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venerdì 23 agosto 2013

MOSTRA TARSHITO MAGLIE

"TARSHITO SPECIALE SALENTO": DOMANI A MAGLIE

LA TERZA MOSTRA DEDICATA AI TRENTA ANNI DI CARRIERA DEL CELEBRE ARTISTA PUGLIESE

Penultima tappa salentina per il progetto espositivo itinerante "Tarshito Speciale Salento", organizzato dall'associazione culturale Salento Agorà di Castro, con il patrocinio della Provincia di Lecce e dei Comuni di Poggiardo, Castro, Maglie, Nociglia.

Domani, sabato 24 agosto, alle ore 21, nel Liceo "Francesca Capece", si terrà l'opening della mostra intitolata "Animali sacri - Il rispetto", la terza delle quattro che ripercorrono iconograficamente l'intero percorso espressivo dell'artista pugliese Tarshito.

Allestita nella Galleria Fondazione "Francesca Capece" del Comune di Maglie, dove si potrà visitare fino al 13 settembre prossimo, questa sezione espositiva ruota attorno al tema del valore, del rispetto e dell'amore verso gli animali. Ispirata alla frase di Ghandi ".. la grandezza di una nazione si può valutare dal modo in cui tratta gli animali…", la mostra propone animali dipinti su carta fatta a mano con il corpo che porta l'unità, una tigre scolpita in legno che nasce da una grande radice il cui corpo mostra nuovi continenti che non hanno le linee che dividono. Animali sacri che portano un nuovo mondo unito, mischiato, senza frontiere. Tartarughe ed elefanti le cui gambe diventano colonne per templi laici. 



L'evento "Tarshito Speciale Salento" dedicato all'attività trentennale del celebre artista si è aperto il 13 luglio scorso a Poggiardo con la mostra "Vasi - L'ascolto" e si svilupperà fino al 29 settembre prossimo. Dopo Castro e Maglie, l'ultima tappa sarà nel Comune di Nociglia ("Guerrieri d'amore - Le qualità"). Tutte le mostre composte da dipinti, sculture, installazioni, sono a cura della professoressa Marina Pizzarelli. Ogni tappa, inoltre, prevede il coinvolgimento attivo del pubblico che partecipa ad un happening in ogni paese ospitante.


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Redazione del CorrieredelWeb.it

MOSTRE CASTELLO ACAYA

GRANDE SUCCESSO PER LE  MOSTRE DI "FINETERRA 2013" 

AD ACAYA: REGISTRATI MILLE VISITATORI IN UN MESE

Grande successo di pubblico per le mostre "Roca nel Mediterraneo" e "Archeologia e follia" di Riccardo Dalisi allestite nel castello di Acaya nell'ambito di "Fineterra 2013", la rassegna promossa dalla Provincia di Lecce - assessorato alla Cultura, in collaborazione con l'assessorato provinciale al Turismo e Marketing territoriale, il Servizio provinciale Ambiente, l'Istituto di Culture mediterranee della Provincia di Lecce e la Camera di Commercio di Lecce.

Le due mostre hanno registrato fino ad oggi una media di 1000 visitatori al mese, attestandosi tra le esposizioni più viste nel Salento.

"Roca nel Mediterraneo" ripercorre la storia di Roca Vecchia nell'Età del bronzo e del ferro attraverso immagini, sistemi di rappresentazione virtuale del paesaggio, ma anche riproduzioni di materiali archeologici e la ricostruzione dei loro contesti di rinvenimento. Articolato in nove sezioni tematiche, il percorso espositivo ha una finalità principalmente didattica. Il visitatore, quindi, ha l'opportunità di sperimentare un approccio al passato non solo teorico, ma caratterizzato da un contatto diretto ed empirico con le attività produttive degli antichi abitanti del Salento.

La mostra, curata da Oronzina Malecore dell'Istituto di Culture mediterranee della Provincia di Lecce e Luigi Coluccia dell'Università del Salento, con il coordinamento di Luigi De Luca, sarà aperta fino al 26  gennaio 2014  nei seguenti giorni ed orari: dal martedì al venerdì ore 9.30 - 12.30 e 18 - 21; sabato e domenica ore 10 - 12.30 e 18 - 21 (agosto); dal martedì al venerdì ore 9.30 - 12.30 e 17 - 20; sabato e domenica ore 10 - 12.30 e 17 - 20 (settembre). 

