soggiorno dai maestri vetrai di Murano, realizza opere anche con il vetro. Dai primi anni '80 si allontana dal lavoro minimalista, essenzialmente bianco e nero per usare il colore, soffermandosi su memorie della storia, frammenti di architetture. Negli anni '90 le architetture diventano solo un segno, un richiamo simbolico; il colore è più forte e fa pensare lo spazio come condizione mentale di una visione diversa. Nel 1994 riprende ad esprimersi attraverso sculture – installazioni, usando: ferro, acciaio, pietra, bronzo.
Partecipa alla XLVI Biennale di Venezia con il libro "SKYLINE".
Dal 2000 le sue grandi opere in tela e le installazioni in ferro sono presentate dal Kaiserliche Hofburg di Innsbruck al MART di Trento-Rovereto, dalla Galleria Lattuada di Milano alla Rocca Paolina di Perugia, dal Museion di Bolzano all'Istituto Italiano di Cultura di Vienna. Tiene poi una personale al Castello di Pergine (TN). Nel 2007 è presente alla LII Biennale di Venezia nella mostra "Camera 312", poi alla Biennale di Scultura di Gubbio.
Nel 2010 partecipa alla Biennale Internazionale di Racconigi (TO). Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.

Il Castello di Rivara – Centro d'Arte Contemporanea, sede storica del Cenacolo di pittori della Scuola di Rivara, situato a 30 chilometri da Torino nelle valli del Canavese, è un complesso composto da tre edifici indipendenti: il Castello Medievale, la Villa Neobarocca e le Scuderie, immersi in un parco di oltre 45.000 mq.
Ha a disposizione numerosi atéliers e camere dove abitualmente sono ospitati artisti italiani e stranieri ed uno spazio espositivo multifunzionale di 2.530 mq.
Ha a disposizione uno spazio espositivo multifunzionale di 2.530 mq, un Centro di Documentazione con oltre 10.000 volumi consultabili dagli studiosi e numerosi atéliers e camere dove abitualmente sono ospitati artisti italiani e stranieri.
La direzione artistica è affidata dal 1985 a Franz Paludetto.

Progetto realizzato in collaborazione con

Con il patrocinio di
Regione Trentino Alto Adige
Provincia Autonoma di Trento

Catalogo
a cura di Giorgio Verzotti
con testi di Giorgio Verzotti
Alcione Editore

UFFICIO STAMPA:
CULTURALIA, Tel. 051 6569105 fax 051 29 14955,
info@culturaliart.com www.culturaliart.com

Dal sito www.culturaliart.com è possibile scaricare la cartella stampa completa e le istruzioni di utilizzo e riproduzione delle immagini

Ortofabbrica- contest di creatività sostenibile - Angelo Grassi - Fabbrica (FC)


ORTOFABBRICA - CONTEST DI CREATIVITA' SOSTENIBILE

ideato da Angelo Grassi
in collaborazione con
Romagna Creative District e CNA Forlì – Cesena

1-2-3 Ottobre 2010, Fabbrica
Gambettola (FC), viale Carducci 119


Angelo Grassi, in collaborazione con Romagna Creative District, presenta per il prossimo ottobre Ortofabbrica – primo contest di creatività sostenibile. Design, arte, architettura e ricerca accomunati da una stessa idea di stile e recupero si incontreranno e faranno mostra di sé in un unico contenitore, Fabbrica a Gambettola (FC).
Un apposito bando darà la possibilità a tutti coloro che operano nei diversi settori creativi di presentare a Ortofabbrica progetti e oggetti connotati da una forte commistione tra ecologia, design e ricerca, accomunati dalla volontà di recuperare valori, tradizioni e metodi produttivi rispettosi dell'ambiente che rendono la vita piacevole, piena e di qualità. Oltre a racchiudere tutte le eccellenze creative e sostenibili, la rassegna sarà l'occasione per premiare chi fa di questo intreccio la base per idee e realizzazioni innovative e funzionali.

La prima edizione del contest Ortofabbrica si svolgerà, in concomitanza con gli eventi del Romagna Creative District, dal 1 al 3 ottobre 2010 a Fabbrica, ex cementificio di Gambettola (FC) trasformato da Grassi nel proprio laboratorio di idee, simbolo stesso del generare nuova vita da materiali inutilizzati. Il bando per partecipare al contest è disponibile sul sito www.romagnacreativedistrict.com e rimarrà aperto fino al 25 luglio 2010.
In relazione alle domande pervenute, una giuria di esperti composta da architetti, designer, critici d'arte e giornalisti di settore sceglierà, per la finale del contest Ortofabbrica 150 oggetti/progetti rispondenti ai criteri etici di innovazione, bellezza, eco-sostenibilità e funzionalità.
Inoltre, tra i 150 oggetti/progetti presenti dal 1 al 3 ottobre a Fabbrica, la giuria conferirà un premio in denaro del valore di € 3.000,00 come riconoscimento all'ideatore dell'oggetto/progetto più rappresentativo della filosofia della rassegna.


Ortofabbrica nasce nel 2009 con Angelo Grassi in occasione di Zona Tortona Design, durante il Salone del Mobile di Milano. L'idea di riunire in un unico "orto" diversi linguaggi creativi indirizzati verso eco-compatibilità e rigenerazione dei materiali riscuote un grandissimo successo non solo tra visitatori appassionati, ma anche tra addetti ai lavori, nazionali ed internazionali, attenti alle tematiche del rispetto ambientale e della tradizione artigiana. Ciò spinge Angelo Grassi a trasformare Ortofabbrica in un vero e proprio brand, operazione che si concretizza con la nascita del primo contest di creatività sostenibile. Ortofabbrica diventa pertanto un'occasione per dare spazio e visibilità a tutte le forme creative ed artistiche, dall'architettura al design ed altro ancora, che perseguono i valori dell'eco-sostenibilità e del recupero di dimenticati metodi produttivi.

