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sabato 30 maggio 2015

Mostra Roberta Correnti alla galleria Edarcom Europa di Roma

Venerdì 5 giugno alle 17 presso la galleria Edarcom Europa, in via Macedonia 12 e 16 a Roma, sarà inaugurata la mostra dedicata all'artista Roberta Correnti dal titolo "Fuori dal tempo".

Così infatti definì la sua pittura Elio Mercuri in un saggio a margine del catalogo "Nuovo Eden" nel 1999: "Possiamo così ripercorrere l'iter creativo    e di lavoro di Roberta Correnti, dalle prime fasi della ricerca, nella quale il mondo dell'adolescenza si anima in ritmi e movenze di danza, in evocazioni di figurazioni liberty di raffinata eleganza a questa sua più matura e consapevole pittura di donne vere, in una loro solitudine, anche tra amiche, o in una conversazione - nel ribaltarsi in umana e laica la "sacra conversazione" - sulla spiaggia deserta, come fuori dal tempo in gesti e atteggiamenti diventati assoluti e però come remoti perduti. Sempre come invocazione o come offerta, la sensazione di una contenuta, commossa ma calda tenerezza".


La mostra, che si compone di dipinti e disegni della collezione della galleria Edarcom Europa, sarà visibile fino al 20 giugno.

INFORMAZIONI

MOSTRA: Roberta Correnti | Fuori dal tempo
PERIODO: 5-20 giugno 2015
ORGANIZZAZIONE: Galleria Edarcom Europa
INDIRIZZO: Via Macedonia, 12/16 Roma
ORARIO: LUN – SAB 10,30/13,00 – 15,30/19,30
INFO: 06.7802620 - www.edarcom.it

venerdì 29 maggio 2015

Cuvage sostiene l’arte di Picasso in mostra ad Acqui terme



L’azienda specializzata in metodo classico è sponsor dell’esposizione che farà conoscere alcune  delle opere del maestro spagnolo 

Non solo una cattedrale delle bollicine pronta ad accogliere gli enoturisti provenienti da tutto il mondo, non solo un’azienda specializzata in metodo classico che produce vini di alto livello;   Cuvage è una realtà che promuove l’arte, quella di un maestro come Pablo Picasso

L’azienda Cuvage sosterrà, infatti, l’amministrazione del Comune di Acqui Terme nell’organizzazione della rassegna dedicata al grande artista spagnolo. La Mostra Antologica “Segni Dialoganti" si terrà dall’11 luglio al 30 agosto 2015 nei locali del Palazzo Liceo Saracco di Acqui Terme, sede storica della manifestazione sita al centro della città. 

L’esposizione offrirà la possibilità di osservare  48 opere di grafica e di ceramica, tra le quali spicca anche un’opera ad olio su tela “El pintor y su modelo”,  per la prima volta in Italia. Si potranno ammirare cinque temi cari a Picasso quali le Figure femminili, la Mitologia, la Tauromachia, la Natura Morta e il Paesaggio, testimonianze della straordinaria interpretazione artistica dell’autore di Guernica. 

A coloro che visiteranno la cantina dal mese di giugno e per tutta la durata della mostra, Cuvage offrirà la possibilità di visitare gratuitamente l’esposizione di Palazzo Liceo Saracco, concedendo loro un tour che parte dall’arte di produrre vini di alto livello e si conclude con quella di Picasso. 

Estesa su 5000 metri quadrati, la cantina è un laboratorio di idee, grazie anche a tecnologie all’avanguardia. Gli ospiti potranno conoscere le diverse fasi della vita di uno spumante, addentrandosi nella “Galleria del Metodo Classico”, un vero e proprio percorso didattico aperto al pubblico.  Una visita che rapisce tutti i sensi e stupisce il palato grazie agli spumanti firmati Cuvage, prodotti sia con l’utilizzo delle varietà internazionali Pinot e Chardonnay, sia con la valorizzazione degli autoctoni Cortese e Nebbiolo

Per maggiori informazioni sull’azienda: http://cuvage.com

giovedì 28 maggio 2015

Ostuni (Br). OrizzontiArteContemporanea. Vania Elettra Tam - FILOILLOGICA_1 giugno 2015


Vania Elettra Tam
FILOILLOGICA - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni
A cura di Gabriella Damiani
GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale
Centro Storico
Ostuni (Br)

La galleria Orizzonti Arte Contemporanea anche quest'anno ha il piacere di presentare una mostra personale di Vania Elettra Tam.

Come in "Doppia mentiS", la mostra tenutasi lo scorso anno, anche in "FILOILLOGICA" l'artista comasca presenterà un ciclo di opere pittoriche che trattano il tema del doppio e dell'universo alternativo, sintetizzandolo ulteriormente dal punto di vista iconografico.

Se in "Doppia mentiS " la costruzione dell'opera rispettava una visone prospettica in cui il pavimento separava il mondo di sopra da quello di sotto, nei dipinti di "FILOILLOGICA" la divisione viene rappresentata semplicemente da una riga e i fondi si svuotano, non rappresentano più ambienti casalinghi ma diventano semplici campiture piatte ritmate solamente da geometrie essenziali.

Sembra quasi che l'artista abbia tratto ispirazione da un disegno di Osvaldo Cavandoli , l'ideatore del cartone animato "la linea", il personaggio diventato protagonista di un famoso carosello negli anni '70. Infatti se i soggetti delle opere della Tam avessero la voce, parlerebbero il "Grammelot", il linguaggio adottato da "la linea", composto di suoni onomatopeici privi di significato ma comprensibile da tutti. Un idioma capace di rende la filologica, ovvero la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole, illogica.

Ecco perché L'artista ha scelto d'intitolare la mostra: FILOILLOGICA "Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni".
Un gioco di parole in grado di mettere sottosopra anche le menti più equilibrate, proprio come accade ai personaggi dei suoi dipinti dove tutto è il contrario di tutto.
I dipinti di Vania Elettra Tam da sempre portano l'osservatore a ragionare su alcune problematiche della società contemporanea e sulle nevrosi, fobie e disagi che queste provocano, soprattutto sui soggetti femminili, visto che l'artista dipinge esclusivamente donne. 

