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sabato 28 marzo 2015

A Milano, teatro di eventi, la mostra di Pier Luca Bencini e il Fuori Salone




A Milano, teatro di eventi, la mostra di Pier Luca Bencini e il Fuori Salone

Vernissage Mercoledì 8 aprile dalle ore 18 alle 20

Curatrice della mostra Sabrina Falzone, critico e storico dell'arte
Presso la Galleria Spazio Museale Sabrina Falzone di Milano - Via G. Pallavicino,29

 
Programmazione nelle sale:

Salone Bernini: "PIER LUCA BENCINI. A CHE LE PAROLE" Personale di pittura con opere di Pier Luca Bencini

Sala Europa: opere in permanenza di Carla Freddi, Joker e Bruno Carati
 
Sale Guttuso e  Mirò: "FUORI SALONE" Mostra Internazionale di Arte Contemporanea con gli artisti Antonella Bucci, Bruno Carati, Marco Ferrari, Osvaldo Mariscotti, Moirym, Paolo Pasini, Francesco Salvia, Edyta Wachowicz

Dall'8 aprile nel salone Bernini della Galleria Sabrina Falzone di Milano si aprirà una grande mostra dedicata ai dipinti di Pier Luca Bencini, "A che le parole",  che consentirà ai visitatori di immergersi in un vero e proprio viaggio di scoperta tra grafiti e spiritualità.

La mostra indaga un'arte intellettuale, arricchita da concitati temi letterari e poetici (come i soggetti danteschi di Paolo e Francesca): il titolo stesso della personale "A che le parole" è anche il titolo di un dipinto di Bencini, ispirato all'omonima poesia.

Tra gli intenti dell'artista vi è la rivalutazione della grafite, la tecnica più antica che l'uomo conosca, alcune delle quali realizzate con le ostriche. 

Le sue grafiti, immerse nella solennità del regno del silenzio, raccontano la Genesi dell'uomo, la nascita, la maternità, la morte, l'eternità dell'anima e i momenti più significativi dell'esistenza umana.

Pier Luca Bencini, medico chirurgo e artista, allievo del pittore statunitense William Congdon, affascinato dai recenti esiti delle correnti americane e sedotto dal cromatismo della pittura toscana, individua un proprio modus operandi dotato di una profonda consapevolezza e di una spiccata cognizione introspettiva. 

Secondo la curatrice Sabrina Falzone l'artista affiderebbe all'impatto materico il torrente emozionale che lo agita e lo ispira; per questi motivi la riflessione troverebbe una sublime traduzione nel contenuto piuttosto che nella forma.

Contestualmente al vernissage della personale, si svolgeranno nelle altre sale percorsi espositivi sotto la supervisione dell'ingegner Giuseppe Di Salvo, che privilegiano il linguaggio artistico contemporaneo in concomitanza del Salone Internazionale del Mobile a Milano. 

Una sezione significativa espositiva è, infatti, dedicata al "Fuori Salone" che ospiterà eccellenti nomi dell'arte internazionale come Osvaldo Mariscotti esponente di un'audace astrazione geometrica, Edyta Wachowicz rappresentante di un preziosismo pittorico al confine tra realtà e sogno, Bruno Carati ideatore di una nuova tecnica esecutiva fondata sul mosaico di frammenti in cartone e Moirym straordinaria interprete di un lirismo luministico.

Nelle sale Guttuso, Mirò ed Europa saranno visionabili anche le opere d'arte eversive di Marco Ferrari, una novità assoluta, le dirompenti sculture di Paolo Pasini di elevata fattura, i particolari scatti fotografici di Antonella Bucci pregni di analogie e i disegni intellettuali di Francesco Salvia dal rilevante gusto umoristico.

Si potranno altresì ammirare gli originali lavori di Carla Freddi, Joker e Bruno Carati, gli autori in permanenza presso la Galleria Sabrina Falzone di Milano.


Dall' 8 aprile al 7 maggio 2015
Galleria Spazio Museale Sabrina Falzone

Via Giorgio Pallavicino 29
20145 Milano - Italy
Orari di apertura: mar-ven h.16-19; sab.h.10-12
Chiuso il 2 maggio, lunedì e festivi
Ingresso gratuito

www.galleriasabrinafalzone.com

Marc Chagall. Segni e colori dell’anima. Dal 29 marzo in Mostra al MARTE di Cava de' Tirreni

75 opere tratte da noti cicli illustrativi come 
La Bibbia" e "Le Favole" di La Fontaine 
raccontano l'esperienza grafica del Maestro russo