Romagna Creative District nasce nel gennaio 2009 come progetto di sviluppo territoriale, un social business network della creatività che metta in rete PMI, Istituzioni Pubbliche e private, per promuovere il territorio e la sua dotazione culturale e artistica. Vuole essere un attivatore sociale, culturale, politico ed economico, attraverso l'innovazione e la creatività sul sistema imprenditoriale e, soprattutto, sui giovani.
Ideato e realizzato grazie alla collaborazione di due aziende (matitegiovanotte.forlì e Soluzioni di Simone Medri) con l'Associazione CNA di Forlì-Cesena e Ravenna è entrato come progetto all'interno degli eventi nazionali nell'Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione.


INFO:
Angelo Grassi & C. s.n.c.
Tel. 0547 52115 fax 0547 59302

UFFICIO STAMPA:
CULTURALIA di Norma Waltmann
Tel. 051 6569105 fax 051 29 14955,

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A partire dal 1° marzo 2006 e-mail informative e newsletter possono essere inviate solo con il consenso del destinatario. La Sua e-mail si trova nella banca dati di CULTURALIA. Le abbiamo inviato fino ad oggi le nostre comunicazioni sulle esposizioni e gli eventi culturali da noi seguiti. I Suoi dati non saranno divulgati. Nel caso in cui Lei non avesse interesse a ricevere altre informazioni da parte nostra è pregato di rispondere con la parola "CANCELLAMI" all' indirizzo e-mail: info@culturaliart.com precisando l'indirizzo che desiderate sia immediatamente rimossa dalla nostra mailing list.

martedì 1 giugno 2010

FELIX POLICASTRO: Mostra NOTEXT



---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: marco petroni <petronimarco@gmail.com>
Date: 01 giugno 2010 17.55
Oggetto: comunicato stampa felix policastro fondazione plart
A: marco petroni <petroni.press@gmail.com>











COMUNICATO STAMPA

 

 

Fondazione Plart presenta:

 

NOTEXT – FELIX POLICASTRO

 

a cura di Marco Petroni

 

testo in catalogo di Angela Tecce

 

inaugurazione mercoledì 9 giugno '10 h. 18,30

 

 

 

Dal 9 giugno al 20 luglio '10, la Fondazione Plart presenta Notext, mostra personale di Felix Policastro. Artista di origini venezuelane, Policastro presenta in esclusiva per la Fondazione una serie composita di nuovi lavori: 50 dipinti formato 30X30, un'istallazione, un video e una scultura.

L'artista attraverso un processo di reinterpretazione visiva e formale elabora una sequenza di figure che assumono una valenza di ascendenza quasi arcaica e primaria definendo una sorta di personale alfabeto fluido e ricco di rimandi, non solo pittorici. Caratterizzate da una flessibilità compositiva, le sue figure si muovono nello spazio creando un precario equilibrio percettivo che lascia emergere un mondo sospeso tra desiderio e sogno. Un inequivocabile segno di autenticità frutto di un processo di sperimentazione particolarmente evidente nella video/grafica presente in mostra dove si comprende la volontà di andare oltre l'unitarietà della visione per aprire uno sguardo molteplice con una tensione forte verso diversi spazi e diverse storie in rapporto di associazione. Nasce così un'arte della memoria.

 

 

Felix Policastro, nato il 14 settembre 1961 sulla riva sud dell'Orinoco a Ciudad Bolivar in Venezuela, dove ha vissuto fino all'età di 11 anni. Negli anni settanta i genitori, con incertezze e non poche difficoltà di ambientazione si trasferiscono in Italia. Inizia così per Felix una vera e propria enfatizzazione intellettuale di ricordi, sensazioni e profumi vissuti in quegli anni. Trascorre un decennio assolvendo ai doveri scolastici e soddisfacendo, nei ritagli di tempo, la passione per la Pittura. In quegli anni, rivolge l'interesse soprattutto  alle tecniche pittoriche, azzardando nei primi anni ottanta una propria espressione artistica, con il solo uso di colori e forme. Non realizza molte tele in quel periodo, ma le mostra ad amici e critici che dividono con lui le stesse passioni. S'interessa da subito ai sistemi di comunicazione visiva, coltivando esperienze in diverse discipline, sperimentando tecniche innovative su materiali e supporti naturali. Realizza diversi loghi e sigle, per aziende e privati. Progetta e realizza ambientazioni d'arte, traslando la sua ricerca artistica nella funzionalità. La sua sperimentazione mira a cogliere un "progetto divino", cercando di instaurare un colloquio tra l'uomo e la natura. La produzione degli ultimi 16 anni ha assunto nel tempo le caratteristiche di un vero e proprio alfabeto/grammaticale visivo, che egli elabora personalmente. Opere in progress, che oggi, lo portano a fare un'analisi consuntiva del percorso fatto, ed avviarsi verso nuove combinazioni e contaminazioni. 

