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giovedì 26 luglio 2018

Marginali Attivi / 70 Ryosuke Cohen




SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
 “Marginali Attivi / 70 Ryosuke  Cohen”
a cura di Sandro Bongiani

Dal 31 luglio  al 1 dicembre  2018
Inaugurazione:  martedì 31 luglio  2018,  ore 18.00

S’inaugura  martedi 31  luglio 2018, alle ore 18.00, la mostra  collettiva internazionale a cura di Sandro  Bongiani dal titolo: Marginali Attivi / 70 Ryosuke Cohen che lo Spazio  Ophen Virtual Art Gallery di Salerno dedica all’artista giapponese, uno dei più longevi e interessanti   artisti contemporanei nati negli anni quaranta.  Una interessante mostra collettiva in concomitanza  anche della speciale ricorrenza del suo settantesimo compleanno, presentando 164 opere su un totale corpus grafico di  ben 281 opere arrivate  da ogni parte del mondo  da importanti artisti internazionali che periodicamente si  sono avvicendati a collaborare con impegno e assiduità con Cohen.






“Marginali Attivi & Swarm Art / Inside and outside the body”
 La Mail Art è nata  più di 50 anni fa, nel 1962, da quando l'artista americano Ray Johnson, fondò la “New York Corrispondance School of Art” occasionalmente in contemporanea con il movimento “ Fluxus”  del lituano-americano George Maciunas (1961)  e la  Pop Art di Leo Castelli a New York (1962). Una sorta di scuola d’arte per corrispondenza nella quale gli elaborati grafici con l’inserimento di timbri e collage venivano per la prima volta spediti per posta a conoscenti e persino ignari destinatari, dando  completa autonomia alla comunicazione e rendendo questo nuovo modo di espressione totalmente libero e al di fuori di qualsiasi schema imposto e prefissato dal potere culturale e di conseguenza dal mercato ufficiale dell’arte.  Dopo Ray Johnson, anche  Guglielmo Achille Cavellini, nei primi anni 70 (1971),  aveva  inventato “l'autostoricizzazione”,realizzando  delle mostre a domicilio  e utilizzando i cataloghi che inviava  in visione agli artisti del Network.  Questi  due artisti, per primi,  avevano  solo accennato a questa  nuova e possibile strategia di messa in crisi del sistema culturale che non permetteva nessuna intrusione se non avvalorato da un  potere forte che condizionava e controllava le proposte e le scelte al fine di regolarne il flusso  e ossigenare il mercato dell’arte. E’ stato soprattutto  Cavellini (GAC), a  compiere “il grande passo”; quello di contrapporsi ad un sistema ormai monotono; un ulteriore sviluppo verso la messa in crisi del tradizionale sistema dell’arte. Negli anni 80, precisamente nel  giugno del 1985,  l’artista giapponese Ryosuke Cohen  rimette  ancora una volta in gioco le carte della sperimentazione, in  un sistema culturale antiquato che preferisce l’opera creata appositamente per essere commercializzata. Lo fa  proponendo un particolare progetto “Brain Cell” (Cervello Cellula), che lo ha visto coinvolto per oltre 30 lunghi anni, assieme a migliaia di membri  sparsi in oltre 80 paesi, in cui i singoli artisti collaborano inviando per posta a Cohen disegni, francobolli, timbri, adesivi o altro.  Egli utilizzando un vecchio  sistema serigrafico, chiamato ciclostile (ormai fuori produzione) fa 150 copie A3 (29,7x42). E’ un  progetto  ancora attivo che viene stampato ogni 7-10 giorni e rispedito ai rispettivi collaboratori,  allegando un elenco di indirizzi di collaboratori provenienti da alcuni paesi (55 in media per opera). Sono passati già  oltre 30 anni ed  è stato superato il 20 novembre 2017 il BRAIN CELL  N° 1000.  Già da diverso tempo  l’artista Cohen  rifiuta l’opera unica e concetti  consueti come l’originalità, preferendo maggiormente il gioco, la ricerca  e la libertà dell’artista volutamente collocato ai margini di un sistema culturale antiquato e passatista.
Nella pratica dell’arte postale non esiste un’unica ideologia o “ism” ben solida capace di sopravvivere  e prevalere  sulle altre. Secondo Ray Johnson,  “Mail Art is not a single art movement, but is quite a megatrend that insists that we change our consciousness”, quindi,   non è un unico movimento artistico ma piuttosto un grande movimento “trasversale”  a tutte le altre proposte ed esperienze artistiche che ci sollecita concretamente a prendere coscienza di noi stessi. Di conseguenza, si condividono  i frammenti  di idee con  altri artisti in una relazione libera da “copyright”,  utilizzando e trasformando persino le opere di altri autori in un incessante  “add and send by mail” collettivo.  Nella pratica  elitaria attuata dal sistema istituzionale ufficiale dell’arte si preferisce la concorrenza piuttosto che la cooperazione e la sperimentazione. Nella Mail Art questi concetti scompaiono per dare spazio alla creatività e alla ricerca  spontanea svolta in campo in modo paritario.
Nato nel 1948 a Osaka, in Giappone, Ryosuke non è il primo  e unico artista postale giapponese, prima di lui anche Shozo Shimamoto aveva condiviso la Mail Art, tuttavia, è certamente l’autore giapponese più longevo e per certi versi, anche il più  interessante e attivo nel network internazionale di chiunque altro per la diffusione  capillare della pratica Mail artistica.  Dopo “Brain Cell”, nell'agosto 2001 ha iniziato anche un  altro progetto chiamato “Fractal  Portrait Project”, iniziato in Italia  al fine di realizzare più proficuamente il concetto di “Brain Cell”, facendo ritratti e Silhouette (face and body) agli amici artisti incontrati in questi anni nei in diversi incontri (Meetings) in tutto il mondo. Secondo Cohen, “Brain Cell” è come  la struttura di un cervello visto al microscopio, ci appare come lo schema  delle rete  con migliaia di neuroni accumulati  e ramificati insieme proprio come il Network dell’arte postale. La Mail art - scrive l’artista - “is dynamic", because you can be more of an individual free to create works of art with a new mind, being fragments of the entire network and sharing snippets of many other artists", e poi,  “la rete si espande da A a B,  da B a C, da C a D, da D a A, da C a A e così via,  è come un corpo unico con una costruzione cerebrale fatta di un gran numero di cellule nervose strutturate e complesse, sistemate in un ordine non lineare. Ecco perché ha definito questo tipo di esperienza “Brain Cell (cellule del cervello)”. Praticamente è il risultato di un complesso intreccio di cellule nervose del cervello, un progetto senza fine, aggiungendo, “ciò che nasce dal “flusso” Dada, Fluxus e Mail Art è l’unico modo per realizzare la nuova arte del domani”.