Cava de' Tirreni (Salerno), 28 marzo 2015. È dedicata all’opera grafica di uno dei grandi protagonisti dell’arte del XX secolo la Mostra Marc Chagall. Segni e colori dell’anima in programma al MARTE di Cava de' Tirreni (Salerno) dal 29 marzo al 28 giugno 2015. 
Un'esposizione volta a restituire tutta la poetica del fortunato incontro tra la forza del segno e del colore dell'artista bielorusso con le tecniche della stampa d'arte, tra il simbolismo e gli archetipi del suo vocabolario pittorico con i temi delle favole e del messaggio biblico. 
Affiancata da diverse iniziative collaterali e da un'accurata proposta di visite combinate in itinerari turistici tematici, la Mostra, che gode del patrocinio del Consolato Onorario della Repubblica di Bielorussia a Napoli, della Provincia di Salerno e del Comune di Cava de’ Tirreni, è stata resa possibile grazie al sostegno dei Main Sponsor EAST, Tecnocap, Centro Commerciale Naturale di Cava de’Tirreni e al contributo di Arti Grafiche Boccia e di altri sponsor privati, ed è promossa dal MARTE Mediateca Arte Eventi, centro culturale pulsante votato alla multidisciplinarietàmodello esemplare di recupero e riconversione  di un sito storico in chiave contemporanea.

LE OPERE IN MOSTRA
L'esposizione propone una selezionata scelta di incisioni e litografie realizzate tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, nel periodo in cui Chagall scopre le potenzialità espressive legate alla valenza del segno, quanto  all’uso del colore, sia della stampa in cavo che di quella in piano, dando vita a pagine di grande intensità dove ingenuità e candore, spiritualità e poesia, vita e morte si intrecciano in un sentimento di stupefacente leggerezza. 
È questo del resto l’aspetto che il percorso della mostra intende restituire. Un’esposizione che trova nel peculiare uso delle tecniche da parte del maestro russo il suo punto di forza. Chagall inventore di forme, ma anche alchimista del colore è quanto lasciano emergere i diversi cicli che compongono la selezione in mostra.  
Affidata alla cura, per la lettura delle opere e l’ordinamento del catalogo, di Ada Patrizia Fiorillo consta di settantacinque opere tratte da noti cicli illustrativi Le anime morteLe Favole di La FontaineLa BibbiaChagall 1957Dessins pour la Bible, cui si affiancano alcune litografie a colori quali Hommage à Marc Chagall del 1969, Chagall monumentale del 1973, Sole e cavallo rosso del 1979 e l’acquaforte La nuit des amoreux a Saint Paul del 1968.
Chagall cominciò ad interessarsi delle tecniche di stampa in cavo, a partire dai primi anni Venti sollecitato dall’editore Paul Cassirer ad illustrare con alcune incisioni il testo autobiografico La mia vita. Il progetto editoriale vedrà la pubblicazione solo alcuni anni dopo. 
Nel mentre sarà Ambroise Vollard  gallerista, mercante d’arte ed insieme editore, convinto sostenitore della stampa d’arte  a spronarlo verso la tecnica dell’acquaforte. 
Nascono tra il 1924 ed il ’25 le illustrazioni per Le anime morte di Gogol’, cui, sempre su commissione di Vollard, faranno seguito, tra il 1928 ed il ’30, le cento acqueforti per Le Favole di La Fontaine e, dal 1931 al ’39, le centocinque illustrazioni per la Bibbia pubblicate, come per Le Favole, solo nella prima metà degli anni Cinquanta dall’editore Tériade. 
È questo il decennio che segna l’avvicinarsi di Chagall alla pratica della litografia grazie all’incontro, nel 1950, con Fernand Mourlot nella cui stamperia parigina realizzerà gran parte degli esemplari eseguiti con tale tecnica della quale diventerà un raffinato cultore. 
È il caso delle tavole del ciclo della Bibbia nei cui “fogli – scrive Ada Patrizia Fiorillo – l’uso dell’acquaforte, corretta anche dall’azione diretta della puntasecca, lo vede attento a calibrare i tratti, dosare i toni per restituire effetti di morbido nero o trame tissulari di linee e punti in cui gravitano i corpi e le cose”, fino a  trasferire nell’esercizio della litografia la forza del colore come avviene per il volume Chagall 1957 con tredici litografie (tra cui La maternità e il centauro 'scelta' come immagine della mostra) e il ciclo Dessins pour la Bible destinato all’edizione speciale, per i numeri “37” e “38”, della parigina rivista “Verve”, apparsa nel 1960. 
Una pratica – annota ancora la Fiorillo – per la quale l’artista recupera “l’esperienza pittorica giocata sulla vitalità dell’inchiostro a tradurre la grana della pietra litografica, le porosità ‘scavate’ dal bagno d’acido sulla superficie. […] Nelle prime è una sinfonia di colori, opposta al monocromatismo  adottato  con  forte  valore  simbolico nei dipinti degli stessi anni, a fare emergere temi da sempre a lui cari, l’amore, la famiglia, la religione, il mistero stesso della vita, espressi attraverso la forza di simboli. 
Diversamente accade per Dessins pour la Bible, nelle quali l’artista torna a confrontarsi con i soggetti del suo messaggio biblico, con la dimensione di una spiritualità che lo avrebbe accompagnato fino agli ultimi giorni della sua vita”. 
Un percorso di opere di notevole seduzione dalle quali emerge la forza di un immaginario senza limiti. A far da breccia nel percorso della mostra il tracciato 'Omaggio a Chagall' con opere ceramiche di Maria Giovanna Benincasa, Enzo Bianco, Enzo Caruso, Antonio D'Acunto, Nello Ferrigno, Lucio Liguori, Adriana Sgobba. 