 

 

Sue opere sono esposte:

Museo Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Napoli; Museo dell'informazione centro documentazione d'arte contemporanea, Senigallia; Palazzo Comunale di Ostra; Biblioteca comunale di Lusciano, Caserta; Palazzo Comunale di Marigliano; Museo sperimentale d'arte contemporanea, l'Aquila; Museo d'arte contemporanea materiali minimi, Paestum; Museo d'arte contemporanea, Morcone; Museo d'arte contemporanea, Sermoneta; Artefuori, museo all'aperto d'arte contemporanea, Saviano; Palazzo del Governo, Caserta; Il laboratorio, vico freddo a Rua Catalana, Napoli; Museo della camicia, Savignano sul Rubicone; Palazzo Vargas, libro d'artista, edizioni Il Laboratorio di Nola, Vatolla, Salerno; MIA (Museo Ippodromo di Agnano), Napoli; Fondazione Plart, Napoli

 

 

 

Dal 10 giugno al 20 luglio '10

 

Fondazione Plart – via Martucci, 48 – Napoli

 

T. +39 08119565703

F. +39 08119565726

W. www.plart.it

E. info@plart.it

 

Aperto dal martedì al sabato

h. 10/13 – 15/19

sab. 10/13

 

Comunicazione:

Marco Petroni

petronimarco@gmail.com

 

 

lunedì 31 maggio 2010

Nicola Bertuzzi: Mostra "La Via crucis ritrovata"

Nicola Bertuzzi e la Via crucis ritrovata

a cura di Pietro Di Natale

Museo della Sanità e dell'Assistenza

Oratorio di Santa Maria della Vita

Bologna, via Clavature 8

Telefono: 0039 0516569777

21 maggio 2010 – 30 giugno 2010

da martedì a domenica

10.00-12.00 15.00-19.00



La Via crucis ritrovata

Dei preziosi "Quadretti della Via Crucis" di Nicola Bertuzzi si erano perse le tracce dal 1792, anno in cui furono registrati per l'ultima volta al terzo altare della Chiesa dell'Ospedale di San Biagio a Bologna, dove si trovavano da almeno dieci anni.

Collocato su via Santo Stefano all'angolo con vicolo Pusterla, l'Ospedale di San Biagio, detto anche di Santa Maria del Servi (dal nome della Confraternita che vi aveva sede) era assieme a quello di San Francesco il più importante ricovero per pellegrini della città. La Confraternita venne soppressa il 28 luglio 1798 e la chiesa definitivamente chiusa il 16 agosto 1808. Nel frattempo, l'Ospedale della Vita era stato unito a quello della Morte costituendo nel 1801 il Grande Ospedale della Vita e della Morte (nucleo originario dell'Ospedale Maggiore), cui furono annessi da subito gli ospedali della Santissima Trinità, di San Francesco e di San Biagio.

Nel 1933 Arfelli schedò la nostra Via crucis tra le opere custodite nel Santuario di Santa Maria della Vita e la riferì significativamente alla "maniera di Gaetano Gandolfi" sottolineandone "i ricchi sfondi, le figure ampie e i colori delicati e sfumati". Con ogni probabilità, nel periodo compreso tra la soppressione del complesso di San Biagio e questa data la splendida serie dipinta da Nicola Bertuzzi fu custodita, assieme ai beni provenienti dalle chiese degli ospedali, presso l'Ospedale Maggiore, fondato nel 1814 in via Riva Reno nell'edificio che dal 1725 aveva ospitato il nuovo Ospedale della Vita.



La mostra

In questa prima retrospettiva sul pittore anconetano s'intende rappresentare la sua poliedrica attività affiancando all'inedita Via crucis ritrovata una serie di opere significative all'interno suo fortunato percorso artistico. La selezione dei dipinti in mostra (importanti quadri "da stanza", opere di tema sacro, vivaci bozzetti e dipinti nei quali in Bertuzzi interviene in veste da figurista) esemplifica al meglio l'eterogenea produzione pittorica dell'Anconitano, del quale si propone nel volume sia la ricostruzione della vicenda biografica, sino ad oggi sconosciuta, sia l'esame critico dell'ampio catalogo, arricchito dalla Via crucis ritrovata e da altre significative prove, ampiamente riprodotte all'interno del testo.



Nicola Bertuzzi detto l'Anconitano (Ancona, 1715 circa – Bologna, 1777)

Figlio di Giovanni Battista, Nicola Tommaso Bertucci, volgarizzato Bertuzzi dai bolognesi, nasce ad Ancona verso la metà del secondo decennio del Settecento. Dal novembre del 1732 frequenta a Bologna i corsi in Accademia Clementina, vincendo i premi nelle classi di Figura nel 1734 e nel 1735. Dal 1742 è domiciliato assieme alla famiglia della sorella Anna Maria in Borgo delle Tovaglie. Nella prima metà degli anni Quaranta, sotto l'ala protettrice del suo maestro Vittorio Bigari, campione del rococò locale, il giovane Bertuzzi si fa conoscere in città partecipando agli apparati dei "Sacri sepolcri" allestiti per la Settimana Santa (1742-1743) e alle decorazioni nell'ex Collegio di Santa Lucia (1743) e nella Chiesa di San Mattia (1744).

Tra il 1746 ed il 1750 l'Anconitano si allontana da Bologna per raggiungere verosimilmente Venezia, dove, come rivelano le sue scelte stilistiche successive, rimane intimamente segnato dallo studio della pittura locale. Nei decenni successivi, dopo la nomina di Accademico (1751), si concretizza la sua escalation all'interno dell'istituzione bolognese dove ricopre le prestigiose cariche di Viceprincipe (1765, 1775) e di Principe, subentrando nel 1774 proprio a Bigari. Durante la sua intensa carriera licenzia molte opere destinate alle chiese e ai palazzi di Bologna e provincia (Medicina, Crevalcore, Bagnarola di Budrio), pur mantenendo vivi i rapporti con le Marche e Ancona, dove conserva parenti e committenti e fa recapitare svariati dipinti.

Il suo nutrito catalogo comprende decorazioni murali, pale d'altare, quadri "da stanza" di soggetto biblico, storico e letterario, composizioni autonome di piccolo formato, tra cui battaglie e straordinari bozzetti, nei quali esprime al meglio la sua conclamata foga pittorica, esibita attraverso scattanti colpi di pennello carichi di bella materia. Rimarchevole è inoltre la sua attività di figurista accanto ai maggiori pittori di paesaggio e di capricci architettonici. Tra i migliori e più fecondi interpreti della vivace parabola del barocchetto bolognese, l'Anconitano partecipa costantemente alle vicende dell'Accademia Clementina sino al 2 gennaio 1777, quando muore improvvisamente in casa Rossi Marsigli in Strada Maggiore, dove si era trasferito quindici anni prima.