Fractal (frattale),  letteralmente significa figure simili fra loro, il nuovo concetto  è  stato utlizzato per prima dal matematico francese  B. Mandelbrot all’Istituto Watson IBM. La caratteristica principale dei frattali è “l’auto similarità”, la ripetizione sino all'infinito di uno stesso motivo  caratterizzato dall’indeterminatezza temporanea e provvisoria del suo esistere,  come per esempio, gli alberi della foresta Amazzonica del Sud America che si compone di numerose specie che convivono insieme. Nel 2006 Ryosuke Cohen, scrive: “Nowadays I have come to realize that we are all part of a fractal, and that I can be a piece of that fractal, and that I can create art, in a way that extends beyond myself as an individual, in communication with infinite mail artists' ideas”,  (oggi mi sono reso conto che siamo tutti parte di un frattale e che posso essere  un pezzo di quel frattale estendendomi come individuo al di là di me stesso in una infinita comunicazione di idee con gli artisti postali).
Questa particolare concezione personalmente  preferisco chiamarla  “swarm intelligence”  traducibile come: “intelligenza dello sciame”,  è un termine  più vicino a tutti gli esseri viventi coniato per la prima volta nel 1988 in seguito a un progetto ispirato ai sistemi robotici. Esso prende in considerazione lo studio dei sistemi auto-organizzati, nei quali un'azione complessa deriva da un fare collettivo, come accade in natura nel caso di colonie di insetti, stormi di uccelli, branchi di pesci oppure mandrie di mammiferi.  Secondo la definizione di Beni e Watt la swarm intelligence può essere definita come: “Proprietà di un sistema in cui il comportamento collettivo interagisce  in modo collaborativo producendo risposte funzionali al sistema”, sia ben chiaro, non inteso in senso speculativo e in funzione di un risultato economico, bensì, di una risposta partecipativa in funzione di un concreto apporto creativo  “non autoritario”, proprio come avviene  nella prassi collaborativa del movimento della  Mail art.
Cohen è oggi l’artista contemporaneo che non rappresenta più colui che produce un’opera d’arte secondo le vecchie idee classiciste della tradizione, ma ricopre il ruolo di mediatore e di intermediario tra la realizzazione di un’idea progettuale (la sua) e coloro che partecipano al progetto. Praticamente, egli si fa promotore di un “fare” diventando regista di un intervento provvisorio che nasce  dal contributo degli altri e  si materializza  nella collaborazione collettiva in cui tutti possono partecipare ed essere positivamente coinvolti. Le varie stampe del progetto Brain Cell realizzate da Cohen non  possono essere considerate opere “finite”, intese come opere che si completano nella realizzazione della copia grafica, ma di un’opera caratterizzata dall’indeterminatezza e provvisorietà del proprio esistere insito nel suo DNA.  Di certo, se  il risultato finale di ogni stampa fosse  davvero “un’opera compiuta”,  credo che Cohen smetterebbe  di colpo  di realizzare altre copie di “Brain Cell”, proprio perché svuoterebbe pesantemente il senso e la filosofia generatrice di questa  particolare pratica artistica.  
Una considerazione doverosa da fare sul lavoro di Cohen è quella di aver messo,  “fuori gioco”, ancora una volta,  il vecchio sistema ufficiale dell’arte,  relegando fuori dalla porta personaggi equivoci come i galleristi, i critici d’arte e persino i collezionisti di opere d’arte dal momento che  lo scambio delle opere prodotte avviene tra gli artisti del Network. Quindi, le opere realizzate non vengono trattenute e conservate dall’artista in vista di un  consueto profitto ma inviate ai rispettivi collaboratori. Con la spedizione postale  delle stampe i collaboratori, utilizzano i propri archivi, diventando altresì collezionisti delle opere ricevute Spesso, con i lavori “Brian Cell” realizzati  nei vari tour che ogni anno    l’artista fa in giro per il mondo  si organizzano delle mostre come per esempio la mostra realizzata e ancora visitabile a Pontassieve in occasione della “XXVII Rassegna internazionale “Incontri d’Arte”. Risulta ancora quanto mai complicato e difficile organizzare tradizionali mostre con i “Fractal Portrait Project” proprio per la reale difficoltà a reperire e raccogliere concretamente le diverse opere donate nel tempo agli amici artisti rappresentati. Inoltre, per quando riguarda i progetti “Fractal Portrait” svolti  Cohen da più di 18 anni nel campo della performance vogliamo evidenziare un lato ancora poco conosciuto, soprattutto alla conoscenza delle opere “Body” e della serie delle slhouette del corpo create a partire dal 2001 in poi fino a oggi, realizzate  dall’artista giapponese  in particolari momenti collettivi unendo insieme diversi fogli Brain Cell in cui i soggetti, gli amici incontrati nei vari tour vengono invitati a farsi fare un ritratto da Cohen o a  distendersi a terra sopra questi fogli Brain Cell,  con l’artista  impegnato  per l’occasione a  disegnare e rilevare il contorno immediato del corpo. Una sorta di “performance collettiva”, prima di procedere alla  consueta realizzazione dell’opera. Una performance “provvisoria” in funzione della realizzazione dell’opera. Tutto ciò, seppur con le dovute differenze di lavoro, lo lega indissolubilmente al suo  caro amico Shozo Shimamoto, divenendo  il naturale  attivo continuatore  dell’arte di ricerca oggi in Giappone.  Per questa Collettiva Internazionale  sono  presenti in mostra 164 opere di importanti artisti internazionali di un corpus totale di  ben 281 opere  grafiche pervenute.  Sandro  Bongiani