Il costo del biglietto intero è di 5 euro. I bambini dai 6 ai 14 anni, gli over 65 e i gruppi di oltre 25 persone pagano 3 euro. L'ingresso è gratuito per i disabili e i loro accompagnatori.  

"Archeologia e follia" di Riccardo Dalisi è una mostra nella mostra, provocatoria e nello stesso tempo universale, nella quale il passato viene contaminato e esplorato per interpretare l'uomo contemporaneo e la sua follia di sopravvivenza. Riccardo Dalisi affronta l'affascinante trama della mente umana lungo il corso dei secoli, dove la storia, "magistra vitae", cede il passo all'immaginario, dove i "pazzi " aprono vie che poi percorreranno i savi e dove "senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno".

Nato a Potenza nel 1931, Dalisi ha ricoperto la cattedra di Progettazione presso la facoltà di Architettura di Napoli ed è stato direttore della Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale presso la stessa Facoltà. Negli anni '70, insieme a Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branzi e altri, è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva tutti i gruppi e le persone che in Italia coprivano l'area più avanzata della cosiddetta "architettura radicale". Da sempre impegnato nel sociale, ha fondato l'Università di strada, l'associazione Semi di Laboratorio e ha promosso il "Premio Compasso di latta", iniziativa per una nuova ricerca nel campo del design nel segno del sostegno umano, della eco compatibilità e della decrescita. Alla sua attività di architetto, di designer, di scultore e di pittore sono state dedicate diverse mostre in Italia e all'estero.

Curata di Cintya Concari e Roberto Marcatti, la mostra di Dalisi sarà visitabile fino al 30 settembre 2013.

Sempre il castello di Acaya, scelto quest'anno come luogo simbolo del festival Fineterra, ha ospitato altre due mostre nell'ambito della rassegna fortemente voluta dalla vicepresidente e assessore alla Cultura della Provincia di Lecce Simona Manca: nella sala del torrione, la videoinstallazione "Landstories", realizzata da "Four in the Morning" per Expo 2015, in occasione  della Biennale di Architettura 2012, a cura di Dario Curatolo, con la regia del direttore di RaiNews24 Monica Maggioni. 

Le scuderie dell'antica fortezza hanno accolto "Intrecci di Civiltà. Tradizioni e Visioni", una mostra dedicata ad alcuni manufatti realizzati da donne arabe e israeliane su progetto e disegno di architetti e designer italiani, nel pieno rispetto della propria artigianalità e nel recupero dei propri materiali autoctoni, nell'ambito di un programma di cooperazione internazionale con i territori palestinesi. 

Nell'ex Chiesa di san Francesco della Scarpa a Lecce continua, invece,  fino al prossimo 31 agosto, la mostra "A Oriente. Il sogno arabo visto da qui", curata dal Museo provinciale Sigismondo Castromediano sempre nell'ambito del Festival Fineterra 2013. 



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Redazione del CorrieredelWeb.it


giovedì 22 agosto 2013

mostra Illuminare l'Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento-Palazzo de' Mayo, Chieti



 

PROROGA DELLA MOSTRA FINO A 13 OTTOBRE 2013

 

ILLUMINARE L'ABRUZZO.

 

CODICI MINIATI TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO

 

Museo Palazzo de' Mayo

Largo Martiri della Libertà - Chieti

 

Sul sito www.culturaliart.com immagini ad alta risoluzione e cartella stampa

E' stata prorogata fino a 13 ottobre la mostra "Illuminare l'Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento" la quale offre un'occasione imperdibile per ammirare, in esclusiva, una prestigiosa selezione del patrimonio librario medievale e rinascimentale abruzzese. Visto l'enorme successo (oltre 7500 visitatori) tutti gli Enti coinvolti hanno deciso per un prolungamento dell'apertura fino all'autunno grazie all'enorme affluenza di un pubblico nazionale ed internazionale che con grande costanza ha visitato le sale della sede museale della Fondazione Carichieti, il Museo Palazzo de' Mayo.