Specifiche tecniche della mostra:

Nicola Bertuzzi e la Via crucis ritrovata

a cura di Pietro Di Natale


Museo della Sanità e dell'Assistenza

Oratorio di Santa Maria della Vita

Bologna, via Clavature 8

21 maggio 2010 – 30 giugno 2010


da martedì a domenica

10.00-12.00 15.00-19.00


Il volume e la mostra sono un progetto del Museo della Sanità e dell'Assistenza – Complesso monumentale di Santa Maria della Vita.


Il volume e il restauro della Via crucis rientrano nei progetti culturali voluti e finanziati dalla Fondazione Carisbo a seguito della Convenzione tra la Fondazione stessa, l'Azienda USL di Bologna e la Curia Arcivescovile.

Fondazione Carisbo – Museo della Città di Bologna s.r.l

Coordinamento: Angela Nardi, Benedetta Dolcini

Ufficio stampa: Annalisa Bellocchi


Il progetto rientra nelle manifestazioni celebrative dei 750 anni di vita dell'Ospedale Maggiore promosse dall'Azienda USL di Bologna.


La ricerca storica, la catalogazione e la realizzazione del volume rientrano nelle attività previste dal "Progetto di valorizzazione dei beni culturali delle Aziende Sanitarie Regionali" delibera regionale n.889 del 01/06/2008


Il restauro della Via crucis di Nicola Bertuzzi è stato realizzato dal Laboratorio di Restauro Silvia Baroni, in collaborazione con Sara Cuppini ed Elena Regazzi.


Si ringraziano i prestatori privati, le istituzioni e i musei per le opere d'arte gentilmente concesse e la Sovrintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena per la preziosa collaborazione (Direttore dei lavori: Gian Piero Cammarota)

Catalogo

P. Di Natale, Nicola Bertuzzi e la Via crucis ritrovata, BUP, Bologna 2010

Trasporti

Borghi Fine Arts – Bologna

Assicurazioni

Axa Art

Enti prestatori

Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio

Bologna, Ritiro di San Pellegrino

San Giovanni in Persiceto, Museo d'Arte Sacra

Bologna, Fondantico di Tiziana Sassòli


col sostegno di

Fondantico di Tiziana Sassòli

Polfil

venerdì 28 maggio 2010

Esposizione -Da Degas a Picasso- Etroubles (AO) dal 19 giugno

Etroubles, 26 maggio 2010
Sarà inaugurata sabato 19 giugno 2010 l'esposizione "Da Degas a Picasso", resa possibile
ancora una volta dalla generosità di Léonard Gianadda, cittadino onorario di Etroubles dal
2005.
In mostra una quarantina di sculture dei maggiori esponenti dell'arte moderna, ospitate
nel parco della Fondation Gianadda di Martigny: Artigas, César, Chagall, Christo, Chillida,
Camille Claudel, Daumier, Degas, Dubuffet, Erni, Favre, Diego ed Alberto Giacometti,
Graetz, Lobo, Maillol, Penalbia, Poncet, Raboud, Rodin
e Szafran.
L'esposizione vede all'opera la collaudata squadra coordinata dal Sindaco Massimo
Tamone
: la cura è affdata ad Alessandro Parrella, le fotografe a Bruno Domaine, l'uffcio
stampa e la comunicazione web a Paola Ugliano, gli allestimenti agli architetti Paola
Ciaschetti
e Sabrina Tonino.
Grazie al completamento dei lavori in piazza Deffeyes il borgo acquisirà nuova luce, oltre
a quella offerta dalle opere del Museo all'aperto che, con i suoi ventimila visitatori
all'anno, ha superato quota centomila in questo primo lustro di vita.
A partire dalla sua inaugurazione, il Comune di Etroubles ha conseguito ragguardevoli
riconoscimenti: l' assegnazione della bandiera verde della Carovana delle Alpi di
Legambiente
nel 2006, l'inclusione tra i Borghi più Belli d'Italia nel novembre 2009,
l'attribuzione della bandiera arancione del Touring Club Italiano, il gemellaggio con il
Comune di Rimini nel 2010.

Il tutto grazie alle scelte di rilancio economico all'insegna del rispetto del territorio, nel
segno di una promozione turistica rispettosa delle tradizioni storiche e dell'innovazione
culturale mediante manifestazioni artistiche di respiro internazionale che annoverano
questo piccolo, ma attivo centro del Gran San Bernardo, lungo lo storico cammino della
Via Francigena, tra i più vivaci nel panorama culturale europeo.
Una nuova occasione per venire a scoprire la bellezza di questo borgo alpino, l'ospitalità
delle sue genti, i colori e i profumi della natura e dell'arte e la varietà di sapori di una
gastronomia ricca e genuina.

