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lunedì 19 marzo 2012

Alessandro Bulgini - Hairetikos, Opera Viva



THE BAKERY – via mazzini 25 – torino
opening 29 marzo 2012 h. 18
30 marzo – 14 aprile 2012
su appuntamento | by appointment
tel. +39 334 5725588



Hairetikos è il titolo dei lavori di Alessandro Bulgini dal 2001, l’etimo dal Greco (colui che sceglie) è usato come sorta di certificato di garanzia atto a vidimare il tentativo dell’artista di dichiararsi uomo libero. Il sottotitolo Opera viva, fa riferimento ad un termine nautico e nel contempo ad un’ intenzione. Sullo scafo delle barche esiste una linea che si chiama “linea di galleggiamento”, questa linea divide la barca in due parti, una emersa e una sommersa, notoriamente, per i pratici di mare, la parte sommersa si chiama “OPERA VIVA”...

[ Ringrazio di pensiero e dell’invito ma non ho il tempo materiale per rispondere adeguatamente, per accumulo di impegni di scrittura, mi spiace, erri
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Gentile Erri,
mi chiamo Alessandro Bulgini, sono un artista nato a Taranto, vissuto a Livorno e attualmente a Torino; ti dico questo giusto per mettere in rilievo la distanza (e non solo geografica) tra le città.
Come te, per quanto da me letto, vivo il contrasto tra il naturale richiamo al mare, essendo oltretutto uno che si è dedicato lungamente alla “pratica” della vela, e l’attrazione forte per quest’ambiente a me sconosciuto che è la montagna. Vivo in un quartiere dal nome e dai contenuti fortemente suggestivi, Barriera di Milano, un quartiere che ha visto partendo dal 1955 una lenta immigrazione, all’inizio solo quasi di pugliesi e successivamente da parte del resto del mondo. Da questo quartiere come da quasi tutta Torino si ha la fortuna di poter vedere le montagne che la circondano e devo dire che per me, non so per gli altri, abituato a vedere solo orizzonti piatti di color blu, grigio, verde, poter allungare lo sguardo fino alle cime spesso innevate è un opportunità incredibile per avere sempre presente dove rifugiarsi con la mente finalmente liberi e lontani da molto. Ti scrivo perché ultimamente mi è capitato di leggere alcune tue cose; avevo assisto anche ad una tua conferenza qui a Torino durante il salone del libro ed è inutile ti stia a dire quanto sia stato piacevole ascoltarti; ma dicevo, un libro mi ha particolarmente colpito “Sulle tracce di Nives”.
Cercherò brevemente di raccontarti delle cose che hanno a che fare con il mio percorso artistico. Anni fa tra l’altro feci un lavoro che si intitola “ HAIRETIKOS – OPERA VIVA”. Hairetikos è un titolo che adopero dal 2001 per quasi tutti i miei lavori, l’etimo dal Greco (colui che sceglie), lo uso come sorta di certificato di garanzia atto a vidimare il mio tentativo di dichiararmi uomo libero. Il secondo titolo è na’ bellezz,(come si direbbe a NapoliJ), perché fa riferimento ad un termine nautico e nel contempo ad una mia intenzione. Sullo scafo delle barche esiste una linea che si chiama “linea di galleggiamento”, questa linea divide la barca in due parti, una emersa e una sommersa, notoriamente, per i pratici di mare, la parte sommersa si chiama “OPERA VIVA”. E’ interessante riflettere che in questo caso la parte viva della barca sia la parte invisibile, la parte che si relaziona con gli “Abissi”.
Ti risparmio, per non dilungarmi troppo, la descrizione del lavoro vero e proprio. Ho voluto soffermarmi solo sul titolo perché da questo nasce un ulteriore lavoro che vorrei sottoporre alla tua attenzione. Nel 2007 incomincio a girare per mercatini di vario genere cercando fotografie -e non cartoline- ritraenti montagne, queste foto partono all’incirca dai primi del 900 sino ad arrivare agli anni ’70. L’idea nasce da una domanda molto semplice, perché tanta fatica è stata fatta?  Attrezzature precarie e non certo efficienti come quelle di oggi, macchine fotografiche analogiche e non certo digitali dai facili scatti usa e getta, strade allora molto più impervie di ora, perché tanta fatica per poi riportare come unico ricordo tangibile foto che non ritraggono gli autori stessi del viaggio?
A queste foto, per riportarle in vita, con la possibilità che è data all’arte, ho apposto esclusivamente una linea rossa. La linea come confine tra il basso e l’alto, la linea per mettere in evidenza la vetta, la linea che diventa linea di galleggiamento, dove però le parti dell’emerso e del sommerso si invertono, l’Opera Viva che diventa quella dove le montagne toccano il cielo, sorta di chiglie immerse nel mare infinito cielo.
Mi avvalgo dell’esperienza di queste persone, dei loro ricordi, dei loro sogni, delle loro “intenzioni”.
Ho pensato nettamente che queste foto, da me recuperate è così rivitalizzate, diventino dei ritratti, non fisiognomici dei loro autori, ma ritratti appunto alla loro intenzione….
Ne ho raccolti 48 uno più bello dell’altro, uno più commovente dell’altro.
Mi fermo qui, non ne parlo ulteriormente, perché ho letto quello che hai scritto, e tu, un milione di volte, sai farlo meglio di me. Alle parole dai immagine e forza, come per me un pochino è dato fare con altri sistemi espressivi.
Fra un mese farò una mostra a Torino e mi piacerebbe, e tu dirai -grazie al cavolo- se volessi dedicare due righe,  io una riga J, a queste cose ritrovate. Ne sarei onorato, felice, più che altro per dare “il giusto” contributo a queste cose che altrimenti sarebbero finite nei cassetti di chissà cosa e chi.
Per ultimo, ti invio qualche immagine di queste foto, te ne mando poche per non intasarti la posta e te le invio senza averne fatto una scelta, sarebbe ingiusto nei confronti degli autori.
Ti ringrazio indipendentemente dalla tua partecipazione, già solo per l’ascolto e soprattutto per quello che hai già fatto.