In questa nuova ricerca pittorica, però, fa un ulteriore passo in avanti, ovvero regala allo spettatore l'opportunità di decidere fra due soluzioni. Infatti le opere di FILOILLOGICA si possono appendere dritte o capovolte a testa in giù, perché comunque le guardi hanno senso.

FILOILLOGICA
Mostra personale d'arte contemporanea
opere di Vania Elettra Tam
a cura di Gabriella Damiani 
Inaugurazione lunedì 1 giugno, ore 19.00
dall'1 al 15 giugno 2015
tutti i giorni dalle 10.00 alle 22.00

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
www.orizzontiarte.it


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SPAZIO 85 in collaborazione con SPAZIO CIMA presenta: The Collection Music, CoNMedianti

SPAZIO 85 in collaborazione con SPAZIO CIMA
presenta

THE COLLECTION MUSIC da un'idea di Manuel Gordiani
CoNMedianti a cura di Romina Guidelli, Roberta Cima, Matteo Ciampi

Artisti:
NATINO CHIRICO, LAURA DE LORENZO, RENATO FLENGHI,
CAROLA MASINI, IVAN NANUT, ELISA PACITTI,
DARIO ROMERIO, ALBERTO TIMOSSI, STEFANO TRAPPOLINI

Inaugurazione giovedì 4 giugno ore 18.30
Dal 4 al 13 giugno 2015

Spazio 85/Ciampi Luxury Gallery - Via San Tommaso d’Aquino 85, Roma - Apertura al pubblico della mostra:  Lun/Ven dalle 10 alle 13. Pomeriggio e Sab/Dom su appuntamento. 

The Collection Music, da cui nasce la mostra CoNMedianti, si propone nel circuito artistico contemporaneo come fenomeno di sperimentazione e integrazione in opera unica di 2 discipline: arti visive e suono. Alla fruizione visiva dell’opera d’arte- sia essa un dipinto, una scultura, un assemblaggio o un’installazione-  si unisce l’ascolto delle musiche prodotte da Manuel Gordiani per HOMEZERO. I doppi canali sensoriali accompagnano il visitatore alla scoperta di un originale progetto di opera d’arte a quattro mani e incoraggiano la possibilità di una nuova forma di collezionismo per appassionati di entrambi i settori. . Le molteplici opportunità di fruizione delle opere presentate dalla mostra CoNMedianti, sollecitano l’attenzione per una nuova formula d’estetica  polisensoriale oltre che multimediale, che nel rispetto delle specifiche tradizioni artistiche, trova la loro combinazione in sintesi come un’interessante proposta di attuale progetto di opera d’arte partecipata e partecipabile. Una doppia opportunità che permette allo spettatore di “introdursi” all’interno del momento stesso di accadimento dell’opera, come parte del processo creativo e favorisce coinvolgimento e condivisione

THE COLLECTION MUSIC è una produzione HOMEZERO 2015

PARTNERS  
SPAZIO 85 - Via San Tommaso d’Aquino, 85 Roma - www.spazio85.it - eventi@spazio85.com
SPAZIO CIMA - Via Ombrone, 9 Roma - www.spaziocima.it - info@spaziocima.it                                                         


Philobiblon Gallery presenta: Con i propri occhi, Mauro Magni

Con i propri occhi, MAURO MAGNI

                                                                      

DAL 6 AL 27 GIUGNO 2015   

Inaugurazione sabato 6 giugno 2015, dalle ore 18.                                             








Catalogo: a cura di Sissi Aslan
Testi di Sissi Aslan e Alberto Gianquinto
Dove: Via Antonio Bertoloni, 45 (zona Parioli), 00197 Roma
Costo: Ingresso libero
Telefono: (+39) 06 45 555 970

La PHILOBIBLON GALLERY di Filippo Rotundo e Matteo Ghirighini è felice di presentare "Con i propri occhi, Mauro Magni", una mostra dedicata all'opera dell'artista romano. L'esposizione consente un percorso di circa dieci anni attraverso dipinti, anche di grandi dimensioni, su tela, su metallo e su carta, e terrecotte.
Con i propri occhi, al suo secondo appuntamento, è un progetto che coinvolge due artisti romani, cinquantenni, Angelo Colagrossi, la prima delle due mostre (in svolgimento dal 9 al 30 maggio) e Mauro Magni (6-27 giugno), in due eventi espositivi presso la Philobiblon Gallery di Via A. Bertoloni 45 a Roma. Le mostre personali sono accompagnate da due cataloghi curati da Sissi Aslan, con testi critici di Sissi Aslan e Alberto Gianquinto. Le opere esposte, dipinti, carte e sculture in terracotta, sono il risultato delle ricerche artistiche che Colagrossi  e Magni hanno sviluppato negli ultimi anni trovandosi a percorrere strade comuni che confluiscono nel titolo stesso del progetto Con i propri occhi. Le due mostre propongono indicano e suggeriscono il racconto e la prospettiva di Colagrossi e Magni attraverso declinazioni e strutture differenti ma articolate secondo una storia comune, quella del loro amore nei confronti della pittura e del loro disagio verso la perdita d'identità.