 

La splendida esposizione, a cura di Gaetano Curzi e Alessandro Tomei dell'Università di Chieti "G. D'Annunzio", di Francesca Manzari, dell'Università di Roma "Sapienza" e di Francesco Tentarelli, Soprintendente per i Beni Librari dell'Abruzzo, è stata organizzata con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Carichieti.  E' finanziata dalla Regione Abruzzo in convenzione con il Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell'Università di Chieti "G. D'Annunzio", il contributo dell'ADSI – Associazione Dimore Storiche e della Carsa Edizioni.

L'esposizione presenta un vasto corpus di manoscritti miniati di proprietà delle Biblioteche pubbliche ed ecclesiastiche abruzzesi, soprattutto materiali finora sconosciuti o recentemente ritrovati e indaga sulle sottili collaborazioni e i differenti scambi artistici che fanno di questa realtà un patrimonio tutto da scoprire. In mostra vi sono due fogli dei corali rubati da Guardiagrele rintracciati da Francesca Manzari sul mercato antiquario, il Messale per Offida conservato alla Biblioteca Palatina di Parma, i fogli miniati oggi alla Fondazione Cini di Venezia, l'Exultet di Avezzano, raro esempio di rotolo di pergamena della lunghezza di quasi 6 metri prodotto a Montecassino nell'XI secolo per Pandolfo, vescovo della città abruzzese, e incantevoli riproduzioni di codici di provenienza regionale custoditi in vari Istituti Esteri (Real Biblioteca–Escorial, Metropolitan Museum–New York, Pierpont Morgan Library–New York, Bibliothèque Nationale–Parigi, Musée Marmotta –Parigi). Delinea inoltre, grazie a prestigiose acquisizioni, un profilo nuovo della produzione abruzzese tra XI e XV secolo, attraverso la catalogazione di oltre settanta opere, tra codici e fogli staccati, conservate in Italia in Europa e negli Stati Uniti.

In Abruzzo la produzione libraria miniata tra XI e XV secolo è straordinaria grazie a botteghe di professionisti, ubicate soprattutto nei centri di Chieti, L'Aquila e Teramo, che operavano realizzando opere  dallo stile più vario.

Le numerose ricerche effettuate dai curatori nell'ultimo decennio hanno permesso di scoprire nuovi manoscritti, artisti e botteghe facendo emergere una rete di rapporti differente rispetto a quanto era stato fissato nella storiografia precedente. Molti codici sono nati dalla collaborazione di più artisti, la cui presenza è rilevabile anche all'interno di una piccolissima immagine, e talvolta anche di diversa provenienzal.

Nell'omonimo volume "Illuminare l'Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento" a cura di Alessandro Tomei e Gaetano Curzi, Francesca Manzari e Francesco Tentarelli è possibile leggere le schede delle opere e saggi sulla scrittura e sulla miniatura abruzzese tra XII e XV secolo.

INFORMAZIONI UTILI:

Periodo di apertura al pubblico: fino a 13 ottobre  2013

Ingresso gratuito

Orario estivo (Agosto):

martedì - domenica 19-23

Orario invernale (Settembre-Ottobre)

martedì - venerdì 10-13

sabato - domenica 10-13 e 16-20

Lunedì chiuso

Visite guidate su appuntamento

 

Informazioni per il pubblico:

Tel: +39- 0871-359801 Fax: +39-0871-347606

E-mail: info@fondazionecarichieti.it

Sito: www.fondazionecarichieti.it

 

Ideazione e progetto:

Francesca Manzari, Alessandro Tomei

Comitato scientifico

Lucia Arbace, Marco Buonocore, Gaetano Curzi, Antonella Madonna, Fabrizio Magani, Francesca Manzari, Francesco Tentarelli, Alessandro Tomei



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Redazione del CorrieredelWeb.it


"A ORIENTE. IL SOGNO ARABO VISTO DA QUI":

"A ORIENTE. IL SOGNO ARABO VISTO DA QUI": 

A SAN FRANCESCO DELLA SCARPA PROSEGUE FINO AL 31 AGOSTO

LA MOSTRA PROMOSSA DA PROVINCIA E MUSEO CASTROMEDIANO


Si può ancora visitare, nelle sale espositive dell'ex chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce, la mostra "A Oriente. Il sogno arabo visto da qui" promossa dall'assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce con il Museo provinciale "Sigismondo Castromediano", nell'ambito della rassegna culturale "Fineterra 2013. Storie di paesaggi".