Ciao Alessandro Bulgini ]…

venerdì 16 marzo 2012

Mauro Mari in arte Maris

Mauro Mari in arte Maris

Mostra personale che ripercorre gli oltre quarant'anni di pittura di Mauro Maris, il pittore astratto fiorentino allievo del maestro Mario Schifano.

Dare forma alle emozioni e agli stati d'animo più contrastati, colorare le inquietudini quotidiane, i dolori laceranti o le gioie improvvise. Questa è la ricetta che Maris adotta nella sua pittura, quasi un viatico per i propri tormenti interiori, un diario sempre aperto con la sua coscienza, un colloquio meditato e sincero tra sé stesso e il mondo. Le sue composizioni, informali ma non troppo, illuminate da frequentazioni europee ed avvicinabili, per energia e tensione vitale, a Pollock e soprattutto a Mario Schifano, suo indimenticabile amico, possiedono una cifra espressiva personalissima, frutto di una istintualità guidata dall'intelletto e di una fantasia mediata dalla razionalità. Quasi uno studio di immagini mentali in continua evoluzione, che danno luogo ad un tumultuoso espandersi di forme e di elaborazioni cromatiche fatte di luminosità brillanti, di trasparenze sottili e di velature infinite, come stratificazioni della memoria. La ricerca dell'artista raggiunge anche un effetto dinamico-plastico di intensa suggestione, percepibile egregiamente sia nel grande, sia nel piccolo e piccolissimo formato, lasciando libero l'osservatore di immedesimarsi nell'opera senza staccare lo sguardo prima di averne assimilato le pulsioni, le vibrazioni interne e di avervi trovato qualcosa di riconoscibile, qualcosa di sé. (Gabriella Gentilini)

Innaugurazione Giovedì 29 Marzo 2012 ore 18:00
Presso "The Gate", Borgo S. Frediano 131 r. Firenze.
La mostra terminerà Domenica 29 Aprile 2012
Orario 18:00 - 24:00