 

Con i propri occhi

MAURO MAGNI


Per Mauro Magni si deve parlare di nuovi tracciati, formali e iconografici, pur rimanendo ancorato ad una disciplina di visione che ha reso il suo percorso estetico–semiotico sempre conformato all’idea di sincerità in pittura. Magni si è, in questi ultimi dieci anni, diretto verso la ricerca di una soluzione impellente dei malesseri suoi e del mondo, descrivendo ossessivamente e per cicli le Montagne, prima, (suoi e nostri Montagne Sainte Victoire e Fujiyama), le Torri dopo, dal colore, pieno e spesso invadente, al bianco e nero, e infine gli incendi pensati come purificazione. Le seconde declinate nella vasta serie delle Torri di Babele (Nella confusione di Migdal, datato 2012, è il primo grande quadro del ciclo). "Nelle Torri ‑ scrive Sissi Aslan in catalogo ‑ il nostro artista maschera, ancora una volta, lo stordimento del conoscere e del superare nella dimensione iniziale dell’oggetto e della narrazione. Con ciò voglio dire che Magni segue un percorso di reiterazione ossessiva partendo, sempre, dalla rappresentazione naturale per concludere tale percorso seriale nella visionarietà. La grande tela Nella confusione di Migdal (2012) è solo l’inizio del cammino. E non solo di tale reiterazione ma, e soprattutto, della visceralità della visione via via sempre più dominante ... Tutto è caos silente, ossimoro che serve per indicare esattamente il pensiero di Magni connesso al plurale della storia ma direi di tutte le storie. In effetti tutte le opere di quest’artista sono desolatamente silenti e mai percepibili come azione futura, semmai come passato agito meditazione su questo, forse come futuro possibile e desolante" (da Sissi Aslan, Sulla linea dell’orizzonte, acqua aria terra fuoco).

Relativamente al percorso iconografico di Magni Alberto Gianquinto scrive "Il monte si trasforma per diventare torre: torre di Babele, che si arricchisce di blisters, i contenitori in plastica di medicinali, opalescenti ai mutamenti della luce, sorta di alveari dei malanni del mondo, che necessita anche di placche di sostegno alla fragilità del suo essere e delle sue strutture sociali. Strutture complesse, fino ad architetture di forma quasi romanica, sovrastate da gabbie e antri, su un accenno di mare (o di lago), che è anche traccia di un orizzonte, indice di spazio tridimensionale. ... Poi c’è Android’s Dream, altra torre ormai quasi azteca e torre infine che si infiamma, vulcano di una società apocalittica, che si autodistrugge. La sintassi costruisce qui anche sul nero, con antri e gabbie e luci di contrasto, che mettono in campo strutturazioni bruegeliane. Svolta positiva, compare il fiore di loto e, dopo un bianco monolitico, quasi concettuale e granitico, la torre assume quasi forma e dimensione di pagoda, dove i colori si fanno preziosi nell’argento e nell’oro" (da Alberto Gianquinto, Natura che tramuta e narra lo spessore dell’inconscio).

mercoledì 27 maggio 2015

Mostra: FAUSTO PIRANDELLO - Londra, Estorick Collection - 8 luglio/6 settembre 2015

Mostra

FAUSTO PIRANDELLO

8 luglio – 6 settembre 2015

Londra (UK), Estorick Collection of modern italian art
39a, Canonbury Square, N1 2AN

Dall'8 luglio al 6 settembre 2015 la Estorick Collection di Londra ospita una retrospettiva dedicata a Fausto Pirandello, uno dei pittori più significativi e influenti dell'arte italiana dagli anni Trenta ai Cinquanta.

La mostra, a cura di Fabio Benzi e organizzata dalla Estorick Collection in collaborazione con la Fondazione Fausto Pirandello, presenterà al pubblico inglese la complessità della sua figura indicando un sintetico percorso della sua pittura attraverso circa cinquanta opere scelte tra i capolavori dell'artista.

Questa monografica, la prima in Inghilterra, ha diversi motivi di interesse. Innanzitutto quello di far conoscere un personaggio così centrale dell'arte italiana di metà Novecento, strettamente legato alla figura del celeberrimo padre, Luigi; un ulteriore motivo di interesse può inoltre essere rappresentato da una singolare assonanza che negli anni Trenta e Quaranta lo avvicina tematicamente e figurativamente, persino stilisticamente, a uno dei maggiori pittori inglesi del Novecento, Lucien Freud. 

Questa assonanza indiscutibilmente fortissima, mostra due aspetti  assai affini della creatività novecentesca che emergono in Europa, indipendentemente e certamente senza contatti diretti e in momenti differenti, da una sensibilità tuttavia comune, volta allo scavo della personalità, nella ricerca di una "realtà" cruda e carnale, dagli esiti "oggettivi" e impietosi. 

Ultimo aspetto, legato alla sede Estorick, è che lo stesso collezionista raccolse ed espose opere di Pirandello nelle mostre storiche della sua collezione (realizzate negli anni Cinquanta), di cui una sarà presente in mostra.

Fausto Pirandello nasce a Roma nel 1899, e inizia a dedicarsi alla pittura subito dopo la fine della prima guerra mondiale. La sua cultura mitteleuropea, educata in seno alle Secessioni romane, si incrocia presto con la pittura del suo primo maestro Felice Carena. Tuttavia un'inquietudine volta a dettagli conturbanti, a composizioni diagonali, a una realtà senza concessioni, lo differenzia dal clima classicista del ritorno all'ordine romano e in particolare dal classicismo del maestro. 

Durante l'apprendistato presso Carena conoscerà Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli, che con lui e Corrado Cagli diverranno, nei primi anni Trenta, i maggiori protagonisti della giovane "Scuola Romana": movimento tra i maggiori degli anni Trenta italiani, che rigettando il classicismo "novecentista" degli anni Venti si allargò a definire tutta la pittura romana del decennio. 

Dal 1928 al 1930 si stabilì a Parigi, dove la sua pittura maturò definitivamente, a contatto con gli "Italiens de Paris", sviluppando un carattere surreale pur nella costante definizione di una realtà scabra e di una tecnica molto attenta alle stesure spatolate del cubismo.

Al ritorno a Roma, al principio del 1931, inizia un percorso decisamente autonomo, anche se legato alla pittura "tonale" degli amici Cavalli e Capogrossi, e lo scavo della realtà diviene il carattere dominante della sua espressione lucida e contorta al tempo stesso. 