INFO UTILI
Dopo il vernissage fissato per sabato 28 marzo, la Mostra sarà visitabile a partire da domenica 29 marzo tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle ore  10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 21. 
Il costo del biglietto è di € 6,00, ridotto € 4,00. Diversi i pacchetti agevolati previsti.  
Visite guidate su prenotazione. Tra le iniziative collaterali in programma, visite teatralizzata per grandi e piccini con la lettura delle fiabe di La Fontaine e performance di teatro e musica, idealmente legate alla vita dell'artista.  

Informazioni e prenotazioni: 089 9485395 - 333 6597109. 
Il MARTE è in corso Umberto I, 137  84013 Cava de' Tirreni (SA).

Arti Grafiche Boccia sponsor della mostra di Chagall al Marte di Cava dei Tirreni

Si conferma l'impegno dell'azienda a sostegno dell'arte 

 

L'opera grafica e le litografie di Marc Chagall, uno dei grandi protagonisti dell'arte del XX secolo, e la potenzialità e la precisione delle macchine da stampa di Arti Grafiche Boccia: nasce da questo punto d'incontro la sponsorizzazione dell'azienda salernitana alla grande Mostra "Marc Chagall. Segni e colori dell'anima" che sarà inaugurata  al MARTE di Cava dei Tirreni domani 28 marzo alle 18.  

 

Continua così l'impegno dell'azienda a sostegno della cultura e dell'arte così come già avviene con il Teatro San Carlo di Napoli, il Festival del Cinema di Roma e il Festival Salerno Letteratura.


L'azienda ha anche promosso il meglio dell'innovazione espressiva affidandosi a INWARD, l'Osservatorio Internazionale sulla Creatività Urbana, per coinvolgere i migliori Street artisti italiani in "Alephactory": un progetto, unico nel suo genere in Europa, nel quale sono state dipinte nove B in una gigantesca opera di più di 450 metri quadri sulla facciata esterna di uno dei nuovi capannoni dello stabilimento.


Un vero e proprio omaggio alla lettera B e alla storia della stampa che ha visto anche l'esecuzione di nove tele realizzate dagli artisti in linea con le realizzazioni sulla facciata, la loro stampa su litografie a tiratura limitata ed una mostra conclusiva al Palazzo Reale di Napoli. 

 

 "Con la Mostra su Chagall – sottolinea l'amministratore delegato di Arti Grafiche Boccia Vincenzo Boccia, – teniamo fede ad un impegno: quello di affiancare i valori del bello, della qualità, dell'eccellenza, in una concezione del nostro ruolo che travalichi un ambito esclusivamente operativo per estendersi a criteri di Responsabilità sociale d'impresa. Per noi di Arti Grafiche Boccia, per noi che nella nostra storia abbiamo fatto dell'impresa comunità il modello di riferimento, per noi che abbiamo puntato ai risultati senza mai farli diventare l'obiettivo finale ma piuttosto il mezzo indispensabile per una crescita a vantaggio dell'impresa e del territorio, questo approccio riesce facile. E cercheremo di seguirlo anche in futuro".

 

L'esposizione propone una selezionata scelta di incisioni e litografie realizzate tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, nel periodo in cui Chagall a Parigi scopre le potenzialità legate alla stampa d'arte.




Arti Grafiche Boccia Spa è una delle industrie leader nel settore a livello continentale. Si caratterizza per la presenza di alcuni dei più innovativi impianti, in alcuni casi prime installazioni in assoluto in Europa.

Arti Grafiche Boccia stampa quotidiani, riviste specializzate, cataloghi, prodotti per la grande distribuzione organizzata, etichette per i comparti dell'agroalimentare, del beverage e del pet food.
L'azienda, fondata negli anni sessanta, è stata sempre all'avanguardia per intuizioni e scelte imprenditoriali.

Attualmente occupa circa 150 addetti.

Oltre alla sede produttiva nell'area industriale di Salerno, Arti Grafiche Boccia è presente nel mercato europeo a Londra, Parigi, Copenaghen, Roma e Milano.

venerdì 27 marzo 2015

Grande mostra > Icone a Volterra. Pier Paolo Pasolini e Terry O'Neill a confronto con Rosso Fiorentino > 3 aprile - 31 dicembre 2015 > Pinacoteca Civica, Volterra


Icone a Volterra
PIER PAOLO PASOLINI E TERRY O'NEILL
A CONFRONTO CON ROSSO FIORENTINO

Pinatocoteca Civica, Volterra
dal 3 aprile al 31 dicembre 2015

 

Due grandi e suggestive esposizione fotografiche stanno per prendere il via a Volterra: il cinema di Pier Paolo Pasolini e le icone pop di Terry O'Neill.
Dal 3 aprile Volterra raddoppia la sua offerta: oltre alla mostra dedicata a Rosso Fiorentino, la splendida città toscana diventa teatro anche della grande fotografia internazionale.