Intervista di Sandro Bongiani a Ryosuke Cohen in occasione del 70° anniversario dell’artista giapponese



L’intervista:


MARGINALI ATTIVI & SWARM ART


Intervista di  Sandro Bongiani a Ryosuke Cohen in occasione del 70° anniversario dell’artista giapponese, della mostra collettiva internazionale a Salerno con la presentazione di 163 opere di importanti artisti internazionali e della Mostra  Retrospettiva  dedicata a Cohen a  Pontassieve (Firenze).


Nato nel 1948 a Osaka, in Giappone, Ryosuke Cohen non è il primo e unico artista postale giapponese, prima di lui anche Shozo Shimamoto aveva condiviso la Mail Art, tuttavia, è certamente l’autore giapponese più longevo e per certi versi, anche il più interessante e attivo nel network internazionale di chiunque altro per la diffusione capillare della pratica Mail artistica. Dopo “Brain Cell”, nell'agosto 2001 ha iniziato anche un altro progetto chiamato “Fractal Portrait Project”, iniziato in Italia al fine di realizzare più proficuamente il concetto di “Brain Cell”, facendo ritratti e Silhouette (face and body) agli amici artisti incontrati in questi anni nei in diversi incontri (Meetings) in tutto il mondo. Secondo Ryosuke Cohen, “Brain Cell” è come la struttura di un cervello visto al microscopio, ci appare come lo schema delle rete con migliaia di neuroni accumulati e ramificati insieme proprio come il Network dell’arte postale. La Mail art - scrive l’artista - “is dynamic", because you can be more of an individual free to create works of art with a new mind, being fragments of the entire network and sharing snippets of many other artists", e poi, “la rete si espande da A a B, da B a C, da C a D, da D a A, da C a A e così via, è come un corpo unico con una costruzione cerebrale fatta di un gran numero di cellule nervose strutturate e complesse, sistemate in un ordine non lineare. Ecco perché ha definito questo tipo di esperienza “Brain Cell (cellule del cervello)”. Praticamente è il risultato di un complesso intreccio di cellule nervose del cervello, un progetto senza fine, aggiungendo, “ciò che nasce dal “flusso” Dada, Fluxus e Mail Art è l’unico modo per realizzare la nuova arte del domani”.Un’arte marginale che implica la collaborazione e la partecipazione globale degli artisti come strategia primaria per costruire l’opera. In occasione dei 70 Years di Cohen e della mostra personale a Pontassieve vicino Firenze (Italy), ho provato a fargli un’intervista, una sorta di dibattito a due sul suo coinvolgimento intenso nel mondo della Mail Art e dell’arte marginale e provare, seppur in modo provvisorio, a fare un primo bilancio delle cose che ha svolto in questi anni di lavoro.


Sandro Bongiani: da studente avevi iniziato la tua prima attività interessandoti a Matisse e Cezanne e successivamente il movimento Dada e Fluxus fino a scoprire nel 1981 la corrente alternativa e marginale della Mail Art. Da qui, sono nati nel 1985 i primi Brain Cell e poi nel 2001, in Italia, i grandi Fractal Portrait Project. Ci racconti gli inizi della tua attività artistica?

Ryosuke Cohen: Intorno al 1980, quando lavoravo all'Arte Concettuale, venni a conoscere la Mail Art attraverso Byron Black, Canadian Video Artist. Poi ho iniziato a inviare Mail Art, usando "fukuwarai", un gioco tradizionale giapponese in cui una persona bendata mette i tratti del viso (occhi, naso, bocca e sopracciglia) su un viso di carta e "C" come nella tabella di prova della vista. Non prima.  Ho davvero sentito l'importanza di Networking Art nello scambio con i Mail Artists, ho iniziato a inviare BRAIN CELL come uno dei modi migliori per esprimere una mia idea.  Ho inviato per la prima volta il mio "Ritratto e Corpo" in modo da rafforzare il concetto di  BRAIN CELL, e poi ho fatto BRAIN CELL (Mail Artists in Italy, 2001). Da allora il progetto è in corso in molti paesi in Europa, Stati Uniti, Canada e così via.

S. B. Che atmosfera culturale si respirava in Giappone tra gli anni 70 e 80 rispetto a oggi?
Ryosuke Cohen: Nel 1970, quando si tenne il Japan World Expo Osaka, il Giappone era salito su, l'ondata di maggiore crescita economica. L'anno successivo mi sono laureato in un college di educazione nel 1974 e sono diventato un insegnante d'arte, sono stato un buon collega di Sumi Yasuo, un membro di Gutai, e poi sono entrato in contatto con altri membri del gruppo Gutai.