Inaugurata il 20 luglio scorso dal presidente della Provincia Antonio Gabellone e dalla vicepresidente e assessore alla Cultura Simona Manca, con la partecipazione, tra gli altri, del soprintendente al Polo Museale di Napoli Fabrizio Vona, del conservatore del Monumento Nazionale del Girolamini di Napoli Umberto Bile e dell'attrice Gioia Spaziani, la mostra sarà aperta fino al prossimo 31 agosto (dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19).

L'allestimento ruota attorno alle suggestioni visive di artisti pugliesi e meridionali che tra Otto e Novecento guardavano a Levante per trovare spunti e riflessioni. Paesaggi desertici, strade e villaggi, palazzi e terrazze, cammelli, figure femminili e uomini avvolti in tuniche e turbanti sono i soggetti prediletti di queste evocazioni pittoriche che si svolgono tra memorie, reportage fotografici, disegni e dipinti in cui si perdono le effettive dimensioni geografiche e l'Oriente diventa teatro, proiezione, messa in scena, sogno, quindi, dell'Occidente.

La selezione di circa trenta opere scelte in area pugliese e meridionale rivela personalità meno conosciute ma anche per questo estremamente interessanti come quella del salentino Vincenzo Valente, figura di artista viaggiatore che svolge la sua attività in Egitto, del biscegliese Leonardo De Mango, il quale trascorre gran parte della sua vita a Istanbul, dello scultore Angelo Cives fino all'attività di Nino Della Notte, un altro salentino sedotto dall'Africa durante la sua esperienza in epoca coloniale. 

Al fianco di artisti e quadri già noti come "Le ricamatrici Levantine" di Francesco Netti (Santeramo in Colle 1832-1824), la preziosa, eccezionale, presenza di un'opera di Domenico Morelli Arabo che fuma il narghilè, la cui storia si lega al Salento. 

La selezione di opere comprende anche dipinti, disegni e sculture di  Leonardo De Mango (Bisceglie 1843 - Costantinopoli 1930), Vincenzo Valente (Specchia 1846-Napoli 1889), Antonio Piccinni (Trani 1846 - Roma 1920), Vincenzo Marinelli (San Martino d'Agri /Potenza 1818 - Napoli 1892), Angelo Cives (Molfetta 1879 - Roma 1920), Nino Della Notte (Lecce 1910 - 1979), provenienti da collezioni pubbliche e private della regione.

La mostra è quindi il risultato di una efficace e concreta collaborazione tra il Museo provinciale "Sigismondo Castromediano" e i privati, che hanno offerto la possibilità d'uso delle loro collezioni, e le altre istituzioni museali pubbliche pugliesi che hanno messo a disposizione parte del loro patrimonio.

Per la vicepresidente della Provincia di Lecce e assessore alla Cultura Simona Manca "L'allestimento di San Francesco della Scarpa coincide perfettamente con la linea culturale seguita dalla Provincia di Lecce che, con il Festival Fineterra, ha voluto e saputo cogliere ancora una volta l'occasione per parlare di Mediterraneo, promuovendo un intenso scambio di incontri e collaborazioni".

Lecce, 22 agosto 2013



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Redazione del CorrieredelWeb.it


MUSA: schegge di vita al mare d'inverno-mostra Capatti


 

"Schegge di vita al  mare d'inverno"

Al Museo del Sale di Cervia 13 scatti artistici di Sandro Capatti

 

 

 

MUSA, Museo del sale di Cervia

Via Nazario Sauro 24

26 agosto - 30 settembre 2013

Tutti i giorni dalle 20.30 alle 23.30

 

Si svolgerà a MUSA, museo del sale di Cervia, da lunedì 26 agosto a venerdì 30 settembre la mostra fotografica dal titolo "Schegge di vita al mare d'inverno".  Le immagini mostrano  mare e territorio durante il periodo invernale, in un  momento in cui le spiagge sono poco frequentate e l'aria più fredda avvolge i luoghi connotandoli di un fascino e magia particolari.