Due grandi artisti, molto diversi tra loro, a volte addirittura opposti nel linguaggio, ma che trovano un comune denominatore nell'aver rappresentato e nell'essere diventati essi stessi delle icone.   Ieri come oggi, Rosso Fiorentino come Pierpaolo Pasolini e Terry O'Neill.

Alla Pinacoteca Civica di Volterra, i maestri convivono e dialogano tra loro: da una parte Pier Paolo Pasolini, regista e poeta nel cui pensiero dominano i corpi e i luoghi del mondo popolare; dall'altra Terry O'Neill, uno dei più grandi fotografi del '900, che attraverso il suo obiettivo ha immortalato le grandi star dagli anni '60 in poi.

Le due esposizioni, che si inseriscono nel ciclo del grande evento 2014 - 2015 "Rosso Fiorentino. Rosso Vivo. ", sono promosse dal Comune di Volterra, prodotte ed organizzate da Arthemisia Group, e realizzate con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e sponsorizzate da di Generali Italia.


Pier Paolo Pasolini: il cinema in forma di poesia
dal 3 aprile al 31 dicembre 2015
Pinacoteca Civica, Volterra
A cura di Sergio Anelli


La drammatica fisicità delle immagini di scena di Pasolini, da "Vita violenta" a "Accattone", fino alle immagini fantastiche e tragicamente colorate di "Salò o le 120 giornate di Sodoma." Decine di fotografie provenienti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino verranno esposte presso gli spazi della Pinacoteca Civica e racconteranno il genio del grande artista, scomparso nel 1975. E il legame con Rosso Fiorentino è immediato, se si pensa che nei suoi film il ciclo del Cristo (a metà degli anni '60) prende vita dalla suggestione che la deposizione di Rosso Fiorentino operò su di lui. Il manierismo coloristico di Rosso nell'invenzione spaziale della deposizione di Volterra, come la luce di pastelli variegati nella tavola sullo stesso tema del Pontormo di Firenze, suggerì a Pasolini la contrapposizione tra il calvario stilizzato degli altari e della religione ufficiale e la vera sofferenza in bianco e nero di Stracci, il ladrone buono de "La ricotta", che muore sulla croce.
La mostra, attraverso una significativa e preziosa sequenza di fotografie di scena, compenetrate con un testo di indagine interiore sul regista, si articola poi sui vari momenti della vita e della poetica filmica di Pasolini. La rassegna scopre e ricostruisce, con analisi appassionata, il tormentato percorso dell'avventura unica e premonitrice dello scrittore: dall'immersione nella realtà delle borgate alla rivisitazione dei classici e, in ultimo, all'urlo disperato nella violenta e crudele allegoria di "Salò."  
In queste straordinarie fotografie di scena, si può sentire la forza della poetica pasoliniana, che racconta del sottoproletariato e della contrapposizione al mondo borghese imperversante all'epoca, nonché del linguaggio usato dal poeta, destinato a fare scuola e a divenire una delle tappe fondamentali della cultura del '900 per il nostro Paese e non solo.
L'esposizione arriva nell'anno del quarantesimo anniversario della scomparsa di Pasolini e ne celebra il genio in spazi suggestivi e unici come quelli della Pinacoteca che ospita il capolavoro di Rosso Fiorentino.



Terry O'Neill
Pop Icons
dal 3 aprile al 31 dicembre 2015
Pinacoteca Civica, Volterra
A cura di Cristina Carillo de Albornoz

Terry O'Neill, in un diverso spazio temporale e con mezzi diversi, esprime al pari di Rosso Fiorentino un temperamento, forte e unico.
O'Neill come Rosso è stato pioniere - non seguendo le tracce di nessuno dei suoi maestri - di uno stile nuovo e all'avanguardia, carico di forza interiore e potere emozionale. Entrambi gli artisti hanno creato la loro arte seguendo lo spirito dei loro tempi: irrequieti e tormentati per Rosso Fiorentino, rivoluzionari per Terry O'Neill.
Curata da Cristina Carillo de Albornoz, la retrospettiva dedicata a Terry O'Neill, contiene alcuni dei suoi lavori più celebri: 47 ritratti che documentano i momenti più intimi e naturali delle icone del pop degli ultimi 40 anni.
 "Ho avuto fortuna. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni 60.  Avevi l'impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario" racconta Terry O'Neill.