S. B. In quale anno è nato AU (Artist Union or Art Unidentified) e cosa pensi del gruppo Gutai? 
Ryosuke Cohen: Nel 1975 si organizzarono in AU (Artist Union) sollecitati da Masunobu Yoshimura, a Tokyo. All'inizio, AU ha iniziato con un vasto gruppo di autori: non solo artisti ma architetti, persone legate al teatro, critici e così via. Più tardi Shozo Shimamoto ha rilevato AU.  Ho preso parte all'organizzazione nel 1977, quando  vi erano molti membri (7- 8), 5 artisti Gutai erano già stati in AU. Ho promosso relazioni amichevoli, ad eccezione della grande amicizia che avevo con Shozo Shimamoto, anche con Saburo Murakami, Tsuruko Yamazaki, Yasuo Sumi.

 S.B. Per diversi anni sei stato in contatto e hai fatto dei viaggi in Europa con il mitico Shozo Shimamoto, che ricordi hai di lui?
Ryosuke Cohen: In AU avevo fatto frequenti attività con Shozo Shimamoto dal 1977 al 1992: scambi meravigliosi con molti artisti nelle nostre tre volte che siamo stati insieme all'estero (Europa dell'Est nel 1985, USA nel 1987 e Europa occidentale nel 1990). Ho molti ricordi belli di Shozo Shimamoto nei nostri viaggi artistici. Certamente, da come aveva studiato psicologia, è stato un bravissimo produttore di eventi dell'UA e di se stesso.

 S. B. Come viene realizzato un “Brain Cell”, che strategia usi per realizzare l’opera finale? 

Ryosuke Cohen: Riguardo al BRAIN CELL, stampo 150 fogli di formato A3 per numero, a un ritmo di un lavoro ogni 10 giorni. Ci sono circa 50 partecipanti per ogni numero. Il mio lavoro successivo è quello di inviare  per posta un foglio a ciascun partecipante, di legare 50 fogli in un libro una volta all'anno e di conservare il resto per i fare i Portrait Project, per le mostre che si fanno e per l'invio a chi è interessato.


S. B. I contributi dei collaboratori sono parte integrante del tuo lavoro?
Ryosuke Cohen: Inutile dire che non posso fare i BRAIN CELL senza i partecipanti a questo progetto. Brain Cell Network ha costantemente avuto nuove partecipazioni e continua a muoversi e diffondersi insieme nel tempo.

S.B. Ci vuoi precisare meglio cosa intendi per “Fractal” e per “Soup Orion”, qual’è la filosofia di base che sorregge il tuo lavoro?
Ryosuke Cohen:  Fractal è l'idea di auto-somiglianza proposta dal matematico francese, Benoit Mandelbrot. Non amo i termini di "individualità e "originalità" nell'arte. Penso che possa essere composto dall'accumulo sull'idea di molti artisti e sulla storia dell'arte: cioè, sono una raccolta di molti frammenti.  La ragione della proposta di Orion Soup è che dovremmo discutere non solo di un'attività nel nostro ristretto campo, ma anche di un tema libero unico per l'artista, che è il tema fondamentale per l'umanità: e il numero primo matematico. Orion Soup è la parola coniata che ho usato per questo modo di fare.

S. B. L’aspetto più interessante e nuovo degli artisti  di oggi è quello d’interagire tra loro in una corale partecipazione.  Questo accade anche in natura.  L'aspetto interessante di tali sistemi biologici è che questi comportamenti nascono ed emergono in modo spontaneo e autonomo, e vede nella collaborazione tra gli individui l’aspetto fondante anziché la competizione e supremazia del più forte come succede spesso nel sistema ufficiale dell’arte contemporanea. La formazione di grandi gruppi coordinati ma spontanei, ci appare come un immenso sciame assai noto in natura, vedi il comportamento coordinato di insetti come le api, vespe e formiche. E’ un organismo gigante con una mente propria e una intelligenza superiore alla somma dei singoli individui. Lo studio di modelli di questi sistemi porta allo sviluppo di algoritmi che appartengono alla classe chiamata swarm intelligence ("sciami intelligenti"). Il comportamento collettivo osservabile è il frutto delle semplici iterazioni che ha un singolo componente verso gli altri oppure verso l'ambiente. In tutti questi casi il gruppo sembra davvero un organismo gigante ed efficiente con una mente propria e un’intelligenza superiore alla somma dei singoli individui.  Questa esperienza la definisco "arte di confine", proprio perché desidera collocarsi in un "altrove praticabile” rispetto allo scenario totalizzante di una mediocrità planetaria. Praticamente un "laboratorio planetario" composto da numerosi "Network" sparsi su tutto il pianeta: archivi di idee, di sperimentalismo e di ricerca spontanea. Oggi ci appare  una sorta di strana ragnatela di comunicazioni creata da altrettanti corrispondenti capace di superare le infinite distanze geografiche del pianeta coinvolgendo concretamente tutte le Nazioni del mondo in un impressionante e gigantesco puzzle mobile, sempre variabile, perennemente in movimento”. L’arte di confine è ormai una rete consolidata di rapporti relazionali composta da migliaia di artisti del Network che si scambiano ogni giorno messaggi creativi in forma di e-mail, lettere, buste, cartoline, collage, poesie visive, libri d’artista e persino oggetti tridimensionali. Con essa la comunicazione visiva assume dimensioni planetarie, totalmente nuove e inaspettate. Insomma, è il più grande laboratorio sperimentale di ricerca artistica del pianeta terra (Il laboratorio globale del Network), un grande polmone di ricerca libera. Osservato nel suo insieme sembra un gigantesco dinosauro planetario, uno swarm intelligence, un magnifico essere dal grande occhio che si rigenera permanentemente con gli apporti spontanei di tante presenze individuali.
Vuoi dirci qualcosa di più sul tuo metodo di lavoro per realizzare l’opera?