Info:
www.mauromaris.com
















mercoledì 14 marzo 2012

La verita e nuda; ma sotto la pelle giace l'anatomia #2

COMUNICATO STAMPA


onepieceart gallery di Olimpia Orsini con takeawaygallery presenta

Seconda parte di:
La verità è nuda; ma sotto la pelle giace l'anatomia

Testo critico di Barbara Martusciello

Claudio Abate, Nobuyoshi Araki Elisabetta Catalano, Mimmo Cattarinich,

Sandro Fogli, Jan Saudek, Fernanda Veron, Claudio Vitale

Inaugurazione: sabato 24 marzo 2012, h 18

La mostra La verità è nuda; ma sotto la pelle giace l'anatomia giunge alla sua seconda parte, sorta di nuovo atto che stavolta coinvolge altri artisti dei 16 invitati a partecipare a questa esposizione corale che tratta un tema a lungo affrontato nella Storia della Fotografia che si è confrontata con il Corpo e il Nudo adottando scelte linguistiche molto differenti. Proprio tale eterogeneità di sguardo emerge da questa collettiva che, appunto, in due tappe, propone opere fotografiche che mettono in scena la nudità attraverso non solo la sensualità delle forme, l'erotismo che si rivela da trasparenze e controluce quanto, piuttosto - seppure tramite questa evidente qualità erotica -, quell'autenticità del carattere, del desiderio e di genere del corpo esibito.

Il titolo dell'esposizione è una citazione da Paul Valéry, scelta da Barbara Martusciello come ideale commento dell'iniziativa e accompagna la lettura dell'esposizione che trae sostanza poetica proprio dalla ricerca di quella pelle sotto la pelle che la Fotografia sembra celare e allo stesso tempo proteggere sulla superficie delle sue stampe, così come pare siano intenti a fare gli stessi soggetti in esse raffigurati.

Dopo Giovanni Cozzi, Angelo Cricchi, Irina Ionesco, Nino Migliori, Euro Rotelli, Pino Settanni, Alessandro Valeri, Joel Peter Witkin (24 febbraio – 20 marzo 2012) è la volta di altri otto autori: Claudio Abate, Nobuyoshi Araki Elisabetta Catalano, Mimmo Cattarinich, Sandro Fogli, Jan Saudek, Fernanda Veron, Claudio Vitale espongono le loro opere da sabato 24 marzo 2012, h 18.

Claudio Abate è critico, interprete e portavoce di esperienze artistiche contemporanee più innovative dagli anni '60 a oggi. Amico di artisti, partecipe osservatore delle loro realizzazioni, con i suoi scatti ha ricostruito pagine fondamentali della storia dell'arte affiancando a questa produzione una parallela ricerca incentrata sull'ironia che sa portare nel nudo e nella sessualità un effetto giocoso sorprendente. Nobuyoshi Araki sostiene che l'arte sia "questione di prossimità": per questo il suo scatto è inteso come diario della propria esistenza che in mostra evidenzia il suo lato più erotico e feticista. Per Elisabetta Catalano la fotografia diviene mezzo per raccontare lucidamente la società in cui viviamo, di cui ha immortalato politici, artisti, poeti, letterati, registi o calciatori; tutti sfilano di fronte al suo obiettivo, spogliati dei simboli del loro mestiere e colti nella familiarità delle espressioni e nell'essenzialità della loro intimità. Mimmo Cattarinich ha documentato oltre mezzo secolo di storia e costume d'Italia, spaziando tra soggetti e concependo il suo lavoro come scambio, emozione, avventura privilegiando non tanto la perfezione tecnica ma la verità. Per Sandro Fogli la fotografia e l'arte devono scavare nella realtà cercando di comunicare fortemente emozioni e concetti anche, come in questa mostra, restituendo atleti e nudità che nella loro fissità scultorea ci parlano di eros, di potere, di storia. Saudek ci parla di gente comune, di affetto, erotismo ed esibizionismo costruendo una bellezza dell'imperfezione che è, per questo, autentica. Fernanda Veron, di origini argentine, restituisce nuvole, paesaggi, edifici, corpi, autoritratti che si rivelano pretesti per poter liberare l'inconscio, far pressione sulla memoria, scavare nel profondo del proprio animo. A Claudio Vitale, attivo come fotografo free-lance a partire dal 1987 e come inviato o collaboratore delle principali testate italiane ed estere fino ad oggi, interessano vita e storie vere, fatte se necessario di emarginazione, violenza e paura, ma anche di sogni e speranze.