Tutti autori di quelle fotografie che hanno immortalato la "Swinging London" di quegli anni.
I suoi archivi, recentemente riordinati, rivelano la sua visione poetica della bellezza e del mito degli anni '60 e '70.
I suoi scatti più belli sono spesso rubati dietro le quinte di set cinematografici e concerti, momenti informali nei quali i soggetti potevano sentirsi liberi di essere se stessi.
O'Neill entra letteralmente a far parte delle loro vite, trascorrendo con loro intere giornate in piena sintonia con il clima rilassato e disinvolto dell'epoca.
La sua grande abilità nel gestire le pubbliche relazioni in rapporto allo star system insieme alla capacità di essere per i suoi soggetti un osservatore discreto, gli ha permesso di illustrare il successo dalla A alla Z.
L'uso della più leggera e maneggevole 35mm, una novità assoluta per l'epoca, lo ha aiutato a rendere il suo stile naturale e inconfondibile.
La mostra è da considerare "sui generis" fin dall'allestimento, che vedrà animarsi lo splendido Chiostro della Pinacoteca di Palazzo Minucci Solaini.

La mostra vede come partner dell'iniziativa Ricola e Trenitalia.


L' ESPOSIZIONE
L'esposizione è promossa dal Comune di Volterra, prodotta ed organizzata da Arthemisia Group, e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e di Generali Assicurazioni.
L'ingresso a entrambe le mostre è compreso nella "Volterra Card", che avrà la validità di 72 ore e consentirà l'ingresso anche alla Pinacoteca Civica, al Museo Etrusco Guarnacci, al Palazzo dei Priori, al Teatro Romano, al Battistero di San Giovanni e all'Ecomuseo dell'Alabastro.
Le opere esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private, ruoteranno nel corso dell'anno, alternandosi per rendere l'esposizione dinamica e in continua evoluzione.

BIENNIO ALL'INSEGNA DELLA CULTURA
Rosso Fiorentino. Rosso Vivo.
La Deposizione, la Storia, il '900, il Contemporaneo
A cura di Alberto Bartalini
L' iniziativa, dentro la cui programmazione rientrano le due nuove esposizioni, è il fulcro del programma turistico culturale della Città di Volterra per il biennio 2014/2015: non solo l'esposizione vede l'avvicendamento di opere di molti artisti, ma essa rappresenta altresì l'occasione di promuovere nel mondo, ancora più che in passato, il più grande capolavoro di Giovan Battista di Jacopo, detto Rosso Fiorentino: La Deposizione dalla Croce, definita da Vittorio Sgarbi «l'anima di Volterra». Dipinta nel 1521 per la Cappella della Croce di Giorno presso la Chiesa di San Francesco a Volterra, questo quadro rappresenta un importante momento nella storia dell'arte italiana, quando pittori come il Rosso cercarono di elaborare un nuovo canone pittorico che andasse oltre a quanto era stato raggiunto con il Rinascimento. L'impressionante modernità dell'opera, ne fa indiscutibilmente un capolavoro dell'arte italiana. Il pittore realizza una figurazione naturalistica e contemporaneamente astratta, adattando la luce a quella dell'ambiente per cui era progettato e agli affreschi che lo decoravano


Orari
Gli spazi espositivi sono aperti tutti i giorni nei seguenti orari:
Pinacoteca Civica, dalle ore 9.00 alle ore 19.00
Museo dell'Alabastro, dalle ore 9.30 alle ore 19.00
Palazzo dei Priori, dalle ore 10.30 alle ore 17.30
Museo Guarnacci, dalle ore 9.00 alle ore 19.00
Teatro Romano, dalle ore 10.30 alle ore17.30
Battistero di San Giovanni, dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Biglietti
Intero € 14,00
Ridotto € 12,00
Gruppi € 10,00
Scuole € 6,00
Famiglia € 20,00

Tom Pnini: The Light Fantastic Toe_ Opening apr 10th H.18.00


 

 

La galleria Giuseppe Pero è lieta di annunciare la prima mostra personale di

 

 

 

Tom Pnini: The Light Fantastic Toe

 

 

OPENING VENERDÌ 10 APRILE 2015 DALLE ORE 18.00
dal 13 aprile al 22 maggio 
Da lunedì a venerdì dalle 14.00-19.00. Sabato su appuntamento.

 


"È soltanto in virtù della  proprietà riflettente di uno specchio che ciascuno può essere dotato di un ego I. La mia "ego-identità„ viene dal mio double. 

Dolar, Mladen. "I shall be with you on your wedding-night" Lacan and the Uncanny. October Magazine

 

 

La galleria Giuseppe Pero è lieta di annunciare la prima mostra personale in Italia dell'artista israeliano Tom Pnini. Di seguito alleghiamo un testo introduttivo scritto dall'artista per introdurre il suo lavoro.

 

Con il film The Light Fantastic Toe ho cercato di riesaminare il concetto di fotografia come    l'istante preciso in cui la luce colpisce l'obbiettivo, indagandolo attraverso l'illusione della stereoscopia. Una fotografia stereoscopica è costituita da due immagini quasi identiche scattate con una macchina fotografica a doppio obiettivo poste alla stessa distanza degli occhi umani.