Paola Ugliano per il Comune di Etroubles

www.comune.etroubles.ao.it
www.parrellarte.com
www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=668

www.bandierearancioni.it/bandiere_arancioni/comuni_scheda.asp?IdComune=187&nomecomune=Etroubles&provincia=AO

lunedì 24 maggio 2010

Foto-Graf-Arti “APPARENTI DIFFERENZE – DIFFERENTI APPARENZE”

29 Maggio 2010, ore 16.00/20.00 - Corte della Palombaia, Via G. Falcone 5, Raiano (AQ)
- evento patrocinato dalla Provincia de L'Aquila, Comuni di Raiano (AQ) e Popoli (PE) -

Il 29 maggio 2010 presso il Centro per l'Essere Bene a Raiano (AQ) si terrà lo Spettacolo-Mostra "Foto-Graf-Arti APPARENTI DIFFERENZE – DIFFERENTI APPARENZE". La mostra di fotografia, poesia, pittura, installazioni, video-creazioni, opere concettuali e performance artistiche, è la risultante dell'unione di forti individualità artistiche contemporanee, nel gruppo Officina 77, che hanno fuso le loro arti per creare un percorso tematico dal forte impatto emozionale. All'interno di "Apparenti Differenze – Differenti Apparenze" maestri della fotografia, artisti clandestini eco-compatibili, poeti dal linguaggio rivoluzionario, elaboratori visionari, professionisti del gesto, si dilettano a interpretare il tema dell'evoluzione dell'immagine sociale dell'uomo e della donna nel corso dei tempi. Questo spettacolo d'Arte contemporanea è un momento energetico - positivo e pulito, fatto di opere e artisti a tratti tradizionali e sognanti e a tratti astratti e sperimentali. Scopo della Mostra è dare una visione nel contempo individuale e corale del tema trattato, per superare la bidimensionalità dell'immagine e della parola ed entrare in una dimensione a tutto tondo che ne arricchisca il contenuto. Gli artisti che parteciperanno alla mostra sono: Daniela Scancella, fotografia, Cesiro Rossi, poesia, Arianna Fonte, pittura e installazioni, Jacopo Fonte, pittura, Emanuel Zorg, fotografia, Chiara Recchia, installazioni, Giada Gagliardi, montaggi video e installazioni, Daniele Vergni, montaggi video e fotografici, Francesco Petrilli, pittura, Miriam Capone, fotografia.
All'interno della mostra sarà allestito inoltre l'angolo "chiocciola-dibattito" "Da Bisbetiche Domate e Quaquaraquà al Sole e la Luna", sul tema del "maschile e femminile", con Marcello Luca Marasco e Roisita Zafenza (Counselor Relazionali).

Teresa Monnazzi - Foto-Graf-Arti Ufficio Stampa

Catalogo SILVIO VIGLIATURO. MESCOLANZE




SILVIO VIGLIATURO. MESCOLANZE
Volume a cura di Luca Beatrice, Editrice Alzani

In concomitanza con l’inaugurazione della mostra personale dell’artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo presso gli spazi del Museo del Presente di Rende (Cs), è stato dato alle stampe, per i tipi dell’Editrice Alzani, il volume Silvio Vigliaturo. Mescolanze. Anch’esso, come l’allestimento della mostra da cui prende il titolo, è curato da Luca Beatrice e realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Rende e della Provincia di Cosenza.
L’edizione è composta da oltre centoventi pagine che, suddivise in sei capitoli, ripropongono i temi concettuali della mostra: la mitologia, il mediterraneo, gli equilibristi, Pericle, Obama e le Amazzoni. Tutte manifestazioni di quella fondamentale categoria che è la Mescolanza. Questa amalgama di origini, di popoli, di mito e storia, di generi, di luoghi, di tipi caratteriali e di sentimenti, è palesata dalle tele variopinte e dalle maestose sculture in vetro dell’artista che fanno parte dell’allestimento della mostra di Rende.
Ognuna delle oltre sessanta opere è riproposta in catalogo mediante un’impaginazione curata e vivace, integrata da una serie di testi descrittivi – sia in versione italiana che inglese –, che intende accompagnare il lettore attraverso l’itinerario intellettuale affrontato da Vigliaturo nella fase di realizzazione dei suoi lavori.
La sezione dedicata alle Amazzoni offre, inoltre, la possibilità di rivivere la prova d’installazione che ha avuto luogo il 13 marzo 2010 sul sacrato del Duomo di Chieri (To), grazie ad una raccolta di suggestive fotografie che sono la testimonianza dell’incantevole contrasto generato dalle trentadue sculture in vetro di Vigliaturo con l’imponente ed austera facciata gotica della chiesa.


Silvio Vigliaturo. Mescolanze
A cura di Luca Beatrice, testi di Andrea Rodi, Pinerolo, Editrice Alzani, Aprile 2010
ISBN 978-88-8170-407-1


Ufficio stampa MACA
Tel. 0119422568
maca@museovigliaturo.it
www.museovigliaturo.it
www.vigliaturo.com



domenica 23 maggio 2010

Braque, Kandinsky, Chagall. Aime' Maeght e i suoi artisti

mostra

DA BRAQUE
A KANDINSKY A CHAGALL.
AIMÉ MAEGHT E I SUOI ARTISTI
.


Ferrara
Palazzo dei Diamanti
28 febbraio - 2 giugno 2010

Bonnard, Matisse, Kandinsky, Braque, Chagall, Miró, Giacometti e molti altri artisti animarono l'universo di Aimé Maeght. Figura chiave della scena artistica del secondo Novecento, egli fu un editore di fama e, soprattutto, fondatore a Parigi di una delle gallerie più influenti e innovative del secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica e un crocevia internazionale di pittori, scultori, poeti, scrittori, musicisti e personaggi della cultura.
Aimé Maeght promosse l'attività di maestri affermati e contribuì alla nascita di un nuova stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare, oltre alla pittura, anche di grande formato, altri linguaggi come il mosaico, la ceramica, la pittura su vetro, l'incisione o il libro d'artista. Allo stesso tempo tuttavia si dimostrò attento alle ricerche delle generazioni più giovani, dando prova di saper competere con le gallerie nordamericane protagoniste del rinnovamento artistico del secondo dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attività di editore fece della Galleria, della Fondazione e della sua stessa abitazione un punto d'incontro del mondo artistico e intellettuale, dal cui confronto nacquero straordinarie creazioni collettive.
maeght cane
Per approfondire la conoscenza di questo affascinante capitolo della vita artistica e culturale del secondo dopoguerra, Ferrara Arte organizza la mostra Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti, la prima in Italia dedicata alla Galleria Maeght e alle vicende che ne segnarono la storia. L'esposizione, a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, è anche l'occasione per studiare un aspetto della storia dell'arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma assolutamente fondamentale: il mercato dell'arte e i suoi principali animatori, i mercanti e i galleristi.
Un centinaio di opere – soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche, disegni, incisioni, affascinanti fotografie e volumi illustrati delle Edizioni Maeght – permettono di ripercorre il ventennio d'oro che intercorre dall'apertura della galleria parigina nel 1945 all'inaugurazione della Fondazione nel 1964, momento culminante di questa storia sia dal punto di vista creativo che della notorietà internazionale.
La rassegna è suddivisa in undici sezioni tematiche, legate tra loro, come un filo rosso che si snoda lungo tutta la mostra, dall'attività editoriale della galleria e dalla rivista Derrière le miroir, le cui uscite accompagnavano ogni esposizione con funzione di catalogo, entrambe originali traguardi raggiunti nell'intento di far dialogare le altre discipline con quelle figurative.