La mostra è in collaborazione con Takeawaygallery

Testo critico di Barbara Martusciello

Schede di Carlotta Monteverde

Info:

  • Seconda inaugurazione _ # 2: sabato 24 marzo 2012, h 18 - fino al 24 aprile
  • Claudio Abate, Nobuyoshi Araki, Elisabetta Catalano, Mimmo Cattarinich, Sandro Fogli, Jan Saudek, Fernanda Veron, Claudio Vitale
  • one piece art gallery, Via Margutta 53b, 00187 Roma; tel./fax: +39 06.32651909; +39 347 5207567; mail: onepieceart@libero.it., www.onepieceart.com/; takeawaygallery@gmail.com
  • Orari: da martedì a venerdì 11:00 - 13:00 / 17:00 - 19:30; sabato 10:30 - 13:00

lunedì 12 marzo 2012

DARK ISLAND di GUY LYDSTER


a cura di Lodovico Pignatti

21 aprile – 9 giugno 2012


Galleria B4 | Via Vinazzetti, 4B | Bologna












Comunicato Stampa

Sabato 21 aprile 2012 sarà inaugurata alla Galleria B4 di Bologna “Dark Island”, grande personale dello scultore neozelandese Guy Lydster, a cura di Lodovico Pignatti. Dopo il successo ottenuto in occasione di Arte Fiera OFF 2012, che l’ha visto protagonista di importanti spazi espositivi come lo Spazio Fabrizio Cocchi, la splendida cornice di Villa Hercolani, dimora cinquecentesca appena fuori le mura medievali di Bologna e la Galleria Art to Design, tappe che l’hanno reso ancor più noto a livello nazionale, Lydster rinnova l’unicità intrinseca e figurativa della sua opera con gli Headscapes inediti di Dark Island.

Dark Island, evoluzione naturale del lavoro dell’artista e delle sue continue sperimentazioni, si compone di una ventina di Headscapes - unione di Head e Landscapes (teste-paesaggi) - che evocano un viaggio metaforico verso la riscoperta di quel terreno oscuro chiamato infanzia.

La mostra si articola negli spazi della galleria che scandiscono i tre momenti del viaggio verso: la ricerca di un luogo, l’approdo alla meta e la separazione. L’esposizione è da considerarsi percorso completo nell’opera di Lydster; sono rappresentati tutti i momenti di produzione dell’opera, dalla fase iniziale più espressionista e abbozzata, che grazie all’uso della creta cruda giunge ad effetti sorprendenti, attraverso quella più dura e ricca di dettagli, fino alla fase ultima, in cui primeggia la linea compiuta del bassorilievo. Compare per la prima volta la colorazione, realizzata con pigmenti rossi, gialli e verdi, che mescolati alla creta ancora cruda stimolano in maniera sorprendente l’espressività.

Nella prima sala, il viaggiatore-spettatore è accolto da un gruppo di Headscapes che indicano un percorso da navigare.
Sono raffigurate diverse isole, rappresentazioni di possibili mete da raggiungere, tra cui un’opera fondamentale dal titolo Land of the Long White Cloud, (terra dalla lunga nuvola bianca), traduzione della parola in lingua maori “Aotearoa”, termine che indica la Nuova Zelanda. In contrasto con tali immagini di mare e isole sparse, realizzati in creta bianca, si erge centrale l’opera Dark Island, approdo del viaggiatore. Circondata da un mare mosso e verdastro, l’isola scura esercita una forza di attrazione sullo spettatore come se fosse lui stesso un nuotatore che attraversa torbide acque. Accanto, disposte a terra, un arcipelago di teste/isole si stende sul mare del pavimento.