Le figure umane, suo tema prediletto, vengono definite in una carnalità concentrata sul corpo anziché sulla psicologia, in composizioni di ambiguità spiazzante e dai significati quasi indecifrabili, dove prevale una ritualità astratta, una monumentalità senza retorica e di drammaticità esistenziale, privata di qualsiasi accento narrativo. 

La sua visione concitata, le sue composizioni affollate o altrimenti le sue figure isolate in una carnalità impietosa, furono di esempio fulminante per Renato Guttuso (che su di lui scrisse pagine di bellissima esegesi negli anni Trenta) e per tutta la pittura italiana degli anni della seconda guerra mondiale (in particolare di "Corrente") che ricercava un'espressione consona alla drammaticità del periodo. Un espressionismo drammatico e inclemente, che divenne anche bandiera di un antifascismo antiretorico ed esistenziale.

Negli anni del dopoguerra Pirandello continua nel suo percorso autonomo, mostrandosi distaccato dai principali gruppi di tendenza che si formano in Italia, soprattutto sotto l'ègida di Lionello Venturi (Fronte Nuovo delle Arti), con cui tuttavia è in contatto (a lui il critico d'arte già esule antifascista dedica un lungo articolo nel 1954). 

In consonanza però con gli artisti del "Fronte Nuovo" egli sperimenta l'inserzione, sulla sua pittura espressionista e materica, di scomposizioni di origine cubista, già ben conosciute durante il suo soggiorno parigino. Tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta Pirandello sviluppa il suo nuovo stile, fatto di piani spezzati e concitati, di geometrie ellittiche ed espressioniste, definendo la sua nuova visione di realtà, in dialogo con molta arte del suo tempo: da Afro a Leoncillo, da De Kooning all'informel francese, da Birolli a Morlotti.

Dagli anni Venti alla morte Pirandello fu presente in tutte le più importanti esposizioni italiane (Biennali veneziane, Quadriennali romane, Sindacali, ecc.) e in moltissime straniere, e fu costantemente attivo nel dibattito culturale italiano con posizioni di grande modernità e internazionalismo. 

Saranno presenti in mostra opere di grande importanza storica, come Composizione (1928), Donne con salamandra (1928-30), Interno di mattina (1931), La pioggia d'oro (1933), Palestra (1934), La scala (1934), Donne che si pettinano (1937), Bagnanti (1938), Le indossatrici (1945), Befana a piazza Navona (1951), Attraverso gli occhiali (1953-54), Bagnanti sulla spiaggia (1961).

Per l'occasione sarà pubblicato un catalogo con saggi del curatore Fabio Benzi, di Francesco Leone e di Flavia Matitti.

Orari
Da mercoledì a sabato 11:00 – 18:00
Domenica 12:00 – 17:00
Lunedì e martedì chiuso

Biglietto d'ingresso  £ 5. Ridotto £ 3.50
National Art pass £ 2.50
Gratuito per bambini fino ai 16 anni e studenti con tesserino
Info
tel. +44 (0)2077049522
www.estorickcollection.com

A Lecce, mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane: Piero Vinci, giovedì 28 maggio

RASSEGNA Mostra al Cittadino 52 artisti per 52 settimane

Caffè Cittadino – via Rubichi 35, Lecce


Piero Vinci

giovedì 28 maggio


Nuovo appuntamento, giovedì 28 maggio, al  Caffè Cittadino di Lecce. La rassegna "Mostra al Cittadino – 52 artisti per 52 settimane", a cura di Monica Taveri e Sandro Pedone, ospita le opere di Piero Vinci.

L'artista, che vive e lavora a Taranto, presenta la sua ultima produzione facente parte del progetto TRACCE: una serie di ritratti ispirati a protagonisti dell'arte e della cultura di rilievo internazionale che si intrecciano con personaggi  legati invece alla vita e alle esperienze proprie dell'artista. La fierezza di uno sguardo, l'eleganza della semplicità, il disincanto di una età felice. Un percorso della memoria, sintesi di storie vissute, vere. Affascinante nuova ricerca artistica di Piero Vinci, che ha scelto Lecce per un'anteprima delle sue future ed imminenti esposizioni.

Una tecnica raffinata ed elegante attraverso la quale i volti si disgregano fino a non sembrare più ciò che realmente sono. Nel tempo le capacità artistiche di Piero Vinci si sono affinate moltissimo ed egli si è avvicinato sempre dipiù ad un'idea di "fare arte" ben lontana dall'iper-realismo e dalla raffigurazione fotografica di un soggetto, favorendo l'impressione di aver dato vita ad un volto: quest'ultimo esiste solo se l'osservatore si pone ad una certa distanza dal quadro. Ma se lo si esamina da vicino, l'immagine comincerà pian piano a dissolversi, lasciando il posto a delicate macchie di colore che non si mescolano. "…Una ricerca di unità indagata in maniera ancora più profonda, in cui i volti e gli occhi dei personaggi rappresentati comunicano un'intensa volontà di sintesi umana ed universale in grado di valicare ogni sterile e pregiudizievole differenza".

Un appuntamento atteso, quello del giovedì al Caffè Cittadino, che dà la possibilità di scoprire ed ammirare l'arte contemporanea e conoscere personalmente gli artisti ospiti,  il tutto in un ambiente ricercato , elegante e coinvolgente. Un'occasione di aggregazione e, al tempo stesso, di avvicinamento alla produzione artistica in tutte le sue forme. Ogni settimana un artista diverso propone i suoi lavori, insieme alla produzione artistica di Mario Catalano, che fa da fil rouge per tutti gli appuntamenti della manifestazione.

L'esposizione è aperta al pubblico con ingresso libero, a partire dalle ore 19.00.
Per info: monicataveri@gmail.com | tel 320 9654542

martedì 26 maggio 2015

GIUSEPPE TERRAGNI A ROMA. Mostra e convegno, venerdì 29 maggio

GIUSEPPE TERRAGNI A ROMA
Con Antonio Carminati, Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri, Ernesto Saliva, Luigi Vietti e la collaborazione di Marcello Nizzoli, Mario Radice e Mario Sironi.