Luoghi e atmosfere offrono spazio all'interiorità, al pensiero profondo, alla calma, alla meditazione.

L'autore  ci presenta il suo lavoro

"Riassunti in 13 scatti,  gli istanti unici su cui si è posato lo sguardo per cogliere, attraverso la tangibile realtà quotidiana,  momenti che sprofondano in uno spazio infinito di sensazioni altalenanti, di una rarefatta atmosfera che solo il mare d'inverno può avere.

Riflessi di vita concreta che, fermati dall'obiettivo, evidenziano una più vasta dimensione atemporale.
Un  racconto attraverso le immagini,  di mestieri e di gente di mare, di pescherecci che salpano all'alba,  di cantieri e saline in attivo,  di stabilimenti balneari ed alberghi chiusi;  e ancora una visione sospesa di spiagge solitarie e svuotate che riflettono attraverso dettagli di oggetti o persone ritratte per caso,  un senso di abbandono e di attesa, di silenzio e di ansia sopita, di un passato che rincorre ed un futuro che si allontana.

Frammenti di un mare dolce e terribile, che con forza attrae e distrugge ma che con il tempo, attraverso una voce libera ed antica,  restituisce tutto, soprattutto i ricordi. 

Un mare quello d'inverno che sembra senza limiti, eppure echeggia e rumoreggia solo quando li incontra, quando infrangendosi sugli scogli, con le sue onde trasportate dal vento,diventa schiuma, quando sfinendosi sulla spiaggia, risacca, quando  incontrandosi con il cielo all'orizzonte si fonde e si annulla e dunque i suoi limiti diventano la sua bellezza: proprio come per ognuno di noi."

Nel 1992 Sandro Capatti diventa fotografo professionista dopo aver frequentato la scuola di fotografia a Milano. Inizia a collaborare con vari professionisti, facendo esperienza con vari tipi di fotografia. Quella da cui è più attratto è il foto giornalismo, fa esperienze con varie testate giornalistiche italiane, per 5 anni vive e lavora in Canada collaborando con agenzie e con il quotidiano Il Corriere Canadese di Toronto.
Ha realizzato varie mostre fotografiche collettive e personali in Italia e all'estero.
Nel  2000 gli viene riconosciuto il premio come miglior fotografo del Giubileo nella sez .B/W e nel 2001 come miglior fotografo dell'anno sempre nella sez. B/W.

Ha svolto vari reportage di carattere sociale in Africa, dall'Eritrea al Togo, Benin, Sudan e Darfhoru, Etiopia ed altro, l'argomento sociale per Capatti è fondamentale: denunciare i soprusi, i diritti violati sui bambini e  donne,  fame e carenze sanitarie ecc.

Nel dicembre 2003 partecipa al PREMIO NICOLINI a Ferrara.  La sua fotografia riceve una menzione speciale di merito nella sezione pittura. Questo perché le sue immagini fotografiche di alta qualità e tecnica vengono  considerate anche come immagini artistiche di grande spessore qualitativo e creativo.
In ottobre 2010 è uscito il suo libro dal titolo "SORRISI STRAPPATI ALLA GUERRA" realizzato nei campi profughi e degli orfanotrofi della Bosnia, step conclusivo di questo progetto realizzato in collaborazione con l'associazione Cosmohelp di Faenza.

Da maggio del 2010 ha iniziato un progetto sul tema del nucleare recandosi in Bielorussia ed Ucraina nelle zone contaminate dalle radiazioni e al reattore di Chernobyl. In maggio 2011 presso l'Antica Biblioteca Nazionale di Gomel in Bielorussia,sono state esposte  50 immagini in bianco e nero realizzate nella cosiddetta "zona 30", il raggio di 30 km dichiarato non più vivibile per l'uomo a causa della contaminazione radioattiva.  Il progetto si svolge in collaborazione con l'associazione Help for Children di Parma.