Nella seconda sala il viaggio continua verso il cuore del terreno raggiunto. L’occhio del viaggiatore esplora la riva e si muove verso le forme organiche e i colori che fioriscono all’interno dell’isola. In questa dimensione originaria l’artista stabilisce un rapporto pacifico con i luoghi della memoria, la presenza della barriera naturale, il dolore nell’asprezza del paesaggio, e perfino la morte (è significativa la simbolica presenza di un gatto nero in agguato, bello, ma inquietante).


Il percorso si chiude nello spazio esterno della Galleria con gli Headscapes che simboleggiano gli emigranti, la partenza verso l’ignoto, in cui i viaggiatori sono muniti solamente di nostalgia e di proprie memorie. Incisi sui volti di un grappolo di grandi teste, vari squarci naturali dell’isola vengono conservati e spediti verso l’orizzonte e forse verso un’altra isola. L’esperienza straziante dell’emigrante è la metafora della difficile separazione fisica e spirituale dal viaggio ed emblema del forte legame uomo-natura. L’artista ci invita a scoprire quanto la natura sia una forza non solamente più grande di noi, ma anche una forza che cresce in noi.

A completare il percorso, una decina di disegni dell’artista che esprimono la percezione dell’ambiente visto dal mare; ossia la rigida geometria dell’immenso paesaggio, risultato delle diverse congiunzioni naturali e marine.

La mostra segna anche il percorso della vita che ci vede protagonisti di un viaggio interiore in cui la natura è il mezzo che ci conduce all’essenza e invita ad una riflessione sulla nostra presenza nel mondo.



Guy Lydster scultore neozelandese nasce a Auckland nell’aprile del 1955, ma si trasferisce con la famiglia a Vancouver molto presto.
Già da bambino scopre l’amore per l’arte, inizia a studiare teatro, poi si dedica alla pittura e infine arriva alla forma simbolica a lui più congeniale: la scultura.
Nei primi anni 80 si trasferisce a Bologna per studiare all’Accademia delle Belle Arti e finito il suo percorso universitario decide di rimanere a vivere e lavorare nel capoluogo emiliano.

Per Guy Lydster sono stati di fondamentale importanza per lo sviluppo del suo percorso di scultore il riferimento e lo studio di Henry Moore, Constantin Brancusi e Alberto Giacometti entrambi, come lui, intrisi di naturalismo e essenzialità; ma ancora di più si nota la forte ispirazione primitiva che ha trovato nei suoi luoghi di origine. L’arte eschimese, quella indiana e quella imponente e spirituale dell’Isola di Pasqua trovano nella scultura di Guy un importante sviluppo.

Inizia il suo lavoro cercando una pietra che possa fargli da bozzetto per l’opera, quando l’idea è chiara crea una base sulla quale innalza un asse verticale e alla quale aggiungerà materiale fino a creare una testa. Quando la forma è finita inizia a svuotarne il cranio, tagliandola con piccole e controllate incisioni da neurochirurgo. Lo svuotamento collabora anch’esso alla creazione della forma che si plasma dall’interno non seguendo un canonico modellamento anatomico. Le parti del cranio vengono poi ricomposte; aggiungendo materiale per la memorizzazione del paesaggio, lo scultore procederà ad un secondo svuotamento fino al raggiungimento della giusto equilibrio tra mente e corpo.
I materiali utilizzati sono creta, argilla, marmo, pietra e travertino.


Agenzia di Comunicazione:
Culturalia di Norma Waltmann
Agenzia di comunicazione
Bologna - Vicolo Bolognetti 11
tel : +39-051-6569105
fax: +39-051-2914955
mob: +39-392-2527126
email: info@culturaliart.com
web: www.culturaliart.com

sabato 10 marzo 2012

Institut Français Milano | ZHENG RONG "natura sognata" | Palazzo delle Stelline, 15 – 30 marzo 2012




COMUNICATO STAMPA


Nell'ambito del Festival di Cinema Africano, d'Asia e d'America Latina di Milano, l'Institut Français Milano ospiterà nella sua galleria d'arte una personale della pittrice cinese Zheng Rong.