Ryosuke Cohen: Ho continuato a stampare BRAIN CELL ogni volta per mezzo di Gokko Print (una tipica stampante serigrafica semplificata giapponese).  Per prima cosa, mi preparo 16 -18 originali formato cartolina delle Mail Arts arrivate, quindi realizzo una versione sensibilizzata da cartolina, utilizzando ciascuna versione (16 -18) originali. Successivamente, stampo 16 -18 diverse copie per un foglio da 3 A, e aggiungo sigilli e/o timbri. Finisco per stampare 150 fogli di BRAIN CELL per un opera. Fractal Portrait è una performance che realizzo realmente incontrando i Mail Artists  nei “Meetings” che faccio ogni anno, disegnando il contorno del viso e del corpo direttamente sul posto. Dopo che, tornato in Giappone, finisco ogni opera con inchiostro nero cinese (sumi).

S.B. Dopo i "Brain Cell", a partire dal l'Italia del 2001, hai approdato al “Fractal Portrait Project” del viso e del corpo nei vari incontri che hai fatto in diversi paesi del mondo approfondendo in modo più proficuo il concetto dei "Brain Cell", che significato hanno le tue performance che fai per realizzare le opere Fractal Portrait Project?
Ryosuke Cohen: L'incontro con molti artisti postali all'estero mi permette di conoscere meglio come si impegnano in un'ampia varietà di forme artistiche e di capire direttamente la loro passione per l'arte.

S.B. La lettura dei Fractal Portrait Project / include, l’azione performativa che va a integrarsi con l’esperienza dei precedenti Brain Cell, e secondo me, riassume una parte di vita e di storia vera del Giappone; penso a Hiroshima con il tragico bombardamento atomico. Insomma, Hiroshima come la Pompei spazzata via dalla Vesuvio del 79 d.c. infatti, si racconta che a Hiroshima il 6 agosto 1945 alle ore 8:15 il bombardamento atomico abbia letteralmente proiettato le persone al muro diventando solo semplici ombre. Dilagano nella città di Hiroshima vecchia immagini di questo tipo, quasi una sorta di macabro promemoria. Le ombre di Hiroshima hanno fermato tragicamente il tempo e per un momento anche la storia del Giappone. Anche nei tuoi lavori la presenza dell’uomo diventa sagoma, “presenza -essenza” dell’uomo contemporaneo. Ci vedo questa associazione nei tuoi lavori. Cosa ne pensi?
Ryosuke Cohen: Fractal Portrait è un'immagine che si collega da "Now" (il presente) al futuro. Non cattura l'idea dell'ombra ma la silhouette vivente degli artisti. Hiroshima è una storia triste. Nel 1986 o 1987, Bern Porter, fisico americano coinvolto nel Progetto Manhattan, venne a trovarmi in Giappone. A quel tempo aveva lasciato una carriera di fisico per diventare un Mail Artist. E’ stato un partecipante dal numero 1 di BRAIN CELL. Mi aveva detto: "LA CELLULA DEL CERVELLO è un simbolo di pace". Ho iniziato con enfasi sul Networking of art con i BRAIN CELL, ma recentemente sento fortemente il peso delle sue parole per questa pace.

S. B. Nel panorama contemporaneo dell’arte esistono due tipi di artisti; quei pittori che collaborano con il sistema “commerciale” dell’arte, e poi “gli altri”, i franchi tiratori, liberi da obblighi e da vincoli. Riguardo il sistema “ufficiale” dell’arte, il tuo posizionamento è autonomo, rispetto a mode e tendenze pre-confezionate, preferendo l’attivismo del circuito planetario, altro modo, parallelo e convergente, di fare ricerca libera a 360 °. Diceva Marcel Duchamp: Il grande artista deve andare nella clandestinità e nell’anonimato. Sicuramente, con la Mail Art, la dichiarazione di Duchamp diventa un lucido programma, dal momento che in te non c’è nessun interesse commerciale e si presta a questa “nuova dimensione” per la sua intrinseca capacità di scavalcamento della critica, dei galleristi, del mercato, in un confronto “diretto”, tra un artista e l’altro e, soprattutto, in un attraversamento “libero” delle più diverse tendenze dell’arte di ricerca. Cosa puoi dirci?

Ryosuke Cohen: Non c'è scopo nelle attività dell'artista. Non è qualcosa che possiamo fare per dominarlo. Credo che il lavoro dell'artista sia quello di pensare sempre a "Cos'è l'arte?".

S. B. In una interessante intervista del 2012, John Held Jr. ti chiese se dopo aver completato la silhouette frattale salvavi qualche opera per te stesso, magari per una possibile e futura mostra dei lavori. In quella occasione tu confessavi che ti risultava difficile raccogliere tutto il materiale da esporre, visto che ogni opera realizzata viene regalata agli amici. Di sicuro, una mostra del genere fino a qualche anno fa risultava improponibile se non impossibile per un artista che lavora come te. Nel 2015 con lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery il problema è stato superato presentando 15 anni di lavoro dei “Fractal Portrait Project” visibili con un vernissage virtuale collettivo e contemporaneo in tutto il pianeta. Come vedi la tecnologia e i nuovi strumenti di comunicazione risolvono problemi considerati apparentemente insormontabili. Che ne pensi?

Ryosuke Cohen: Non mi sarei mai aspettato che il mio lavoro fosse presentato in questo modo. Sono rimasto sorpreso dalla raffinatezza dello Spazio Ophen Virtual Art Gallery. Sono grato del risultato. Sono certo che, a causa della diffusione della SNS, il ruolo assumerà un'importanza sempre maggiore in futuro.