 

 

Cervia 22 agosto 2013

 


                                                                                  



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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 21 agosto 2013

Jolanda Spagno "Sùrrealisma" - Ostuni

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA 
L.go Arcid. Trinchera 28 (Centro Storico), Ostuni


presenta

SÙRREALISMA

Personale di Jolanda Spagno 

a cura di Carmelo Cipriano 

Inaugurazione: sabato 31 agosto 2013, ore 19.00

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA, c/o Spazio Purgatorio, Via Alfonso Giovine (Centro Storico), Ostuni


Testi critici: Carmelo Cipriani

Catalogo: in galleria

In collaborazione con: Casbah Art Cafè

      Officine Tamborrino


La mostra sarà visitabile tutti i giorni (fino al 13 settembre) dalle 15.00 alle 22.00. 


Complice o spietato avversario, il bianco è presenza compendiaria e tautologica assenza. Con  algida imposizione può annullare o rendere possibile ogni cosa. Il foglio, sua sensoriale trasposizione, è l'ineliminabile punto di partenza della creazione, principio di ogni progettualità.

Legata ad una figurazione esplicita, estetizzante ed allucinata, memore di certo surrealismo, Jolanda Spagno mantiene la sua ricerca in equilibrio perfetto tra bellezza formale e approccio criptico della realtà. Dal silenzio del supporto emerge l'immagine, sempre ambigua, più ritrovata che creata. Il volto di estranianti sentinelle o il profilo di un bosco o di un orizzonte lontano, sono apparizioni fragili e rivelatrici di un universo di energie segrete; ritratti e alberi uguali a se stessi, di fatto unici, affiorano delicatamente per condurci in una dimensione mitica e fiabesca, in un'alterità diacronica e sincronica. 

Il suo peculiare linguaggio, lontano dal realismo ortodosso, delinea composizioni studiate in cui nulla è accessorio e tutto è essenziale. La consueta finzione del reale si destruttura nel raddoppiamento delle parvenze, originariamente generate da abbacinanti volumi di pierfrancescana perfezione. Aspirando alla dimensione ideale la figurazione è spinta ad estraniarsi dalla quotidianità, preferendo ad essa una visione magica ed evocativa, autenticamente poetica eppure problematica: un sogno che tende a farsi incubo nella sua sacrale e altera bellezza. 

Ombra e luce, bianco e nero, si sfiorano in un incontro fluido e mobile, che si stempera a tratti in passaggi chiaroscurali rarefatti, in un gioco di tonalità grigie intermedie e mutevoli. Abbinando le doti primigenie del disegno all'ambiguità percettiva di immagini lenticolari, l'artista costruisce le sue opere confondendo i piani spazio-temporali. Mentre l'abilità tecnica, espressa nella resa anatomica ineccepibile e nei chiaroscuri calibrati, accresce l'inganno, inducendo a spostare l'ambito di riferimento in un altrove lontano, la trasmutazione alchemica degli elementi visivi rispecchia una riflessione esistenziale profonda, un'esortazione ad abbandonarsi alla trasformazione e a non opporsi ai passaggi di vissuto. 

Metafore di un sincero sforzo ermeneutico, le sue opere conservano l'enigmaticità dell'ultima avanguardia storica, a cui non a caso è dedicata la mostra, intitolata Sùrrealisma, traduzione islandese del nome del celebre movimento primonovecentesco. L'Islanda, gelido paradiso, paese di per sé sibillino nella rarefazione abitativa e nel silenzio mediatico, è degno paesaggio e auspicato scenario per il lavoro dell'artista.    

Mediante una pittura rarefatta nei mezzi espressivi e densa nei contenuti, procede per derivazioni e revisioni della forma. Quest'ultima, analizzata nelle sue molteplici capacità illusorie, si abbandona allo scavo antropologico e alle profondità psicologiche. Le figure appaiono bloccate in un tempo senza memoria, ma in cui tutti i ricordi si affollano e reclamano ascolto. In una sorta di fenomenologia dell'apparizione, generata dalla reiterazione iconica delle lenti olf, l'immagine acquisisce un aspetto decantato e sospeso. 