bonnard fanciulla distesa Aimé Maeght strinse amicizia con due grandi protagonisti dell'arte del Novecento come Matisse e Bonnard, grazie ai quali mosse i primi passi nel mercato dell'arte, abilmente aiutato dalla moglie Marguerite. Negli anni Trenta la coppia aveva aperto un negozio e una stamperia a Cannes. Durante la guerra la donna, rimasta sola a causa della partenza del marito per il fronte, vendette fortuitamente, ad un prezzo esorbitante, un quadro di Bonnard conservato nella stamperia per essere riprodotto. L'artista l'apprezzò e le offrì di vendere altre sue opere. In seguito, Aimé aiutò il maestro a recuperare le proprie tele rimaste al di là della linea del fronte. Fu proprio su consiglio di Bonnard e di Matisse che nel 1945 Maeght acquistò la galleria a Parigi inaugurandola con una personale dello stesso Matisse.
Il tema della prima sezione della mostra è proprio l'intima amicizia che legava Aimé e Marguerite ai propri artisti, un legame nutrito anche della sensibilità e dell'ospitalità che la donna seppe sempre dimostrare loro. Ne sono testimonianza i ritratti di Marguerite realizzati da Matisse nel 1944 e da Giacometti nel 1961, due icone che ne esaltano l'una il fascino della maturità, l'altra l'autorevolezza e la profondità dell'età avanzata. In mostra li affianca il bellissimo dipinto di Bonnard, Fanciulla distesa (Jeune fille étendue) del 1921, che Marguerite custodiva nella propria camera, un esempio dell'ineguagliabile capacità dell'artista di restituire, con un tono commosso e malinconico, un frammento di vita reale.

Tramite la figlia di Matisse, Marguerite, nel 1945 Aimé conobbe Georges Braque con il quale in breve nacque un'amicizia profonda e uno scambio fecondissimo. Fondatore del cubismo assieme a Picasso, Braque era allora un maestro indiscusso dell'arte moderna: il contratto in esclusiva che firmò con Aimé e la mostra allestita nel 1947 rappresentarono il primo traguardo importante della carriera del gallerista. Questi, a sua volta, incoraggiò Braque a riaccostarsi alla litografia e a realizzare libri illustrati: in mostra sono esposte alcune tavole eseguite per La libertà dei mari (La Liberté des mers) di Pierre Reverdy, un poema che ispirò a Braque una raffinata integrazione di testo e immagine e un sottile gioco di analogie e rispondenze. Aimé acquistò l'intera produzione dell'artista, di cui la rassegna presenta alcune delle opere più significative. Tra queste figurano gli imponenti pannelli decorativi con motivi mitologici del 1931, una rilettura in chiave arcaicizzante del tema del nudo classico caro a Picasso e Matisse che, nell'uso gesso inciso, riflette l'interesse di Braque per le proprietà tattili dei materiali; oppure uno dei celebri Ateliers del 1950-51, considerati uno dei suoi vertici espressivi, per l'armonia ricca di risonanze musicali che regna tra le componenti formali, vere protagoniste dell'opera.
miro serpente
Duchamp Si prega di toccare La terza sezione della rassegna è dedicata ad uno degli episodi che fecero più scalpore nella storia della galleria, la memorabile esposizione Le Surréalisme en 1947 organizzata da André Breton e Marcel Duchamp. Si trattava della prima grande mostra surrealista del dopoguerra, che segnava il ritorno a Parigi dei principali protagonisti del movimento dopo l'esilio nordamericano durante gli anni della seconda guerra mondiale.
In mostra viene riproposto il catalogo con la provocatoria copertina ideata da Duchamp, sulla quale è applicata una protesi di seno femminile in gomma, accompagnata dalla didascalia "si prega di toccare", in cui viene ribaltato, in modo dissacrante, il rapporto tradizionale con l'opera d'arte. Viene inoltre presentata la celebre tela Superstizione – Serpente di Miró, una teoria di motivi arcaicizzanti dipinti dall'artista catalano su di una lunga striscia ondulata di tessuto. esposizione surrealista Nell'esposizione del 1947 l'opera faceva parte di uno delle installazioni della "sala delle superstizioni", ed era allestita alle spalle di una donna bendata nuda, come documenta a Palazzo dei Diamanti una gigantografia di una stupenda foto della mostra.