S. B. Una mia personale curiosità, come importante artista contemporaneo, hai un sogno particolare nel cassetto che vorresti realizzare al più presto?
Ryosuke Cohen: Innanzitutto, mi piacerebbe andare all'estero il più spesso possibile, al fine di continuare a fare i  Fractal Portrait Project. Attualmente conservo tutte la Mail Art (35 anni circa) presso un magazzino di noleggio e  la mia casa. In secondo luogo,  credo che lo donerò a musei e alle gallerie in modo da utilizzarlo per ricerche su la Mail Art.
(Tradotto il 20 maggio 2018 dall’inglese all’italiano a cura di Sandro Bongiani).



lunedì 23 luglio 2018

Dal 24 luglio la Fondazione Adolfo Pini presenta "4 Words" il lavoro di Alice Francesca Sabbadini | Borsa di studio progetto inedito 2017 – 2018 a cura di Dalia Gallico


Dal 24 luglio la Fondazione Adolfo Pini presenta

4 Words il lavoro di Alice Francesca Sabbadini

 

Borsa di studio progetto inedito 2017 – 2018
a cura di Dalia Gallico

 

 

25.07.2018 – 27.07.2018
Opening 24.07.2018 ore 18.30

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Dal 2 al 27 luglio la Fondazione Adolfo Pini presenta nella sua sede in Corso Garibaldi 2, i lavori vincitori della I° edizione della Borsa di Studio progetto inedito 2017 - 2018 . La borsa di studio, messa a disposizione dalla Fondazione Adolfo Pini, destinata a studenti delle accademie e delle università milanesi e a neolaureati under 35, per sostenere progetti inediti a vocazione multidisciplinare.

 

Luca Gennati (1991) e Alice Francesca Sabbadini (1992) sono i vincitori cui è stata offerta lo scorso anno, l'opportunità di svolgere un'attività di ricerca presso enti nazionali e internazionali.

Il progetto, a cura di Dalia Gallico, si inserisce nell'ambito delle attività che vedono la Fondazione Adolfo Pini impegnata nella missione di sostegno e valorizzazione dei giovani talenti nelle diverse discipline culturali. Per statuto infatti la Fondazione sostiene le nuove generazioni attive in tutte le arti: istituisce premi, borse di studio, offerte formative e altre iniziative.


Martedì 24 luglio alle ore 18.30, la Fondazione Adolfo Pini presenta il lavoro "4 Words" di Alice Francesca Sabbadini, un progetto multimediale che si pone l'obiettivo di comunicare con il pubblico tramite il linguaggio della danza. Alice Francesca Sabbadini sviluppa un'installazione a partire da un dialogo con lo Studio Azzurro Produzioni Srl di Milano con l'obbiettivo di approfondire i meccanismi di interazione tra opera e pubblico. Il titolo "4Words" indica le quattro parole che compongono la frase "Fear Paralize Love Moves", su cui è costruito il progetto. Fear, Paralize, Love, Moves, sono i capitoli che scandiscono lo sviluppo del racconto, ognuno dei quali viene introdotto da un video.

 

Lunedì 2 luglio alle ore 18.30, alla Fondazione Pini, è stata inaugurata la mostra a cura di Luca Gennati dal titolo "C'est toiou c'est moi?", visitabile fino al 18 luglio. Il progetto curatoriale, nasce in collaborazione con l'Institut d'études avancées de Paris, grazie all'affiancamento del professore di Estetica e Teoria della rappresentazione dell'immagine Andrea Pinotti. La mostra intende mostrare un gioco di rapporti tra il sé,reale o virtuale e la realtà, inun continuo rimando tra identità e immedesimazione. Il progetto di Gennati, presenta le opere di Luca De Leva, Arnaud Dezoteux, Raphaël Fabre, Pierre Pauze e le "mostre virtuali" di Nicholas Steindorf e Elise Vandewalle realizzate per il Virtual Dream Center di Jean-Baptiste Lenglet.

 

Anche quest'anno la Fondazione Adolfo Pini riconferma il suo ruolo di promotore culturale e la sua missione a sostegno e valorizzazione dei giovani talenti nelle diverse discipline culturali. Voluta da Adolfo Pini (1920-1986), uomo di scienza e appassionato d'arte, di musica e di letteratura, la Fondazione ha infatti tra i suoi compiti principali il sostegno delle nuove generazioni in tutte le discipline culturali. Tramite questi Bandi la Fondazione Adolfo Pini sostiene i giovani, come già avvenuto per altre iniziative di valore fra cui i progetti dedicati all'arte contemporanea, che ha visto collaborare studenti di NABA e Brera insieme, i giovani pianisti esibitisi in Fondazione durante Piano City Milano, e la costante attenzione anche ai più giovani attraverso l'offerta di laboratori d'arte alle scuole materne e primarie.

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Alice Francesca Sabbadini
(Milano, 1992) ha studiato Scenografia teatrale e cinematografica all'Accademia di Belle Arti di Brera per poi specializzarsi nel 2017 in Nuove tecnologie per cinema e video presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Durante gli anni d'Accademia integra le sue competenze frequentando corsi professionalizzanti in Cinema4D e After Effects e workshop di Videomapping. Dal 2016 cura le video scenografie per gli spettacoli della scuola di Danza Wonderwall, nel medesimo anno comincia a seguire la compagnia di Danza D'I Verse fondata dalla coreografa e ballerina Sara Armando nella realizzazione di video di danza promozionali. Sempre nel 2016 collabora alla realizzazione delle video proiezioni per lo spettacolo Alfred Alfred messo in scena dal Conservatorio di Milano. Nel 2017 supera una selezione presso l'azienda Logotel presso la quale svolge sei mesi di tirocinio nell'area video. Attualmente frequenta un master professionale in Animation Charactetr e lavora alla realizzazione di un'istallazione multimediale grazie alla borsa di studio della Fondazione Adolfo Pini per progetti inediti in ambito artistico.