15 – 30 marzo 2012

ZHENG RONG

"natura sognata"

a cura di Claudio Cerritelli

Inaugurazione: giovedì 15 marzo, ore 18.00

Quella di Zheng Rong è una Cina riletta e interiorizzata, paesaggi mentali trasfigurati nella memoria, armonie della natura narrate in forme fluide, alberi, boschi, piante, stagioni, un viaggio che è separazione, ma anche scoperta della parte più profonda e intima di sé.

Biografia

Zheng Rong si è laureata alla Facoltà di belle arti dell'Università normale di Shanghai. Nel 1986 si è trasferita in Italia, dove ha frequentato l'Accademia di Brera di Milano, diplomandosi nel 1990. Attualmente vive e lavora a Milano, dedicandosi alla ricerca sulla pittura contemporanea e all'insegnamento.

testo critico di Claudio Cerritelli

progetto, coordinamento e presentazione di Annamaria Gallone

GALLERIA DELL'INSTITUT FRANÇAIS MILANO

Palazzo delle Stelline - Corso Magenta 63, 20123 Milano

tel.02 4859191

www.institutfrancais-milano.com














Henri Cartier-Bresson a Etroubles(AO) - Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran

Per la prossima stagione estiva il comune di Etroubles (AO) dedicherà una mostra ad Henri Cartier-Bresson, il famosissimo fotografo francese. Continua, così, la proficua collaborazione con la Fondation Pierre Gianadda di Martigny ed il suo Presidente Léonard Gianadda – cittadino onorario di Etroubles. Dal 16 giugno al 16 settembre l’esposizione presenterà una significativa selezione della più ampia collezione privata di opere del grande fotografo francese: la collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran offerta alla Fondation Pierre Gianadda il 19 novembre 2005. Sono 226 le fotografie che raccontano la storia di una lunga amicizia fra tre famiglie: Sam, Lilette e Sébastien Szafran; Henri Cartier-Bresson e Martine Franck; Léonard e Annette Gianadda. Queste foto, tutte in bianco e nero, son
o state offerte a Sam, Lilette e Sébastien da Henri Cartier-Bresson alla luce di un’amicizia trentennale fatta anche di pranzi condivisi, passeggiate nella città di Parigi, discussioni appassionate e anche di momenti di contrasto. Questa collezione è un riflesso fedele e sorprendente del percorso artistico di Henri Cartier-Bresson. Infatti, raccoglie fotografie della giovinezza, grandi incontri, testimonianze di momenti storici, paesaggi vicini e lontani, volti amati e ritratti di molti artisti: Pierre Bonnard, Henri Matisse, Alberto Giacometti, Francis Bacon, Richard Lindner, Lap Sze-To…; di scrittori: James Lord, René Char, Gérard Régnier, detto Jean Clair, Louis-René des Forêts. Completano la raccolta alcune immagini scattate da amici comuni: Man Ray e Robert Doisneau ed anche Martine Franck. Molte le foto con dedica: giochi di parole, calembour o versi da scolaro che evocano un’amicizia fraterna, interrotta solo dalla scomparsa di Henri. L’esposizione è stata presentata solo nel 2005 dalla Fondation Pierre Gianadda di Martigny. Sarà curata da Jean-Henri Papilloud, Sophia Cantinotti e Alessandro Parrella con il sostegno delle Associazioni Culturali Parrellarte, ArtEtroubles la collaborazione dell’architetto Paola Ciaschetti per gli allestimenti. Il catalogo sarà pubblicato dalla Fondation Pierre Gianadda di Martigny. L’amministrazione comunale esprime la sua gratitudine alla Fondation Pierre Gianadda e al suo presidente, Léonard Gianadda per la generosa collaborazione che porta ancora una volta a Etroubles un artista di fama internazionale. Comune di Etroubles

venerdì 9 marzo 2012

Naturalia & Mirabilia | Galleria d'Arte Il Castello, Trento | 24 marzo – 22 Maggio 2012