Quando la fotografia è osservata attraverso uno speciale visore stereo, le lenti permettono agli occhi di unire le due immagini in una sola che crea un'illusione di magica profondità. Col mio lavoro cerco di svelare il trucco di questa magia isolando due immagini dal visore stereoscopico ed esponendole direttamente alla vista. La fotografia appare come decontestualizzata dalla sua funzione originale. La magia appare chiara davanti a noi come doppio, un momento che si riproduce, un clone, uno specchio.


The Light Fantastic Toe narra i cinque minuti che precedono lo scatto di un ritratto stereoscopico di una famiglia all'interno di un appartamento della New York del 1860. Si stanno facendo ritrarre prima che il capofamiglia parta per entrare nell'esercito dell'Unione. Il video presenta quello che sembra, apparentemente, uno schermo diviso a metà; si tratta in realtà di un doppio set che riproduce l'illusione di un'immagine stereoscopica. Invece di utilizzare un doppio obiettivo per creare due immagini simili, nel mio video ho duplicato la scena reale: i ruoli dei personaggi sono recitati da due coppie di gemelli, che recitano in due scene identiche. Non è più quindi il ritratto di una sola famiglia, ma di due: identiche e allo stesso tempo differenti.


Entrambe posano davanti ad un percorso e un destino simile: la prospettiva della guerra. Poiché lo scatto della macchina fotografica fissa un'immagine per l'eternità, si può dire che in un certo qual modo essa premonisca la possibilità della morte.

Come sostiene Susan Sontag in Regarding the pain of others: "Da quando le macchine fotografiche sono state inventate nel 1839, la fotografia ha fatto comunella con la morte. Essendo la fotografia di per sé una traccia tangibile di qualcosa portato dinnanzi all'obbiettivo, essa ha da sempre rappresentato qualcosa di  più prezioso rispetto a  tutta la ritrattistica dipinta a memoria del passato dei propri cari scomparsi."


Ballade to the Double, il mio primo film di indagine sulla stereoscopia, era una sintesi della mia esperienza personale: l'essere un nuovo residente in un paese straniero a raccontare? attraverso la descrizione di un  viaggio in treno il medesimo percorso nelle quattro diverse stagioni della natura.  In questo mio nuovo video provo a dare alla mia esperienza un respiro più ampio. È come se, attraverso la storia lineare dell'Ebreo Americano, io stessi provando a capire la mia vita d'immigrato israeliano proveniente da un paese che è costantemente sull'orlo dell'esplosione. In The Light Fantastic Toe la storia è raccontata due volte: è dunque una sorta Cronaca di una Morte Annunciata simultanea.

Tom Pnini

 

Tom Pnini - 1981

Vive e lavora tra Gerusalemme  e New York

Tom Pnini è un artista israeliano che utilizza il video e la scultura per creare interventi su larga scala in spazi pubblici . Affasicnato dal mondo del teatro inserisce le sue azioni in ambienti simili a scenografie teatrali . Ne risulta  un  affascinante mix di artificiale e illusionistico in cui ciascuno spettatore viene emotivamente coinvolto in un'atmosfera di sospensione, incredulità , nostalgia , e a volte di umorismo .

 

TOM PNINI:THE LIGHT FANTASTIC TOE 

OPENING VENERDÌ 10 APRILE 2015 DALLE ORE 18.00

dal 13 aprile al 22 maggio 

Da lunedì a venerdì dalle 14.00-19.00. Sabato su appuntamento.

A Poggio a Caiano (Prato) presentata alla stampa la mostra "Soffici e Sironi. Silenzio e inquietudine" aperta al pubblico da domani /Comunicato, schede e foto

Ardengo SOFFICI e Mario SIRONI
Silenzio e inquietudine

Poggio a Caiano, Museo Soffici e del '900 italiano, 28 marzo – 19 luglio 2015


Poggio a Caiano (Prato) - Nel programma di approfondimento sull'arte italiana del Novecento il Museo Ardengo Soffici organizza un'esposizione documentaria, curata da Luigi Cavallo, con 20 opere del maestro di Poggio a Caiano e altrettante di Mario Sironi.

La mostra (Ardengo Soffici e Mario Sironi. Silenzio e inquietudine, aperta da domani 28 marzo al 19 luglio) sintetizza l'attività dei due pittori nel XX secolo ed è concepita come antologia parallela: non una comparazione storico-critica, dunque, bensì un'occasione importante per rileggere capitoli essenziali nell'evoluzione della nostra storia.

Tra le opere più significative dei vari periodi l'esposizione presenta: per Sironi Il tram e la gru (1921), Nudo di schiena (1942), Paesaggio urbano (1943), L'idolo (1955); per Soffici Scomposizione di piani di zuccheriera e bottiglia (1913), Fruttiera con pere, 1915, Farfa, 1946, Paesaggio toscano (1960), oltre a un inedito Paesaggio (1956), dono di nozze alla figlia dell'editore Vallecchi.