A cura di Flavio Mangione e Luca Ribichini

Apertura venerdì 29 maggio 2015 ore 11
Conferenza Stampa ore 14

29 maggio – 16 settembre 2015 - Casa dell'Architettura di Roma

Sedi collegate: Archivio Centrale dello Stato e Archivio Capitolino

Nelle sedi collegate sarà possibile consultare il materiale originale dei progetti per il Palazzo dei Congressi e la Mostra della Rivoluzione Fascista (ACS) e del Danteum (AC)

Mostra itinerante
18 settembre – 18 dicembre 2015 (Archivio Centrale dello Stato)
20 settembre – 20 ottobre 2015 (University of Miami – School of Architecture)
15 maggio – 15 luglio 2016 (Bauhaus – Dessau-Berlino – Germania)

La mostra ha come principale obiettivo la rilettura critica dell'opera di Giuseppe Terragni prendendo in esame i progetti che l'architetto comasco ha realizzato per la città di Roma. Le opere romane permettono di inquadrare con efficacia la complessa figura dell'architetto, che sposò con determinazione la battaglia per l'avanguardia architettonica italiana, pur confrontandosi con l'esigenza di andare incontro sia alle istanze di tradizione volute dal fascismo, sia alla personale volontà di coniugare il linguaggio Razionale con un indefinito spirito mediterraneo.

Il progetto vuole inoltre mettere in luce il rapporto tra Terragni e i sui collaboratori, in particolare gli artisti (Marcello Nizzoli, Mario Radice e Mario Sironi), che hanno avuto un ruolo importante nell'elaborazione dei progetti architettonici, attraverso una serie di schizzi ed elaborati grafici rinvenuti grazie al prezioso sostegno dei principali istituti archivistici.

La ricerca nasce da un'idea di Flavio Mangione accolta da Luca Ribichini e sviluppata insieme a partire dal 2010 all'interno di un Laboratorio di Laurea della Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza, svolto in collaborazione con la fondazione CE.S.A.R. (Centro Studi Architettura Razionalista) e i maggiori istituti archivistici pubblici e privati. In questa fase sono stati studiati sette dei dieci progetti presi in esame.

Vista la qualità del materiale prodotto, capace di fornire un nuovo sguardo sulla città di Roma e in particolare sui grandi concorsi, Il Comitato Tecnico Scientifico della Casa dell'Architettura ha deciso di completare le ricerche per permettere di realizzare una mostra che potesse essere accolta nei principali centri museali in Italia e all'estero, partendo da un'esposizione alla Casa dell'Architettura di Roma.


Per ogni progetto è stato realizzato un modello digitale e un video partendo dai grafici originali e dalle foto d'epoca dei plastici di concorso. Il modello permette di illustrare la spazialità interna dell'opera e il suo inserimento foto-realistico nel contesto urbano, misurando l'efficacia delle scelte compositive e materiche adottate all'epoca. 

Per ogni opera è stato prodotto un regesto completo di tutto il materiale di archivio esistente. Una parte cospicua di questo materiale risulta inedita o addirittura completamente sconosciuta. Sono stati realizzati inoltre: grafici con piante, prospetti e sezioni che è possibile consultare sovrapponendoli agli originali per evidenziare incongruenze e integrazioni; prospettive fotorealistiche e spaccati prospettici; video con inserimento del modello  nel contesto.

Il materiale messo a disposizione dagli archivi (Archivio Centrale dello Stato, Archivio Capitolino, Archivio Cattaneo, Mart di Trento e Rovereto, Csac di Parma, Fondazione Giuseppe Terragni, Archivio Mario Sironi, Archivio Andrea Sironi-Straußwald, Fondo Giorgio Ciucci) va ad arricchire uno straordinario e suggestivo materiale grafico e video. 

La ricostruzione dei progetti romani si pone all'avanguardia nel panorama delle ricerche effettuate a livello internazionale su Terragni e i suoi colleghi. L'intero progetto è stato svolto in collaborazione con la Fondazione CE.S.A.R. (Centro Studi Architettura Razionalista), il Dipartimento di Storia, disegno e restauro dell'architettura – La Sapienza e la Società Dante Alighieri.

Hanno collaborato: (Gruppo stabile di ricerca) Marta Bracci, Alessandro Campo, Paolo Camponeschi, Marco Capobianchi, Giovanni Esposito, Francesco Fattori, Alessandra Malandrucco, Stefania Marino, Giorgia Vernareccio, Attilio Terragni. (Gruppo di lavoro) Francesca Aita, Marina Allegrini, Stefano Austini, Lia Cacciatore, Loris Cavazzi, Marco Giovanni De Angelis, Anna Doufur Montuori, Domenico Ferrara, Giuseppe Gori  Savellini, Gabriele Milelli. (Collaborazioni) Chiara Ciucci Giuliani, Antonella Mariani.

Si ringraziano: Giorgio Ciucci per aver messo a disposizione la sua biblioteca e il suo materiale d'archivio; Mario Luzi per aver collaborato alla promozione dell'evento; Roberta Lubich per il coordinamento logistico con Eur S.p.A.

Un ringraziamento particolare va al personale dell'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia e della Società Acquario Romano che, con la loro pazienza e professionalità, hanno agevolato la realizzazione dell'evento.


Scheda tecnica
Titolo mostra: Giuseppe Terragni a Roma
A cura di: Flavio Mangione
Opening: venerdì 29 maggio 2015
Durata mostra: 29 maggio – 16 settembre
Luogo: Casa dell'Architettura di Roma, Piazza Manfredo Fanti, 4, Roma
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18

Giornate di studio
29 maggio (Casa dell'Architettura) - Apertura
10 giugno (Dante Alighieri)
18 giugno (Casa dell'Architettura)
8 settembre (Aula Magna della Facoltà di Architettura - La Sapienza)
18 settembre (Archivio Centrale dello Stato)
20 ottobre (Aula Magna della Sapienza)

I “LUOGHI COMUNI” DI ZINO IN MOSTRA A MILANO

Il parcheggio multipiano di via Gorizia diventa Museo: arriva l'arte provocatoria e riflessiva di Zino, noto per il suo lavoro fatto di immagini "sgranate" e "destrutturate".