GALLERIA D'ARTE IL CASTELLO

Via degli Orbi 25 – Trento


Elena Brazzale & Aura Zecchini

Naturalia & Mirabilia


A CURA DI ALBERTO ZANCHETTA



24 marzo – 22 Maggio 2012


Inaugurazione: sabato 24 marzo ore 18.30


In occasione della loro prima mostra nella città di Trento, si è deciso di affiancare l'erbario di Elena Brazzale all'insettario di Aura Zecchini affinché si completino a vicenda. Forme e cromie si effondono dalla fragrante/organolettica pittura delle due artiste, le quali sembrano attingere ai segreti scrigni della natura. Se com'è vero la natura aiuta a capire meglio la realtà in cui l'uomo vive, è altresì possibile riconoscere in essa ambiguità e latenze umane; allo stesso modo in cui Zecchini fa corrispondere le sue diafane figurazioni ai vizi capitali ("Superbia" e "Invidia" sono i nomi di alcuni suoi quadri, mentre un'intera serie di opere su carta reca il nome di "Accidia"), ecco che Brazzale implementa le specie botaniche con antropici ammennicoli, creando una commistione tra Dioscoride e Galeno, ossia tra la botanica e l'anatomia. Poiché la natura è indissolubilmente legata all'uomo, ai suoi cambiamenti, alle sue scelte, le due artiste riconsiderano la concezione antropocentrica – che non è soltanto unità di misura per tutto ciò che esiste, ma rappresenta viepiù un universo fatto a nostra immagine e somiglianza – alla maniera di Henri-Frédéric Amiel, perché «noi siamo tutti visionari e ciò che vediamo è la nostra anima nelle cose».

Esercitando la propria volontà sulla natura, le due artiste trapassano in essa e si mantengono in bilico tra naturalia, artificilia e mirabilia. Organici e voluttuosi, i lavori di Elena Brazzale suggono la propria vita dalla sensibilità tecnica e umorale dell'acquerello; su piccoli o grandi fogli di carta assistiamo quindi a una trasfigurazione vegetale, con stravaganti specie botaniche che mettono in mostra la loro pruriginosa – e comunque effimera – esistenza. Nei dipinti su tela l'artista accentua ancor più l'effetto di horror vacui: "Germogli", "Grovigli" e "Giardini" si affastellano in modo indissolubile, trasformandosi in un vortice di colori e decorazioni al limite dell'astrazione (ma che non per questo risultano meno reali). Le opere di Aura Zecchini si inseriscono invece nella grande tradizione della natura morta, che a ben guardare è un "trionfo della vita". La calma apparente che si annida in queste opere non è così quiescente come vorrebbe darci a intendere: con un disegno stilizzato, rapido e dinamico, l'artista ci mostra la vitalità del mondo vegetale mentre si sublima nella varietà del linguaggio pittorico. Le infiorescenze naturali finiscono così per confondersi o camuffarsi con il brulicare degli insetti, che cercano di ghermire la scena del quadro. Lo sguardo lenticolare dell'artista-entomologa si ostina a osservare quel "popolo dell'erba", sempre frenetico, sempre indaffarato, che nasconde dettagli sorprendenti, quasi volesse accentuare la nostra inclinazione alla contemplazione e all'intimismo.

Elena Brazzale è nata nel 1980 a Malo (VI), vive e lavora a Fara Vicentino (VI).

Aura Zecchini è nata nel 1983 a Peschiera del Garda (VR), vive e lavora a Milano.

ORARI MOSTRA:

10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30

domenica e lunedì mattina su appuntamento

GALLERIA D'ARTE IL CASTELLO

Via degli Orbi 25 – 1° piano, 38122 Trento

0461/090223 | galleriailcastello@gmail.com | www.galleriailcastello.it



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