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4 Words
Alice Francesca Sabbadini

25.07.2018 – 27.07.2018
Opening 24.07.2018 ore 18.30

dal lunedì al venerdì
10.00 – 11.00 | 15.00 - 17.00


Per maggiori informazioni:
Fondazione Adolfo Pini 
Corso Garibaldi 2, Milano 
T 02 874502 



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www.CorrieredelWeb.it

domenica 22 luglio 2018

Serata finale Voices for Freedom (VxL) by Amnesty International Italia 22.07.2018

Serata finale Voices for Freedom by Amnesty International Italia. Premio "Una canzone per Amnesty" stasera, 22 luglio 2018, a Rosolina Mare (Rovigo).
Brunori SAS riceverà il premio dei "big" mentre sono ancora in lizza 5 finalisti del premio "emergenti". Da non perdere!

“L’uomo nero” di Brunori Sas è la canzone vincitrice per il 2018 del Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. In questo caso un brano sull’intolleranza.
La premiazione sarà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio 2018, nel corso della serata finale della 21a edizione di Voci per la Libertà - Una Canzone per Amnesty, festival che si terrà dal 19 al 22 luglio e ospiterà anche le finali della sezione emergenti del Premio Amnesty.

Dario Brunori ha dichiarato:
“Mai come oggi, ‘L'uomo nero’ assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un'emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera.
Eppure all'epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no’.
Come in altri pezzi dell'ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano, al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C'è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno, ma anche la denuncia allo specchio di quell'approccio ignaro che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile, a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso, ne sono consapevole, ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma. Grazie di cuore a Amnesty International Italia e a Voci per la libertà.”


(comunicato a cura di WhiteANGEL, diffusione Stefano Wolf) 

venerdì 29 giugno 2018

Braccio di Ferro protagonista di un'esposizione sul tema del "gioco" alla Mostra dell'Artigianato di Feltre (29 giugno-1 luglio).


 

 Il mito di Braccio di Ferro alla 32^ Mostra dell'Artigianato di Feltre
   
Alla Mostra dell'Artigianato Artistico e Tradizionale di Feltre (29 giugno – 1 luglio) la passione per il gioco come forma ludica di aggregazione trova spazio in una mostra interamente dedicata al personaggio dei fumetti Braccio di Ferro. Inoltre, dalla collaborazione tra l'artista locale Gian Antonio Cecchin e l'azienda trevigiana Teodomiro Dal Negro nasce un mazzo di carte a tema.

Feltre (BL), 29 giugno 2018 – Oltre ai giochi di forme, di colori e di materiali protagonisti delle opere degli artisti e degli artigiani presenti alla Mostra dell'Artigianato di Feltre (29 giugno – 1 luglio), quest'anno il tema del gioco al centro della manifestazione prevede una serie di iniziative ludiche e mostre a tema. Si inserisce in questo contesto la mostra dedicata a Popeye, storico personaggio di fumetti e cartoni animati che sta per compiere 90 anni.
 
Rappresentazioni artistiche di un mito sempre attuale grazie alla genialità del suo autore, E. C. Segar, che ha creato dei personaggi di grande personalità e modernità. Primo fra tutti il marinaio Braccio di Ferro che viene raffigurato non con le caratteristiche di un supereroe bensì di un uomo dall'enorme forza d'animo, che di fronte alle ingiustizie è in grado di far emergere risorse straordinarie pur di proteggere quanto di più caro ha, come Olivia e Pisellino. Lei, amata alla follia da Braccio di Ferro, è una donna di grande temperamento; talvolta i due hanno dei battibecchi, ma alla fine il loro amore vince sempre. Pisellino invece è un trovatello che Braccio di Ferro ha adottato, trasformandosi così nel primo "mammo" della storia. Infine Brutus, l'antagonista del marinaio, un cattivo che poi tanto cattivo non è. Le avventure di Popeye sono state tradotte in tutte le lingue del mondo e milioni di prodotti sono stati creati utilizzando la sua figura: dai giochi, ai prodotti moda, di design e arredamento. Oggetti creati per trasmettere un valore sentimentale grazie al grande potere comunicativo di questa famiglia composta da personaggi che sono ancora di proprietà del loro primo editore, la Hearst Holding Inc./ King Features Syndicate, Inc., rappresentata in Italia da oltre 30 anni dalla Premium S.r.l. Recentemente, il fumettista Alessandro Paleari ha creato nuove grafiche del personaggio, che resta uno dei più amati dagli italiani. La mostra feltrina che celebra Braccio di Ferro è intitolata "Il mondo di Popeye e Olive Oyl" ed è visitabile da venerdì 29 a palazzo Zasio.
 
In linea con gli aspetti ludici del gioco va segnalata l'idea dell'artista locale Gian Antonio Cecchin che, grazie alla collaborazione con la storica azienda produttrice di carte Dal Negro di Treviso, ha realizzato un mazzo da gioco a tiratura limitata. E' acquistabile (10€), accompagnato da un astuccio a tema, alla segreteria della Mostra dell'Artigianato. Si tratta di 40 carte non identificate con i tradizionali semi (ori, coppe, bastoni e spade), bensì dai quattro stemmi dei quartieri della città di Feltre: Castello, Duomo, Port'Oria e Santo Stefano e ispirate all'araldica delle notabili famiglie feltrine. Un oggetto da collezione per tutti coloro che amano i giochi di carte. Inoltre, durante la tre giorni dedicata all'artigianato artistico, a Palazzo Villabruna, nel cuore del centro storico, è possibile visitare un'esposizione curata da Gian Antonio Cecchin contenente le tavole dalle quali sono nate le carte realizzate e i disegni degli arcani maggiori dei tarocchi. Intanto, nell'attiguo Giardino dei Leoni si svolgono una serie di iniziative legate al gioco e alle carte: una dimostrazione di come si realizzano le stampe calcografiche con il torchio, la pressa e la tecnica monotipo; uno spettacolo di prestidigitazione; la presenza di una cartomante e un tavolo col gioco delle tre carte. 