Guerriglieri arabi e soldati cinesi, la carica erotica di donne provocanti e la violenza di un torero che sta per infilzare il toro, dittatori africani e giocatori di polo inglesi. L'arte di Luigi Franchi, in arte Zino, riflette sul "luogo comune" della società contemporanea e lo mette in discussione attraverso una rappresentazione "destrutturata". 

Ad alcuni dei suoi lavori viene infatti dedicata una grande mostra personale, che aprirà i battenti il 4 giugno in un luogo davvero unico: il parcheggio multipiano di Via Gorizia a Milano, che per l'occasione si trasforma in Museo. 

Molto affascinante e suggestivo il luogo espositivo, dunque, per ospitare oltre 20 opere del giovane autore forte di molti successi a livello internazionale.

I temi trattati nella mostra faranno discutere: la ricerca di Zino si muove intorno al concetto di estetica dell'oggetto e della comunicazione visiva. La possibilità di riprodurre un'immagine destrutturata, sgranata, offre all'osservatore anche un momento di riflessione sull'immagine stessa, e inevitabilmente, sul suo significato semantico. Invita, in altri termini, l'avventore a interrogarsi su ciò che sta guardando e sul suo significato. 

«La maggior parte delle definizioni di Luogo Comune – dice l'artista - pone l'accento sugli aspetti di ipersemplificazione e impermeabilità all'analisi, sicché le persone tendono a crearsi opinioni che prescindono dalla valutazione del singolo caso. È il moderno alfabeto comunicativo che fa della velocità e della generalità l'attuale oceano a cui affidare i propri messaggi».

La mostra, curata da Maria Letizia Paiato con Raffaele Quattrone, sarà visitabile fino al 6 giugno e avrà contenuti interettivi e multimediali, fruibili dal pubblico scaricando l'app AURASMA. Il progetto, infatti, contiene in sé una sperimentazione artistica applicata attraverso la realtà aumentata.
Un'esposizione che ha tutti i caratteri dell'eccezionalità, dunque, che sarebbe un peccato perdere.


Info:
info@yoruba.it| www.yoruba.it
zinolab@gmail.com | www.zinos.org

Progetto a cura di:
Maria Letizia Paiato | YORUBA

Sede:
Lombarda Parking, Via Gorizia 14, 20144 Milano

inaugurazione:
giovedì 4 giugno 2015 dalle 18.00

Orari:
venerdì 5 e sabato 6 giugno dalle 17.00 alle 20.00

lunedì 25 maggio 2015

LE ARCHITETTURE DELLO SPIRITO Dipinti di Paolo Abelli – Sculture di Salvatore Fiori CASTELLO DI AGLIÈ (TO) SERRA VERDE, 30 maggio – 15 giugno 2015


LE ARCHITETTURE DELLO SPIRITO
Il paesaggio, memoria e immagini
Dipinti di Paolo Abelli

Sculture di Salvatore Fiori

CASTELLO DI AGLIÈ (TO)
SERRA VERDE, 30 maggio – 15 giugno 2015


La Serra Verde del castello di Agliè accoglie dal 30 maggio al 15 giugno una mostra di quattordici dipinti di Paolo Abelli e di nove sculture di Salvatore Fiori.

Il tema del paesaggio è rappresentato attraverso una inattesa visione artistica, uno stato d'animo raccontato da due artisti architetti che espongono le loro opere nell'incantevole cornice architettonica del castello di Agliè.

Con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Piemonte, del Comune di Agliè, dell'Ordine architetti Novara e VCO, del Gruppo architetti Canavese e Valle d'Aosta e con il contributo di Concessionaria BMW Autocrocetta e di Mansur Tappeti d'Oriente

Le opere dei due autori, entrambi novaresi, nascono dalla loro riflessione sul paesaggio, dal loro forte coinvolgimento emotivo nel desiderio di carpirne l'essenza, per conseguirne un principio che sia strumento spirituale e scientifico nello sviluppo della pratica architettonica.

Nei dipinti di Abelli la ricerca pittorica – nella matrice informale, in cui il ricordo e la memoria si trasformano in visioni dell'anima – tende a mescolarsi con brani di razionalità architettonica, suggeriti dalla necessità inconscia di trovarsi in perfetta armonia con il paesaggio.

Le sculture in ferro e acciaio di Fiori, nella loro minimale e austera connotazione, si pongono in dialogo con l'esuberante ricchezza cromatica dei dipinti, ispirandosi a intenti liberatori e metamorfici, per configurare forme che paiono sgorgare dal paesaggio, a volte quasi arcaici reperti provenienti da scavi archeologici.

I dipinti (come riflessi delle acque nella pianura) e le sculture (come alberi e vegetazione) si pongono gli uni a confronto e in dialogo con gli altri, evocando il controcanto di una melodia corale (il paesaggio) e interrogando gli spettatori su quale interpretazione intendano elaborare, nella propria memoria, delle immagini della natura e delle opere dell'uomo che nella natura si inseriscono, a volte armonicamente, a volte ostilmente.

Il castello di Agliè, che è parte del sito UNESCO Patrimonio dell'Umanità delle Residenze Sabaude, risale nel suo nucleo originario al Medioevo. Dopo che i Savoia lo acquistarono, nel 1763, prese il via un grandioso progetto di riqualificazione dell'architetto Birago di Borgaro, che chiamò importanti artisti quali i fratelli Ignazio e Filippo Collino per la statuaria delle fontane e lo stuccatore luganese Giuseppe Bolina per gli apparati decorativi.