La mostra del 1947 fu per Aimé l'occasione per avviare una collaborazione estremamente fruttuosa e stringere una grande amicizia con Alberto Giacometti, che sino alla metà degli anni Trenta aveva militato nelle fila del surrealismo, in seguito abbandonato per tornare a rappresentare la figura.
Nel corso degli anni Cinquanta, anche grazie alle mostre che si tennero presso la Galleria Maeght, Giacometti vide crescere enormemente la propria fama, fino a diventare una delle figure più rappresentative dell'arte del dopoguerra e, più in generale, della scultura del Novecento.
I bronzi riuniti nella quarta sezione della mostra, e in particolare La foresta (La Forêt) del 1950, sono rivelatori della capacità di Giacometti di trasmettere, con un linguaggio assolutamente nuovo, il senso di solitudine e di precarietà dell'esistenza umana che accomunava le generazioni che avevano vissuto da vicino la seconda guerra mondiale. La composizione riunisce otto figure di diverso formato, immobili come alberi in una foresta, che si fiancheggiano senza guardarsi. Nelle sculture degli anni Cinquanta le proporzioni si allungano a dismisura dando alla figura umana un aspetto sempre più ieratico, come mostra la celeberrima serie delle Femme de Venise del 1956, di cui sono esposti tre splendidi esemplari.
Sono inoltre accostate alcune tele di Giacometti e di Braque a sottolineare una comune sensibilità esistenziale; un'affinità confermata anche dal commosso disegno di Giacometti, toccante testimonianza che ritrae la testa dell'amico Braque sul letto di morte.

chagall sole giallo
Tra i grandi nomi che la Galleria Maeght rappresentò in esclusiva c'era anche Chagall, che vi espose per la prima volta nel 1950 una selezione di dipinti, gouaches, incisioni e ceramiche. La sezione a lui dedicata riunisce un analogo ventaglio di tecniche esplorate dall'artista russo per ricreare visivamente il proprio mondo poetico: vedute parigine, il pittore con la tavolozza, coppie di amanti, galli fantastici, asini alati, violinisti e fiori provenzali. In dipinti della maturità, come il celebre Sole giallo (Soleil jaune) del 1958 o il più tardo Fiori secchi (Fleurs sechées) del 1975, il colore è intenso, steso a pennellate sciolte e sembra fluire spontaneamente dando corpo alla rappresentazione, mentre la luce è quella penetrante e gioiosa scoperta nel 1952 in Grecia con la seconda moglie Vava. A ulteriore riprova dell'amicizia che univa la famiglia Maeght ai suoi artisti, e tra questi Chagall, è esposto anche il dono fatto dal pittore per il figlio di Aimé: la gouache Per Paule et Adrien (Pour Paule et Adrien) del 1956, che offrì all'artista l'occasione per tornare su uno dei suoi temi prediletti, l'abbraccio degli amanti.

kandinsky nodo rosso A differenza della maggioranza delle gallerie dell'epoca, che sostenevano un'unica tendenza artistica, Aimé spaziò dall'arte figurativa all'arte astratta, seguendo una propria poetica personale e una ricerca instancabile della qualità. Per queste ragioni, due anni dopo l'esposizione surrealista, Maeght organizzò una grande mostra dedicata all'opposto versante dell'astrazione. Vi riunì artisti di diversa provenienza, come Kandinsky e Léger, che, per questo motivo, sono qui presentati nella stessa sezione. Del grande pittore russo, fondatore del Cavaliere Azzurro, figurano opere del periodo dell'inegnamento al Bauhaus, come Cerchio blu II (Cercle bleu II) del 1925, inconfondibile nell'astrazione geometrica, e Nodo rosso (Nœud rouge) del 1936, realizzato dopo il trasferimento a Parigi, nel quale la fluidità delle linee e delle forme compone motivi biomorfi dalla cromia intensa.
leger comete Léger è presente con due opere: una composizione del 1929, giocata sulla relazione tra le forme e i contrasti di colore che evidenzia l'attenzione dell'artista per le ricerche astratte, e il bellissimo trittico, Grandi code di comete (Grandes queues de comètes) del 1930. Eseguito probabilmente per un paravento, esso evoca il movimento del corpo celeste che, nella sua stupefacente bizzarria, richiama tanto la sfera dell'immaginario quanto l'ambito scientifico.

Una piccola sezione della mostra è dedicata a due artisti che, pur appartenendo alla generazione dei "maestri", ottennero una tardiva notorietà negli anni Cinquanta in seguito al rapporto stabilito con la Galleria Maeght, Bram van Velde e Pierre Tal-Coat. Entrambi operavano nell'ambito dell'astrazione, il primo con una marcata espressività affidata ai contrasti cromatici, il secondo più lirico e tonale. Accanto ai loro dipinti, vengono presentati due preziosi numeri di Derrière le miroir a loro dedicati, con testi di intellettuali della levatura di Samuel Beckett.

matisse cespuglio Segue una raffinata sezione dal titolo Bianco e nero, che rende omaggio alla sensibilità di Aimé per l'attività grafica e le ricerche incentrate sull'economia dei mezzi espressivi. Ne è un esempio emblematico il grande Cespuglio (Le Buisson) realizzato da Matisse nel 1951: pochi tratti di inchiostro e gouache delineano un'immagine ad un tempo straordinariamente semplice e monumentale. Lo affiancano alcuni fogli dell'americano, a lungo residente a Parigi, Ellsworth Kelly, presente alle mostre dedicate da Aimé ai giovani talenti. Si tratta di alcune litografie ispirate al giardino di Saint-Paul de Vence, che costituiscono una variante delle sue ricerche sulla semplificazione di particolari della realtà e che testimoniano la sua profonda ammirazione per l'ultima produzione di Matisse. Un affascinante contrappunto tridimensionale all'arbusto di Matisse è poi offerto dal sorprendente In piedi (Debout), dello scultore americano Alexander Calder, che sembra sfidare la legge di gravità. L'opera è uno dei mobiles dell'artista, termine coniato da Duchamp per qualificare le sculture cinetiche di Calder, realizzate con materiali esili e poveri, il cui movimento è attivato da un minimo spostamento d'aria.