Lo stacco culturale e creativo di Soffici (1879 – 1964) e di Sironi (1885 – 1961) è valutato in un raggio di partecipazioni che con la poetica del 'richiamo all'ordine' si svolse quale presa di coscienza della realtà: per Soffici il 'realismo sintetico', per Sironi la realtà scavata nelle lacerazioni esistenziali dell'individuo.

Le due diverse esperienze si estendono fino alle incalzanti vicende degli anni Cinquanta, quando Soffici distillava nel paesaggio toscano una perfetta identificazione, ritmando le sue opere sul corso naturale delle stagioni, mentre Sironi giungeva fino alle più rischiate sperimentazioni dell'informale.

'Silenzio' e 'inquietudine', le definizioni che fanno da sottotitolo alla mostra, possono essere applicate a entrambi gli artisti: c'è silenzio nei lavori di Sironi sostanzialmente ispirati alla classicità mediterranea e nelle sue periferie, luoghi di una inedita solitudine; c'è silenzio nelle figure e nei paesi dipinti da Soffici per renderne l'esemplare immutabilità.

Quanto a 'inquietudine' il termine calza perfettamente con l'intreccio di vita e opere, nel cammino che ai più alti livelli hanno entrambi percorso nella nostra società. Un cammino che risulta evidente leggendo le loro biografie, con pagine anche drammatiche e nel sussulto dei loro vari periodi stilistici, dal futurismo al realismo.

I contatti tra Soffici e Sironi non sono certo stati frequenti come, ad esempio, quelli tra Soffici e Medardo Rosso, Carrà, de Chirico, de Pisis, Carena. Li legano però significativi argomenti: anzitutto il rispetto per i maestri del passato, per la nostra tradizione formale, per la cultura figurativa. Caratteri del resto, che rappresentano il ceppo riconoscibile dell'arte italiana.

La mostra è promossa dal comune di Poggio a Caiano. Collaborano Oretta Nicolini e Luigi Corsetti. In catalogo (Edifir, Firenze, € 15) un testo di Elena Pontiggia.

giovedì 26 marzo 2015

"INTRAVISIONI" di Ido Erani

"INTRAVISIONI" di Ido Erani
a cura di Carmelo Cipriani

Formaquattro è lieta di presentare "INTRAVISIONI", mostra personale del maestro Ido Erani, che per la prima volta espone sue opere nella città di Bari.
L'esposizione precede di qualche settimana "IL GRANO D'ITALIA", un grande evento che si terrà nella sala espositiva del palazzo della regione Lombardia, nel quale il maestro espone una sua opera inedita dal titolo "LA DOLCEZZA DEL GRANO", progetto nato da un'idea di Sauro Moretti e Lorenzo Zichichi, presentato da Vittorio Sgarbi per l'Expo universale di Milano.