L'atmosfera di sospensione metafisica, legata al muto dialogo delle forme e alla tensione evocativa dei rapporti chiaroscurali, tramutano le opere in visioni interiori, che ci invitano ad estraniarci dal vivere comune per intraprendere quella ricerca di verità a cui l'imperativo hic et nunc costantemente ci sottrae. 

Carmelo Cipriani


Jolanda Spagno è nata a Bari nel 1967. Conseguito il diploma all'Accademia di Belle Arti di Bari, dal 1995, si dedica alla produzione di videoanimazione, corsi di formazione per la realizzazione di cartoni animati e di didattica creativa dell'immagine. Dal 2012 è docente del corso "Pratiche creative per l'infanzia" all'Accademia di Belle Arti di Foggia.

Ha tenuto numerose personali. Tra le più recenti: 2011 - L'altra dimensione, a cura di C. Bortone, The Office Contemporary Art, Roma; 2009 - Prismi, a cura di G. De Palma, Area Archeologica Santa Maria Veterana, Triggiano (BA); 2007 - Lampisterie, a cura di A. D'Avossa, Galleria Verrengia, Salerno.

Tra le collettive: 2012 - Natural Party, Galleria Formaquattro, Milano; 2012 - Ouverture. La Festa dell'Arte, a cura di R. Lacarbonara, A. Frugis, N. Zito, Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (BA); 2011 - Seguendo il cammino di Marco Polo, artisti italiani dipingono Hangzhou (Cina), Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; 54° Biennale di Venezia, a cura di V. Sgarbi, Padiglione Italia/Puglia, Complesso monumentale di Santa Scolastica, Bari; Il giardino segreto. Opere d'arte del secondo Novecento nelle collezioni private, a cura di L. De Venere, Complesso monumentale di Santa Scolastica, Bari; 2010 - Eclettica, a cura di A. Marino, Castello di Carovigno (BA); 2009 - V Festival Internazionale d'Arte Contemporanea Songzhuang, Pechino (Cina); 2007 - Natività, a cura di R. Pinto, Open Space, Catanzaro.

Nel 2011 è stata selezionata per il progetto Seguendo il cammino di Marco Polo, artisti italiani dipingono la città di Hangzhou nell'anno della Cina, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e da Hangzhou cultural brand promotion. 





Luogo Evento:

Spazio Purgatorio

c/o Convento delle Monacelle

Via Alfonso Giovine (centro storico)

72017 Ostuni

Inaugurazione: Sabato 31 agosto, ore 19.00

Dal 31 agosto al 13 settembre 2013

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 15,00 alle 22,00



Orizzonti Arte Contemporanea

Piazzetta Cattedrale (centro storico)

72017 Ostuni (Br)

Tel. 0831/335373



f: orizzontiartecontemporanea


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Redazione del CorrieredelWeb.it

martedì 20 agosto 2013

“PASTORI e MACELLAI - lame e utensili dalla tradizione” mostra al Museo Nazionale Archeologico fino al 28 Settembre




"PASTORI e MACELLAI - lame e utensili dalla tradizione" mostra al Museo Nazionale Archeologico fino al 28 Settembre

Campli da secoli ha una tradizione legata all'attività dei porchettai e dei lanaioli, come si evince dagli Statuti cittadini del Cinquecento. In questo contesto storico locale, nasce la mostra "Pastori e Macellai – lame ed utensili dalla tradizione", realizzata dal Museo Nazionale Archeologico di Campli, presso la propria sede a Piazza S. Francesco, 3.
La mostra, nell'ambito della manifestazione dedicata alla Porchetta Italica di Campli (17-20 agosto), intende far conoscere alcuni oggetti comuni ai macellai e ai pastori. Condizionato dall'uso per il quale è fabbricato, il coltello assume forme e dimensionidiverse, realizzato secondo le tradizioni o le materie prime del luogo, come: corno, osso, legno e metallo. La mostra è aperta dal 17 agosto fino al 28 settembre 2013, con il seguente orario: tutti i giorni, eccetto lunedì, dalle 9,00 alle 20,00. La mostra è corredata anche da un esplicativo depliant.