calder in piedi Tra le presenze più assidue della galleria vi furono due personalità come Miró e Calder - cui è dedicata la nona sezione - entrambi legati ai Maeght da un contratto di esclusiva e da una solida amicizia. Con il suo atteggiamento sperimentale e le sua propensione per la grafica, Miró fu l'artista che meglio seppe valorizzare la strumentazione e l'esperienza tecnica offerta dai Maeght in quell'ambito, come testimonia il corpus di circa 1500 litografie ed acqueforti prodotte dall'artista. Tra i fogli presenti in mostra, la tecnica mista Per i 70 anni di Aimé (Pour le 70 ans d'Aimé) mette in luce un'audace integrazione del segno con la parola, che, utilizzata con funzione grafica, invade la superficie in tutte le direzioni. La sezione presenta inoltre gouaches e olii tra i quali il suggestivo Gioia di una fanciulla davanti al sole (Joie d'une fillette devant le soleil) del 1960. Il dipinto rivela un rapporto con le ricerche degli espressionisti astratti, per l'immediatezza e la gestualità delle pennellate con le quali l'artista ha trasferito sulla tela la commozione suscitatagli dalla volta celeste. Con Miró, che frequentava dal 1928, Calder condivise l'ispirazione alla natura e al cosmo e l'atteggiamento giocoso e sperimentale: un'attitudine che traspare dai due eccentrici uccelli modellati in fil di ferro e dal Gatto serpente (Le Chat serpent). Calder creò, in maniera intuitiva, un universo parallelo di forme aeree derivate dalla natura. Ne è un esempio in mostra il bellissimo Sommacco V (Sumac V) del 1953, donato ad Adrien Maeght in occasione delle sue nozze, che evoca la suggestione della chioma rossastra dell'albero in autunno.calder gatto serpente

Nel giro di pochi anni la Galleria si era imposta come il principale punto di riferimento delle figure riconosciute come maestri del movimento moderno. Al contempo aveva scelto di rappresentare artisti meno noti, quali Pierre Tal-Coat e Bram van Velde, o talenti emergenti, come Kelly e Chillida, discostandosi ulteriormente, in questo, dall'orientamento prevalente nelle gallerie contemporanee. Per tale ragione, la mostra propone un affascinante confronto generazionale, accostando opere di Léger e Chillida che trovano una comune fonte di ispirazione negli elementi naturali: le possenti forme sbalzate da Léger nel 1941 ricordano ad esempio un intreccio di rami e il complesso disegno delle radici, mentre protagonista della terracotta di Chillida Terra XXIX (Lurra XXIX) del 1979 è proprio la terra con impressi i segni primordiali della presenza dell'uomo. Il lavoro dell'artista basco nasce, infatti, da una riflessione sui materiali, le cui leggi governano la costruzione dell'opera.
miro cammino
La mostra si chiude con un'ampia sezione dedicata alla Fondazione, un progetto che, sin dalla sua genesi, deve molto agli artisti di Aimé. Dopo la tragica morte di Bernard, figlio giovanissimo del gallerista, Braque e Léger lo incoraggiarono ad aprire in sua memoria un centro dedicato all'arte moderna. Maeght raccolse l'idea e pose mano alla realizzazione di una sorta di "opera d'arte totale", un luogo dove i diversi linguaggi espressivi potessero dialogare tra loro.
La Fondazione Aimé et Marguerite Maeght
Una selezione di affascinanti fotografie storiche ricostruisce la nascita e i momenti della vita di questo straordinario complesso, dalla fase progettuale, che vide la stretta collaborazione dell'architetto catalano Josep Lluís Sert con Aimé e la sua cerchia di artisti, fino all'inaugurazione e alle Nuits de la Fondation Maeght, animate dalla partecipazione dei massimi nomi della musica e della danza contemporanee, come Duke Ellington, Olivier Messiaen, John Cage, Karlheinz Stockhausen, Terry Riley o Merce Cunningham. giacometti uomo che cammina Accanto alle foto, a ricreare la straordinaria suggestione del luogo, vi sono i bozzetti di alcune sculture di Miró, l'Arco e l'Uccello lunare, che popolano il labirinto da lui realizzato nel giardino, uno dei vertici del suo percorso artistico. Vi è inoltre il suo dipinto a dimensione murale del 1968, La faticosa marcia guidata dall'uccello fiammeggiante del deserto (Marche pénible guidée par l'oiseau flamboyant du désert), che trasmette l'immediatezza e la vitalità di un graffito. Il cantiere della Fondazione offrì a molti artisti l'opportunità di lavorare su grande scala. Braque, ad esempio, realizzò il mosaico della piscina e la vetrata meridionale della cappella. Quest'ultima è dominata dal volo di un uccello, un motivo ricorrente nella produzione di questa fase, che compare sintetizzato nella misteriosa tela Uccelli neri (Les Oiseaux noirs), del 1956-57, offrendogli l'opportunità per un'estrema, rigorosissima, riflessione sul tema a lui caro del rapporto fra la figura e lo spazio. Anche Calder realizzò opere monumentali che collocò tanto negli spazi esterni, quanto in quelli interni, come il magnifico mobile ispirato ad un planetario I tre soli gialli (Les Trois soleils jaunes).
Uno degli angoli più compiuti e intensi della Fondazione è il cortile terrazzato che ospita le grandi sculture di Giacometti: affacciato sul cielo e su una pineta esso enfatizza la forza drammatica e la tensione verso l'assoluto trasmessa dalle scarne silhouette della Donna in piedi I (Femme debout I) e dell'Uomo che cammina I (Homme qui marche I) del 1960, cui, in mostra, viene accostato il celebre Cane (Le Chien) del 1957.


La mostra, a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, è organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate.


fonte: www.palazzodiamanti.it

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