Durante la dominazione napoleonica, il castello fu trasformato in ricovero per poveri e il parco venne lottizzato e venduto a privati. Dal 1823 rientrò nei possedimenti reali e due anni più tardi ebbe inizio l'ultimo intervento sugli appartamenti, affidato dal re Carlo Felice a Michele Borda di Saluzzo. L'edificio, con trecento stanze, un vasto salone da ballo interamente affrescato, la quadreria e una preziosa collezione di reperti archeologici, è circondato da un giardino all'inglese, uno all'italiana e da un parco con alberi secolari progettato da Xavier Kurten tra il 1830 e il 1840.

La mostra LE ARCHITETTURE DELLO SPIRITO sarà inaugurata sabato 30 maggio alle ore 17.00, nella Serra Verde del castello di Agliè
Interverrà Lisa Accurti, direttrice del castello
La mostra, corredata di un catalogo con immagini fotografiche delle opere esposte
e testi di Lisa Accurti, Paolo Abelli, Salvatore Fiori, Francesca Pensa, Valter Bacchella,
sarà aperta nei giorni di venerdì, sabato e domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.30.
Realizzata con il patrocinio di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Piemonte, Comune di Agliè, Ordine degli Architetti P.P.C.delle provincie di Novara e VCO, Gruppo Architetti Canavese & Valle d'Aosta e il contributo di Autocrocetta Spa e Mansur tappeti d'oriente.
Castello di Agliè
piazza Castello 1, Agliè (To), tel. 0124 330102
PER INFORMAZIONI SULLA MOSTRA: tel. 347 2225068

Testo introduttivo al catalogo
Le architetture dello spirito
dipinti di Paolo Abelli – sculture di Salvatore Fiori
La scelta di ospitare ancora una volta, presso i giardini del castello di Agliè e le loro pertinenze, autori che operano nel loro processo creativo guardando intensamente alla realtà fisica e territoriale che li circonda, filtrandola attraverso le personali intuizioni dell'anima, costituisce naturale conferma della vocazione della residenza sabauda a costituire ideale cornice di sperimentazioni artistiche frutto della volontà di tradurre in materia, ancorché in segno astratto, l'incontro tra uomo e natura.

Volontà che ha sempre animato la produzione degli artisti dalle origini della civiltà, in un'ambiziosa sfida volta ora all'imitazione, ora al superamento della natura stessa, così come l'architettura scaturisce inevitabilmente dalla necessità di creare un'interfaccia "controllata", un filtro di mediazione tra l'essere umano e l'ambiente esterno naturale, ove "natura" è madre e matrigna al contempo.

Natura vagheggiata cui si consente di penetrare negli ambienti in via ideale, a mezzo della pittura, come nelle serre dipinte di Agliè, o in forma sostanziale, come nella serra verde, ove architettura e vegetazione sono inscindibili.

Se cambiano i termini lessicali e formali-figurativi con cui gli artisti contemporanei interpretano questa ricerca, non cambia la fonte di ispirazione, né il rapporto tra soggetto e oggetto, e tale condivisione di sentire costituisce l'elemento di familiarità che rende così agevole e fluido accogliere in seno a una residenza aulica antica una produzione artistica apparentemente estranea e potenzialmente conflittuale – se non nociva – per il contesto in cui si colloca.

All'opposto, il felice effetto sinergico e di reciproco potenziamento e valorizzazione è già stato ampiamente convalidato nell'ambito delle Rassegne Internazionali Biennali di Scultura Contemporanea, ospitate in castello in anni recenti (2002, 2004, 2006), in cui le opere, installazioni spesso colossali, sono state in gran parte inserite e fuse nel paesaggio del parco e del giardino, o negli spazi più aperti (e filtranti con l'esterno), che chiusi, delle serre, creando nuovi scorci, nuove visuali e nuove occasioni di stupore.

In quel caso il rapporto tra scultura e natura è stato vagliato da autori diversi per intenzioni, interrogativi e radici, entro la larga "forbice" del goethiano «L'arte è arte in quanto non è natura» e del suggestivo e provocatorio «Beaux arbres – beaux arts» di Norman de Vries.

In questo caso, la sfida è tra artista "puro" e artista "architetto", che più che opporre in contrappasso la loro produzione dialogano commentando reciprocamente l'altrui opera, in duetto.

Per quel che ci riguarda, ancora una volta si rinnova, con grande soddisfazione, un'esperienza culturale profondamente e sentitamente radicata nei vissuti recenti del castello.

                                                                                                          Lisa Accurti
                                                                                                   direttrice del castello di Agliè
Salvatore Fiori
Nato a Carpignano Sesia (No) nel 1949. Ha frequentato il Liceo artistico e l'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, diplomandosi nel 1973; si è poi laureato in architettura al Politecnico di Milano.
Ha insegnato per quasi trent'anni al Liceo artistico di Brera e per quattro all'Accademia di Belle Arti Europea ACME, a Milano. Prevalente è la sua attività artistica, ma ha svolto anche attività professionale nel campo della conservazione dei beni culturali e architettonici; si è dedicato alla progettazione di elementi di arredo e ha svolto ricerca nel campo della storia dell'architettura pubblicando numerosi libri, cataloghi e saggi.
La sua prima partecipazione a una mostra collettiva risale al 1971; la prima mostra personale al 1977. In più di quarant'anni di attività artistica è stato presente in circa centoventi mostre collettive, in Italia e all'estero; trentadue sono state le esposizioni personali. Inizialmente si è orientato verso la pittura iperrealista, utilizzando la tecnica dell'aerografo su "politoile". Esaurita questa esperienza, dal 1989-90 nella sua poetica si è volto a una grammatica plastica contraddistinta prima dall'uso del ferro verniciato di nero, poi dall'utilizzo di acciaio inox e cor-ten, a volte integrati con elementi lignei o litici. Ha realizzato numerose opere pubbliche: RISOrgere, collocata a Vercelli in piazza Medaglie d'Oro; il Monumento al Partigiano, a Carpignano Sesia (NO) nel Parco della Rimembranza; Architettura di un ricordo, a Bertonico (LO) nel municipio, ecc.