La presentazione di alcuni utensili, nell'ambito di una ben specifica manifestazione, vuole essere un contributo alla esatta percezione e valutazione dell'oggetto coltello. Si sono volutamente usati vocaboli come oggetto o utensile proprio per riportarlo al suo ambito originale e naturale.  La stessa attuale legislazione, erede di una
ancora più stringente post-unitaria, la definisce utensile atto ad offendere riportandolo alla sua fisiologia originaria e distinguendone l'uso errato cioè la cosiddetta patologia. Nelle sue varie forme e dimensioni il coltello risente e viene condizionato dall'uso per il quale è costruito, dalle materie prime a disposizione del coltellinaio dalle tradizioni più o
meno consolidate, del luogo di costruzione o di distribuzione. Una delle cose che salgono subito agli occhi in questa piccola esposizione è la svariata quantità di forme e varianti pur nella comune destinazione. Se infatti alcune caratteristiche sono legate alla diretta finalità, taglio di determinate materie in momenti e condizioni differenti, altre risentono della tradizione con cui vengono svolti determinati lavori. La pastorizia ha delle caratteristiche comuni in qualunque luogo o tempo venga svolta, alcune attività
si sono differenziate nel corso dei secoli dando origine alla produzione differenziata degli utensili. L'approvvigionamento e la conservazione degli alimenti da parte del pastore è legato alle condizioni climatiche, al luogo, ai prodotti deperibili e la risposta sarà la specificità degli oggetti. Avremo ad esempio borracce in pelle, in metallo, in legno o più semplicemente ricavate da frutti essiccati, tutto ciò è legato non solo a disponibilità economiche, ma alla possibilità di reperimento della materia prima. Confrontando come abbiamo fatto, coltelli sardi, toscani e abruzzesi ci si rende immediatamente conto che le attività e le necessità sono le stesse, variano le materie prime, ma quello che condiziona maggiormente l'oggetto è la consuetudine ad impugnarlo ed adnusarlo e portarlo in maniera diverse. Portare oggetti ingombranti e pesanti è condizionante in attività "nomadi", è necessario avere utensili polivalenti in grado di soddisfare le esigenze che di volta in volta si presentano. Il contro, sempre elevato, in rapporto alle condizioni di vita porta privilegiare alcune caratteristiche utili alla conservazione, quali appiccagnolo, fodero ecc., ed altre legate alla longevità del coltello, capacità ad essere più volte arrotato, resistenza agli urti, nonché alla possibilità di usare materie prima possedute a costo zero, quindi le corna di animali, ed in quantità tali da consentire il baratto con il
coltellinaio. A questi coltelli "multiuso" si affiancano quelli destinati alla trasformazione alimentare dell'animale. Anche qui usi ed abitudini hanno determinato esigenze e quindi numerose ì varianti. La prima e dirimente è la lama fissa di dimensioni notevoli ma di piccolo spessore, lo scopo infatti è tagliare e non spezzare; la punta è vista come accessorio utile solo in alcuni casi ed anzi "pericolosa" non per l'uso ma per il portafoglio: - può infatti comportare lo spezzarsi della lama – tanto che in alcuni esemplari viene eliminata al momento della costruzione. I singoli momenti della lavorazione dell'animale sono scanditi da utensili sempre più specifici e finalizzati a non perdere nulla della pregiata materia prima.
Materia tanto pregiata da essere utilizzata solo per grandi avvenimenti e ricorrenze statisticamente poco rilevanti e quindi non in grado di esprimere esempi commerciali numerosi o monotematici.  Il Macellaio, sino a tutto il 1800 è un artigiano che occasionalmente è anche commerciante, dovendo vendere il suo guadagno spesso effettuato in natura, da qui la necessità di fornirsi di utensili atti ai più svariati bisogni, facilmente e legalmente trasportabili, resistenti alle sollecitazioni meccaniche e chimiche del lavoro, in grado di essere più volte arrotati ed ammortizzare al massimo il valore iniziale. Come si può vedere sono concetti molto lontani dal nostro pensare attuale che vuole oggetti di rapido consumo o obsolescenza e questo nostro piccolo recupero, prima che storico vuole riportare questi materiali al loro iniziale concetto di fidati compagni di lavoro.
(articolo di Glauco Ageletti)

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Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

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