In collaborazione con

FRAMMENTI ETEROGENEI DI UN'INTERPRETAZIONE SENSIBILE 

La nostra è una contemporaneità volutamente elusiva, in cui ambiti differenti si combinano in una fitta trama di relazioni, determinando spostamenti laterali e continue ridefinizioni semantiche. "La contemporaneità – ha scritto il filosofo Giorgio Agamben – è una singolare relazione col proprio tempo, che aderisce a esso e, insieme, ne prende le distanze; più precisamente, essa è quella relazione col tempo che aderisce a esso attraverso una sfasatura e un anacronismo".
Risponde a questa interpretazione antipodale l'elaborazione pittorica di Ido Erani che, superata la concezione della tela come semplice tabula de lineis et figuris, si concentra su una nuova idea di spazio e forma, in cui figure di un passato lontano si affiancano a scorci prospettici accidentali e brani di pittura informale, più vicini ad antichi lacerti che non a stesure gestuali.
La pittura di Erani, pur avendo conosciuto, com'è naturale, varie fasi, mantiene un elevato grado di coerenza e continuità. Impermeabile a molti fermenti artistici della sua epoca si è concentrato sulla propria visione del fare pittorico, traendo ispirazione da capolavori antichi e distinguendosi per uno stile caratteristico in cui il senso plastico delle forme e l'energica definizione del segno si blandiscono a vicenda, creando scenari inediti e di grande suggestione. Nel suo modus pingendi si può cogliere da un lato il bisogno di recuperare un glorioso passato, dall'altro la necessità di aderire al presente.
La realtà, sia essa tangibile o dipinta, è per Erani il punto di partenza che la libertà inventiva trasforma in qualcosa di diverso, in un sistema di segni e associazioni. Il pittore opera una poetica ricerca dei luoghi fisici e di quelli della memoria, in avvicendamenti e sovrapposizioni emotive che si stratificano in corso d'opera. Una pittura segmentata, in cui la tela diviene spazio scenografico per visioni simultanee, mescolando veridicità di rappresentazione e invenzione artistica e raggiungendo sempre un elevato grado di poeticità. Rappresentazioni frammentarie, che non vengono a patti con le ordinarie logiche narrative, imbastite da immagini fuori contesto che accrescono quella percezione di discontinuità tipica del flusso di pensiero.
L'artista staglia le figure su fondi magmatici, ne esalta la bellezza classica quale modello di insuperata armonia; ad esse associa architetture scorciate e parti indefinite, determinando visioni ambigue, scintillanti nell'esecuzione ma offuscate dall'insistita stratificazione. Lo spazio, infine, si sfalda in favore di un'interpretazione emozionale della realtà, trasformando la tela in un ambiente aperto, riformulabile all'infinito, su cui il pennello e l'invenzione dell'artista sono liberi di muoversi, scegliendo i mezzi e le forme più appropriate, riconoscibili o astratte.
Composizioni frammentarie e annebbiate, circonfuse da un alone trepidante come testimonianze di un altrove lontano nel tempo e nello spazio, sempre connotate da perizia grafica e da un'originale capacità manipolatoria. Limando i margini di architetture e di sagome antiche, l'artista scompagina la consequenzialità della narrazione, traslandola in un equilibrio di mera precarietà, in un indissolubile intreccio tra forma e carica emotiva, ethos apollineo e pathos dionisiaco. Spostamento tradotto in superficie grazie all'utilizzo di un disegno impeccabile, di stratificazioni formali e cromatiche e, nella produzione più recente, della resina che amplifica la bellezza e l'atemporalità delle scene in un sottile e polimorfico gioco di riflessi superficiali. Inserti scritturali indecifrabili si stagliano su fondi consunti, contraddicendo la tridimensionalità ed esaltando l'arcano di ogni visione. Una pittura ampia da cui sprigiona una forza quieta, fatta di rasserenanti enigmi che parlano più per contrasti che per descrizione formale.
Stratificazioni memoriali collettive, in cui ritagli di capolavori antichi o di paesaggi urbani si combinano ad una pittura informale, superando la registrazione sequenziale del tempo e facendo emergere un'energia sotterranea. Una ricerca eclettica, in cui l'astrazione dialoga con la tecnica antica dell'affresco e con la grazia di una bella forma, conservando chiari rapporti con la pittura classica, rivissuta in chiave esistenziale. Ecclettismo stilistico inteso come terreno elastico in cui il passato individuale si dilata in quello collettivo, il recupero memoriale si combina a lezioni magistrali e l'autobiografia alla storia dell'arte. Ma in fondo per il pittore non c'è differenza perché l'una confluisce sempre nell'altra.
Carmelo Cipriani
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"INTRAVISIONI" di Ido Erani
a cura di Carmelo Cipriani
dal 28 marzo al 8 aprile 2015
Vernissage 28 marzo ore 19
Galleria Formaquattro
Tel. 0805612271 - 3466260299
Via Argiro 73 (1° Piano)

Ido Erani



Ido Erani nasce a Forlì nel 1945 ove tuttora vive ed opera da oltre quarant'anni. Frequenta il Liceo Artistico della città natale per poi trasferirsi a Milano all'Accademia di Belle Arti di Brera. Sono gli anni '70 periodo in cui la città è il fulcro di movimenti artistici e di avanguardia importanti a livello nazionale. Il maestro entra in contatto con esponenti del calibro di Giovanni Cappelli, Walter Cremonini, Giancarlo Giannini e Luigi Timoncini. Questa esperienza giovanile gli permette di sviluppare ed affinare la sua arte tanto da ottenere importanti riconoscimenti. Partecipa a numerose rassegne nazionali vincendo prestigiosi premi, ed allestisce varie personali all'estero, in prevalenza negli Stati Uniti. La tappa più significativa della carriera artistica del maestro è rappresentata dal lungo soggiorno a Las Vegas, circa dieci anni, durante i quali raggiunge i massimi della propria espressione creativa. Stringe amicizia con Roy Linchtenstein e frequenta il maggior esponente della Pop Art, Andy Warhol. Affina le proprie tecniche pittoriche, i metodi di rappresentazione e l'uso del colore osservando tutto ciò che gli gravita attorno senza rimanere contaminato dalla tendenza del momento, cogliendo però ispirazione ed ulteriore energia creativa. Grazie all'innato talento e all'amore per l'arte la critica lo riconosce e lo apprezza a livello internazionale; alcune sue opere sono esposte al museo Rockfeller e al museo Guggenheim di New York oltre che in Francia e in Spagna dove il maestro è particolarmente apprezzato. Durante questo periodo torna frequentemente in Italia nella sua amata Romagna mantenendo vivo e consolidato il rapporto con le proprie origini. Nell'anno 2004 vince il prestigioso premio Rotary e viene insignito del Paul Harris Fellow per meriti artistici ed umanitari (Riceve il Paul Harris Fellow anche nel 2010 e nel 2014). La pittura "ad affresco" di Ido Erani interpreta la memoria e richiama modelli classici, a volte altisonanti e severi, addolciti e resi evanescenti dalla sua capacità di utilizzare il colore come una "patina" del tempo che avvolge ed esalta il tema centrale.

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