Le mostre personali più significative:
Palazzo Centori, Vercelli, 1988; Vulcano ultra Minerva, cortile del Broletto, Novara, 1995; 1990-2000, Sculture, abbazia dei Santi Nazario e Celso, San Nazzaro Sesia, 2000; Sculture nel parco, Fondazione Villa Palazzola, Stresa, 2006; Quando la scultura è monumentale, Centro culturale Torre Strozzi, Perugia (loc. Parlesca), 2008; Un ferreo Percorso, fossato del Castello Visconteo, Pavia, 2009; Sculture e installazioni, ex monastero di San Domenico, Lodi, 2013.

Le mostre collettive più significative:
Biennale dei giovani, Centro Sociale, Novara, 1971; Centre Felicien Rops, Namür, 1977; Quadro Giovani 79, Galleria San Fedele, Milano, 1979; Itinerari Pisani, Palazzo Lanfranchi, Pisa, 1989; Premio Internazionale Novum Comum, Galleria Solenghi, Como, 1989; Mostra Internazionale di scultura all'aperto, Fondazione Pagani, Legnano, 1991; Gypsos, Museo Diocesano, Ariano Irpino, 1996; La via della croce, Molin Camillo, Masserano, 1999; Prima Biennale della scultura in ferro, Torre Strozzi di Parlesca, Perugia, 2000; Verità e poesia della forma, Museo d'arte "V. Mele", Leuca, 2004; 40 artisti in Lomellina, Castello di Sartirana, Sartirana 2006; Magenta e il suo Rosso, Palazzo Brocca, Magenta, 2009; Biennale M'Arte Duemilaundici, Montegemoli, 2011; Slowart in Boschetto, Gualdo Tadino, 2012; Venature XXV, Centrul Artelor Vizuale, Bucarest, 2013.

In campo architettonico Fiori ha realizzato innumerevoli schede di vincolo monumentale per la Soprintendenza ai Beni Architettonici del Piemonte, ha collaborato con rilievi di reperti, di scavo e ipotesi ricostruttive di siti, con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte, della Lombardia, della Campania, con l'Università Statale di Milano, con l'Università Federico II di Napoli, con i Musei Civici di Novara. Ha collaborato alla redazione del progetto generale di restauro della chiesa di San Pietro nel ricetto di Carpignano: ha eseguito anche progetti parziali di conservazione e il progetto di restauro di un affresco, inoltre ha collaborato con la EDITEC di Firenze nella realizzazione delle indagini termografiche. Ha eseguito progetti di restauro, conservazione e riuso di edifici privati sottoposti a vincolo monumentale, a Carpignano, e a vincolo paesistico, in Puglia. Ha collaborato con il comune di Carpignano nella progettazione dei nuovi interventi conservativi dell'Edificio del Torchio e ha ideato l'ipotesi progettuale di sua riconversione a Museo Storico-Etnografico, ora adottata dal comune.

Paolo Abelli
www.paoloabelli.it
Architetto, nato vicino a Novara nel 1956.
Formazione artistica conseguita presso il Liceo artistico "Amedeo Modigliani" di Novara. Laurea in architettura conseguita presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Dal 1975 al 1980 frequenta l'ambiente dell'Accademia delle Belle Arti di Ca' Foscari, a Venezia, dove segue le lezioni del maestro Emilio Vedova.
L'ambiente culturale, il fascino della città, l'acqua e le sue mutazioni rivivono nell'anima e nelle espressioni propositive dell'esistenza pittorica e professionale. Abelli vive e lavora nel luogo di origine, immerso nella campagna novarese, svolgendo entrambe le discipline, artistica e professionale. Pur praticando il mestiere dell'architetto, attività che svolge maggiormente, in campo edilizio, storico e compositivo, partecipa a mostre d'arte esponendo in manifestazioni collettive e personali in città e località delle province limitrofe.

Le principali mostre di pittura:
Mostra di opere pittoriche negli spazi degli ex magazzini della Fabrica Lapidea della basilica di San Gaudenzio, Novara, novembre 2000.
Personale delle opere presso l'antico Cantinone del Palazzo Porta, Landiona, luglio 2001.
Personale delle opere presso l'auditorium municipale di Robbio Lomellina, giugno 2003.
Esposizione di opere nella mostra collettiva "Il sale della terra", sala dell'auditorium dell'antica chiesa di Santa Chiara, Vercelli, settembre 2003.
Personale delle opere presso il Centro Culturale d'Arte La Canonica, Novara, giugno 2004.
Esposizione al Concorso Nazionale di Pittura e Scultura "Città di Novara", Centro "La Riseria", Novara, ottobre 2004.
Esposizione di opere nella mostra collettiva "Dialogo tra città", sala dell'auditorium dell'antica chiesa di Santa Chiara, Vercelli, maggio 2007.
Esposizione di opere nella mostra collettiva "La spiritualità nell'arte", Arengo del Broletto, Novara, gennaio 2009.
Esposizione di opere nella mostra collettiva "La favola nell'arte", sale espositive del castello di Casale Monferrato, gennaio 2011.
Esposizione di opere nella mostra collettiva "La musica nell'arte", sale espositive del castello di Casale Monferrato, settembre 2013.

In campo architettonico collabora e progetta importanti opere di recupero e restauro del museo etnografico di Oleggio.
Recupero del torchio di Carpignano Sesia.
Restauro della pieve di San Pietro, dell'XI secolo, a Casalvolone.
Progettazione e costruzione della nuova chiesa di San Rocco a Novara.
Ristrutturazione della casa di riposo delle suore di San Vincenzo De Paoli a Bugnate di Gozzano e di Villa Regina a Vanzone di Macugnaga.
Progettazione e ristrutturazione delle scuole elementari di Oleggio e delle scuole tecniche "Leonardo da Vinci" di Borgomanero.
Progettazione e direzione lavori di opere pubbliche di edilizia sociale in comuni delle province di Novara e Vercelli.
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