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lunedì 18 giugno 2018

REGINELLA STREET Festa Europea della Musica 2018



Reginella Street è il primo di una serie di eventi a carattere trimestrale tra via della Reginella e Piazza Mattei nato per rivitalizzare il cuore del Rione Sant’Angelo: il 21 giugno in occasione della Festa Europea della Musica alcune attività artistiche e artigianali rimarranno aperte oltre l’orario abituale per offrire a clienti e passati esibizioni, concerti, aperitivi, sconti e dimostrazioni. Un palinsesto variegato per vivere una serata alla scoperta di una realtà caratteristica e poco conosciuta.

Partendo dalla piazza, Le Tartarughe Eat & Drink avvia il proprio programma alle 18.30 con la mostra Recent Works on Ceramic - Sottocosto 6 di Claudio Andreoli, appuntamento che si concentra sul tema dell’accessibilità in arte. A seguire, dalle 22.00, Marco Pische - voce e chitarra - e il suo repertorio cantautorale con l’esibizione “Mutande calzini disordine nel bar”.
All’inizio della via, SharingMood arti e mestieri propone l’esposizione dei quadri di Barbara Pellegrini, gli arredi di design di Giovanni Di Stefano e i gioielli di ArteKuthuma oltre al calendario dei corsi 2018-19. Dalle ore 19 comincia il primo intervento con le improvvisazioni musicali di Alessandro Butera alla chitarra e Marco Fratini al basso elettrico.
L’Officina Naturale - Erboristeria presenta la Linea Aequanime con la degustazione delle Formule Nutrizionali Golden Milk &Ojas; la dott.ssa Scalesse dalle 21 offre una serata open sul Metodo 3Emme depurazione e benessere psicofisico; amiche/clienti Allyouneed indossano un gioiello della collezione pezzi unici; il Centro Benessere Hara ha in serbo piccole sorprese con la descrizione dei loro trattamenti. Tutto in un’atmosfera di colori profumi e musiche orientali.
Marta Ray, esempio di eccellenza nel campo del fashion design, in cui la tradizione italiana della lavorazione artigianale della pelle si sposa a una meticolosa cura dei dettagli e alla ricerca continua di un disegno innovativo e funzionale, ha pronte delle novità da  mostrare alle proprie clienti.
Si prosegue verso la metà di via della Reginella dove la Galleria Opera Unica inaugura l’ultima produzione LightMusic di Sandro Melaranci, progetto legato alla luce, al design e alla musica; lampade d’autore composte utilizzando spartiti e veri strumenti quali violini e fiati, pezzi unici realizzati artigianalmente. È inoltre esibito un quadro di grandi dimensioni di Claudio Andreoli.
Da Pocket Art Studio, laboratorio artistico e spazio espositivo da poco aperto al numero 11 della strada, la performance pittorica di Barbara Berardicurti prevede l’esecuzione, durante l’arco della serata, di un dipinto a tema musicale. Ospiti della galleria, assieme alla padrona di casa: Marco Cavalieri, Fabio Imperiale, Francesca Mariani, Claudio Meli e Giuseppe Ribechi.
Moodoricco, pelletteria handmade e made in Italy, solo per la Festa della Musica offre ai propri habitué e ai visitatori intervenuti per l’occasione uno sconto del 20% sulla sua produzione: borse, zaini, valigie, giubbotti, scialli e scarpe della collezione primavera-estate. Una opportunità imperdibile.
Infine TheShape Salon | Hair Project & Female Lab prolunga l’orario del suo consueto Bella di notte: i giovedì dedicati a tutte le donne che non vogliono rinunciare a regalarsi una coccola e un momento di relax anche quando fuori è buio. Clienti, ospiti e curiosi si possono intrattenere con un aperitivo offerto dalle titolari Marina Lamonaca e Cristina Matacotta.

Lo scopo è valorizzare e mettere in rete le forze che insistono su quel quadrante di città: solo mostrando le differenti offerte dell’area, spesso offuscate da situazioni storicamente più riconosciute anche se similari, si può facilitarne un rilancio. C’è una ricca offerta di arte contemporanea, con una concentrazione sorprendente di gallerie e non profit. È possibile ancora trovare spazi riservati alla lavorazione artigianale, al restauro, scomparsi in molte parti del centro. Non mancano negozi e botteghe specializzati nella cura del corpo. Reginella Street vuole portare alla luce la ricchezza dell’offerta del luogo attraverso un palinsesto ogni volta diverso.

REGINELLA STREET
Festa Europea della Musica 2018
Con il Patrocinio del Municipio Roma I Centro

21 giugno ore 18.00 – 23.30
Via della Reginella e Piazza Mattei, Roma

Per informazioni: sharingmood2017@gmail.com

LUOGHI DI SVOLGIMENTO:
Le Tartarughe Eat & Drink, Piazza Mattei 7/8
SharingMood arti e mestieri, via della Reginella 1a
L'OFFICINA NATURALE - Erboristeria e Centro Benessere, via della Reginella 3
Marta Ray, via della Reginella 4
Pocket Art Studio, via della Reginella 11
TheShape Salon | Hair Project & Female Lab, via della Reginella 12
Moodoricco, via della Reginella 23
Galleria Operaunica, via della Reginella 26

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